anteprima Comandante RS inaugura centro addestrativo TAAC W 16-10-2017

Presso la base di Camp Arena in Herat, si è tenuta la cerimonia di inaugurazione del nuovo Afghan Special  Security Forces Warfare Training Center

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima Le ultime 2 MINERVA per il Bangladesh 13-10-2017

Nell’ambito del contratto di fornitura di 4 pattugliatori, Offshore Patrol Vessels (OPV), alla Guardia Costiera del Bangladesh (BCG), derivati dall’ammodernamento e conversione delle corvette della Classe MINERVA dismesse dalla Marina Militare, Fincantieri ha consegnato ieri le ultime 2 unità presso il cantiere di Muggiano (La Spezia). Si tratta delle navi URANIA e DANAIDE, rinominate KARAMUZZAMAN e MANSOOR ALI, che erano state radiate dalla flotta nazionale nel marzo 2016 e che erano giunte poco dopo nel bacino Fincantieri di Genova, dove hanno preso avvio i lavori di conversione, completati presso il Cantiere Integrato di Muggiano. Insieme a MINERVA e SIBILLA, rinominate SYED NAZRUL e TAJUDDIN e consegnate ad agosto 2016, queste unità costituiranno l’ossatura portante della flotta della Guardia Costiera del Bangladesh, con un prolungamento della vita operativa superiore a 20 anni.

a cura di Redazione
anteprima Mancano i fondi per le missioni all'estero 13-10-2017

Arriva oggi in CDM il Decreto Legge per il finanziamento degli ultimi 3 mesi delle missioni militari italiane all'estero. Ad oggi, le risorse non sono sufficienti a coprire tutto il 2017, per il quale sono stati stanziati finora 997,248 milioni (compresi gli oneri collegati agli interventi della Cooperazione allo Sviluppo gestiti dalla Farnesina). Infatti, secondo la relazione presentata dall'On. Lia Quartapelle al Parlamento sull'Atto 439, che ripartisce i fondi per le missioni secondo quanto previsto dalle Legge Garofani, mancherebbero ancora circa 500 milioni. Il citato Decreto Legge stanzia però solo 140 milioni, ne mancherebbero, pertanto, oltre 300 per coprire le esigenze delle missioni e della cooperazione allo sviluppo e chiudere così il 2017. Vedremo, dunque, quali soluzioni verranno trovate per far fronte a questa situazione, con il rischio di un ricorso al bilancio ordinario della Difesa dietro l'angolo (come accaduto, del resto, anche in passato). Intanto già si parla anche di modifiche alla stessa Legger Garofani, mentre lo stesso Decreto legge di cui sopra incrementa a 3 anni (senza possibilità di rinnovo o proroga) la durata del mandato dei vertici militari.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Braccio di ferro sul Kurdistan 12-10-2017

