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anteprima logo RID Un nuovo semovente per il British Army

Il British Army ha pubblicato una Request For Information per esplorare il mercato in vista dell'acquisizione di 98 nuovi obici semoventi da 155 mm. Il progetto, noto come Mobile Protected Firepower, mira a riequipaggiare 4 reggimenti e a sostituire gli attuali obici AS90 (nella foto) oltre a parte dei Light Gun L118 da 105 mm. Le consegne dei nuovi semoventi dovrebbero partire attorno al 2025, con l'ingresso in servizio nel 2026. Le consegne proseguiranno probabilmente fino al 2030, ultima data nota prevista per il ritiro dell'AS90 dal servizio attivo. I reggimenti interessati sono il 4 Royal Artillery, il 3 Royal Horse Artillery, il 19 Royal Artillery e il 1 Royal Horse Artillery. I primi 2 reggimenti sono attualmente operativi con il Light Gun L118, ma sono destinati a supportare le future brigate meccanizzate “STRIKE” che saranno incentrate sui nuovi Mechanized Infantry Vehicles (BOXER 8x8) e sui nuovi corazzati “medium armour” AJAX con cannone CT40 da 40 mm. Queste nuove grandi unità dovrebbero diventare operative fra 2023 e 2025, con la prima, la 1 Brigade, che si convertirà al nuovo ruolo a partire dal 2020. 19 RA e 1 RHA sono invece reggimenti pesanti equipaggiati con l'AS90 e destinati al supporto delle 2 brigate di fanteria corazzata (20 Bde e 12 Bde). Dopo i tagli del 2010, l'Esercito dispone attualmente di una flotta di 89 AS90. Ulteriori dettagli su RID 5/19.

anteprima logo RID Libia, fallisce per ora il colpaccio del Generale

Quella che inizialmente sembrava solo una grande manovra per condizionare la Conferenza Nazionale Libica di metà aprile, in realtà con il passare delle ore si è dimostrata un vero e proprio “all in” di Haftar per prendere Tripoli e mettere la comunità internazionale di fronte al fatto computo. In questo momento, però, questa strategia ad altissimo rischio, un vero e proprio blitz, sembra essere sul punto del fallimento grazie alla reazione della frastagliata galassia di forze che sostiene Serraj, a cominciare dai Misuratini che del Generale non vogliono sentir parlare. Sono proprio i Misuratini che nel momento più critico hanno reagito, fermando le forze del Generale, riprendendo l’aeroporto a sud della captale e dando tempo anche agli alleati di Zintan di intervenire e gettare nella battaglia tutto il loro peso militare. E lo stesso sembrano stiano facendo in queste ore anche le forze della RADA di Abdul Rauf Kara. Ancora, però, le sorti della battaglia non sono segnate, ma oggi sarà una giornata probabilmente definitiva. Le ragioni che hanno portato l’uomo forte della Cirenaica a ribaltare il tavolo ed a giocare la carta militare sono molteplici. La percezione della debolezza di Serraj, innanzitutto, e della scarsa compattezza del fronte che lo sostiene. In questi mesi Haftar ha assistito alle battaglie tra la 7ª Brigata di Tarhouna dei fratelli Kani e le milizie filo-Serraj nel sud della capitale nelle quali il fronte che sostiene il Governo riconosciuto non ha certo brillato per derminazione. Il Generale ha allora cercato di inserirsi, grazie al supporto finanziario emiratino e saudita, prima allargandosi nel Fezzan e poi cercando di comprare alleanze e favori nella stessa Tripolitania. In parte ci è riuscito, in parte no. Le stesse milizie dei fratelli Kani, come ci confermano nostre fonti di alto livello in Libia, sono rimaste neutrali e sia Kara che i rivoluzionari di Tripoli di Tajouri sembrano sostenere ancora Serraj, mentre dalla parte del Generale sono passati solo alcuni clan dell’ovest ed i vecchi amici di Zintan sembrano per ora mantenere fede al loro patto di alleanza con Misurata. Allo stesso tempo Haftar ha puntato sui contraccolpi della sconfitte nelle elezioni locali di Erdogan in Turchia - Erdogan grande sponsor di Serraj - e sulle incertezze nel quadro politico italiano, condizionato di recente sul fronte della politica estera dal tanto discusso MoU con la Cina che ha irritato non poco Washington che, finora, aveva sempre lasciato sostanzialmente carta bianca all’Italia in Libia. Tuttavia, non appena è stato evidente che quella di Haftar non era solo una manovra politica, ma un “colpaccio”, la comunità internazionale ha reagito manifestando la sua contrarietà rispetto ad un’azione militare lanciata proprio nel pieno dei tentativi di riconciliazione in corso mediati dall’ONU e che rischiava di dare un duro colpo alla stessa credibilità del Segretario Generale Guterres, in Libia quando l’uomo forte della Cirenaica ha dato il via alle danze. Anche la Francia, vero supporter occulto del Generale e che proprio ieri si è vista convocare a Tripoli il proprio Ambasciatore in Libia, non poteva permettersi di dare neanche solo l’impressione di sostenere il blitz e di mettersi contro l’ONU, e pure lo stesso Egitto di Al Sissi non ha gradito che la situazione abbia superato un certo limite. Ecco allora che la blitzkrieg di Haftar rischia di trasformarsi nella bravata di un bullo.

