Argomento Selezionato: Mare
anteprima Il Brasile ritira la SAO PAULO 27-02-2017

Dopo 37 anni di servizio, la portaerei a propulsione convenzionale brasiliana SAO PAULO - ex FOCH classe CLEMENCEAU, venduta nel 2000 dalla Marina Francese per la simbolica cifra di 12 milioni di dollari - l’unica nave del genere ad essere ancora presente nelle flotte del continente americano (ad esclusione, ovviamente della US Navy), verrà smantellata entro il 2020, stando a quanto comunicato dal Ministero della Difesa brasiliano.

a cura di Andrea Mottola
anteprima Altri MARTE MK2/N per la Marina Emiratina 20-02-2017

MBDA ha ricevuto dalla Marina degli Emirati Arabi Uniti il contratto per la fornitura di un secondo lotto di missili mare-mare sea-skimming MARTE MK/2N per equipaggiare 12 motomossilistiche classe GHANNATA. Il contratto ha un valore di 96,3 milioni di dollari e segue un contratto analogo per la fornitura di un primo lotto di ordigni firmato nel febbraio 2009. Ciascuna unità, che è lunga 27 m, è equipaggiata con 4 lanciatori per altrettanti missili MARTE MK/2N. Il MARTE MK2/N ha una gittata compresa tra i 30 ed i 50 km ed è dotato di un sistema di guida che combina una fase inerziale con un homing radar attivo.

a cura di Redazione
anteprima I tonnellaggi della nuova flotta della MMI 20-02-2017

Un vecchio adagio afferma che più le navi sono grandi, più sono lieti gli ammiragli. Sin dai primi anni ’60, la Marina Militare italiana ha puntato su unità innovative: i soldi erano pochi, e si preferì investire in (poche) piattaforme avanzate.

a cura di Giuliano Da Frè
anteprima Parte la costruzione dei PPA 13-02-2017

Si è svolta oggi presso lo stabilimento Fincantieri di Muggiano la cerimonia di taglio della lamiera del primo Pattugliatore Polivalente di Altura (PPA) per la Marina Militare che verrà realizzato da un Raggruppamento Temporaneo di Impresa (RTI) tra Fincantieri e Leonardo. Alla cerimonia hanno presso parte, tra gli altri, il Capo di Stato Maggiore della Marina, Amm.Valter Girardelli, il Sottosegretario alla Difesa On. Domenico Rossi, e il Direttore Generale di Fincantieri, Ing. Alberto Maestrini. Parte così ufficialmente il programma PPA che, come prossima tappa importante, prevede la Critical Design Review (CDR), programmata tra luglio e settembre di quest'anno, ed un varo presumibilmente nel 2019 con consegna alla Marina nel 2021.

a cura di Pietro Batacchi
anteprima USS Enterprise: il lungo addio della “Big E” 03-02-2017

Si, il Generale Douglas MacArthur aveva ragione: “I vecchi soldati non muoiono mai, svaniscono lentamente”. Oggi, 3 febbraio, la USS ENTERPRISE, la prima portaerei a propulsione nucleare della storia, ammaina per l’ultima volta la bandiera. Dopo 51 anni di servizio attivo (2 generazioni), e 5 di riserva. E dire che, nonostante le dimensioni più che generose (95.000 t a pieno carico e 342 metri di lunghezza per 78 di larghezza massima del ponte di volo: le NIMITZ sono lunghe “solo” 332 metri), era stata invece costruita a tempo di record. Il contratto (da 450 milioni di dollari dell’epoca, autorizzato dal Congresso nel 1954) era stato firmato il 15 novembre 1957, e l’impostazione era avvenuta il 4 febbraio successivo: il 24 settembre 1960 la nave era stata varata presso il Newport News Shipbuilding and Drydock Company, e consegnata il 25 novembre 1961 al suo primo Comandante, Vincent P. de Poix. Le prime 3 NIMITZ hanno richiesto 7 anni di lavoro, in media, poi scesi a 5 con le unità successive. Completato nel gennaio 1962 l’iter addestrativo e i collaudi, in ottobre la nave, che riprendeva il soprannome di “Big E” assegnato all’omonima, leggendaria portaerei protagonista della guerra nel Pacifico, dove aveva partecipato a una ventina di azioni, diventava la punta di lancia dello schieramento aeronavale dispiegato da Kennedy durante la “crisi dei missili” di Cuba. Il 2 dicembre 1965, giunta al largo delle coste vietnamite, lanciava il primo raid aereo partito da una portaerei nucleare. In Estremo Oriente la “Big E” avrebbe svolto 6 missioni di guerra, subendo danni e gravi perdite (quasi 350 tra morti e feriti) a causa dell’esplosione accidentale di alcuni missili il 14 gennaio 1969, svolgendo un ruolo da protagonista anche durante la crisi con la Corea del Nord del 1968-1969, seguita alla cattura della nave spia americana PUEBLO, e all’evacuazione di Saigon nel 1975. Ammodernata nel 1979-1982, partecipò ad alcune delle “Reagan’s War”, entrando in azione contro Libia (1986) e Iran (1988), e colpendo coi suoi aerei A-6E INTRUDER 2 fregate iraniane, affondando la SAHAND. Mancato l’appuntamento con la Guerra del Golfo del 1991 a causa del secondo upgrade completato nel 1994, la “Big E” è comunque stata più volte impiegata nelle operazioni di “diplomazia coercitiva” contro il regime di Saddam Hussein (SOUTHERN WATCH e DESERT FOX), per poi partecipare anche RESTORE HOPE (Somalia), JOINT ENDEAVOR (Bosnia) ENDURING FREEDOM (Afghanistan) e all’attacco finale contro l’Iraq del 2003. Nel Golfo Persico la portaerei ha poi compiuto diversi dispiegamenti sino all’ottobre 2012. Dopo un ultimo intervento di revisione e “ricarica” nucleare, nel gennaio-luglio 2011 la “Big E” è andata a caccia di pirati somali. Al rientro dall’ultima missione nel Golfo, la nave è stata poi passata in riserva il 1° dicembre 2012, per poi iniziare il processo di disarmo e di rimozione di armi e sensori nei mesi successivi, con la bonifica del reattore completata a fine 2016. Oggi la radiazione definitiva, cui dovrebbe seguire lo smantellamento, se non ne verrà decisa la (complicata, data l’origine nucleare) trasformazione in nave-museo. Il nome però resterà: la nuova “Big-E” sarà la CVN-80, terza unità della classe FORD, la cui costruzione inizierà nel 2018.