Il Consiglio di Sicurezza del Governo Regionale Curdo (KRG, Kurdistan Regional Governement) ha avvertito poche ore fa che Baghdad si starebbe preparando a lanciare un attacco contro la città di Kirkuk. La situazione, pertanto, si fa ancor più incandescente dopo l’esito del referendum dello scorso 25 settembre che dà mandato al Presidente del KRG Massud Barzani di negoziare con Baghdad un'indipendenza consensuale. In realtà, il Governo iracheno non ne vuol sapere di negoziare ed è forte nella sua posizione grazie all'appoggio di Iran e Turchia, che a loro volta vedono un Kurdistan iracheno indipendente come il fumo negli occhi. Le prime misure per isolare Erbil sono già state prese: gli spazi aerei da e per il Kurdistan iracheno sono stati chiusi, e tutti i voli internazionali cancellati fino a fine dicembre, mentre Baghdad ha fatto partire ufficialmente lo scorso 9 ottobre la richiesta a Iran e Turchia affinchè anche loro chiudano i confini terrestri con il Kurdistan iracheno. In pratica già adesso il KRG è una sorta di isola terrestre nel cuore del Medio Oriente, ma se anche Turchia e Iran dovessero chiudere del tutto i propri confini, si arriverebbe allo strangolamento economico e le opzioni per Barzani si restringerebbero ancor di più. Del resto la posta in palio è molto alta. Per Baghdad è in gioco la propria credibilità come (nuovo) stato nazionale unitario e la mai risolta questione di Kirkuk. Quest'ultima, che la Costituzione del 2005 pone al di fuori dei confini del KRG, ma che i Peshmerga hanno conquistato e difeso dall’ISIS nel 2014, è ricchissima di petrolio, con una produzione di circa 500.000 barili al giorno, ed è fondamentale per la stabilità e l'autonomia del Kurdistan. In quest'area le tensioni tra Peshmerga e le Forze di Mobilitazione Popolare irachene sono già altissime. Le FMP sono milizie, risultate fondamentali nella lotta all'IS, soprattutto dopo la disgregazione dell'Esercito Iracheno nell'estate 2014, composte per la gran parte da quella componente sciita che solo formalmente risponde a Baghdad, ma che è in realtà controllata da Teheran. Kata'ib Hezbollah, la Brigata Badr e Asa'ib Ahl al-Haq sono le principali e più organizzate milizie delle FMP, e tutte quante sono inquadrate e addestrate dai Pasdaran iraniani. In pratica sono lo strumento con il quale l'Iran non solo può interferire nella politica irachena, soprattutto in vista delle elezioni del 2018, ma anche contenere le aspirazioni del KRG. Ma sul destino del Kurdistan iracheno si allunga anche l'ombra della Turchia che non ha perdonato a Barzani, da sempre uomo di Ankara, la fuga in avanti del referendum. In pratica oggi Barzani è considerato da Erdogan niente più che un traditore. La Turchia è già pronta ad ogni evenienza: sta conducendo massicce manovre militari al confine e potrebbe sigillare definitivamente in qualunque momento i confini con un devastante impatto sull'economia del KRG. E poi c'è la questione del Sinjar, un'altra area contesa dove è stato condotto il referendum, che confina con il cantone curdo-siriano di Hasaka e dove è forte la presenza dell'arci-nemico di Ankara: il PKK.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima NRDC-ITA si addestra per eNRF 2018 12-10-2017

RDC-ITA ha appena concluso la “Brilliant Ledger 2017”

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima Bunker buster per Kim 11-10-2017

Il sottomarino nucleare americano USS Michigan tra qualche giorno arriverà nel porto sudcoreano di Busan (seguito poi dalla portaerei RONALD REAGAN) per partecipare ad una serie di esercitazioni congiunte con la Marina di Seul. Il MICHIGAN, che aveva incrociato da queste parti anche la scorsa primavera, è uno dei 4 sottomarini lanciamissili balistici classe OHIO da quasi 19.000 t di dislocamento in immersione riconvertiti a partire dal 2006 in piattaforme per il lancio dei missili da crociera TOMAHAWK e l'inserzione di forze speciali. Su questi battelli 22 dei 24 pozzi per il lancio dei missili balistici intercontinentali TRIDENT II D5 sono stati modificati per permettere il lancio dei missili da crociera TOMAHAWK mediante l’inserimento negli stessi pozzi di un apposito sistema a tamburo a 7 celle (Multiple All-up round Canister, MAC), per un totale di ben 154 TOMAHAWK. I restanti 2 pozzi, invece, sono stati modificati per permettere il rilascio di nuclei di Navy Seal e di veicoli subacquei non pilotati. Secondo fonti di RID, un OHIO riconvertito come lo USS MICHIGAN può trasportare fino ad una settantina di operatori delle forze speciali. Una parte dei TOMAHAWK del MICHIGAN sono in configurazione Block IV, caratterizzata dalla capacità di retargeting in volo, grazie all'impiego di un data link a 2 vie, e di circuitazione sull'area obbiettivo. Questo garantisce al missile maggiore flessibilità e la possibilità di attaccare anche bersagli cosiddetti di opportunità non pre-pianificati. Non è da escludere che sugli stessi missili sia stata anche adottata la nuova testata bunker buster Joint Multi-Effects Warhead System (JMEWS) in grado di penetrare pure bersagli interrati protetti da strutture in cemento armato. La JMEWS ha iniziato i test nel 2010, ma da allora se ne è sempre saputo pochissimo. Secondo alcuni fonti, il nuovo ordigno avrebbe dovuto essere industrializzato tra quest'anno ed il prossimo anno, ma potrebbe già essere operativo come generalmente capita ad alcuni sistemi americani ad alta classifica. Il conflitto coreano potrebbe, pertanto, averne accelerato lo sviluppo e l'ingresso in servizio considerando che si tratta di un'arma strategica, ideale per "aprire" bunker e bersagli altamente "induriti", come quelli che caratterizzano le postazioni nordcoreane lungo il 38° Parallelo ed i centri di comando e controllo della leadership di regime. Ricordiamo che il TOMAHAWK può essere equipaggiato sia con una testata ad alto esplosivo, utilizzabile per colpire edifici, siti radar e della difesa aerea, o bersagli non protetti da strutture in cemento armato, sia con una testata clusterizzata impiegabile soprattutto contro piste e aeroporti.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima 12.000 ore di volo per i MANGUSTA in Afghanistan 11-10-2017

