anteprima Fasan si addestra con la fregata indiana Trishul 09-10-2017

ll 4 ottobre, terminata la sosta logistica nel porto di Gibuti, la fregata italiana classe FREMM (Fregate Europee Multimissione) Virginio Fasan, attualmente impegnata come nave bandiera dell'Operazione europea Atalanta per il contrasto alla pirateria in Corno d'Africa, ha condotto, nelle acque del Golfo di Aden, un'attività addestrativa combinata con la fregata indiana Trishul.

a cura di Marina Militare
anteprima Scramble per i Typhoon di Gioia del Colle 09-10-2017

Nella mattinata di oggi un velivolo egiziano diretto all’aeroporto di Ciampino ha fatto scattare l'allarme di "scramble" a seguito di un mancato collegamento radio con gli enti del controllo dello spazio aereo nazionale.

a cura di Aeronautica Militare
anteprima FOLGORE in festa. Poi il Libano 06-10-2017

Si è svolta oggi, presso la storica caserma Gamerra di Pisa, sede del CAPAR (Centro Addestramento di Paracadutismo), la tradizionale cerimonia di commemorazione per il 75° Anniversario della Battaglia di El Alamein, una delle pagine più drammatiche ed allo stesso tempo eroiche della 2° Guerra Mondiale, nella quale nacque il mito della FOLGORE. Mito che si tramanda ancora oggi negli uomini e nelle donne che compongono quella che rimane la Brigata d'elite dell'Esercito Italiano, e che persino lo stesso Primo Ministro Chrucill ha in qualche modo contribuito a creare affermando dopo i fatti di El Alamein, di fronte alla Camera dei Comuni: "Dobbiamo davvero inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni della FOLGORE...". Una bella giornata, il culmine della quale è stato il consueto lancio di Paracadutisti in TLC da un Dornier DO 228 dell’AVES ed i perfetti atterraggi nel piazzale della caserma tra gli applausi di una festante, ed orgogliosa, folla. Come noteranno i più attenti, quest'anno la cerimonia si è svolta in anticipo, rispetto alla canonica data del 23 ottobre: questo perchè a partire dal 12 ottobre la Brigata verrà immessa in Libano per prendere parte alla missione dell'ONU UNIFIL assumendo il comando del settore ovest. Una missione mai tanto delicato quanto oggi, con la tensione tra Israele ed Hezbollah a livelli altissimi, ed un Paese, il Libano, impegnato con le LAF (Lebanese Armed Forces) nella lotta alle infiltrazioni qaediste o dello Stato Islamico dalla vicina Siria. Il Comandante della Brigata, Generale Rodolfo Sganga, ce lo conferma dicendoci chiaramente "che sì, certo, è la missione più difficile degli ultimi anni, ma la FOLGORE, operando in aderenza al mandato ONU ed in supporto alle LAF, è pronta e preparata". Il Generale, poi, si sofferma sul processo d'integrazione del 3° Reggimento SAVOIA CAVALLERIA che sta procedendo molto spedito, con il 90% del personale del reparto già qualificato paracadutista, e sugli straordinari benefici operativi che il nuovo reparto sta portando alla FOLGORE: profondità nella ricognizione e supporto di fuoco, prima di tutto. Ma su questi temi torneremo presto anche su RID.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Op. Atalanta Nave Fasan addestra Marina gibutiana 06-10-2017

La sosta a Gibuti dal 29 Settembre al 04 Ottobre della Fregata italiana classe FREMM Virginio Fasan, unità di bandiera delle forze aeronavali europee attualmente impegnate nel contrasto alla pirateria in Corno d’Africa, ha permesso all’equipaggio di Nave Fasan di condurre diverse attività addestrative a favore del personale della guardia costiera e della marina militare gibutiana.

a cura di Stato Maggiore Difesa
anteprima L'Australia riceve il cacciatorpediniere Hobart 05-10-2017

Finalmente è arrivato. Con circa 2 anni di ritardo sul cronoprogramma iniziale, il 23 settembre (tre mesi dopo la consegna amministrativa, avvenuta il 19 giugno) è infatti ufficialmente entrato in servizio con la Royal Australian Navy (RAN) il cacciatorpediniere da difesa aerea, ma con ampie capacità multiruolo, HOBART; capoclasse di un gruppo di 3 unità in costruzione dal 2012 e derivate dalle F-100 di Navantia, cui furono ordinate nel 2007 nell’ambito del programma SEA-4000. 

a cura di Giuliano Da Frè
anteprima SU-35 per gli Emirati Arabi Uniti? 04-10-2017

Secondo alcune fonti vicine alla Difesa russa e a quella emiratina, gli Emirati Arabi Uniti vorrebbero acquistare dalla Russia un numero imprecisato di caccia multiruolo Su-35 FLANKER-E, con un accordo che potrebbe essere firmato entro la fine dell’anno.

