LEONARDO
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anteprima logo RID Ultima navigazione per l’AUDACE  

Oggi ha preso il largo per il suo ultimo viaggio nave AUDACE (D 551, 1973-2006) diretta verso il sito di Aliaga in Turchia dove raggiungerà il cacciatorpediniere ARDITO (D 550, 1973-2006).  Le due unità navali per più di 35 anni di servizio hanno rappresentato un fiore all’occhiello del Paese,  in Italia e all’estero partecipando a numerose missioni operative in diversi bacini del mondo assicurando, al contempo, grande consenso e lustro alla Forza armata e alla Nazione. Dopo aver lasciato il servizio attivo nel 2006, dopo oltre 10 anni di ormeggio alle banchine della base di La Spezia, a dicembre 2017 le 2 navi sono state cedute, a cura dell’Agenzia Industrie Difesa (AID), a mezzo  di asta pubblica internazionale in ambito Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), al cantiere turco Istanbul Shipyard. Il fisiologico “avvio al riciclaggio” delle 2 ex navi della Marina Militare rappresenta certamente una perdita di un pezzo della nostra storia marinara, tuttavia la cessione al cantiere demolitore ha assicurato un afflusso di risorse per le manutenzioni sulle unità in linea della Marina Militare che saranno eseguite dagli  stabilimenti industriali nazionali.   Ad oggi, nei vari sorgitori della Forza Armata sono in attesa di avvio al riciclaggio e/o di concrete proposte di “recupero” per altri scopi  - quali le “musealizzazioni” - un numero sempre crescente di mezzi che vengono dismessi a causa della oggettiva vetustà.   A giugno ulteriori decisioni dovranno essere prese, quindi, per l’eventuale “avvio al riciclaggio”  di altre unità navali dal passato glorioso, simboli di storia della marineria e dell’industria navale italiana da molti anni in disarmo, che sono state spesso associate a progetti di musealizzazione. La Marina Militare si è sempre espressa favorevolmente per questa soluzione ma al contempo è sempre stato chiaro che, non disponendo di risorse dedicabili a tale scopo, i relativi oneri di bonifica, messa in sicurezza, trasferimento ed allestimento museale debbano essere necessariamente a carico delle Amministrazioni/Istituzioni proponenti. Purtroppo, ad oggi, la Forza Armata non ha ricevuto, per queste unità dismesse, alcuna iniziativa finanziariamente e tecnicamente concreta e si è ormai giunti alla condizione per cui la Marina non può continuare a sostenere il loro mantenimento in condizioni di sicurezza, sottraendo risorse finanziare destinate alle esigenze delle Unità operative.

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anteprima logo RID Upgrade per i GRIPEN cechi

Durante la prima metà di aprile, la Saab ha completato l’upgrade allo standard MS20 della flotta di caccia multiruolo JAS-39 GRIPEN appartenenti all’Aeronautica della Repubblica Ceca. L’aggiornamento MS20 accresce le capacità di combattimento aria-sup dei GRIPEN, consentendogli l’ingaggio di bersagli terrestri tramite l’utilizzo di ordigni guidati e non, mentre l’introduzione di nuove modalità radar incrementano pure le capacità aria-aria del velivolo. Inoltre, il software MS20 consentirà ai caccia cechi di impiegare il pod elettro-ottico di targeting LITENING III. Il software andrà a migliorare anche le capacità di comunicazione del velivolo, tramite l’implementazione del sistema di comunicazione dati Link 16 e dei moduli di criptaggio delle comunicazioni. Attualmente, la Cechia dispone di 14 GRIPEN – 12 monoposto JAS-39C e 2 biposto JAS-39D – acquistati in leasing nel 2005 in sostituzione dei vecchi MiG-21 e appartenenti tutti al 211° Squadrone di ?áslav (Boemia orientale). Ulteriori approfondimenti su RID 6/18.

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anteprima logo RID L’US Navy guarda a nuovi incrociatori

