Argomento Selezionato: Terrorismo
anteprima Iran sotto attacco 07-06-2017

Il terrorismo colpisce al cuore l'Iran. La capitale Teheran è stata scossa stamattina da un attacco complesso che ha interessato il Parlamento e il Santuario dell'Imam Khomeini. Le notizie sono ancora frammentate e confuse. Un gruppo di fuoco ha preso di mira il Parlamento facendo irruzione al suo interno e prendendo presumibilmente in ostaggio anche alcune persone, forse anche qualche parlamentare, mentre un altro commando ha attaccato il Santuario di Khomeini, che si trova nel sud della capitale. In entrambi i gruppi di fuco ci sarebbero anche dei kamikaze, mentre alcune fonti parlano già di 10 morti. Non è da escludere che dietro l'attacco possa esserci ISIS – che avrebbe già rivendicato l’attacco – o qualche gruppo sunnita locale. L'Iran, al 90% sciita, da tempo deve fare i conti con le tensioni nella provincia sud-orientale del Sistan-Belucista: poverissima, animata da spinte separatiste ed a forte componete sunnita. In quest'area sono attivi da anni almeno 2 organizzazioni radicali anti-governative - che colpiscono regolamentate membri delle forze di sicurezza, personale militare, ma anche target civili - considerate terroristiche non solo in Iran. La prima, la più anziana, è Jandallah: fondata nel 2003 da Abdolmalek Rigi, poi catturato e giustiziato dalle autorità iraniane nel 2010. La seconda, Jaish al-Adl, è nata, invece, nel 2012 grazie ad elementi fuoriusciti dalla stessa Jandallah. Lo scorso 26 aprile, Jaish al-Adl ha rivendicato un attacco in cui sono state uccise 9 guardie di confine iraniane. Le 2 organizzazioni hanno basi logistiche nel confinante Belucistan pachistano e questo è sempre stato un motivo di frizione tra Pakistan ed Iran. La regione del Sistan-Belucistan è, inoltre, uno dei crocevia del traffico di oppio dalla vicina Afghanistan – che ha in Teheran la principale piazza di sbocco e smercio della regione – e di traffici di vario tipo: armi, benzina, ecc. Non solo, ma le condizioni di povertà e sottosviluppo del Sistan-Belucistan, e di sostanziale isolamento rispetto al resto delle regioni iraniane, potrebbero aver favorito l'infiltrazione e l'azione di reclutamento dello Stato Islamico. Non a caso a fine marzo, in un video in lingua Farsi, IS incitava la minoranza sunnita dell'Iran a ribellarsi contro il dominio sciita, mentre anche il notiziario dell’ISIS Rumiyah viene adesso pubblicato in Farsi.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Manchester: i sospetti legami di Abedi 24-05-2017

La dinamica dell’attacco di Manchester sembra ormai chiara. L’attentatore, il britannico di origini libiche Salman Abedi, si sarebbe fatto esplodere alla fine dello spettacolo, nella parte più esterna dell’Arena. Un modo per non dover entrare all’interno, ed imbattersi in qualche controllo, e celarsi il più possibile tra la folla di teeneager in deflusso. Un target, dunque, estremamente soft e molto facile da raggiungere. La Polizia ha arrestato altre 3 persone presumibilmente legate all'evento, di cui una Whalley Range, nell'area metropolitana della città, e una seconda a Fallowfield, quartiere a circa 4 km dal centro di Manchester. Non è chiaro il livello di coinvolgimento dei 3, tra i quali potrebbe esserci il fratello dello stesso Abedi. Quest’ultimo, anche se ha agito da solo, potrebbe aver avuto il supporto, come spesso accade in questi casi, di elementi logistici che potrebbero averlo coadiuvato nell’assemblamento dell’ordigno e nel procurarsi l’occorrente, e assistito nella pianificazione, magari con l’aiuto di ulteriori elementi ancora. Figlio di genitori fuggiti dalla Libia durante gli anni del regime di Gheddafi – e questo fatto potrebbe anche indicare una loro appartenenza o vicinanza o, ancora, simpatia, verso la Fratellanza Musulmana – Abedi nell’ultimo anno aveva fatto la spola con la Libia, dove, si sospetta, potrebbe aver avuto più di un contatto con le diramazioni locali di Al Qaeda o dell’IS e ricevuto anche addestramento ed inquadramento. Le indagini dovranno chiarire tutto: contatti, frequentazioni, ecc., ed a tal proposito sono a lavoro sia l’MI5, il Servizio segreto interno, sia il potentissimo GCHQ (Government Communications Headquarters), la variante britannica dell’NSA americana per ciò che concerne lo “storico” delle comunicazioni del soggetto. Di particolare importanza, sarà anche l’analisi dei resti dell’ordigno recuperati sulla scena, a cominciare dai chiodi e bulloni e dai campioni dell’esplosivo. Intanto, le autorità britanniche hanno elevato il livello di sicurezza a critico, livello che indica ulteriori attacchi come imminenti, e deciso di incrementare il numero dei militari a protezione degli obbiettivi più sensibili (mentre si sta valutando pure l’ipotesi di impiegarli anche per la sicurezza dei concerti) per rendere disponibile un numero maggiore di poliziotti per attività di pattugliamento e controllo del territorio più dinamiche. Tra questi ci sono anche i team in azione nell’ambito del Progetto SERVATOR, ovvero quei team, appiedati o a bordo di veicoli specializzati, addestrati per riconoscere individui sospetti intenti a condurre sopralluoghi di potenziali obbiettivi o “ricognizione ostile”.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Aggiornamenti Manchester: IS rivendica 23-05-2017

