Notizie a cura di RID
anteprima Dubai Air Show 2017 12-11-2017

Si sta svolgendo a Dubai la 15ª edizione del Dubai Air Show 2017, il più importante salone aeronautico del Medio Oriente ed il terzo al mondo dopo Borurget e Farnborough. La cornice della mostra è ancora quella Dubai World Central, o Dubai Sud, l'avveniristica Dubai 2.0.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima TRIDENT JAVELIN 2017 10-11-2017

È entrata nel vivo l’esercitazione “Trident Javelin 2017” che coinvolge i comandi NATO in Europa, con l’obiettivo di testarne e migliorarne le componenti di comando e controllo in caso di attivazione di operazioni difensive.

a cura di Redazione
anteprima La Germania verso l'F-35: infuria la battaglia 09-11-2017

La bomba, è proprio il caso di dirlo, è deflagrata in queste ore e la notizia è stata ripresa da tutta la stampa mondiale, anche se su queste colonne ne parliamo in solitaria da anni. La Germania è sempre più interessata all'F-35. Durante la “Fighter Conference”, che si concluderà oggi a Berlino, il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Tedesca, Gen. Karl Muellner, ha confermato esplicitamente che la soluzione preferita dalla Luftwaffe per la sostituzione di 85 cacciabombardieri TORNADO è proprio il velivolo di Lockheed Martin in virtù della sue caratteristiche di bassa rilevabilità radar e delle sue capacità negli ambienti cosiddetti non permissivi, nonchè per una questione di tempi considerando che l'Aeronautica Tedesca vorrebbe il sostituto del TORNADO già a partire dal 2025. In realtà, la questione è più complessa e delicata e chiama in causa anche una parte della politica e l'industria aerospaziale tedesca, contrarie ad una prospettiva del genere. In particolare, Airbus starebbe proponendo già da un pò come rimpiazzo del TORNADO una variante ancor più evoluta del caccia Eurofighter TYPHOON, una sorta di Tranche 4, spiccatamente da bombardamento. Un velivolo, dunque, che possiamo immaginare dotato di serbatoi conformali, per accrescerne l'autonomia (CFT, Conformal Fuel Tank), e di radar AESA CAPTOR-E in configurazione cosiddetta Radar 2 – la configurazione dotata anche di funzioni non-radar quali l'attacco elettronico e finanziata per il momento solo dagli Inglesi – con qualche ritocco pure all'aerodinamica e una serie di modifiche al motore per ottimizzarne in ciclo nel regime aria-suolo. Quel che è certo è che la Germania ha iniziato ufficialmente il processo di selezione per un nuovo velivolo d'attacco per rimpiazzare il TORNADO ed a tal proposito ha inviato una richiesta di informazioni (RFI, Request For Information) a Boeing per F/A-18 E/F e F-15 E STRIKE EAGLE Advanced, alla stessa Airbus per l'Eurofigher TYPHOON e, appunto, a Lockheed Martin per l'F-35. L'altra cosa sicura è che la battaglia è solo all'inizio...In ogni caso sul numero di gennaio di RID (1/18) torneremo ad approfondire la questione.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima I dubbi indiani sul PAKFA/FGFA 08-11-2017

Nelle ultime settimane si fanno sempre più insistenti le voci circa la presunta insoddisfazione indiana riguardo alla cooperazione con la Russia sul caccia di 5ª Generazione PAKFA del quale New Delhi intende acquistare una variante customizzata denominata Fifth-Generation Fighter Aircraft (FGFA, in 130 esemplari). Il velivolo presenta una serie di cambiamenti al design originario del PAKFA/Su-57 che l'India ha da tempo richiesto e per il quale deve pagare un significativo ammontare di costi non ricorrenti. I dubbi indiani riguardano prima di tutto l'esatto ammontare di tali costi che al momento sarebbero quantificati in poco meno di 7 miliardi di dollari, giudicati eccessivi dall'India. Inoltre, sempre a giudicare dall'India, vi sarebbero alcune obsolescenze nel design del Su-57, tali, appunto, da non giustificare un esborso del genere in costi non ricorrenti. A ciò bisogna aggiungere le preoccupazioni sui costi di manutenzione e di esercizio, dovuti soprattutto alla complessità del motore turboventola Saturn AL-41F1 che equipaggia i prototipi del Su-57 attualmente in fase di valutazione. Il motore dovrebbe essere rimpiazzato dal nuovo Izdeliye 129/Engine No. 30 che avrebbe dovuto iniziare i test quest'anno, ma che presumibilmente non li inizierà prima della fine del prossimo anno. Di questo nuovo propulsore si sa pochissimo se non che dovrebbe erogare 24.000 libbre di spinta a secco e quasi 40.000 con post bruciatore, garantendo una capacità di supercrociera a Mach 1,5 e spunto ad oltre 2 Mach a 60.000 piedi, ed offrire una maggiore semplicità logistica con pesi inferiori, una più alta efficienza nei consumi e meno parti in movimento. In realtà, dietro queste voci e indiscrezioni potrebbero celarsi tanto dei tentativi indiani per strappare condizioni migliori nella partecipazione al programma quanto le croniche indecisioni e incapacità indiane nel campo del procurement. Ricordiamo tutti la fine ingloriosa del programma MRCA, che prevedeva l’acquisto di 126 nuovi caccia, ed il successivo acquisto off the shelf di soli 36 RAFALE. A ciò bisogna aggiungere il più recente innamoramento per un nuovo caccia leggero ed il rinnovato interesse per F-16 e GRIPEN, 2 velivoli peraltro già valutati nell'ambito della succitata gara MRCA e scartati. Tutto questo, però, mentre le linee combat della IAF (Indian Air Force) continuano ad assottigliarsi.