Gli elicotteri italiani raggiungono le 12.000 ore di volo nei 10 anni di presenza in Afghanistan.

a cura di Redazione
anteprima Lo stealth cinese J-20 ufficialmente in servizio 10-10-2017

Secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa cinese lo scorso 28 settembre, il caccia pesante a bassa rilevabilità J-20 è ufficialmente entrato in servizio nell’Aeronautica Cinese (PLAAF - People’s Liberation Army Air Force). Nonostante la dichiarazione ufficiale del Ministero della Difesa cinese, pur se formalmente entrato in servizio, il J-20 è ancora in fase di sviluppo e la sua introduzione nella PLAAF avverrà gradualmente. Il suo primo probabile impiego, in attesa della sua reale capacità operativa iniziale, sarà quello nel ruolo di “Aggressor” (Blue Force, secondo la definizione cinese) al fine di favorire lo studio di manovre e di contromisure adottabili dagli attuali velivoli e sistemi antiaerei in dotazione alle Forze Armate cinesi nei confronti di un caccia di 5ª Generazione. Al momento, i 6-8 J-20 in servizio presso la 176ª Brigata Aerea Test e Valutazioni di stanza a Dingxin (provincia di Gansu), dovrebbero essere ancora equipaggiati con i motori di produzione russa Salyut AL-31FNS3/117S (o della loro copia cinese WS-10B, lo stesso presente sui caccia autoctoni J-10B) che garantiscono 30.200 libbre di spinta con postbruciatore, ma sono sprovvisti di spinta vettoriale. Nel breve termine, la Cina ha intenzione di montare sui J-20 il propulsore indigeno Xian WS-15, dotato di spinta vettoriale e capacità di “supercruise” (volo supersonico senza utilizzo di postbruciatore) che dovrebbe fornire una spinta di 36.000 libre con postbruciatore, propulsore che, tuttavia, ha sofferto di diversi problemi di affidabilità riguardanti, in particolare, la scarsa potenza erogata dovuta a non precisati difetti nel materiale che compone le ventole delle turbine (cristallo di nickel). Al momento, sembrerebbe che tali problemi siano stati risolti tramite la sostituzione con ventole composte da una superlega di nickel e renio che hanno contribuito ad aumentare l’efficienza e la spinta del propulsore. Anche le capacità stealth del velivolo sarebbero tutt’altro che eccellenti. Secondo un recente studio sulla Radar Cross Section (RCS) del velivolo, operato dall’Istituto Nazionale di Scienza e Tecnologia Chung-Shan di Taiwan, il J-20 avrebbe una RCS molto bassa unicamente nella parte frontale del velivolo – anche se i piani canard dovrebbero renderla comunque superiore a quella di un RAPTOR - mentre da angoli posteriori e laterali la sua segnatura è simile a quella di un caccia di 4ª Generazione. Ad ogni modo, la più o meno formale entrata in servizio del J-20 rappresenta una novità assoluta: si tratta, infatti, del primo caccia stealth sviluppato al di fuori degli Stati Uniti a diventare operativo. Una novità che rompe più di 30 anni di monopolio statunitense sulla tecnologia stealth, iniziata alla fine del 1983 con l’entrata in servizio del F-117 NIGHTHAWK. Tuttavia, come in quel caso, e come in altri estremamente attuali, l’esperienza insegna che ci vorranno ANCORA anni prima che i cinesi possano dichiarare la piena capacità al combattimento (full combat capability) del J-20A. Tornando all’esempio americano, infatti, basterebbe ricordare il lungo periodo di test necessari all’USAF per l’introduzione in servizio di caccia di 5ª Generazione e ad elaborarne una valida dottrina operativa. Tutt’oggi, l’Air Force sta ancora studiando il modo di sfruttare al meglio le capacità dei propri F-22 RAPTOR, tanto in caso di operazioni effettuate di concerto con velivoli di 4ª/4ª generazione e mezza, tanto in quelle effettuate con gli F-35, e ciò nonostante si parli di un velivolo entrato in servizio più di 10 anni fa. Lo stesso inserimento in servizio del JSF è avvenuto in modo graduale e solo in tempi recenti, dopo un lungo e complesso periodo di gestazione, soprattutto per la stabilizzazione del software dal quale dipende lo sviluppo delle enormi capacità del velivolo. Senza voler ricorrere a sillogismi, si può tuttavia affermare che risulta alquanto improbabile che la Cina possa seguire un percorso molto differente da quello seguito dal Paese che per oltre 30 anni è stato leader nel campo della tecnologia stealth. Tutti gli approfondimenti su RID 11/17.

