Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID Mosca abbandona il progetto di super-portaerei 05-09-2017

La Russia torna a fare i conti coi limiti legati alla difficile congiuntura economica (mentre vanno calcolati anche i costi “vivi” del coinvolgimento di Mosca nei conflitti ucraino e siriano) e rivede alcuni programmi. Il mega-progetto Project 23000E/SHTORM per una portaerei da 100.000 t (“super-carrier”) è stato infatti riposto in un cassetto, forse in attesa di tempi migliori (o di un – altamente improbabile – partner straniero), e sostituito con l’annuncio relativo allo sviluppo di più gestibili unità da 40.000 t, oltre che dall’impegno a realizzare localmente le LHD, dopo la mancata consegna delle MISTRAL francesi. Sin dal 2005, gli ammiragli russi avevano più volte annunciato piani decisamente ambiziosi, relativi alla realizzazione di 4-6 portaerei, sia in configurazione STOBAR, sia super-carrier a propulsione nucleare. L’obbiettivo era quello di rilanciare lo sviluppo di una categoria che, negli anni d’oro della Flotta sovietica, il suo mentore, l’Ammiraglio Serghei Gorshkov (1910-1988), aveva rilanciato. Prima con la costruzione, tra 1970 e 1987, dei 4 grandi incrociatori portaeromobili da 45.000 t classe KIEV, irti di missili, e capace di trasportare 16 elicotteri e 12 caccia a decollo verticale Yak-38 FORGER; il cugino povero dei SEA HARRIER, ma pur sempre primo assetto aeronavale ad ala fissa imbarcato sovietico. I piani di Gorshkov (cui fu intitolata l’ultima delle 4 KIEV, consegnata nel 1987 in una versione migliorata), prevedevano poi la costruzione di 2 portaerei in configurazione STOBAR, seguite da altre 2 nucleari CATOBAR da 80.000 t. La fine dell’URSS spazzò via rapidamente queste ambizioni, benché la prima delle portaerei “leggere” – ma comunque lunga 305 metri e con un dislocamento di 67.000 t – ADMIRAL KUZNETSOV, venisse consegnata proprio nel 1991. Negli anni seguenti, la sua gemella, allestita al 70%, rimase in cantiere ad arrugginire, mentre la prima delle unità nucleari veniva smantellata sullo scalo, la GORSHKOV finiva in riserva (1996), e le 3 “Kiev” radiate, e vendute alla Cina come ferrivecchi. Dal disfacimento dell’ex Marina Sovietica, la Flotta russa ereditava quindi la sola KUZNETSOV. Più volte aggiornata e modificata per eliminarne i difetti di progettazione, la portaerei russa ha finalmente avuto il proprio battesimo del fuoco 25 anni dopo la sua entrata in servizio, quando tra novembre 2016 e gennaio 2017 ha partecipato all’intervento in Siria, a supporto del regime di Assad, compiendo 420 sortite contro 1.252 obbiettivi, con la perdita – per incidenti – di 2 aerei. Tra il 2018 e il 2021 la nave andrà ai grandi lavori, destinati a prolungarne l’operatività per altri 10-15 anni. Questo però lascerà Mosca senza portaerei per 3 anni, mentre anche le capacità elicotteristiche anfibie restano al palo: com’è noto, il contratto firmato nel 2010 con la francese DCNS, oggi Naval Group, per acquisire 4 LHD tipo MISTRAL, 2 delle quali da realizzarsi in Russia, è naufragato quando le 2 unità costruite nei cantieri francesi, ormai in avanzato stato di allestimento, sono state poste sotto embargo, a causa della crisi crimeo-ucraina, e quindi rivendute da Parigi all’Egitto, pagando una penale al Governo russo. Quest’ultimo ha annunziato che avrebbe realizzato in proprio le portaelicotteri anfibie, lanciando il progetto LAVINA; ma le difficoltà incontrate nel realizzare in passato delle più semplici LPD (come le mal riuscite ROGOV sovietiche, e ora le problematiche IVAN GREEN), non incoraggia l’ottimismo. D’altra parte, anche il programma portaerei, dopo aver raggiunto il suo apice con il lancio, nel 2015, del Project 23000E/SHTORM, elaborato dagli studi di progettazione Krylov (gli stessi che si occupano delle LHD) e relativo a un’unità a propulsione nucleare da 100.000 t. e lunga 330 metri, con doppia isola a design stealth e catapulte elettromagnetiche – le stesse caratteristiche delle nuove FORD americane, per intenderci -, è stato almeno per ora accantonato. Difficile pensare che si potesse passare in un amen da un prototipo di portaerei STOBAR progettata negli anni ’70, a naviglio di ultimissima generazione, cui anche la US Navy è arrivata attraverso un lungo percorso. Pertanto, non solo la SHTORM (che tra ricerche, sviluppo e costruzione sarebbe costata sui 12 miliardi di dollari) non è stata inclusa nel piano di riarmo 2020-2025 di recente illustrato da Vladimir Putin; ma il centro Krylov ha annunciato di essere alle prese con un progetto di portaerei di squadra leggera, più piccola anche della KUZNTESOV, ma con caratteristiche innovative, da 40.000 t e più simile alla francese DE GAULLE, capace di operare con 40 velivoli. Sui tempi nessuna certezza, anche se si ipotizza l’interesse per 2 unità da cantierizzare a partire dal 2024, dopo aver impostato le LHD.