anteprima logo RID India-Pakistan, nuove tensioni

Mentre si avvicina per l’India una difficile tornata elettorale, col premier nazionalista Narendra Modi in difficoltà, si riaccende la tensione nel Kashimir, e al confine col Pakistan. 

anteprima logo RID AM: 1° Workshop su Piattaforme Atmosferiche

A Roma il primo workshop nazionale sulle piattaforme stratosferiche. Evento organizzato dall'Ufficio Generale per lo Spazio dell'Aeronautica Militare per mettere a sistema conoscenze e progetti tecnologici insieme a Istituzioni, mondo accademico, della ricerca ed aziende.

anteprima logo RID Beretta produrrà ARX-160 in Romania

L'ARX-160 sostituirà gli attuali fucili d'assalto rumeni, non NATO compatibili. 

anteprima logo RID Haftar minaccia Tripoli

In una mossa a sorpresa, ma non troppo, le forze fedeli al Generale Haftar stanno avanzando verso i sobborghi di Tripoli, provenienti da sud, e verso Sirte, lungo la fascia costiera. In un comunicato, l’LNA (Libya Nationa Army) di Haftar ha annunciato l'intenzione di liberare anche la Tripolitania e la stessa capitale dai “terroristi”. Le forze del Generale sarebbero in particolare giunte fino alle porte di Garian, 100 km a sud di Tripoli, ed il sindaco della città avrebbe ufficialmente chiesto aiuto a Serraj. Secondo alcune fonti, addirittura, la città sarebbe già nelle mani di Haftar. In risposta il Governo di Tripoli ha annunciato la mobilitazione di tutte le milizie. L’azione del Generale sembrerebbe tuttavia avere solo l’obbiettivo di condizionare il processo politico in corso, condotto con la mediazione dell’ONU, per far arrivare Haftar alla Conferenza Nazionale Libica, che si terrà a metà mese a Ghadames, da una posizione di forza. Da un punto di vista militare, infatti, l’avanzata dell’LNA presenta tutta una serie di incognite. Innanzitutto l’allungamento delle linee logistiche, rispetto alle basi di partenza nell’est e nel sud del Paese, e poi l’incognita dell’atteggiamento della 7ª Brigata dei fratelli Kani di Tharuna, che in questi mesi si sono scontrati più volte con le milizie tripoline fedeli a Serraj. A ciò bisogna aggiungere il peso militare di Misurata, di per sé capace di cambiare ogni equilibrio sul terreno, che finora è stato un prezioso puntello di Serraj nella capitale.

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