anteprima Consegnato il Romeo Romei 12-05-2017

È stato consegnato ieri presso lo stabilimento Fincantieri di Muggiano (La Spezia), il sommergibile “Romeo Romei”, ultimo di una serie di quattro unità gemelle della classe “Todaro”, tipo U212A, commissionate a Fincantieri dalla Direzione degli Armamenti Navali – NAVARM per la Marina Militare.

a cura di Redazione
anteprima Fincantieri: con Macron via libera per STX 11-05-2017

Le ultime, eventuali, ombre che potevano sorgere nell'operazione di acquisizione dei cantieri francesi STX France da parte di Fincantieri sono state dissolte con l'elezione del neo Presidente Macron. A differenza della sfidante Le Pen, infatti, contraria alla vendita all'Italia degli storici Chantiers dell'Atlantique di Saint Nazaire, come emerso nel dibattito televisivo tra i 2 candidati prima del ballottaggio, Macron è favorevole all'accordo che definisce l'operazione. Ed in questi giorni dovrebbe giungere il via libera anche della Corte Distrettuale di Seul, che gestisce la procedura fallimentare della controllante STX Offshore e Shipbuilding. A quel punto mancherà solo il parere, non vincolante, del Comitato d'Impresa di STX France - organo sindacale a composizione mista, cui partecipa anche il datore di lavoro – ed il via libera dell'antitrust europeo. In realtà si tratta di una serie di passaggi formali – per giungere al closing tra giugno e luglio – rispetto ad un accordo che è già stato ampiamente sottoscritto da Italia e Francia. L'intesa, ricordiamolo, prevede l’ingresso di Fincantieri in STX France con il 48%, mentre allo Stato francese mantiene l'attuale 33%. Le quote restanti vanno a DCNS, con il 12%, ed alla Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste, con il 6%. Tradotto in termini monetari, il costo dell'operazione riguardante la parte italiana è di circa 60 milioni di euro per Fincantieri e circa 7 milioni per la Fondazione CRT. Per ottenere il via libera da parte del Governo di Parigi, nell'accordo sono state inserite una serie di clausole. La prima è che per 5 anni Fincantieri si impegna a mantenere invariato l'attuale livello occupazionale – 2.6000 dipendenti (ai quali vanno aggiunti i circa 7.000 addetti nell'indotto) - e la seconda è il vincolo per l'azienda italiana a non poter crescere nell'azionariato di STX France oltre il 50% per 8 anni. Detto ciò, veniamo alle considerazioni industriali. Per Fincantieri si tratta di un'operazione strategica che – al di là degli scenari sulla futura “Airbus dei mari", scenari certamente complessi e di non facile realizzazione – permette al gruppo guidato dall'AD Bono di consolidarsi come colosso mondiale del settore, da oltre 26.000 dipendenti e 5,5 miliardi di euro di ricavi, capace di competere pari a pari con i giganti sudcoreani (che, tuttavia, non possono vantare il medesimo livello di contenuto tecnologico del gruppo italiano) e di veder incrementata la sua fetta di mercato dal 38% al 55%. Da questo punto di vista, STX France porta in dote un portafoglio ordini, da qui al 2026, di 14 navi da crociera per un valore di 12 miliardi di euro, senza dimenticare pure un'expertise ed una conoscenza nel settore militare importante che copre capacità costruttive ad ampio spettro per unità che vanno dalla categoria delle navi anfibie agli OPV passando per le fregate. Fincantieri, inoltre, aveva bisogno come il pane di un cantiere grande – Saint Nazaire lo è con il suo bacino di carenaggio più lungo di Europa (quasi un chilometro) – dove costruire navi e soddisfare una domanda in crescita sia nel civile sia nel militare. Per cui, in definitiva, si tratta di un'operazione che permette al gruppo triestino di dimensionarsi al meglio sul terreno industriale, dando ulteriore prospettiva e strutturando ancor di più la crescita degli ultimi anni, e di superare i limiti fisici che per sua natura la cantieristica non può che avere in Italia. Ulteriori approfondimenti su RID 6/17.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima G7 Taormina: l'Italia si blinda 10-05-2017

