anteprima Ecco il primo TYPHOON per l'Oman 19-05-2017

Il primo caccia Eurofighter TYPHOON destinato all'Aeronautica dell'Oman ha effettuato il rollout presso lo stabilimento BAE Systems di Warton. BAE Systems è responsabile nell'ambito del consorzio Eurofighter per il contratto omanita. L'esemplare di TYPHOON che ha condotto il rollout è in configurazione biposto con seriale ZR411/201. Contestualmente, l’azienda britannica ha presentato anche il primo addestratore avanzato HAWK Mk166, sempre destinato all'Oman, che aveva effettuato il primo volo il 6 maggio. Le cosnegne inzieranno entro la fine di quest’anno. Il Sultanato dell'Oman aveva ordinato 12 Eurofighter TYPHOON – 9 monoposto e 3 biposto – e 8 addestratori HAWK Mk166 nel dicembre 2012. I TYPHOON omaniti sono allo standard Tranche 2 con radar a scansione meccanica CAPTOR-M.

a cura di Redazione
anteprima Beretta 92FS per l’Oman 18-05-2017

Beretta sta iniziando a consegnare un primo lotto di 4.000 pistole 92FS in calibro 9x19 mm all’Esercito Omanita, destinate in massima parte alle Forze Speciali. Nel corso del 2016 l’Esercito Omanita ha lanciato un programma di sostituzione della pistola Browning Hi Power in dotazione, e nell’ottobre dello stesso anno ha selezionato 5 società europee, una delle quali Beretta. A inizio 2017 una delegazione ha quindi effettuato una visita a Gardone Valtrompia e nelle sedi delle altre aziende, provando le armi proposte in poligono, e a fine febbraio è stata annunciata la scelta del prodotto Beretta. La trattativa si è chiusa con l’accettazione della quotazione a fine aprile, e il contratto è stato infine firmato ai primi di maggio. Alle 4.000 armi in pronta consegna seguiranno altre 6.000 pistole prodotte da qui a settembre. L’Oman potrebbe quindi richiedere ulteriori lotti in tempi successivi, che potrebbero comprendere anche versioni differenti della medesima arma. L’Oman, già cliente Beretta per quanto riguarda le forze di Polizia, ha anche in previsione la sostituzione del proprio fucile d’assalto, attualmente la versione base dello Steyr AUG.

a cura di Paolo Valpolini
anteprima GRIPEN: nuovi successi e prospettive 17-05-2017