L’US Navy è tornata a valutare l'acquisizione di un sostituto degli icrociatori lanciamissili classe TICONDERGA. Come ha di recente confermato l’Ammiraglio John M. Richardson, dal 2015 Chief of Naval Operations della US Navy, il sostituto dei “TICO” dovrà in particolare fare tesoro dell’esperienza tecnica acquisita con lo sviluppo del sistema AEGIS dei BURKE nelle varianti più avanzate, e con la costruzione degli ZUMWALT. Inoltre, al pari di quanto si è fatto per il programma FFG/X, che ha visto il Pentagono puntare su progetti anche stranieri già maturi, da customizzare radicalmente (e che vede in gara 5 proposte, compresa la FREMM di Fincantieri), anche per i nuovi incrociatori – presumibilmente il programma si chiamerà CG/X – gli ammiragli ragioneranno anche su progetti e tecnologie già esistenti. O in fase di sviluppo avanzato. Tuttavia, contrariamente a quanto accade per la categoria delle fregate, con un ampio mercato, di incrociatori veri e propri si parla solo nelle Marine americana, russa e cinese. E tenendo conto del fatto che Richardson intende lanciare la fase progettuale nell’anno fiscale 2019, per arrivare all’avvio delle consegne delle nuove unità dal 2029, la scelta è limitata a una lista molto corta. Si parte essenzialmente dai BURKE Flight-III, dagli ZUMWALT, e dalle grandi fregate britanniche Type-26. Tuttavia, il nuovo incrociatore, che disporrà di un sistema AEGIS di nuova generazione e del radar AN/SPY-6, di sensoristica avveniristica, di cannoni railgun elettromagnetici, e armi laser, richiederà grandi quantità di energia, e andrà tarato anche per le necessità future garantendo ampi margini di crescita, per navi destinate a restare in servizio 35 anni come minimo. Attualmente, solo lo ZUMWALT appare in parte adeguato a rispondere a queste esigenze, pur presentando dei limiti, mentre le forme dello scafo e le caratteristiche generali vengono considerate un buon punto di partenza per il design stealth e gli spazi garantiti, sebbene siano emersi problemi di stabilità nautica. Accanto a questa ipotesi, ne sta emergendo un’altra con gli studi effettuati dal cantiere Huntington Ingalls per realizzare una mini-arsenal ship basata sulle LPD tipo SAN ANTONIO, unità anfibie da 25.000 t che secondo gli ingegneri potrebbero essere riconfigurate come lanciamissili per missili cruise, antinave e antiaerei/antimissile. Un altro punto da chiarire resta poi se e quanta modularità applicare al progetto del nuovo incrociatore, alla luce dei problemi emersi con le LCS, altro programma di riferimento (nel bene e …nel male) della US Navy del XXI secolo. Infine, la questione dei costi. L’approccio simile a quello adottato per le FFG-X appare positivo: ma l’esperienza fatta con gli ZUMWALT (o i sottomarini SEAWOLF) sono una spada di Damocle, soprattutto per una categoria ormai poco esplorata. Ma è anche vero che i 10 miliardi di dollari spesi per i 3 super caccia di nuova generazione potrebbero servire a lanciare una nuova classe di grandi unità di superficie, destinate non solo a sostituire i TICO, ma anche i BURKE più anziani, che dal 2026 inizieranno a raggiungere i 35 anni di vita.

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anteprima logo Aeronautica Italiana Missione in Estonia: termina l'impiego della TFA 36° Stormo

Conclusa la missione NATO in Estonia di enchanced Air Policing "Baltic Eagle".

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anteprima logo RID Completati i test della SDB II

Raytheon ha concluso di recente i test della bomba planante guidata GBU-53/B Small Diameter Bomb (SDB) II. Sviluppata nell’ambito di un programma congiunto che vede la partecipazione di USAF e US Navy, la SDB II è un’arma di dimensioni contenute (177 cm di lunghezza per 17,8 cm di diametro) del peso di 94,3 kg – dei quali 47,6 di testata bellica – destinata all’impiego tattico contro bersagli fissi (situati ad una distanza di circa 100/110 km) e in movimento (distanti 70/75 km), in condizioni ognitempo. Le dimensioni contenute delle SDB II consentono di caricarne 28 sui lanciatori BRU-61A degli F-15E STRIKE EAGLE (28 ordigni complessivi su 7 guide) e 8 nelle baie interne di F-22 ed F-35. L’ordigno è caratterizzato dalla presenza di un datalink tattico della Rockwell Collins a 2 vie – capace di comunicare a terra in UHF e con la piattaforma lanciante in Link 16 - che consente aggiornamenti continui sulla posizione dell’obiettivo durante la planata, l’eventuale re-targeting in volo, il tracking dell’ordigno e il possibile annullamento/aborto dell’attacco. Altra caratteristica peculiare è quella afferente al sistema di guida delle bombe: oltre al classico sistema di navigazione inerziale/GPS per la guida iniziale e mid-course, le SDB II sono dotate di un avanzato seeker tri-modale (sensore radar a onda millimetrica MMW, sensore infrarosso e sistema laser semi attivo) per la guida terminale e l’acquisizione del bersaglio. I profili d’impiego dipendono dalle 3 possibili modalità d’attacco utilizzate: primaria, contro bersagli in movimento in condizioni meteo avverse, tramite l’utilizzo del sensore MMW per la detezione ed il tracking del bersaglio ed il seeker IR per la fase terminale; secondaria, tramite l’impiego del laser presente all’interno del seeker per il tracking dell’obiettivo sfruttando l’illuminazione dello stesso da un designatore presente sul velivolo o da un JTAC sul terreno; e coordinato, ai danni di bersagli fissi o stazionari tramite l’inserimento di una determinata serie di coordinate. Le capacità “stand-off” dell’arma vengono incrementate dalle alette a scomparsa alloggiate all’interno della struttura centrale. Tornando ai test, il programma ha visto l’utilizzo di 44 SDB II sganciate da F-15E STRIKE EAGLE – velivolo base per i test e le valutazioni dell’ordigno – in 3 diversi profili di utilizzo: contro bersagli in movimento in condizioni meteo avverse, tramite controllo dell’ordigno di una terza parte in remoto via datalink e nella modalità “discriminazione” nel caso di utilizzo contro un preciso obiettivo situato a pochi metri da altri falsi bersagli. Nei prossimi mesi si passerà ai test finali d’integrazione delle SDB II sugli F-35 dell’Aeronautica e sugli F-18E/F SUPER HORNET ed F-35C della Marina.

