LEONARDO
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anteprima logo RID Taiwan: svolta sui sottomarini

Ci siamo. Dopo quasi 20 anni di attesa, l’obbiettivo che da tempo gli ammiragli di Taiwan perseguono, è in vista: il pensionamento dei datati 4 sommergibili attualmente in servizio, ossia i 2 antidiluviani HAI SHI ex US Navy del 1945-1946, “guppyzzati” e continuamente ammodernati (l’ultimo intervento è avvenuto nel 2014-2015, e comunque vengono impiegati solo per addestramento), e i 2 più “moderni” HAI LUNG, comunque in linea dal 1987-1988. Sin dal 2001, nel quadro di un programma volto a potenziare le capacità navali di Taipei (anche con la cessione di 4 caccia classe KIDD/SPRUANCE, aerei ed elicotteri) per far fronte alle pressioni cinesi, l’appena insediata Amministrazione Bush aveva promesso di supportare la realizzazione di 6/8 battelli convenzionali. Poiché l’industria americana ormai aveva perso la capacità di realizzare questa tipologia di battelli, si era pensato ai Type-209 tedeschi customizzati con armi e sensori “made in USA”; ma la proposta è rimasta sulla carta, e in Europa nessuno ha tentato di sfidare le crescenti capacità dissuasive del Drago. Taiwan allora ha iniziato a sviluppare un programma autonomo, coinvolgendo il più possibile le proprie notevoli capacità tecnico-industriali, da supportare in un secondo tempo con assistenza straniera. E nelle ultime settimane, le cose hanno iniziato a muoversi velocemente. A fine maggio, dopo un anno di trattative, è stato siglato un accordo con Dutch Maritime Systems Integrator RH Marine per un radicale ammodernamento degli HAI LUNG, che dovrebbe svolgersi tra 2019 e 2022, per prolungarne la vita a dopo il 2030, integrando anche i nuovi siluri MK-48 Mod 6AT (acquistati in 46 esemplari nel 2017), mentre l’integrazione dei missili SUB-HARPOON era avvenuta con un precedente upgrade del 2014. Più importante ancora, finalmente, dopo essere stato avviato nel 2014, il programma per lo Indigenous Defense Submarine (IDS), ha concluso la prima fase, legata agli studi di fattibilità e costata 65 milioni di dollari. L’ambizioso obbiettivo è quello di dotarsi di 8 sottomarini diesel-elettrici (anche se non si esclude l’opzione AIP, magari anche solo per un lotto, o da retrofittare più avanti) da 1.500 t, da immettere in servizio tra 2026 e 2034, quando gli HAI LUNG saranno giunti al termine della loro vita operativa. Dopo non pochi problemi, ma con la spada di Damocle rappresentata dalla crescente pressione politico-militare di Pechino, le cui navi sempre più spesso intersecano le zone che Taipei considera “cortile di casa” (senza contare che anche Taiwan è della partita legata ai contenziosi sulle Spratly), in questi giorni si è avuta la svolta. Il 10 luglio è infatti stato annunciato che il Governo di Taiwan ha ricevuto 6 proposte da parte di altrettanti gruppi progettuali stranieri, per passare allo sviluppo industriale e alla costruzione dei nuovi sottomarini. Sul tappeto, ci sono le proposte del team giapponese e di quello indiano, considerate interessanti anche sotto il profilo politico, dati i tesi rapporti di New Delhi e Tokyo con Pechino. Il gruppo giapponese, formato da ingegneri in pensione di Mitsubishi e Kawasaki, propone una versione modificata degli HARUSHIO, mentre quello indiano punta all’esperienza accumulata con la realizzazione su licenza di Type-209 e SCORPENE, pur non escludendo anche una variante nucleare, incompatibile tuttavia con tempistiche e costi previsti. Due le società americane che si sarebbe fatte avanti, soprattutto però per i sistemi (come General Dynamics col suo sistema di combattimento AN/BYG-1), e 2 le proposte europee, che sarebbero basate su modelli tedeschi (Type-214 e 218SG) e francesi (SHORTFIN BARRACUDA e SCORPENE), anche se non ci sono conferme. La selezione delle proposte verrà conclusa nel marzo 2019, con l’obbiettivo di andare a contratto e avviare i lavori entro il 2020: il primo battello dovrebbe essere varato nel 2024, e divenire operativo nel 2026.