Il caccia multiruolo leggero di 4ª generazione GRIPEN continua ad ottenere successi ed a suscitare l’interesse di diversi Paesi. Nella prima settimana di maggio, in Bulgaria il neo eletto Governo Borisov ha annunciato il GRIPEN come vincitore della gara per la fornitura di 8 velivoli destinati ad affiancare, e progressivamente sostituire, i 15 MiG-29A/UB FULCRUM sopravvissuti - dei 22 acquisiti tra l’89 e il 90 - dei quali appena la metà risulta operativa. A causa dei difficili rapporti con la Russia, derivanti dall’entrata della Bulgaria nella NATO e dalla conseguente riluttanza russa nel fornire assistenza tecnico-manutentiva (l’ultimo intervento della RSK MiG risale al triennio 2006-2009, quando i FULCRUM bulgari ottennero un “leggero” MLU del valore di 31 milioni di euro, non inclusivo di upgrade avionici), sarebbero solo 7-9 gli aerei in grado di volare con una media non superiore alle 45 ore annuali. Nella gara bulgara, il caccia svedese ha battuto la concorrenza dell’onnipresente Lockheed Martin F-16 – previsti 10 aerei di seconda mano che sarebbero giunti dal Portogallo sulla falsariga di quanto avvenuto con la Romania – e dell’Eurofighter TYPHOON – 8 aerei Tr.1 Block 5 italiani. L’accordo, che ha un valore potenziale di 511 milioni di euro, include la fornitura di 8 velivoli JAS-39 C/D - 6 monoposto e 2 biposto - con consegna prevista entro 18 mesi dalla firma del contratto (entro la fine del 2019), parti di ricambio, armamenti e supporto manutentivo ed addestrativo. Altri 8 velivoli sono previsti in opzione. Detto della commessa bulgara, il GRIPEN C/D è il principale candidato alla vittoria in altre 2 gare, quella in Botswana e quella in Slovacchia. In Botswana, il caccia svedese gareggia con il sudcoreano FA-50 - versione “combat” dell’addestratore T-50 - per il procurement di 12 aerei che andranno a sostituire i vecchi 10 BF-5A (più 3 biposto BF-5B cannibalizzati per i ricambi) acquisiti dal Canada tra 1996 e 2000 e dei quali ne risultano operativi non più di 3. Al momento si è ancora in fase di colloqui, che fanno seguito alla RFP presentata da Gaborone nel giugno 2016, ma la stessa Saab si è dichiarata ottimista riguardo all’eventuale vittoria nella gara indetta dal Paese africano, che ha avuto modo di osservare da vicino il GRIPEN in più di un’occasione durante le esercitazioni con l’Aeronautica del vicino Sud Africa, perlomeno fin quando quest’ultimo è stato in grado di trovare le risorse per far volare con regolarità i propri JAS-39. Riguardo alla Slovacchia, la situazione è molto simile a quella descritta per l’Aeronautica Bulgara. Anche Bratislava, infatti, vuole rimpiazzare la sua striminzita flotta di 12 MiG-29AS/UBS – vecchi FULCRUM-A aggiornati tra 2005 e 2006 - acquisiti nel 2007. Lo scorso autunno il Governo slovacco avrebbe presentato una RFP per un requisito comprendente una dozzina di velivoli e, al momento, il caccia Saab è il principale contendente, con l’F-16 FIGHTING FALCON molto defilato. Ad ogni modo, in attesa delle scelte dei Paesi citati, la selezione della Bulgaria conferma che il GRIPEN C continua ad avere molti estimatori che apprezzano sia l’eccellente cellula del monomotore multiruolo di casa Saab sia, soprattutto, il costo di acquisto e di gestione/operativo che, il molti casi, è inferiore del 50% rispetto ai suoi concorrenti, soprattutto nei confronti dei più grossi bimotori SUPER HORNET, RAFALE e TYPHOON. Oltre a partecipare con ottime probabilità di successo alle citate gare, infatti, il caccia Saab, sebbene nella sua variante più moderna GRIPEN E, è uno dei candidati della gara per la sostituzione degli F-16 belgi assieme al francese RAFALE, all’Eurofighter TYPHOON e all’F-35A (la Boeing ha ritirato la sua offerta per il SUPER HORNET), nonostante quest’ultimo appaia come probabile vincitore. Anche la Finlandia si trova nelle prime fasi della competizione per la sostituzione dei propri F/A-18 HORNET, con una RFP per 48/60 aerei prevista per il 2018, che fa seguito alla “richiesta di informazioni” inviata nella seconda metà del 2016, a cui l’azienda svedese ha prontamente risposto proponendo, come nel caso belga, la versione JAS-39E. A queste commesse, o potenziali tali, vanno aggiunte le parole provenienti dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica svedese che, tramite uno dei suoi portavoce, il Col. Liljegren, ha accennato alla possibilità che la Svezia mantenga in servizio il GRIPEN C/D oltre il 2026, anno in cui è previsto l’inizio della fase di ritiro della seconda serie del JAS-39. Tale eventualità sarebbe giustificata dalla “lentezza” con la quale i GRIPEN E/F di ultima generazione entreranno in servizio (primo volo previsto per il prossimo giugno). Secondo Liljegren, infatti, tra 2022 e 2026 la Svezia riceverà non più di 60 JAS-39E/F, rispetto agli 80 inizialmente previsti. Il gap potrebbe essere coperto da una ventina dei 73 GRIPEN C attualmente in servizio, oltre ai 24 biposto JAS-39D che verranno certamente mantenuti per la conversione operativa degli equipaggi. GRIPEN C che, peraltro, al momento sta ricevendo l’upgrade MS20 che gli consentirà di imbarcare nuovi sistemi d’arma quali, tra gli altri, il nuovo missile aria-aria a medio-lungo raggio MBDA METEOR (fino a 4) e SDB (Small Diamter Bomb) GBU-39.