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L'USAF, oltre ad aver confermato che il nuovo bombardiere strategico Northrop Grumman B-21 RAIDER rimpiazzerà B-1B LANCER e B-2 SPIRIT, ha annunciato le basi che ospiteranno il velivolo. Si tratta della Dyess Air Force Base, Texas; della Ellsworth AFB, South Dakota; e della Whiteman AFB, Missouri. La Barksdale AFB, Louisiana, e la Minot AFB, North Dakota, continueranno, invece, ad ospitare il venerabile B-52 che resterà in servizio fino almeno al 2050. Il primo RAIDER dovrebbe essere consegnato all’USAF attorno al 2025.

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232 i Squad Leaders delle Kurdish Security Forces addestrati dai soldati italiani.

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Raytheon ha comunicato di aver completato i test per l’integrazione dell’ordigno planante aria-sup AGM-154C JSOW (Joint Stand Off Weapon), in seguito all’ultimo lancio effettuato lo scorso 17 aprile da un F-35C della US Navy contro un bersaglio situato all’interno della Naval Air Weapons Station di China Lake. L’inizio della fase di test operativi finali è prevista per l’ultimo trimestre del 2018. L’arma, caratterizzata da un sistema di guida inerziale/GPS con sensore elettro-ottico IR per l’identificazione e il tracking del bersaglio, è dotata di una testata bellica multistadio WDU-44 e WDU-45 “broach” da 500 libbre, una portata di 130 km in caso di lancio ad alte quote (distanza che si riduce a 25 km nei casi di sganci a bassa quota) e può essere alloggiata all’interno delle baie interne degli F-35.

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La famiglia di radio aeroportate di Rohde & Schwarz M3AR - oltre 7.000 esemplari in uso in più di 70 Paesi - si arricchisce di un nuovo prodotto basato su tecnologia SDR (Software Defined Radio) denominato SDAR.

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Oggi la fregata europea multimissione (FREMM) della Marina Militare ALPINO è partita dalla Stazione Navale Mar Grande di Taranto per una campagna navale, di cui RID è media partner, che la porterà nei prossimi 2 mesi in Nord America. Nave ALPINO è la quinta unità FREMM, la quarta in versione “antisommergibile”, ed è stata consegnata alla Marina Militare il 30 settembre 2016. Questa nuova campagna per una fregata tipo FREMM costituisce una preziosa occasione di addestramento per mantenere elevati livelli di prontezza e di rafforzamento dei rapporti con gli alleati trans-regionali. Nave ALPINO garantirà una presenza qualificata e tecnologicamente rilevante in diversi Paesi con cui l’Italia intrattiene importanti rapporti politico-diplomatici, economici e di cooperazione militare. Le attività che verranno condotte si inquadrano, più in generale, all’interno dei compiti istituzionali che la Marina Militare assicura al nostro Paese ed alla collettività senza soluzione di continuità in tutte le aree di interesse strategico, garantendo quindi presenza navale finalizzata al sea-control, sicurezza delle linee di comunicazione commerciale (SLOC), vigilanza sulle attività marittime nazionali, deterrenza e contrasto alle attività illegali in alto mare, cooperazione internazionale e addestramento. Il tour di nave ALPINO permetterà, inoltre, di mostrare e far conoscere le capacità operative dell’unita a delegazioni composte da membri del Congresso degli Stati Uniti ed ufficiali dell'US Navy  nell’ambito del programma Future Frigate Program FFG(X)) per l'acquisizione di una nuova classe di fregate con la quale la Marina Americana intende colmare il gap capacitivo tra le Littoral Combat Ship (LCS) ed i cacciatorpediniere classe ARLEIGH BURKE. Come noto, al programma partecipa anche Fincantieri che propone, appunto, il design delle FREMM. La campagna, pertanto, mira anche a “fare sistema” integrando le capacità operative dell’equipaggio con i moderni sistemi di fabbricazione italiana imbarcati su nave ALPINO. La presenza oltreoceano, infine, rappresenta pure l’occasione d’incontro con le numerose comunità italiane residenti all’estero ed include anche l’organizzazione di eventi culturali e di promozione dell’immagine dell’Italia e delle sue eccellenze.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa Missione in Libano: 1° corso VBSS per Forze Speciali della LAF