a cura di Andrea Mottola
anteprima Ecco il Master in Cyber Security 04-10-2017

Insegnare agli studenti la capacità di essere innovativi e a scommettere sulle professioni del futuro, creando un sistema di nuove prospettive di formazione e di lavoro, come quelle legate al tema della sicurezza informatica, considerata la seconda emergenza in Europa dopo il cambiamento climatico e prima dell’immigrazione. Con queste premesse, l'Università LUISS Guido Carli, in partnership con Elettronica SpA, ha presentato oggi il primo Master in Cyber Security, volto a formare nuovi professionisti del settore, capaci di gestire le frodi e gli attacchi informatici e di interpretare le ricadute di un fenomeno cruciale per la competitività dell’Italia nel contesto internazionale dell’industria 4.0. La giornata, svoltasi nella splendida cornice di Villa Blanc (Roma), nuova sede della Business School della LUISS, ha offerto anche l'occasione per un confronto a tutto campo sulla tematica al quale hanno partecipato, tra gli altri, il Ministro degli Interni Marco Minniti, il Presidente e CEO di Elettronica Enzo Benigni, il Presidente della LUISS Emma Marcegaglia, il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ed il Vice Direttore del DIS (Dipartimento Informazioni e Sicurezza) Paolo Ciocca. Il tutto moderato dall'ottimo Gianni Riotta, editorialista de La Stampa. Gli interventi si sono tutti concentrati sulla necessità di un approccio multidisciplinare per fronteggiare, e rispondere, ad una minaccia sempre più complessa e subdola, ma devastante, come quella cibernetica e sulla necessità di sviluppare una sinergia, anzi una vera e propria alleanza, per utilizzare le parole del Ministro Minniti, tra istituzioni, imprese ed università. L'obbiettivo è quello di affermare una nuova cultura della cyber e dei professionisti a tutto tondo in grado di affrontare e di ridurre i rischi derivanti dagli attacchi cyber. Il Presidente di Elettronica Enzo Bengni ha sviluppato ancor di più questo concetto rimarcando il fatto che la sua azienda sta spingendo da tempo per far crescere le sinergie con l'università recuperando una cultura che sia poi il più possibile fruibile per le stesse imprese e per il mondo del lavoro. E questo Master, il cui protocollo è stato firmato tra Elettronica e LUISS il 20 settembre, va proprio in tale direzione e mira ad avere un taglio fortemente interdisciplinare in cui aspetti legali, economici, politici, digitali e informatici, possano essere al servizio di un sistema di ricerca e analisi, tra pubblico e privato, che consenta lo sviluppo di una economia che governi la rivoluzione tecnologica. A tirare un pò le fila di tutti gli interventi ci ha pensato, poi, il Ministro Minniti - che ancora una volta ha dimostrato di padroneggiare in maniera eccellente i fondamentali dell'interlligence e della sicurezza - il cui intervento si è concentrato sul sempre più stretto legame tra sicurezza e Web toccando diversi aspetti. Dall'impiego che l'ISIS fa di Internet – grazie al quale è possibile convertire, reclutare e trasferire, ovvero trasferire per emulare o per veicolare esperienze/expertise – all'ampiezza della minaccia cyber, che può arrivare fino a sfidare l'espressione del consenso in una democrazia, per finire al ruolo centrale che il DIS ha assunto nella politica pubblica italiana sulla cyber (a seguito del DPCM Gentiloni dello scorso febbraio). Il Master, che prenderà il via all’inizio del nuovo anno, sarà diretto dalla Prof.ssa Paola Severino, Rettore della LUISS, dal Prof. Andrea Prencipe, Prorettore Vicario LUISS e docente di Innovation Management, e dal Prof. Luciano Floridi, Direttore del Laboratorio di Etica digitale al Oxford Internet Institute e Professore di Filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford. Le iscrizioni saranno aperte fino a fine novembre e sarà possibile candidarsi per una borsa di studio a copertura integrale messa a disposizione dalla Elettronica S.p.A.  

a cura di Pietro Batacchi
anteprima F-35 diventa il principale programma della Difesa 03-10-2017

Da quest'anno il caccia multiruolo F-35 è diventato il più importante programma della Difesa italiana con uno stanziamento di 724 milioni di euro. Si tratta del finanziamento più cospicuo, superiore anche a quello per il caccia Eurofighter TYPHOON (che quest'anno ottiene a bilancio 717 milioni di euro), tra quelli che vanno a sostene i programmi di acquisizione del Ministero della Difesa. I fondi per l'F-35 , tutti rigorosamente inscritti nel bilancio ordinario della Difesa, saliranno poi a 727 milioni nel 2018 ed a 747 milioni nel 2019 consentendo di sostenere la cosiddetta Fase 1 del programma, ovvero la fase associata allo sviluppo ed all'acquisizione dei velivoli appartenenti ai lotti di produzione LRIP (Low Rate Initial Production). Tale fase doveva terminare nel 2019, ma è slittata di un anno a causa del ritardo della conclusione della fase di sviluppo del velivolo. Nel 2021 partirà poi la Fase 2 relativa alle acquisizioni pluriennali di serie. Ad oggi, l'Italia ha ordinato 15 aerei, compresi i 3 del LRIP 11 (2 F-35A ed un F-35B), e 4 sono già dispiegati presso la base di Amendola dell'Aeronautica dove stanno conducendo l’attività addestrativa. Si tratta di velivoli dotati di software Block 3i/2B, mentre una versione iniziale del Block 3F, ovvero del software che garantisce al velivolo una completa capacità bellica, è in fase d’introduzione sugli F-35A della base adedstrativa di Luke (Arizona) e sugli F-35A del 34° Fighter Squadron di Hill (Utah), i cui velivoli dovrebbero essere rischierati nel Pacifico entro l’anno, nonché sugli F-35B del VMFA-121 “Green Knights” dei Marines già presenti nella base aerea giapponese di Iwakuni.  La release finale del Block 3F è prevista per metà del 2018, con un ritardo di oltre un anno rispetto ai programmi iniziali.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Ecco la prima base USA in Israele 02-10-2017