a cura di Andrea Mottola
anteprima Profumo nuovo AD di Leonardo 17-05-2017

Il Consiglio di Amministrazione di Leonardo ha nominato il Dott. Alessandro Profumo nuovo Amministratore Delegato dell'azienda confermando nella carica di Presidente Giovanni De Gennaro. Ecco le prime dichiarazioni di Profumo: “Sono onorato dell’incarico che mi è stato assegnato e ringrazio gli azionisti e il Consiglio di Amministrazione per la fiducia che mi è stata accordata. Sono consapevole della grande responsabilità che comporta guidare una realtà come Leonardo, campione dell’alta tecnologia e ai vertici del settore aerospazio, difesa e sicurezza nel mondo. Da sempre, nel nostro Paese, Leonardo ha saputo attrarre e coltivare i migliori talenti tecnico ingegneristici e, per mantenere l’eccellenza di prodotti e tecnologie, dovrà valorizzare questa sua capacità, in Italia come all’estero. La competizione internazionale si basa sempre più sul capitale umano, sulla conoscenza e sulla capacità di entrare in sintonia con i propri clienti, fornendo loro soluzioni sostenibili e adatte alle loro richieste, insieme ad una forte attenzione alla solidità finanziaria ed economica. Leonardo è oggi un’azienda solida, con tutte le caratteristiche necessarie per competere al meglio sui mercati globali rafforzando il posizionamento nei vari settori.” In precedenza l'Assemblea degli Azionisti, oltre al nominare il nuovo Consiglio di Amministrazione, composto da 12 membri, aveva approvato il Bilancio 2016. Nel dettaglio, i risultati dell’esercizio 2016 evidenziano: 

 

Ordini: pari a 19,951 miliardi di euro, in significativa crescita (+61%) rispetto al 2015, in virtù principalmente dell’acquisizione del contratto per la fornitura di 28 velivoli Eurofighter TYPHOON al Ministero della Difesa del Kuwait, per un valore complessivo pari a circa 7,95 miliardi di euro. 

 

Portafoglio ordini: pari a 34,798 miliardi di euro (+21% rispetto a dicembre 2015). La copertura assicurata dal portafoglio ordini risulta pari a circa tre anni di produzione equivalente.

 

Ricavi: pari a 12,002 miliardi di euro, -7,6% rispetto al 2015, per effetto della riduzione dei ricavi nel settore Elicotteri, dovuta soprattutto alle difficoltà del mercato civile causate dal perdurare della crisi dell’Oil&Gas ed alle variazioni di perimetro industriale in particolare relative a DRS e FATA.

 

EBIT: pari a 982 milioni di euro, +11,1% rispetto a 884 milioni del 2015.

 

Risultato netto ordinario: pari a 545 milioni di euro, +115,4% rispetto ai 253 milioni positivi del 2015.

 

Risultato netto: pari a 507 milioni di euro, inferiore di 20 milioni rispetto ai 527 milioni del 2015 per effetto di un minore apporto delle Operazioni Straordinarie rispetto al 2015, che ha beneficiato della significativa plusvalenza delle operazioni di cessione a Hitachi delle attività nei Trasporti (274 milioni di euro). Al contrario, il 2016 risente degli effetti derivanti dalla riorganizzazione delle attività con Sukhoi nel settore Aeronautica e della cessione del business Environmental di DRS, al netto della plusvalenza sulla cessione di FATA.

 

Free Operating Cash Flow (FOCF): pari a 706 milioni di euro, più che raddoppiato (+130%) rispetto ai 307 milioni del 2015.