a cura di Giuliano Da Frè
anteprima logo Marina Italiana Nasce il corso Dunatos 04-09-2017

Dunatos deriva dal Greco antico e significa letteralmente potente-capace-forte (intellettualmente, fisicamente e moralmente), in grado di migliorarsi continuamente. Deriva da “Dunamai” che rappresenta un'èlite accomunata dal medesimo ideale

a cura della Marina Militare
anteprima logo Marina Italiana Nave Fasan in Corno d’Africa 22-08-2017

Nave Fasan è stata impegnata i giorni scorsi in un'attività con il cacciatorpediniere Dae Jo Yeong, della marina della Corea del Sud, e il pattugliatore spagnolo Rayo, con l'obiettivo di sviluppare l'interoperabilità in tali operazioni

a cura della Marina Militare
anteprima logo RID “Airbus del mare”: la partita delle navi 10-08-2017

La partita per creare un super-polo cantieristico navale italo-francese, il cosiddetto (e decisamente suggestivo) “Airbus del mare” è ancora tutta da giocare. Uno dei temi che stanno diventando centrali, nella complicata trattativa tra Roma e Parigi, è sicuramente quello legato al comparto militare.

a cura di Giuliano Da Frè
anteprima logo Marina Italiana Operazione anti-pirateria "Atalanta" 01-08-2017

L'ammiraglio Gregori guiderà la forza navale multinazionale in contrasto alla pirateria per i prossimi quattro mesi direttamente da bordo della fregata italiana Virginio Fasan

a cura della Marina Militare
anteprima logo RID Type 26: parte la costruzione 24-07-2017

Nel cantiere BAE Systems di Govan, Scozia, il Ministro della Difesa britannico Michael Fallon ha dato ufficialmente il via alla costruzione della prima fregata multiruolo Type 26. L'unità si chiamerà HMS GLASGOW ed è parte di un primo lo0tto di 3 navi coperto da un contratto da 3,7 miliardi di sterline concesso recentemente a BAE Systems dal MoD britannico. Le Type 26 rimpiazzeranno in seno alla Royal Navy le fregate Type 23 a partire dalla metà del prossimo decennio. Le Type 26 sono unità molto importanti, da oltre 8.000 t a pieno carico, che uniscono la capacità antisom – hanno uno scafo progettato per ridurre al minimo la segnatura acustica e sono equipaggiate con il sonar di scafo Thales Type 2050 e con la cortina trainata Thales Type 2087, oltre naturalmente che con l'elicottero ASW – ad una natura spiccatamente multimissione. Dietro all'hangar, infatti, è localizzata un ampia baia di missione che può ospitare fino a 10 container standard, oppure 6 RHIB o un ulteriore elicottero, oltre ovviamente a AUV. Inoltre, le Type 26 sono navi pesantemente armate. A prua sono disponibili 24 celle verticali per il lancio di altrettanti missili MBDA CAM/SEA CEPTOR e subito dietro è presenta la zona che ospita 2 moduli MK 41 da 8 celle per il lancio di missili da crociera land-attack - Future Cruise/Anti-Ship Weapon – e di missili sup-aria a lungo raggio per la difesa di area o la difesa antibalistica oppure di ulteriori CAMM impiegando gli appositi quad pack da 4 ordigni inseribile in una singola cella del Mk 41. Di fatto, questo spazio conferisce alle navi una grande flessibilità operativa e permette loro di adattarsi a diversi scenari. Altre 24 celle per altrettanti CAMM sono poi presenti in uno spazio tra l'hangar e la tuga. In teoria, dunque, le Type 26 potrebbe essere armate con un totale di 112 CAMM.

a cura di Redazione
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