E' attualmente in discussione in Parlamento per essere convertito il Decreto Legge, varato dal Governo a fine aprile, che incrementa gli organici dell'Operazione STRADE SICURE ai fini della sicurezza del G7 di Taormina del 26-27 maggio. In particolare, il Decreto prevede l'aumento temporaneo, tra il 1° ed il 28 maggio, di 2.900 effettivi della consistenza della missione, pari in precedenza a 7.050 unità. Il grosso dei rinforzo previsti, 1.923 militari, viene assegnato dal Decreto alla vigilanza di siti e obiettivi sensibili a Taormina, mentre altri 432 uomini servono al rafforzamento dei dispositivi di vigilanza delle frontiere marittime e aeree della Sicilia e della Calabria, nonché di altre aree a rischio; i rimanenti 545 sono destinati alla protezione degli assetti militari di difesa dello spazio aereo e navale. Il costo di questo incremento di organici è di 5,360 milioni di euro, da attingersi al Fondo per le esigenze indifferibili istituito presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze. Su RID 6/17 ulteriori approfondimenti.

a cura di Redazione
anteprima Workshop peacekeeping: parla Graziano 10-05-2017

Il Capo di SMD, Generale Claudio Graziano, è intervenuto oggi al 2° workshop sui nuovi modelli di peacekeeping.

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima L’aereo spia U-2 in servizio fino al 2025 09-05-2017

Il velivolo per la ricognizione e sorveglianza strategica Lockheed Martin U2 vedrà la propria vita operativa estendersi ancora per qualche anno. Secondo quanto previsto fino a poco tempo fa, il DRAGON LADY avrebbe dovuto essere ritirato dal servizio tra il 2019 ed il 2020 lasciando i compiti di ricognizione ad alta quota al solo Northrop Grumman RQ-4B GLOBAL HAWK. Secondo funzionari dell’USAF, adesso l'intento, invece, sarebbe quello di mantenere in servizio la flotta di 27 U2 almeno fino al 2025 fidando, da un lato, sull’ottimo stato delle cellule – considerando che tutti gli esemplari eccetto uno sono stati prodotti negli anni ottanta – e, dall’altro, sui continui aggiornamenti apportati. Del resto, quando gli aerei sono “grandi” e le cellule sono buone, i margini di crescita sono sempre importanti e Lockheed Martin sta lavorando in tal senso per migliorare ancor di più il DRAGON LADY. Negli ultimi anni, il velivolo ha già visto completamento sostituita e migliorata la sua sensoristica. Innanzitutto, è stato introdotto il nuovo sistema SIGINT, realizzato da Northrop Grumman, ASIP (Airborne Signals Intelligence Payload) che garantisce l’identificazione, la localizzazione e l'intercettazione di tutti i segnali elettromagnetici e delle comunicazioni da altissime quote. Il sistema è caratterizzato da 2 grandi pod installati uno per ciascuna semiala. Un’altra miglioria ha interessato il sistema multispettrale di osservazione UTC Aerospace SYERS-2C la cui capacità di acquisizione è stata incrementata fino a 10 bande multispettrali. Aggiornati anche il sistema di autoprotezione elettronica, mentre è stata introdotta anche una capacità di attacco elettronica. Altri 2 grandi upgrade sono in fase di sviluppo ed a breve dovrebbero iniziare i test in volo. Il primo è un sistema di navigazione basato sul tracciamento dei corpi celesti denominato Celestial Object Sighting System (COSS, or “star tracker”), sviluppato dai Laboratori Draper. Il sistema punta ad emancipare l’U2 dal GPS il cui segnale è stato più volte jammato negli ultimi tempi, soprattutto con il velivolo in missione sulla Corea del Nord per monitorare lo stato dei programmi balistico e nucleare. Il secondo upgrade riguarda l’evoluzione del radar ad apertura sintetica ASARS-2/2A (Advanced Synthetic Aperture Radar System) mediante l'introduzione di un’antenna a scansione elettronica attiva. Il nuovo sensore sarebbe, così, ridenominato ASARS-2B. Allo stesso tempo, sono in corso a Palmdale i test in volo di un sistema di missione ad architettura aperta, OMS (Open Mission System). Ulteriori approfondimenti su RID 5/17.