 

Indebitamento netto di gruppo: pari a 2,845 miliardi di euro, in miglioramento di 433 milioni di euro (-13,2%) rispetto ai 3,278 miliardi al 31 dicembre 2015 per effetto del miglior andamento di cassa del periodo.

 

Grazie a questi risultati, l'Assemblea degli Azionisti ha approvato anche la proposta di distribuzione di un dividendo a valere sull’utile dell’esercizio 2016 pari a 0,14 euro per azione.

a cura di Redazione
anteprima Americani ed Inglesi anche nel sud della Siria 16-05-2017

Ormai da qualche tempo forze speciali americane ed inglesi – un contingente stimato in circa 150 uomini – operano nel sud della Siria assieme ai ribelli del Fronte Sud ed alle forze speciali giordane della 37ª Brigate Forze Speciali e della 28ª Brigata Rangers. Una parte delle SOF occidentali è embedded con il Fronte Sud ed il grosso ha stabilito una base presso il posto di confine di Al Tanf. Il Fronte Sud è un gruppo ribelle anti-governativo, più o meno legato al Free Syrian Army, creato dal GID (General Intelligence Directorate), il potente servizio segreto giordano, ed attivo nel sud della Siria. Il gruppo è addestrato e supportato dalla Giordania, e da consiglieri occidentali, e rappresenta una delle poche realtà del fronte ribelle siriano affidabili per Washington. Di recente, gli uomini del Fronte Sud hanno occupato buona parte della regione desertica al confine tra Siria e Iraq – la cosiddetta Badia Siriana – scacciandone le forze dello Stato Islamico, che in precedenza controllava tale area, e puntando ad impedire che il vuoto creatosi venga riempito dai governativi consentendo loro di saldarsi con le forze e le milizie sciite irachene filo-iraniane dall'altra parte del confine. Non a caso, i governativi hanno prima iniziato ad attaccare con raid aerei le postazioni del Fronte Sud e poi hanno preso la città di  Sabaa Biyar localizzata nella Siria centro-meridionale – 128 km ad est di Damasco ed a 110 km dal confine iracheno – lungo la strategica autostrada Damasco-Baghdad e dove hanno fatto via, via affluire truppe regolari, milizie sciite e, soprattutto, un contingente delle Forze Speciali di Hezbollah. L'obbiettivo di Damasco è bloccare l'avanzata verso nord del Fronte Sud e presumibilmente spingersi verso la "tripla frontiera" tra Siria, Giordania ed Iraq e, in particolare, verso il posto di confine di Al Tanf, controllato dal Fronte Sud e dove opera come già ricordato buona parte delle suddette forze speciali americane e britanniche. La situazione nella Badia Siriana si fa, dunque, incandescente con il rischio di uno scontro tra governativi e Americani dietro l'angolo.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Il nuovo test balistico nordcoreano 15-05-2017