a cura di Giuliano Da Frè
anteprima Yemen: un Vietnam anche in mare 01-02-2017

Per l’Arabia Saudita la guerra nello Yemen si fa calda anche in mare. Pochi giorni fa avevamo ricordato come il conflitto nella travagliata ex Arabia Felix si fosse ormai trasformato in un autentico Vietnam per la coalizione guidata dall’Arabia Saudita, che dal marzo 2015 appoggia con un massiccio, sofisticato e costoso dispositivo militare (supportato dagli Stati Uniti, intervenuti contro una base di Al Qaeda il 28 gennaio, col primo raid – e le prime perdite: un SEAL ucciso e un OSPREY precipitato – dell’era Trump) il traballante regime del Presidente Mansour Hadi, installato ad Aden. Il 31 gennaio, dopo i tanti guai e le centinaia di perdite subite dall’Esercito e dall’Aeronautica saudite, è toccato alla flotta. Un attacco, lanciato con almeno 3 barchini, ha infatti provocato gravi danni a una delle 4 fregate classe AL MADINAH (di produzione francese), in servizio con la Marina Saudita dal 1985-1986. L’attacco è stato lanciato dalle milizie Houthi al largo del porto yemenita di Hodeida, nel Mar Rosso, a nord del vitale stretto di Bab el Mandeb. Nella prima metà di ottobre questo delicato scacchiere era già stato teatro di combattimenti navali più o meno asimmetrici: prima quando era stata colpita e quasi distrutta la nave appoggio SWIFT-2, armata dagli Emirati Arabi Uniti a supporto delle proprie truppe. Poi, quando nel mirino delle batterie missilistiche controllate dagli Houthi e dai regolari dell’ex Presidente Saleh (che di fatto dominano il vecchio Yemen del Nord) erano finiti i caccia americani MASON e NITZE (classe ARLEIGH BURKE-Flight IIA) e la nave appoggio PONCE, che avevano replicato colpendo con missili cruise siti radar e postazioni nemiche. In un primo momento, anche l’attacco alla fregata saudita, inquadrata nella Flotta Occidentale, era stato attribuito a un missile antinave. Ma l’analisi delle immagini e le testimonianze, parlano di un assalto lanciato da 3 barchini (dai quali forse sono comunque stati sparati colpi di lanciagranate), uno dei quali ha colpito l’unità a poppavia, all’altezza del ponte di volo, ma senza coinvolgere a quanto sembra l’elicottero AS.565 PANTHER in dotazione a queste navi. Ufficialmente, non si parla di danni gravi: un comunicato di Ryad, pur confermando le perdite tra l’equipaggio (2 morti e 3 feriti), ha sottolineato che l’incendio è stato domato, e che la nave ha proseguito la crociera di pattugliamento, cooperando anzi all’inseguimento degli altri 2 barchini. Il video messo in rete dagli Houthi sarebbe stato modificato per spettacolarizzare l’azione, che in realtà avrebbe quindi provocato pochi danni, sebbene le AL MADINAH siano piccole fregate realizzate in anni in cui si privilegiavano leghe leggere all’acciaio e alle blindature aggiuntive in kevlar. Appare quindi probabile che l’unità sia poi rientrata per riparazioni alla base di Jeddah, dove è dislocata la Flotta Occidentale. Con ormai oltre 30 anni di servizio sulle spalle, le AL MADINAH dal 2013 sono oggetto di un programma di ammodernamento.

a cura di Giuliano Da Frè
  1 2 3 4 5 6 7 8 Next >>