Argomento Selezionato: Cielo
anteprima La Russia rafforza la Task Force aerea in Siria 24-04-2017

Altri 4 cacciabombardieri Su-34 sono andati a rafforzare la TAsk Force aerea russa in Siria rischierata presso la base di Jabelh (Latakia). I velivoli, arrivati a Jableh nelle ultime ore, hanno effettuato il volo di trasferimento come di consueto assieme ad un Tu-154, impiegato per trasportare parte del personale di volo e, sopratutto, per nascondere alla rilevazione radar americana nell’area il volo degli aerei da guerra. Presumibilmente, i velivoli dovranno rimpiazzare in parte gli aerei persi dall’Aeronautica Siriana nel raid contro la base di Shayrat e saranno impiegati soprattutto sul fronte di Hama per appoggiare la controffensiva dei lealisti che negli ultimi giorni hanno occupato la strategica cittadina di Halfaya e diversi villaggi nell’area scacciandone in ribelli qaedisti di Hay’at Tahrir al-Sham (HTS)  e delle locali diramazioni del Free Syrian Army. Con l’arrivo di questi 4 Su-34, la Task Force aerea russa in Siria conta 12 Su-34, 4 caccia multiruolo pesanti Su-30 SM, 4 caccia multiruolo pesanti e super-manovranti Su-35S, 12 bombardieri tattici Su-24 M2 e 4 velivoli d’attacco al suolo e per il supporto aereo ravvicinato Su-25SM.

a cura di Redazione
anteprima Primo rischieramento europeo per gli F-35A USAF 19-04-2017

Lo scorso 15 aprile sono giunti presso la base inglese di Lakenheath 6 F-35A dell’Air Force statunitense, in quello che rappresenta il primo rischieramento europeo per i LIGHTNING II americani, il secondo complessivo dopo quello avvenuto lo scorso gennaio che ha visto il rischieramento permanente degli F-35B appartenenti al VMFA-121 “Green Knights” dei Marines presso la base giapponese di Iwakuni. 