anteprima logo RID Verso un DIRCM navale

Elettronica sta studiando la possibilità di testare a bordo di una fregata tipo FREMM della Marina Militare il DIRCM ELT-572. Tale sperimentazione potrebbe svolgersi tra quest’anno ed il prossimo per dar modo all’azienda di valutare l’applicabilità della tecnologia DIRCM nell’ambiente marino reale dopo che già nel novembre 2015 un sistema analogo era stato sperimentato presso MARITELERADAR di Livorno (vedi foto). L’obbiettivo dell’azienda è adesso acquisire una serie di esperienze operative per arrivare alla realizzazione di un dimostratore di un nuovo prodotto da utilizzare per il contrasto della minaccia rappresentata dai MANPADS impiegati contro le murate della navi da barchini e/o naviglio veloce sottile.

anteprima logo RID Le ultime novità sui PPX

Il design dei nuovi pattugliatori di squadra/fregate leggere PPX destinate ad affiancare PPA e FREMM con la Marina Militare e ad essere proposte per il mercato dell’export sta via, via prendendo forma. Oggi si parla di un dislocamento attorno alle 3.500 t – una taglia grosso modo simile a quella della qatarine classe DOHA (nella foto un design di Fincantieri di corvettona multiruolo) – mentre sta prendendo sempre più piede l’ipotesi di avere quanto meno una parte di tali unità in configurazione antisom. La funzione ASW è del resto molto richiesta in considerazione del proliferazione di sottomarini in tutto il mondo ed è pertanto un requisito che anche in seno alla Marina Militare è sempre più sentito. Sulle tempistiche non c’è ancora nessuna certezza, ma a quanto ci risulta il programma potrebbe ufficialmente partire anche tra il 2020 ed il 2021 in modo da consentire un adeguato de-risking.

anteprima logo RID La Marina pensiona altre 3 unità

Tre bandiere ammainate in un colpo solo. Il 16 luglio, infatti, lasceranno il servizio 3 esemplari di quella “grande flotta” nata tra anni ’70 e ’90, grazie soprattutto alla Legge navale del 1975, e a successivi programmi integrativi. 

anteprima logo Marina Italiana La Scirocco conclude la Swordfish 2018

Conclusa ieri l'esercitazione aeronavale "Swordfish 2018" organizzata dalla Marina portoghese quale primo evento addestrativo dell'European Maritime Force (EUROMARFOR) e che ha visto la partecipazione della fregata italiana Scirocco

a cura della
anteprima logo RID In Australia vince la Regina

BAE Systems si è aggiudicata la gara per la fornitura alla Marina Australiana di 9 nuove fregate in configurazione antisom (classe HUNTER). Oggi dovrebbe arrivare anche l'ufficialità. BAE ha battuto con il design Type 26 la concorrenza di Navantia, mai veramente in gara, e, sopratutto, di Fincantieri che correva con la FREMM. Una sconfitta per la cantieristica italiana che, tuttavia, va analizzata per quella che è veramente. La Marina Australiana, ormai sembra assodato, voleva la FREMM: una nave da tempo in servizio e matura, di eccellenti caratteristiche, e, dunque, un programma nel complesso a basso rischio e con ampi margini. La scelta però è caduta sulla Type 26: una nave ancora in sviluppo – con la costruzione della prima unità per la Royal Navy avviata solo la scorsa estate – le cui prestazioni sono, pertanto, tutte da dimostrare. E poi la Type 26 è una fregata che sembra essere molto grossa: oltre 8.000 t di dislocamento e questo significa costi maggiori ed esercizio più pesante. Un aspetto quest’ultimo fondamentale per un Paese dai piccoli numeri e dallo scarso fattore umano come l’Australia. Nella scelta, tuttavia, ha inevitabilmente influito il fattore politico: l’Australia è un Paese del Commonwealth il cui Capo di Stato è formalmente la Regina Elisabetta II e sappiamo quanto in questi contesti può pesare la “fratellanza anglosassone” e la comunanza di lingua, cultura e destino (il famoso “manifest destiny”). Da questo punto di vista, l’Italia sin dall'inizio partiva svantaggiata e certo la lunga crisi politico-istituzionale vissuta dal nostro Paese non ha certamente giovato. L’importante adesso è rimboccarsi le maniche, fare sistema e vincere con la FREMM la gara negli Stati Uniti per la nuova fregata dell’US Navy. Il Presidente Conte sarà da Trump a fine luglio. La strategia della Casa Bianca è chiara: fare perno sull’Italia in Europa per “marcare” Francia e, soprattutto, Germania. Bene: chiediamo qualcosa in cambio...

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