Lo Stato Islamico, con un comunicato diffuso dalla sua agenzia di stampa, Amaq, ha rivendicato l'attentato di Manchester, mentre iniziano a filtrare i primi elementi sulla dinamica. La Polizia ha reso noto che l’attacco sarebbe stato condotto con un ordigno rudimentale fatto in casa dopo che si era già parlato della presenza sulla scena di bulloni e chiodi. Questi ultimi, generalmente, vengono impiegati per rinforzare le cinture esplosive, o altri tipi di ordigni rudimentali, e per incrementarne gli effetti letali. La presenza di una cintura esplosiva rimanderebbe ad un attacco maggiormente sofisticato con una una pianificazione più accurata e sistematica ed una struttura logistica che, seppur rudimentale, implica la disponibilità di luoghi ed appartamenti sicuri e una capacità di assemblaggio di ordigni. Nel frattempo, le autorità hanno condotto un primo arresto legato allo strage. Si tratta di un 23enne, fermato dopo un blitz nella località di Chorlton, nella parte meridionale della Greater Manchester. Ulteriori dettagli non sono stati al momento forniti. Il Premier britannico Theresa May ha detto di aspettarsi altri attentati e che l’identità dell’autore della strage è già nota, ma non può ancora essere rivelata. Manchester è una delle storiche roccaforti del fondamentalismo britannico – come e per certi aspetti più di alcuni quartieri di Londra – senza dimenticare il fatto che sono quasi 2.000 i foreign fighters che negli ultimi anni hanno lasciato il Regno Unito per andare a combattere in Siria ed in Iraq con IS, ma anche con Al Qaeda/Al Nusra. E proprio il figlio di Osama Bin Laden, Hamza, una settimana fa aveva lanciato un appello ai seguaci di Al Qaeda per colpire i crociati in Europa con qualunque strumento. Tradizionalmente ad appelli del genere fanno seguito gli attacchi, o dei tentativi di attacco, mentre la stessa Al Qaeda ha ormai quasi completamente egemonizzato il fronte ribelle in Siria e sta approfittando della progressiva sconfitta dell'IS per tornare a rafforzarsi e ad essere leader dell’internazionale jihadista. Ma la rivendicazione di IS potrebbe rimettere tutto in gioco. 

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Il terrore colpisce Manchester 23-05-2017

Il terrorismo è tornato a colpire l'Europa. Lo ha fatto, questa volta, come al Bataclan, durante un concerto. Ventidue i morti finora accertati tra i tantissimi teenager che affollavano la Manchester Arena per il concerto di Ariana Grande. La Polizia ha parlato subito di terrorismo e mano, mano si è fatta strada la pista di un attentato kamikaze. Se questa ipotesi fosse confermata, si tratterebbe di un fatto molto grave che va ben oltre la casistica del lupo solitario che colpisce all'arma bianca o si lancia con un auto o un camion sulla folla. La presenza della cintura esplosiva, infatti, rimanda inevitabilmente ad una pianificazione più accurata e sistematica e ad una struttura logistica che, seppur rudimentale, implica la disponibilità di luoghi ed appartamenti sicuri, nonché ad una capacità di assemblaggio di ordigni. In realtà, al di là di queste considerazioni tecniche, se guardiamo alla frequenza ed alla sistematicità con cui il terrorismo ha colpito l'Europa negli ultimi 4-5 anni siamo di fronte, lo ripetiamo ancora una volta, ad un fenomeno molto ampio e variegato. Un fenomeno di massa, potremmo dire, perchè se contiamo gli attentati concretizzati, e le loro conseguenze umane, materiali e simboliche, e quelli sventati siamo di fronte a numeri senza precedenti. Anche perchè all'area operativa materialmente responsabile degli attacchi bisogna aggiungere quella logistica e quella di fiancheggiamento ideologico e culturale. Insomma, un mondo vasto che si nutre di una narrativa di tipo fondamentalista liberamente fruibile sul Web e che si sente parte della stessa comunità radicalmente alternativa a quella europeo-occidentale all'interno della quale vive. Una comunità composta da migliaia di soggetti difficilmente controllabile in tutta la sua profondità ed ampiezza. Manchester è poi una delle storiche roccaforti del fondamentalismo britannico – come e per certi aspetti più di alcuni quartieri di Londra – senza dimenticare il fatto che sono quasi 2.000 i foreign fighters che negli ultimi anni hanno lasciato il Regno Unito per andare a combattere in Siria ed in Iraq con IS, ma anche con Al Qaeda/Al Nusra. E proprio il figlio di Osama Bin Laden, Hamza, una settimana fa aveva lanciato un appello ai seguaci di Al Qaeda per colpire i crociati in Europa con qualunque strumento. Tradizionalmente ad appelli del genere fanno seguito gli attacchi, o dei tentativi di attacco, mentre la stessa Al Qaeda ha ormai quasi completamente egemonizzato il fronte ribelle in Siria e sta approfittando della progressiva sconfitta dell'IS per tornare a rafforzarsi e ad essere leader dell’internazionale jihadista.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Parigi di nuovo sotto attacco 21-04-2017