a cura di Redazione
anteprima PPA: via ai lavori in bacino 09-05-2017

Si è svolta oggi presso lo stabilimento Fincantieri di Muggiano (La Spezia) la cerimonia di impostazione che dà il via ai lavori in bacino del primo Pattugliatore Polivalente d’Altura (PPA). Questo PPA, primo di 7 unità, sarà consegnato nel 2021 e rientra nel piano di rinnovamento delle linee operative delle unità navali della Marina Militare deciso dal Governo e dal Parlamento e avviato nel maggio 2015. La caratteristica fondamentale di questa classe di navi è il loro altissimo livello di innovazione, che le rende estremamente flessibili nei diversi profili di utilizzo con un elevato grado di efficienza. In particolare, queste unità presentano un doppio profilo di impiego (il c.d. dual use), quello tipicamente militare e quello per operazioni di protezione civile e soccorso in mare; in aggiunta hanno un basso impatto ambientale ottenuto con opportune soluzioni tecnologiche e costruttive, come ad esempio gli  avanzati sistemi di propulsione ausiliari a bassa emissione inquinante (motori elettrici). Sono previste differenti configurazioni di sistema di combattimento: a partire da una “leggera”, relativa al compito di pattugliamento, integrata da capacità di autodifesa, fino ad  una “completa”, equipaggiata con il massimo della capacità di difesa. Inoltre l’unità è in grado di impiegare imbarcazioni veloci tipo RHIB (Rigid Hull Inflatable Boat) sino a una lunghezza di oltre 11 metri tramite gru laterali o una rampa di alaggio situata all’estrema poppa. I PPA sono lungi 132,5 m ed hanno un dislocamento a pineo carico, nella variante Full, di 6.280 t (le varianti Light e Light Plus avranno, invece, un dislocamento inferiore nell’ordine delle 400-450 t). La velocità è di oltre 31 nodi in funzione della configurazione e dell’assetto operativo e l'equipaggio comprende 173 persone. Due zone modulari a poppa e centro nave permetteranno l’imbarco di svariate tipologie di moduli operativi/logistici/abitativi/sanitari containerizzati (in particolare la zona di poppa può ricevere e movimentare in area coperta fino a 5 moduli in container ISO  20’ mentre la zona centrale fino 8 container ISO 20’). I PPA saranno costruiti presso il Cantiere Integrato di Riva Trigoso e Muggiano con consegna prevista per la prima unità della classe nel 2021, mentre i successivi saranno consegnati nel 2022, 2023, 2024 con due unità, nel 2025 e nel 2026.

a cura di Redazione
anteprima Iran: mega esercitazione con l'S-300 PMU2 08-05-2017

L'Iran ha condotto una complessa esercitazione antiaerea impiegando 4 batterie di sistemi sup-aria a lungo raggio con capacità antiaerea e anti-missile (nei confronti di minacce balistiche a medio raggio) S-300 PMU2 FAVORIT culminata con il lancio di intercettori Fakel 48N6E2 da quasi 200 km di raggio di azione. Tre batterie erano dispiegate presso la base di Semnan ed una presso la base di Khavar Shahr, a sudest di Teheran, mentre un radar di scoperta 64N6E2 BIG BIRD era schierato presso la base di Kahrizak a sud di Teheran ed era presumibilmente collegato alle batterie mediante il radio link FL-95. L'Iran ha acquistato 4 batterie di S-300 nell'aprile 2015, dopo che la Russia, a causa delle sanzioni ONU sul Paese imposte per il suo programma nucleare, aveva cancellato un precedente accordo con Teheran. L'accordo originario prevedeva la fornitura del sistema S-300 PMU1. Con l'intesa negoziata dall'Amministrazione Obama con il Paese, ed il successivo rilassamento del regime sanzionatorio, nel 2015 il Presidente Putin aveva deciso di di sbloccare l'accordo ed onorarlo, ma, considerato che l'S-300 PMU1 era uscito di produzione, dandovi corso con il più performante S-300 PMU2. Tipicamente una batteria di S-300 PMU2 comprende fino a 6 lanciatori qadritubo per i missili 48N6E2 – la cui testata è stata ottimizzata anche per l'ingaggio di missili balistici - associati ad il radar di acquisizione e controllo missili 30N6E2 TOMB STONE, un posto comando 54K6E2 con il radar di scoperta 64N6E2 BIG BIRD, nonchè, quando previsto, come nel caso dell'Iran, il radar di scoperta ed early warning LEMZ96L6E

