LEONARDO
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anteprima logo RID Il Giappone rafforza la difesa antimissile

La Marina Giapponese prosegue il potenziamento delle capacità anti-missile balistico delle sue unità da difesa aerea tipo AEGIS. Tokyo ha infatti chiesto agli Stati Uniti il via libera (tramite FMS) all’acquisto di un primo lotto di 8 missili STANDARD SM-3 Block-IB, e 13 SM-3 Block IIA, oltre ai canister per moduli di lancio verticale Mk-21 e Mk-29, per un valore complessivo di 561 milioni di dollari. Una richiesta che fa seguito alla precedente, evasa sempre via FMS, per 4 SM-3 Block IIA e altrettanti canister Mk-29, da 133 milioni di dollari, avanzata a gennaio, mentre a settembre erano stati effettuati test di difesa anti-missile con gli SM-3 Block-IB Threat Upgrade (SM-3 Block-IB TU) imbarcati sull’ATAGO. I sistemi sono infatti compatibili con i 4 cacciatorpediniere da 10.000 t. classe KONGO, realizzati tra 1990 e 1998, e aggiornati nel 2007-2010, e i 2 caccia derivati classe ATAGO, in servizio dal 2007-2008, per i quali è già stato avviato un primo upgrade. Nel 2020-2021 entreranno quindi in servizio i 2 ATAGO Improved (27DDG), il cui capoclasse MAYA è stato varato lo scorso 30 luglio. Una volta ottenuto il via libera dal Congresso, il pacchetto verrà realizzato da Raytheon Missile Systems, nel sito di Tucson, per i missili, e da BAE Systems, a Minneapolis, per i canister, e includerà 5 anni di supporto tecnico. Da sottolineare che gli SM-3 Block IIA vengono realizzati assieme all’industria giapponese, con la Mitsubishi Heavy Industries che contribuisce, nell’ambito di un accordo intergovernativo del 2006, allo sviluppo dei motori del secondo e terzo stadio, e di un nuovo cono ultraleggero del missile. Come sottolineato dalla US Defense Security Cooperation Agency (DSCA) nel rapporto destinato al Congresso, questa fornitura “contribuirà alla politica estera e alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, migliorando la sicurezza di un alleato chiave” in funzione della stabilità una maggiore capacità di difesa contro i missili balistici. Con un occhio non solo alla Corea del Nord, ma anche alla Cina.

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anteprima logo RID Russia e Ucraina di nuovo ai ferri corti

Nella notte tra il 25 e il 26 novembre, unità navali della Guardia Federale di Frontiera, dipartimento del  Servizio Federale di Sicurezza (FSB) russo, hanno sequestrato 3 navi della Marina Ucraina dopo un repentino scontro a fuoco nelle acque prospicenti lo stretto di Kerch, punto di passaggio tra il Mar Nero e il Mare di Azov.

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 Gli Stati Uniti escono dal Trattato INF: storia, motivazioni e conseguenze

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Il governo israeliano sta considerando l'ipotesi d'acquisto dii nuovi cacciabombardieri F-15 prodotti dalla Boeing.

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anteprima logo RID I contractors tornano in Mozambico

Cabo Delgado, provincia settentrionale del Mozambico. Da mesi è teatro di attacchi portati da gruppi armati: colpiti villaggi, posti di polizia, installazioni. Centinaia le vittime in una serie di incursioni devastanti. Gli esperti hanno idee diverse su chi abbia organizzato gli assalti: una parte accuse nuclei di militanti di ispirazione jihadista, altri puntano su bande di criminali, altri ancora ipotizzano legami con gli Shebab somali. Magari c’è un mix di diversi fattori e componenti che tuttavia hanno creato grande allarme. Il governo ha chiesto la solidarietà internazionale per parare la sfida, ma al tempo stesso – secondo fonti citate – ha sondato la possibilità di farsi assistere da compagnie di sicurezza private. Sembra che i rappresentanti di una società statunitense abbiano offerto la loro consulenza in cambio di contratti e petrolio. La “ditta” ha promesso una risposta rapida e risolutiva nel contrasto degli insorti, ma nel potenziale affare si sono inseriti anche concorrenti russi, già presenti in Ucraina, Siria e, di recente, in Centro Africa. Nulla di nuovo sotto il sole del continente dove per decenni hanno agito i soldati di ventura. Dai “terribili” nel conflitto congolese ai veterani coinvolti nei golpe alle Comore. Poi, più di recente, l’intervento al fianco di truppe nigeriane contro i tagliagole di Boko Haram, oppure nella guerra in Sudan. Le difficoltà degli eserciti locali davanti a nemici determinati aprono prospettive “interessanti” che, a volte, si tirano dietro ben altro. L’arrivo dei contractors è una testa di ponte per creare altri affari.