Il terrore è tornato a colpire nuovamente Parigi a 3 giorni da elezioni presidenziali decisive per la Francia e per l'Europa. L'allerta era altissima dopo che giorni fa a Marsiglia erano stati arrestati 2 sospetti accusati di voler preparare un attentato. Questa volta, invece, non è stato possibile sventare l'attacco anche se la reazione della Polizia è stata immediata ed efficace ed ha portato alla neutralizzazione dell'attentatore che aveva fatto per primo fuoco con un AK-47 Kalashnikov contro una pattuglia sugli Champs Elysees uccidendo un poliziotto e ferendone altri 2. ISIS ha quasi immediatamente rivendicato l'azione. Evidentemente, l'organizzazione voleva mettere il proprio cappello sull'attacco a 3 giorni dal voto presidenziale per interferire nel normale processo democratico. Questo è quanto avvenne del resto anche con le stragi di Atocha a Madrid l'11 marzo 2004 con Al Qaeda che riuscì ad influenzare pesantemente l'esito elettorale che segnò la vittoria dei Socialisti di Zapatero e che ebbe come immediata conseguenza il richiamo del contingente di Madrid dall'Iraq, mettendo fine drasticamente alla politica seguita fino a quel momento dal Governo Aznar. ISIS probabilmente si sta prefiggendo lo stesso obbiettivo. Ma la Francia è il cliente sbagliato. Parigi, in quasi 4 anni di attacchi terroristici sul proprio territorio, non ha ceduto di un millimetro nella lotta al terrorismo e non ha in nessun modo modificato la sua politica e la sua azione sul piano internazionale. Per 2 ragioni molto semplici. La prima è che la Francia è una grande potenza, dunque un attore che oltre ad avere un'immagine di sè sulla scena internazionale diversa da quella degli altri è naturalmente portato alla proiezione ed alla difesa dei propri interessi mediante l'uso della forza. Oggi Parigi continua ad essere uno dei Paesi più attivi della coalizione che combatte l’ISIS ed a mantenere una presenza militare molto ampia e robusta in Mali ed in tutto il Sahel per combattere i gruppi jihadisti locali legati ad Al Qaeda nel Maghreb Islamico (Operazione BARKHANE con 3.000 soldati, droni, aerei da combattimento ecc.). La seconda è che la Francia è...la Francia, ovvero un Paese con una fortissima identità nazionale ed un fortissimo senso dello stato e delle istituzioni e che, nelle situazioni anche più drammatiche, è capace di compattarsi attorno alla bandiera ed ai valori repubblicani. Per cui se ISIS pensa di accreditarsi di fronte a Parigi come un interlocutore politico ha commesso un errore di calcolo. Parecchio grosso.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Attacco a Londra update 23-03-2017

A 24 ore dall’attentato di Westminster cominciano ad emergere alcuni elementi. Il primo in ordine cronologico è stata la rivendicazione dell’attentato da parte di Daesh che questa mattina, tramite il proprio canale media ufficiale Amaq, ha definito l’attentatore, di cui ancora non si conosceva il nome, “un soldato del Califfato”, seguendo il copione utilizzato in occasione di altri attentati (Nizza e Berlino), ma non fornendo alcun dettaglio sulla formazione o sull’eventuale supporto all’assalitore per la preparazione dell’attacco.

a cura di Andrea Mottola
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