a cura di Andrea Mottola
anteprima La vetusta Aeronautica Nordcoreana 18-04-2017

L’Esercito Nordcoreano, con le sue decine di migliaia di pezzi d’artiglieria dispiegati a portata di tiro di Seul e di altre importanti città sudcoreane, e i suoi 200.000 effettivi delle forze leggere d’assalto e delle forze speciali, rappresenta un incubo per i pianificatori di Seul e di Washington, in caso di guerra. Al contrario, l’Aeronautica di Pyongyang, che durante la Guerra del 1950-1953 con il supporto sovietico e cinese aveva reso dura la vita alle forze aeree alleate, soprattutto schierando gli allora avanzati MiG-15, è oggi quasi votata al sacrificio, in caso di conflitto aperto. Il grosso della Korean People’s Army Air Force (KPAAF) è infatti formato da velivoli di terza e addirittura seconda generazione, che comprendono circa 500 esemplari dei quasi 600 in organico. Tra questi figurano pertanto autentici pezzi da museo, come il bombardiere H-5, e i caccia F-6 ed F-5, versioni cinesi, rispettivamente, dell’antidiluviano bireattore da bombardamento Il-28 BEAGLE, e dei caccia leggeri MiG-19 e MiG-17, aerei progettati con Stalin ancora vivo, sebbene prodotti dalla Cina sino agli anni ’70. Quasi altrettanto datati i cacciabombardieri Su-7 (ormai quasi radiati), mentre gli intercettori leggeri MiG-21 PFM/MF, MiG-21 Bis e quelli medi MiG-23ML rappresentano la vera spina dorsale della KPAAF, con oltre 150 velivoli in servizio, compresa la copia F-7B cinese acquistata nel 1988-1991, e decine di altri radiati per cannibalizzazione, o da impiegare come falsi bersagli. I velivoli più moderni sono quelli arrivati a fine anni ’80: ossia i Su-25K da attacco (36 esemplari consegnati nel 1988-1990), e i caccia multiruolo MiG-29 (FULCRUM-A). Questi ultimi dovrebbero essere stati acquisiti dall’URSS nel 1988-1990 in una quarantina di esemplari, tra cui anche una quindicina in variante MiG-29S (FULCRUM-C, dotata di un extra dorso, che permette di aumentare la dotazione avionica e quella di carburante, nonché di altre migliori al radar ed al sistema di controllo del volo), assieme a lotti di missili aria-aria R-27 e R-60. Con Mosca si era concordato la possibilità di assemblare tali velivoli localmente, mediante la spedizione di kit, ma l’operazione si è fermata dopo pochi esemplari a causa dei numeri ridotti e dei limiti strutturali dell’industria locale. Anche per questi velivoli, i più pregiati della collezione, ci si è successivamente limitati ad upgrade locali sfruttando la capacità di produzione nazionale di pezzi di ricambio e di riproduzione di alcuni apparati. Il resto della flotta comprende circa 150 velivoli da addestramento (compresa la vecchissima versione cinese del MiG-15, FT-2), pochi aerei da trasporto, un numero imprecisato di silenziosi monomotori biplani An-2, impiegati per l’inserzione di commandos e forze speciali, e quasi 200 elicotteri, compresi Mi-24 da attacco e Mi-8TV da trasporto tattico acquistati circa 30 anni fa, 4 Mi-26 da trasporto pesante venduti dalla Russia nel 1995-1996, e alcune decine dei MD-500D ottenuti negli anni ’80 aggirando l’embargo americano. Se il materiale non è certo garanzia di successo, anche nel caso di un limitato conflitto con la sola, agguerritissima e sofisticata, Aeronautica Sudcoreana, nemmeno la preparazione del personale fa ben sperare. La crisi degli anni ’90-2000 aveva comportato una drastica riduzione delle ore di volo per pilota (15-20 ore l’anno), mentre incidenti e mancanza di parti di rispetto hanno assottigliato la flotta. Tuttavia, negli ultimi 5 anni, l’intelligence sudcoreana ha rilevato un incremento sempre più sensibile nell’attività addestrativa, anche se il crescente isolamento del regime ha ridotto gli scambi con le forze aeree russe e cinesi. Resta il fatto che in termini di training, siamo lontani anni luce dalle circa 150 ore l’anno dei piloti dell’Aeronautica Sudcoreana. Decisamente più rosea la situazione delle basi e delle infrastrutture della KPAAF. La sua struttura è incentrata su 3 divisioni da combattimento, 2 da trasporto e una da addestramento, che comprendono in media una mezza