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Grande passo in avanti per il programma relativo al futuro caccia da combattimento franco-tedesco.

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Il 19 novembre il Consiglio Affari Esteri dell’UE ha approvato il secondo pacchetto di progetti di cooperazione militare nel quadro della Permanent Strucruted Cooperation (PESCO), che seguono i 17 già lanciati lo scorso marzo. Anche stavolta si tratta di 17 progetti a geometria variabile, che vanno da cooperazioni puramente bilaterali ad iniziative con ben 10 partecipanti quali lo sviluppo di un Integrated Unmanned Ground System a guida estone. Le capacità militari oggetto dei progetti cooperativi sono distribuite in diversi ambiti. Vi sono infatti 3 progetti ciascuno nei domini terrestre e aereo, nel campo degli enablers e in quello del training e, infine, nella macro area cyber & Intelligence Surveillance Reconnaissance (ISR). Due sono i progetti in ambito spaziale, ed uno nel dominio marittimo. Rispetto alla precedente ondata di progetti PESCO vi sono novità significative. La più evidente è di certo l’inserimento dell’UAV europeo nel pacchetto approvato a Bruxelles. La cooperazione per lo sviluppo di un UAV europeo categoria Medium Altitude Long Endurance (MALE) era iniziata già nel 2015 tra Francia, Germania, Italia e Spagna, con un forte ruolo tedesco. Il cappello PESCO testimonia sia la volontà dei Paesi partecipanti di farne un progetto significativo verso l’Europa della difesa, sia l’approvazione UE per una cooperazione che mira a ridurre la dipendenza operativa, tecnologica e industriale da fornitori non-europei nel campo strategico dei velivoli a pilotaggio remoto. Inoltre, la sua inclusione in ambito PESCO apre in un certo senso la strada ad ulteriori partecipazioni di Paesi UE, che potrebbero seguire i passi della Repubblica Ceca aiutando così l’Eurodrone a raggiungere le economie di scala necessarie per competere con i prodotti statunitensi e israeliani. Se era già impossibile per un singolo Paese UE sviluppare da solo un’alternativa credibile ed in tempi ragionevoli ai droni statunitensi, il sigillo PESCO conferma che l’EUROMALE è l’unico cavallo su cui vale la pena scommettere in questo settore. Altro progetto interessante dal punto di vista capacitivo e tecnologico è il Beyond Line of Sight (BLOS) Land Battlefield Missile System, guidato dalla Francia con la partecipazione di Belgio e Cipro. L’iniziativa mira a sviluppare un nuovo sistema controcarro/multiruolo BLOS, da integrare su diverse piattaforme terrestri ed aeree (in particolare sugli elicotteri TIGER, ma non solo), e l’idea di “users club” inserita nel progetto potrebbe indicare la volontà di un ampliamento del pool di acquirenti del sistema. Novità rilevanti nel campo spaziale con i primi 2 progetti PESCO in questo settore, che vedono un forte tandem italo-francese. Nel caso del EU Radio Navigation Solution l’obiettivo è sviluppare capacità militari di Positioning Navigation and Timing (PNT) sulla base di GALILEO, e non ha caso oltre a Francia (con il ruolo di leader) e Italia sono della partita anche Germania, Spagna e Belgio. Viste le tensioni con la Gran Bretagna su GALILEO in prospettiva post-Brexit, questo progetto in ambito PESCO segnala in un certo senso la volontà dei Paesi UE di riaffermare il ruolo di GALILEO a supporto della cooperazione ed integrazione militare all’interno dell’Unione. L’altro progetto spaziale, a guida italiana e supporto francese, punta a sviluppare una “autonomous, sovereign, EU military Space Situational Awareness capability”, per la protezione degli assetti e servizi spaziali degli stati UE. Anche in questo caso si può intravedere un segnale politico importante di cooperazione tra le principali potenze spaziali dell’Unione, Francia e Italia, per una “autonomia” e “sovranità” declinate a livello europeo piuttosto che nazionale – come è necessario nel settore spaziale ed in molti altri campi in cui nessuno stato membro da solo può reggere il confronto con le potenze mondiali. Altri interessanti iniziative di sviluppo capacitivo riguardano i sistemi di contrasto ai droni (progetto a guida italiana), la modernizzazione degli elicotteri TIGER da parte di Francia, Germania e Spagna TIGER MkIII, e lo sviluppo di una forza joint permanente nel campo della guerra elettronica (cooperazione tra Germania e Repubblica Ceca). Nel complesso, un set di progetti più orientato allo sviluppo o modernizzazione di tecnologie, sistemi e piattaforme, anche per la parte alta dello spettro dei conflitti, rispetto alla prima ondata PESCO dello scorso marzo concentrata maggiormente su duale, medicale, infrastrutture e logistica. Quest’ultimo aspetto vede però un’iniziativa potenzialmente importante nel progetto presentato dalla Francia per un “co-basing”, ovvero una condivisione di basi militari e punti di accesso sia in Europa che oltremare, cui hanno aderito Germania, Spagna, Olanda, Belgio e Repubblica Ceca – tutti Paesi parte anche dell’European Intervention Initiative lanciata da Parigi negli scorsi mesi per favorire la futura creazione di coalizioni ad hoc, a guida francese, per interventi militari all’estero. Proprio la Francia ha giocato la parte del leone in questa seconda ondata di progetti PESCO, guidando o partecipando a 9 iniziative, a fronte ad esempio delle 6 di Italia o Germania. Sul totale dei 34 progetti PESCO lanciati tra marzo e novembre, Parigi è presente in 21, esattamente come Roma, seguite da Madrid (18), Praga (16), Atene (14) e Berlino (13). Il numero di progetti cui un Paese partecipa non è certamente un indicatore determinante dell’impegno militare, industriale ed economico nella PESCO, specie considerando che i progetti variano dall’EUROMALE, con investimenti complessivi per miliardi di euro, alla costituzione di un posto comando congiunto per operazioni speciali da parte di Grecia e Cipro. Tuttavia, pur nell’estrema varietà in termini qualitativi e quantitativi dei progetti approvati, è rilevante, e positivo, che ad un anno dal lancio effettivo della PESCO i principali Paesi UE siano impegnati in numerosi progetti in diversi ambiti, alcuni dei quali robusti e significativi dal punto di vista militare. E che l’Italia sia in testa al gruppo, insieme alla Francia.