Concluso il 1° corso VBSS, svolto a favore del Marine Command Regiment delle Lebanese Armed Forces (LAF) nell’ambito della missione MIBIL in Libano.

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anteprima logo RID La crescita degli OPV

Tra le molte categorie esistenti in ambito navale, quella degli OPV (Offshore Patrol Vessels, Pattugliatori d’Altura) è probabilmente tra le meno definite. Nella grande famiglia degli OPV rientrano mezzi di 50 m e 500 t di dislocamento, così come navi da oltre 120 m e 4.500 t, mentre addirittura in Estremo Oriente si contano 2 unità cinesi da 12.000 t e 2 giapponesi da 9.300 t. Naturalmente anche la variabilità delle prestazioni e degli equipaggiamenti di queste navi è altrettanto ampia, tanto che una panoramica completa sarebbe impossibile. Negli ultimi anni si è assistito ad una notevole crescita di queste unità, al punto che si tratta del segmento con la maggiore espansione. Infatti sono unità relativamente semplici, affidabili, con ulteriori margini di sviluppo, e hanno tipicamente un dual-role che ne facilita l’acquisizione e che (talvolta) tacita anche le coscienze dei più accesi pacifisti. Le fregate hanno ormai raggiunto dimensioni e costi notevoli, pur se a fronte di capacità operative importanti. Una fregata dei giorni odierni offre prestazioni che fino a pochi anni fa erano assicurate soltanto da cacciatorpediniere, o da incrociatori, tanto che il confine tra le unità contrassegnate con una F o una D è ormai così sfumato da essere inesistente. Tuttavia, a fronte di questa evoluzione, si deve anche osservare che persiste la necessità di assolvere, quasi quotidianamente, a numerose missioni per le quali non è richiesta una capacità operativa così elevata. Ecco quindi la necessità di una congrua flotta di navi decisamente meno costose e meno capaci di corvette/fregate/caccia, ma che conservino la possibilità di contribuire anche a missioni d’interesse militare. Questa specificità le rende particolarmente appetibili anche per aspetti industriali e politici. La loro relativa semplicità e l’abituale ricorso a normative di classificazione commerciali o “miste” hanno infatti consentito a diversi cantieri di entrare nel mercato navale militare attraverso la progettazione o la costruzione di OPV, oppure di esportare con successo questi progetti a nazioni dove l’industria navale non era ancora sviluppata. Del resto, vista la natura relativamente “benigna” di questi mezzi e la maggiore economicità, la loro acquisizione è spesso guardata con favore da gran parte dell’opinione pubblica e suscita comunque poco o nessun allarme nei Paesi confinanti. A seconda dei diversi ordinamenti nazionali questi OPV sono in forza alla marina militare, o alla guardia costiera, o ad entrambe le organizzazioni. Vi sono alcune Marine, come quella Messicana e quella Irlandese che sono composte esclusivamente da pattugliatori. Il Messico, addirittura, con una decisione inaspettata, ha recentemente ritirato dal servizio tutte le fregate, ed ha cancellato il programma per acquisirne di nuove, optando per concentrarsi esclusivamente sugli OPV come mezzo per la lotta al narcotraffico e la protezione della Zona Economica Esclusiva. L’Olanda, con una decisione che all’epoca fece scalpore, aveva deciso di sostituire 4 delle sue (pur recenti) 10 fregate, per acquisire altrettanti OPV di caratteristiche avanzate, in modo che le attività di pattugliamento venissero svolte da unità che erano in grado di assicurarle con maggior efficienza ed efficacia, lascando quindi alle fregate i compiti più prettamente militari.

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