dozzina di pedine (reggimenti aerei), più i comandi logistici delle basi. Memori dei danni inflitti dall’USAF alle forze aeree in Iraq, Libia e Serbia, i Nordcoreani hanno rafforzato al massimo le difese, attive (affidate a cannoni radar guidati e SAM, sebbene ormai datati), e passive, scavando talvolta nelle montagne per realizzare depositi, hangar e piste di decollo protette, come a Onchon-up. Tra le altre basi più importanti, Kaechon difende gli impianti nucleari di Yongbyon, Pukchang ospita 2 reggimenti con i MiG-21 e MiG-23 più efficienti, mentre Sunchon opera con i “gioielli” della KPAAF,ovvero i MiG-29 ed i Su-25. Ci sono poi numerose piste semipreparate e basi minori decentrate, impiegate soprattutto dagli An-2 e dagli elicotteri, ma anche sedimi di emergenza per i MiG-21. Una capillare presenza logistica che obbligherebbe una forza aerea attaccante, già concentrata sugli assetti missilistici e sulle migliaia di pezzi d’artiglieria nordcoreani, a fare gli straordinari. Anche se i rischi nell’attaccare tali infrastrutture sembrano relativi. Durante la guerra del 1950-1953 le difese antiaeree nordcoreane, che avevano ricevuto centinaia di cannoni a tiro rapido e radar di controllo, avevano fatto pagare agli aerei da attacco alleati un prezzo pesante. Dagli anni ’60, il sistema di difesa aereo ha assunto la tipica conformazione a strati di scuola sovietica, con un’abbondante dotazione di radar di vari modelli, missili SAM a lungo, medio e corto raggio, integrati poi da più moderni sistemi di difesa a maglie strette, con pezzi semoventi dotati di radar e MANPADS. Un modello rivelatosi efficace in alcuni teatri bellici a cavallo tra anni ’60 e ’70 (Vietnam, Medio Oriente), ma presto superato dalle contromisure tattiche, e soprattutto tecnologiche, sfornate dalla superiore industria occidentale. Nonostante le lezioni della Guerra del Golfo e del Kosovo siano state attentamente studiate, Pyongyang mantiene pertanto ancora uno schieramento di difesa aerea sicuramente abbondante nei “numeri” (si parla di 10-15.000 “pezzi”, anche se il grosso riguarda cannoni in postazioni fissa e vecchi MANPADS), ma superato anche rispetto agli scenari di 20-25 anni fa. Né è stato possibile al regime assicurarsi sistemi russi di nuova generazione e di efficacia maggiore, come gli S-300 ed S-400 che in Siria obbligano gli aerei USA ed occidentali a fare molta attenzione. L’unico sistema SAM moderno è il KN-06 PONGAE-5 a lungo raggio (prodotto locale derivato da una riprogettazione di S-300 e HQ-9/FT-2000, quest’ultimo derivazione cinese dello stesso S-300), che nel 2016 ha effettuato dei test, che sembrano riusciti, ma che non è ancora operativo Per il resto, il regime, come già osservato, affida la difesa antiaerea basata a terra ad un sistema integrato servito da una rete radar di scoperta ed allerta costituita da vecchi radar russi (P-8/10, P-12, P-14, P-15 in varie versioni, P-35/37 e P-80) e cinesi (JY-8), cui si sarebbero aggiunti i più recenti KASHEF da allarme precoce dell’iraniana SAIRAN. Questa rete ha il compito di scoprire per prima le minacce aeree e passare le tracce alle batterie aeree organizzate in maniera stratificata a partire dai sistemi a medio-lungo raggio, tutti di fabbricazione sovietica, SA-5/S-200, SA-2/S-75 DVINA e SA-3/S-125 PECHORA (quelli che abbatterono nel 1999 un aereo stealth USAF F-117 in Serbia). Si parla di oltre 50 siti SAM a medio-lungo raggio. Il secondo anello è costituito dalle batterie a corto-medio raggio basate su sistemi mobili SA-6 e presumibilmente sui più moderni BUK, anche questi sistemi di epoca sovietica. Infine, il terzo anello è costituito dai sistemi missilistici a spalla – centinaia di vetusti SA-7 GRAIL/STRELA e SA-16/18 IGLA, tra cui delle versioni più recenti realizzate localmente – dall’artiglieria contraerea che dispone, come accennato, di alcune centinaia di semoventi binati da 57 mm ZSU-57/2 e quadrinati da 23 mm ZSU-23-4, relativamente validi, e da migliaia di pezzi a traino e fissi: dai KS-30 da 130 mm, ai KS-19 da 100 mm, passando per gli S-60 da 57 mm ed i binati cinesi Type 65 da 37 mm, ecc.