Il nuovo test missilistico nordcoreano di domenica – l'ennesimo degli ultimi 2 anni – ha scosso nuovamente il mondo. Il test – che ha visto l'ordigno effettuare una traiettoria di 700 km ricadendo poi in mare a 400 km ad ovest delle coste giapponesi - è stato un successo dopo che, invece, gli ultimi 2 condotti nel mese di aprile erano falliti. In quell'occasione in molti avevano sorriso e messo in dubbio le capacità balistiche di Pyongyang, mentre qualcuno aveva anche vagheggiato di fallimenti dovuti a presunti attacchi cyber americani (sic!). In realtà, come da sempre sosteniamo su queste colonne, la Corea del Nord ha una capacità balistica molto sviluppata e solida ed un arsenale complesso composto da missili a corto e medio raggio, raggio intermedio ed anche da missili intercontinentali. Il test di domenica potrebbe aver riguardato un missile balistico a raggio intermedio, ma al momento non è possibile confermare tale ipotesi. Di sicuro, da fine anni novanta, la Corea del Nord ha in servizio il TAEPODONG-1, un missile a propellente liquido, basato in postazioni fisse in silos, accreditato di una gittata di oltre 2.500 km e dotato di una testata del peso inferiore ai 1.000 kg. Dal TAEOPODONG-1, la Corea del Nord ha derivato il TAEOPODONG-2, il primo missile balistico intercontinentale di cui dispone il Paese. Il TAEPODONG-2 è un missile tristadio a propellente liquido, basato in silos, dalla gittata stimata di circa 6.000 km per una capacità di payload di appena 1.000 kg (ma che si ridurrebbe a 500 kg per la sua gittata massima di 9.000 km). Il sistema è stato impiegato per mettere in orbita i satelliti KWANGMYŎNGSŎNG-3, nel dicembre 2012, e KWAMONGSONG-4, nel febbraio dell'anno scorso, e, dunque, è da ritenersi operativo anche se non è chiaro di quanti esemplari possa disporre il regime. Negli ultimi anni, Pyongyang ha anche sviluppato dei missili a raggio intermedio ed intercontinentali, basati su piattaforme mobili. Nella categoria dei missili a raggio intermedio rientra il MUSUDAN, derivato dal vecchio R-27 (o SS-N-6) sovietico, SLBM (Submarine Launched Ballistic Missile) a propellente liquido. Il missile ha una gittata compresa tra i 2.500 ed i 4.000 km ed una testata da circa 1.200 kg; è stato testato ben 6 volte in volo, ma soltanto gli ultimi 2 test, condotti a giugno 2016, sono stati un parziale successo. Il MUSUDAN non dovrebbe essere ancora operativo, ma, non appena lo diventasse, rappresenterebbe una minaccia per i Paesi vicini e per tutte le installazioni militari americane nel teatro pacifico, Guam compresa. Nella seconda categoria, rientrano i missili KN-08 e KN-14, già mostrati in parata sottoforma di mock-up, accreditati di una gittata compresa tra i 6.000 km ed i 10.000 km. Si tratta di sistemi basati, appunto, su piattaforme mobili, a propellente liquido e derivati in parte dallo stesso MUSUDAN. Nessuno dei 2, però, sembra finora essere stato testato. Ben più avanti con lo sviluppo, è l'SLBM bistadio a propellente solido KN-11 che è stato testato più volte da piattaforme terrestri e sottomarine con risultati via, via migliori. L'ultimo test, condotto nell'agosto 2016 da un sottomarino a propulsione convenzionale classe SINPO da 2.000 t, è stato un successo completo. Il KN-11 dovrebbe avere una gittata compresa tra i 1.000 ed i 1.500 km ed impiegare propellente solido. A febbraio, e poi ancora ad aprile, Pyongyang ha testato anche una variante terrestre del missile, denominata KN-15, dotata di una gittata più estesa e di diverse migliorie nel sistema di guida e nelle capacità di evasione delle difese avversarie. Da un punto di vista politico il test di domenica è giunto non solo in contemporanea con il Vertice di Pechino sulla "nuova Via della Seta" e dopo la timida apertura diplomatica del Presidente Trump di qualche giorno prima, ma anche dopo l'elezione del nuovo Presidente sudcoreano "trattativista" Moon Jae-In. In pratica, con il test Pyongyang sembra aver voluto mandare un messaggio ad amici e nemici chiarendo il peso della propria parte negoziale. Beninteso: sempre che trattativa vi sia.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Nave Carabiniere in Atalanta 15-05-2017

Fino al 26 maggio Nave Carabiniere, di rientro dalla Campagna in Australia e Sud Est Asiatico, supporterà l’operazione dell’Unione Europea ATALANTA nel contrasto alla pirateria nell’area del Corno d’Africa e del golfo di Aden. La Fregata Europea Multi Missione (FREMM) Carabiniere, partita il 12 maggio da Abu Dhabi, affianca, nel tragitto Stretto di Hormuz - Suez, il dispositivo europeo che vede già impegnata la fregata Espero della Marina Militare.