a cura di Redazione
anteprima Cameri: rollout per il primo F-35B 05-05-2017

Oggi, presso la FACO (Final Assembly and Check Out) di Cameri, si è svolta la cerimonia di rollout del primo F-35B in variante da decollo corto e atterraggio verticale per le Forze Armate italiane. Si tratta dell'ottavo F-35 per l'Italia prodotto nello stabilimento di Cameri, dove sono attualmente in diversi stadi di produzione altri 4 esemplari e dove a breve dovrebbe partire anche l'assemblaggio del primo F-35 per l'Olanda. Secondo fonti di RID il velivolo che oggi ha effettuato il rollout dovrebbe condurre il primo volo tra la fine di luglio e i primi di agosto per essere poi consegnato a novembre. Nonostante le incertezze e le difficoltà, dunque, il programma F-35 italiano continua. Ad oggi l'Italia ha già ordinato 12 velivoli e 3 di questi, appartenenti all'Aeronautica, sono stati rischierati a Amendola dove stanno svolgendo le normali attività addestrative in volo e dove sono stati anche effettuati i primi test di interoperabilità e d’integrazione procedurale con il GULFSTREAM 550 CAEW (Conformal Airborne Early Warning) e con l’addetratore avanzato M-346.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Corea: le capacità antimissile del THAAD 04-05-2017

Lo scorso 25 aprile, a Seongju, una cittadina rurale 250 km a sud est di Seul, è stata installata una batteria del sistema per la difesa antimissilistica terminale (Terminal High-Altitude Area Defense – THAAD), destinata a proteggere almeno i 2/3 del territorio sudcoreano. Le prime componenti del THAAD sono giunte nella base aerea di Osan a bordo di un C-17 dell’USAF tra il 5 e il 16 marzo scorsi, esattamente a cavallo dell’intensa fase di test missilistici nordcoreani, successivi ai precedenti test di fine 2016 e della scorsa estate, allorquando venne deciso il dispiegamento dello scudo missilistico in Corea del Sud. Il THAAD è un sistema antimissile con portata dichiarata di 200 km e capacità d’ingaggio endo ed esoatmosferica (tra 40 e 150 km di altitudine) di missili balistici a raggio breve e medio nella fase terminale del volo, secondo la tecnologia “hit-to-kill che non prevede testata esplosiva, sfruttando l’energia cinetica dell’impatto per distruggere il missile. Il THAAD è composto dalle seguenti componenti: missile intercettore; veicoli di lancio con canister per 8 missili; il potente radar phased-array AN/TYP2 (in gergo “Tippy Two”) dispiegabile in banda X (8/12,5 Ghz) - con copertura di 1.000 km in “modalità terminale” (utilizzata all’interno del complesso THAAD per identificare, acquisire, tracciare e selezionare missili balistici in fase di discesa/terminale di volo), ma configurabile separatamente da tale sistema come sensore avanzato (come avviene, per esempio, in Turchia), con copertura di circa 2.000 km - e caratterizzato da un’antenna a singola faccia fissa, montata su un trailer, dotata di una superficie di 9 m² e di ben 24.000 moduli di trasmissione/ricezione posizionati al suo interno; un’unità per il controllo di tiro e comunicazioni (Command, Control, Battle Management, Communication - C2BMC), dotata di un’interfaccia software che consente di integrare/fondere dati provenienti da diversi sensori per il calcolo della miglior soluzione di tiro; ed equipaggiamento di supporto (generatore e unità di raffreddamento). Attualmente il sistema sudcoreano, basato su una batteria ridotta con soli 2 veicoli di lancio (invece dei 6 previsti da una batteria standard) ha ottenuto la capacità operativa iniziale il 1° maggio, mentre la piena capacità operativa dovrebbe essere raggiunta la prossima estate con l’aggiunta di altre componenti che completeranno il sistema, tra cui altri 4 veicoli di lancio. Il THAAD rischierato in Corea del Sud si aggiunge al mix di sistemi antiaerei/antimissile a medio/lungo raggio MIM-104 PATRIOT PAC-2 GEM/T e PAC-3 che equipaggiano 2 brigate (8 batterie totali) dell’Aeronautica Sudcoreana - con i PAC-2 che verranno sostituiti entro la fine dell’anno con i PAC-3 - oltre alle batterie americane di PAC-3 presenti nella penisola. I PATRIOT rappresentano il secondo strato di difesa antimissile su brevi distanze (35/40 km) e basse altitudini (25 km) e integrano il THAAD completando il sistema pluristratificato di difesa antimissile. Secondo quanto stabilito dai 2 governi lo scorso luglio, il costo totale del rischieramento del THAAD - pari a circa 1 miliardo di dollari - verrà diviso in tal modo: i costi legati alle voci “supporto, logistica e infrastrutture” verranno coperti dal Governo sudcoreano, mentre gli Stati Uniti sosterranno quelli relativi alla fornitura, gestione operativa e manutenzione del sistema.

a cura di Andrea Mottola
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