a cura di Pietro Batacchi e Giuliano Da Frè
anteprima Ecco il SUPER HORNET Block III 12-04-2017

Boeing ha ufficialmente lanciato una nuova variante del cacciabombardiere imbarcato SUPER HORNET, denominata SUPER HORNET Block III, per complementare la flotta di F-35C della US Navy oltre il 2030. Il Block III si differenza dall'Advanced SUPER HORNET, presentato nel 2013, per il fatto che l'enfasi viene posta adesso non più sul miglioramento della capacità stealth del velivolo, ma sull'incremento delle capacità di networking. L'obbiettivo, infatti, è quello di far diventare il SUPER HORNET un nodo intelligente della rete dell'US Navy IFC-CA (Naval Integrated Fire Control-Counter Air). Per far questo, Boeing propone l'installazione sul velivolo del "super" computer Distributed Targeting Processor-Networked (DTP-N) e del data-link ad alta velocità, basato su protocollo IP, Targeting Network Technology (TNT). A queste modifiche bisogna poi aggiungere un nuovo cockpit con un display "large-area" 10x19 pollici della Elbit, simile a quello proposto per il velivolo con il quale Boeing corre assieme a Saab per la gara T-X e per eventuali future varianti export dell'F-15 STRIKE EAGLE. Nel pacchetto di modifiche rientrano anche altri upgrades già previsti per l'Advanced SUPER HORNET o che sono in acquisizione per i SUPER HORNET in servizio. Tra questi, l'IRST a lungo raggio Lockheed Martin AN/ASG-34 (V)1, i serbatoi conformali da 3.5000 galloni, che aumenterebbero il range del velivolo di 150 nm ed il "time on station" fino a mezz'ora, l'Integrated Defensive Electronic Countermeasures (IDECM) AN/ALQ-214 della Harris e migliorie al radar AESA Raytheon APG-79. Al momento, non è tuttavia compresa l'adozione del nuovo motore F414-GE-400. Ulteriori approfondimenti su RDI 6/17.

a cura di Redazione
anteprima Consegnato all’AM il 500° TYPHOON prodotto 11-04-2017

Il 500° Eurofighter TYPHOON prodotto è stato consegnato all’Aeronautica Militare nel corso di una cerimonia che si è svolta oggi presso lo stabilimento della Divisione Velivoli di Leonardo a Torino. Il Gen. di Squadra Aerea Gabriele Salvestroni, Comandante Logistico dell’Aeronautica Militare, ha preso in consegna il velivolo alla presenza di Filippo Bagnato, Capo della Divisione Velivoli di Leonardo, dell’Amministratore Delegato di Eurofighter, Volker Paltzo, del Vice Direttore Generale di NETMA, Peter Schmidt, e dei rappresentanti delle Nazioni che aderiscono al programma Eurofighter. Il primo Eurofighter è stato consegnato alla Forza Aerea del Regno Unito alla fine del 2003. Il 100° Eurofighter è stato consegnato alla Forza Aerea del Regno Unito nel settembre 2006. Il 200° aereo è stato consegnato alla Forza Aerea tedesca nel novembre 2009. Il 300° velivolo è stato consegnato alla Forza Aerea spagnola nell’ottobre 2011, mentre il 400° alla Forza Aerea tedesca nel dicembre 2013. Oggi come in passato, il velivolo continua a dimostrarsi estremamente affidabile in tutto il mondo ed in tutte le condizioni climatiche. E’ stato dispiegato in molteplici occasioni per compiti di ”Polizia Aerea” nel Baltico con le forze aeree spagnola, tedesca, italiana e britannica ed ha dato prova delle sue capacità sul campo durante operazioni in Libia, Iraq e Siria. Sottoposto a costante miglioramento, il velivolo sta acquisendo nuove capacità, con attività di test e integrazione attualmente in corso per il missile avanzato aria-aria “beyond visual range” (oltre il campo visivo) METEOR, il missile da crociera land-attack STORM SHADOW e il missile aria-superficie ad alta precisione BRIMSTONE.

a cura di Redazione
anteprima Riprende la produzione del L-159 ALCA 06-04-2017

Lo scorso 31 marzo, l’azienda aerospaziale ceca Aero Vodochody ha dichiarato, tramite il proprio amministratore delegato Giuseppe Giordo, di essere pronta a riprendere la produzione dell’aereo d’attacco leggero L-159 ALCA (Advanced Light Combat Aircraft). 

a cura di Andrea Mottola
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