a cura di Marco Luchini
anteprima Trump/Asia: più fondi ad antimissile e Afghanistan 07-11-2017

Proprio nel bel mezzo del tour del Presidente Trump in Asia, oggi giunto alla tappa sudcoreana, la Casa Bianca ha inviato al Congresso la richiesta per un supplememto di 6 miliardi al bilancio Difesa 2018. Tali fondi aggiuntivi servono a coprire l'incremento di truppe in Afghanistan – pari a 3.500 unità, più altri 6 caccia F-16, il cui numero sale così a 18 – al quale vanno 1,2 miliardi, ed un ulteriore potenziamento della difesa antimissile in relazione al crescere della minaccia balistica e nucleare nordcoreana. Per quanto riguarda questo secondo aspetto, i fondi verranno utilizzati per acquisire altri 20 intercettori multistadio con capacità di ingaggio eso-atmosferica GBI (Ground-Based Interceptor), 16 missili SM-3 Block IIA, per equipaggiare le unità navali con sistema di combattimento AEGIS, e 50 intercettori per la batterie Terminal High Altitude Area Defence (THAAD). In questo modo, gli USA intendono potenziare sia la componente strategica che quella regionale/tattica della difesa antimissile. I GBI dovrebbero potenziare soprattutto il sitodi Fort Greely in Alaska , assieme a quello di Vandenberg, California, uno dei 2 siti della cosiddetta Midcourse Ground-based Defense, che assicura la difesa del territorio americano contro missili balistici, compresi missili balistici intercontinentali, e l’intercetto durante la loro traiettoria di medio corso, ovvero quando raggiungono l'apogeo. Ad oggi, tra Fort Greely e Vandernberg dovrebbero essere schierati 44 GBI. Gli SM-3 Block IIA andranno come si diceva a bordo delle navi AEGIS, in particolare quelle di stanza nel teatro Asia-Pacifico. L'SM-3 è in grado di intercettare, fuori dall'atmosfera, i missili balistici a medio raggio ed a raggio intermedio durante le fasi di ascesa e discesa della traiettoria di medio corso. Infine il THAAD è il componente di difesa terminale per intercettare i missili balistici al loro rientro nell'atmosfera, appena al di fuori di essa (l'ultimo anello, per intercettare i missili una volta rientrati nell'atmosfera, è il sistema PATRIOT PAC-2/3).

a cura di Pietro Batacchi
anteprima Guerra d'influenza in Somalia 07-11-2017

La posizione geografica privilegiata, a ridosso della Penisola Arabica e ponte ideale tra l’Oceano Indiano e il Canale di Suez, le inesplorate risorse del sottosuolo e la collocazione storico-culturale hanno tradizionalmente reso il Corno d’Africa un’area di influenza molto ambita dai Paesi del Medio Oriente. Fino alla fine degli anni 90 la competizione geopolitica principale opponeva l’Iran, desideroso di differenziare la propria rete di alleanze per ovviare all’isolamento imposto dagli Stati Uniti e dalle monarchie sunnite del Golfo Persico, e l’Arabia Saudita, decisa a ostacolare la proiezione di influenza di Teheran e stabilire la propria primazia politica, economica e culturale sul mondo sunnita. Tuttavia, a partire dagli anni 2000, anche Turchia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno avviato una graduale opera di penetrazione nella regione, cercando di cogliere le opportunità offerte da Paesi quali Eritrea, Gibuti e Somalia. Tale processo ha conosciuto una significativa accelerazione a partire dal 2011, quando il rapido susseguirsi delle “Primavere Arabe”, lo scoppio della guerra civile yemenita e la crescente conflittualità tra Arabia Saudita e Qatar hanno trasformato il Corno d’Africa in uno dei tanti scenari di confronto, sia simmetrico che asimmetrico, tra Monarchie del Golfo, Iran e Turchia. Proprio il conflitto interno a Sanaa, che ha assunto consistenti tratti di una guerra per procura tra Teheran, sponsor dei ribelli Houthi, e Riyadh, sostenitrice del Presidente Hadi, e le tensioni tra Arabia Saudita e Qatar sono state alle base dell’aumento delle attività politiche e militari delle Monarchie del Golfo nella regione. Infatti, nel contesto dell’intervento militare della coalizione a guida saudita in Yemen (missioni DECISIVE STORM e RESTORING HOPE, di cui sono parte, tra gli altri, anche gli EAU, il Sudan, l’Egitto e, fino al 2017, il Qatar), il Corno d’Africa è diventato una testa di ponte fondamentale per la conduzione di missioni aeree e navali contro i ribelli yemeniti e, soprattutto, per tagliare loro i rifornimenti iraniani via mare. Sotto questo profilo, l’attore più dinamico risultano essere gli Emirati che, a partire dal 2015, hanno rafforzato massicciamente la propria presenza in Eritrea e Somaliland (l’allora Somalia britannica), Stato auto-dichiaratosi indipendente da Mogadiscio nel 1991.

a cura di David Meattini
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