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Il rapimento della cooperante italiana Silvia Romano, avvenuto nella contea kenyota di Kilifi, tra Malindi e Mombasa, riporta drammaticamente di attualità la questione della minaccia del gruppo jihadista somalo di Al Shabaab in tutto il Corno d’Africa. Ancora non vi sono certezze, o rivendicazioni, in questo senso, ma la dinamica dell'accadimento sembra portare proprio a Sahabaab. Il rapimento, infatti, è avvenuto durante un attacco ad un locale mercato da parte di un commando che, secondo alcune frammentarie testimonianze locali, parlava somalo. In realtà questa non è una tradizionale area di infiltrazione di Al Shabaab, siamo infatti lontani dal confine con la Somalia, ma Shabaab potrebbe contare lo stesso su diversi appoggi locali. Peraltro, in questa zona opera pure il movimento separatista Mombasa Republican Council, un “calderone” al cui interno per Shabaab non sarebbe difficile trovare agganci ed imbastire operazioni come questa (con eventuale rivendita di ostaggio connessa). Negli ultimi mesi, Sahabaab ha recuperato terreno ed intensificato le sue azioni a carattere terroristico e mordi e fuggi. Ad oggi, in tutta la Somalia sarebbero attivi tra i 4.000 ed i 6.000 jihadisti, mentre tra ottobre 2017 e settembre 2018 nel Paese si sono verificati ben 440 attacchi/attentati. Anche in previsione del ritiro di AMISOM (African Union Mission in Somalia), previsto tra il 2019 ed il 2020, di cui il contingente kenyota è uno dei pilastri, gli Americani hanno incrementato la loro presenza nel Paese ad oltre 500 uomini (Berretti Verdi e Ranger), impegnati in compiti d’intelligence/ricognizione in profondità e formazione/mentoring delle componenti speciali e di antiterrorismo locali, ed hanno condotto oltre 30 strike aerei solo negli ultimi 10 mesi (erano stati una ventina in tutto il 2017). Questa recrudescenza del fenomeno di Al Shabaab in Somalia sarebbe dovuta principalmente al supporto ricevuto dall’Arabia Saudita che utilizzerebbe il gruppo jihadista per destabilizzare il governo del Presidente Farmajo, troppo vicino a Turchia e Qatar.