a cura di Andrea Mottola
anteprima U.S. SOF team ambushed in Niger 09-10-2017

On October 4th, four United States Army Special Forces Operational Detachment Alpha (ODA) members and one Nigerien Armed Forces soldier were killed in an ambush perpetrated by a new wing of the Islamic State called The Islamic State in Greater Sahara (ISIS-GS), approximately 200 km north of Niamey, in southwest Niger. Two more Green Beret operators and an unknown number of Nigerien were injured in the attack that took place not far from the village of Tongo Tongo that is in a short distance from the State border with Mali and has been reported as a hot spot for jihadist and rebel activity. The ambushed team came from the 3rd Special Forces Group (Airborne), the unit which is responsible for the full spectrum of special operations within the AFRICOM area of responsibility and part of the Special Operations Command, Africa (SOCAFRICA). The exact number of the operators of the joint patrol involved in the fight remains unclear, but Special Forces ODA active in the area are normally made up by 12 men plus about 30 Host/Partner Nation troops and is possible they were attacked by an estimated 40-50 strong enemy group. The battle was so intense to cause the French Forces operating in BARKHANE to assist the Green Berets sending troops and helicopters. Since 2013, Green Beret teams are active in Niger to provide Foreign Internal Defense (FID) MA (Military Assistance) to Nigerien military as well as advising Nigerien special troops in conducting direct actions and counter-insurgency (COIN) operations in order to counter violent extremist organizations (VEOs) that frequently conduct cross-border raids in the country starting from the neighbouring Mali. Regarding what happened on October 4th, it’s interesting to note that some sources initially reported the ambush occurred in Mali and were soon after corrected, stating that the incident took place near the border but within Niger. The four SOF operators killed Wednesday are the first U.S. combat casualties since U.S. Forces entered Niger in 2013. The U.S. presence was initially aimed to assist the French effort (operations SERVAL and BARKHANE) to counter terrorism and Tuareg rebels in Mali, providing Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (ISR) assets and key logistic capabilities such as aerial refuelling for French MIRAGE and RAFALE warplanes. In the last months, the Green Berets of the 3rd Special Forces Group escalated the level of its commitment in Niger, acting as combat advisers and shifting their role towards a more proactive posture probably conducting sometimes also direct actions (DA). The primary U.S. hub in Niger is inside the country’s Base Aérienne 101, which is attached to Niamey’s International Airport. From Niamey the U.S. Air Force’s 409th Air Expeditionary Group flies MQ-9 REAPERs in order to conduct ISR and strike operations presumably over Libya, Mali and Nigeria. These operations are made in support to the activities of the special task force of U.S. SOF active in the North and West Africa and named Special Operations Command Forward–North and West (SOCFWD-NWA). The 3rd Special Forces Group (Airborne) is the main force provider of the SOCFWD-NWA and the area of responsibility of the Task Force covers Algeria, Morocco, Libya, Chad, Niger, Nigeria, Mali, Mauritania, Senegal, Burkina Faso, Tunisia and Cameroon.

a cura di Michele Taufer