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima Consegnato il Romeo Romei 12-05-2017

È stato consegnato ieri presso lo stabilimento Fincantieri di Muggiano (La Spezia), il sommergibile “Romeo Romei”, ultimo di una serie di quattro unità gemelle della classe “Todaro”, tipo U212A, commissionate a Fincantieri dalla Direzione degli Armamenti Navali – NAVARM per la Marina Militare.

a cura di Redazione
anteprima Fincantieri: con Macron via libera per STX 11-05-2017

Le ultime, eventuali, ombre che potevano sorgere nell'operazione di acquisizione dei cantieri francesi STX France da parte di Fincantieri sono state dissolte con l'elezione del neo Presidente Macron. A differenza della sfidante Le Pen, infatti, contraria alla vendita all'Italia degli storici Chantiers dell'Atlantique di Saint Nazaire, come emerso nel dibattito televisivo tra i 2 candidati prima del ballottaggio, Macron è favorevole all'accordo che definisce l'operazione. Ed in questi giorni dovrebbe giungere il via libera anche della Corte Distrettuale di Seul, che gestisce la procedura fallimentare della controllante STX Offshore e Shipbuilding. A quel punto mancherà solo il parere, non vincolante, del Comitato d'Impresa di STX France - organo sindacale a composizione mista, cui partecipa anche il datore di lavoro – ed il via libera dell'antitrust europeo. In realtà si tratta di una serie di passaggi formali – per giungere al closing tra giugno e luglio – rispetto ad un accordo che è già stato ampiamente sottoscritto da Italia e Francia. L'intesa, ricordiamolo, prevede l’ingresso di Fincantieri in STX France con il 48%, mentre allo Stato francese mantiene l'attuale 33%. Le quote restanti vanno a DCNS, con il 12%, ed alla Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste, con il 6%. Tradotto in termini monetari, il costo dell'operazione riguardante la parte italiana è di circa 60 milioni di euro per Fincantieri e circa 7 milioni per la Fondazione CRT. Per ottenere il via libera da parte del Governo di Parigi, nell'accordo sono state inserite una serie di clausole. La prima è che per 5 anni Fincantieri si impegna a mantenere invariato l'attuale livello occupazionale – 2.6000 dipendenti (ai quali vanno aggiunti i circa 7.000 addetti nell'indotto) - e la seconda è il vincolo per l'azienda italiana a non poter crescere nell'azionariato di STX France oltre il 50% per 8 anni. Detto ciò, veniamo alle considerazioni industriali. Per Fincantieri si tratta di un'operazione strategica che – al di là degli scenari sulla futura “Airbus dei mari", scenari certamente complessi e di non facile realizzazione – permette al gruppo guidato dall'AD Bono di consolidarsi come colosso mondiale del settore, da oltre 26.000 dipendenti e 5,5 miliardi di euro di ricavi, capace di competere pari a pari con i giganti sudcoreani (che, tuttavia, non possono vantare il medesimo livello di contenuto tecnologico del gruppo italiano) e di veder incrementata la sua fetta di mercato dal 38% al 55%. Da questo punto di vista, STX France porta in dote un portafoglio ordini, da qui al 2026, di 14 navi da crociera per un valore di 12 miliardi di euro, senza dimenticare pure un'expertise ed una conoscenza nel settore militare importante che copre capacità costruttive ad ampio spettro per unità che vanno dalla categoria delle navi anfibie agli OPV passando per le fregate. Fincantieri, inoltre, aveva bisogno come il pane di un cantiere grande – Saint Nazaire lo è con il suo bacino di carenaggio più lungo di Europa (quasi un chilometro) – dove costruire navi e soddisfare una domanda in crescita sia nel civile sia nel militare. Per cui, in definitiva, si tratta di un'operazione che permette al gruppo triestino di dimensionarsi al meglio sul terreno industriale, dando ulteriore prospettiva e strutturando ancor di più la crescita degli ultimi anni, e di superare i limiti fisici che per sua natura la cantieristica non può che avere in Italia. Ulteriori approfondimenti su RID 6/17.

a cura di Pietro Batacchi