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Da novembre, anche l’India dispone del “tridente nucleare”, composto dalle capacità missilistiche, di strike aereo, e – quella generalmente considerata più sofisticata, costosa ed efficace – basata su sottomarini lanciamissili. Lo SSBN realizzato localmente e completato nel 2016, ARIHANT, ha infatti effettuato il suo primo pattugliamento operativo di deterrenza strategica. In realtà, quella effettuata è stata ancora una missione a metà tra il rodaggio e l’addestramento, e la piena capacità operativa (FOC) non è stata ancora conseguita, nonostante l’enfasi posta dal Primo Ministro Narendra Modi nell’annunciarla, lo scorso 5 novembre. Il pattugliamento ha tuttavia permesso di testare la delicata catena di comando tra governo, Nuclear Command Authority (NCA), che dal 2003 gestisce le capacità nucleari indiane (raggiunte nel 1974, col test annunciato all’ora Premier Indira Gandhi con la frase in codice “Il Budda sorride”), e sottomarino. Il pattugliamento, conclusosi il 4 novembre, è durato 20 giorni, ed è avvenuto in un’area tenuta segreta, ma verosimilmente scelta per testare il dispiegamento in quelle zone che, ha sottolineato Modi, “rappresentano una risposta adeguata a coloro che praticano il ricatto nucleare”. Quindi, tra il Mare Arabico, che consente di tenere sotto tiro le basi nucleari pakistane, e il Mar Cinese Orientale, da dove creare una deterrenza nei confronti di Pechino. Per rendere davvero efficace la deterrenza subacquea, e la triade indiana, occorrerà tuttavia non solo raggiungere la FOC per lo ARIHANT, un battello da 6.000 t che trasporta 12 SLBM B-05/K-15 SAGARIKA da 750 km di gittata, ma attendere i ben più efficaci K-4, con gittata di 3.500 km, il cui sviluppo appare però molto travagliato, e gli altri battelli della classe, che al momento prevede la realizzazione di una seconda serie di 3 unità migliorate rispetto al prototipo. Il secondo battello, lo ARIGHAT, varato nel 2017, sta effettuando le prove in mare, e potrebbe essere consegnato nel 2019, mentre altri 2 risultano in costruzione. Una volta immessi in servizio, renderanno pienamente operativa la “triade”, poiché l’esperienza insegna che per garantire un pattugliamento strategico efficace e continuativo occorre disporre di un minimo di 4 SSBN: standard cui sono ancorate le capacità di deterrenza francese e inglese, e dal 2015 anche cinese.

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anteprima logo Aeronautica Italiana Amendola: al via il corso internazionale con caccia F-35

Oltre 900 militari di diverse nazionalità e 50 assetti aerei si addestreranno fino al 14 dicembre prossimo nel 4° Flying Course del Tactical Leadership Programme.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa UNIFIL: corso di scorta VIP per la Lebanese State Security

I Carabinieri del nucleo di Polizia Militare del contingente italiano UNIFIL addestrano agenti libanesi

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anteprima logo RID Galatina:consegnati brevetti a piloti di Italia, Francia e Kuwait

Lo scorso 20 novembre, presso la scuola di volo di Galatina, sono stati consegnati i brevetti di pilota militare ad ufficiali di Italia, Francia e Kuwait. Presenti le alte cariche della Difesa tra cui il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso, e alti rappresentanti delle due Forze Aeree straniere.

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