Il 18 settembre gli Stati Uniti hanno ufficialmente comunicato la loro prima presenza fissa in territorio israeliano, la Site 883 Life Support Area. Una piccola cerimonia si è tenuta sulla base militare di Mashabim, nel deserto del Negev, che già ospita altri reparti dell’Israeli Air Defense Command (il comando della difesa aerea israeliana che gestisce la difesa missilistica). Il complesso statunitense comprende alcune palazzine destinate ad ospitare i militari dello U.S. European Command (EUCOM) che gestiscono il radar mobile antimissile AN/TPY-2, schierato nel Negev dal 2009. Sebbene si tratti di un sedime piccolo, in grado di accogliere tra i 40 e i 100 uomini, sia Israele che gli Stati Uniti hanno enfatizzato molto l’evento, il quale è il punto di arrivo di una serie di accordi stipulati con il Presidente Obama a partire 2008, e confermati nel tempo. Gli ufficiali israeliani hanno parlato di “base statunitense” in territorio israeliano, mentre gli Stati Uniti hanno cautamente precisato che si tratta di una “facility logistica” all’interno di una base israeliana. Poco cambia, in realtà, sul ruolo statunitense in Israele, specialmente da quando è stato schierato il radar. Infatti, sebbene almeno parte del contingente si stabilirà nei pressi del kibbuz di Mashabei Sadeh, la posizione reale del radar è poco chiara. Alcune fonti lo riportano presso la facility radio di Dimona, altre presso la base aerea di Ramon, altre ancora presso la base aerea di Nevatim o addirittura presso una postazione fissa dell’intelligence israeliana sul monte Keren. Più probabilmente, il sistema non ha una postazione unica e si sposta periodicamente proprio per non dare punti di riferimento. L’AN/TPY-2 è un radar mobile in banda X ad altissima risoluzione e lungo raggio. Il sistema è autocarrato e comprende una grande antenna rettangolare con superficie di oltre 9 m2 (contenente oltre 25.000 moduli), un centro comando, generatori di energia, modulo supporto tecnico e alcuni container logistici, cui si aggiungono i veicoli di una piccola scorta. Tutto è costruito per operare in condizioni climatiche estreme, incluso l’ambiente desertico. Il TPY-2 può operare in 2 modalità: “forward-based mode”, in funzione di sorveglianza e pre-allarme a livello regionale, e “terminal mode”, ovvero asservito al sistema anti-missile Terminal High Altitude Area Defense (THAAD), per intercettare i missili balistici nella fase terminale del rientro in atmosfera. L’AN/TPY-2 presente nel Negev è utilizzato in modalità forward-based, configurazione che permette di acquisire, tracciare, discriminare, classificare, identificare e calcolare la traiettoria di minacce balistiche di ogni natura (SRBM, MRBM, IRBM e LRBM) a partire dalla fase di lancio. In questa modalità, il raggio d’azione del radar supererebbe i 5.000 km contro i “soli” 1.000 km di quando utilizzato in “terminal mode”. La grande portata consentirebbe agli Stati Uniti di scoprire il lancio di un missile balistico 6-7 minuti prima dei radar GREEN PINE/SUPER GREEN PINE israeliani (accreditati di 500 e 8-900 km rispettivamente) che servono le batterie del sistema antimissile ARROW-2/3, raddoppiandone il preavviso – gli israeliani avrebbero 11-13 minuti per reagire invece di 5-6. Tuttavia, la gestione delle informazioni rimane esclusivamente statunitense. Il TPY-2 rappresenta uno dei nodi della BMD (Ballistic Missile Defense) americana, integrato grazie al Command and Control, Battle Management and Communications (C2BMC) della Missile Defense Agency (MDA). E’ probabile che le 2 vistose antenne fisse installate a sudovest del Negev Nuclear Research Center servano proprio ad assicurare (o facilitare) il collegamento diretto e continuo tra il TPY-2 e gli Stati Uniti. In caso di lancio, sarebbe quindi la catena di comando statunitense ad avvertire prontamente gli israeliani della minaccia in arrivo, migliorando ulteriormente la già impressionante reattività delle batterie ARROW-2/3 e DAVID’S SLING. In questo modo gli Statunitensi si garantiscono il diretto e completo flusso di informazioni, mentre gli Israeliani si assicurano che gli Stati Uniti siano coinvolti fin dalle prime fasi di un confronto militare di questo livello.

a cura di Marco Giulio Barone