LEONARDO
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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Il Summit NATO di Bruxelles

Si sta svolgendo a Bruxelles il 29° Summit NATO, il primo nella nuova sede della capitale belga ed uno dei più importanti degli ultimi anni. Il Summit non è certo partito bene dopo le solite bordate del Presidente Trump contro gli alleati – nel mirino soprattutto la Germania, sentita come un pericoloso concorrente commerciale da ridimensionare – ed altre sparate varie, come, per esempio, quella di destinare il 4% del PIL alla Difesa. Più in generale, l'Amministrazione americana sembra continuare a preferire un approccio bilaterale alle relazioni internazionali, ed alla risoluzione delle relative problematiche. Un approccio un tantino contingente che non tiene conto quanto strutturalmente l’Alleanza Atlantica sia importante anche per Washington tanto da un punto di vista politico quanto da un punto di vista strategico-militare. Fortunatamente, però, la politica estera americana non la decide solo il Presidente e questo lo si vede soprattutto sul teatro europeo dove gli USA spenderanno quest’anno sul fronte della solidarietà e della deterrenza nei confronti di Mosca 4,8 miliardi di dollari, contro i 3,4 miliardi dello scorso anno, che saliranno a 6,5 miliardi nel 2019 (EDI, European Deterrence Initiative). Proprio la questione del burden sharing è stato il tema più importante affrontato durante il vertice. L'Alleanza ha ribadito l'impegno ad arrivare al 2% del PIL entro il 2024, ma già oggi l'inversione di tendenza è molto chiara. Quest'anno saranno 8 i membri che raggiungeranno tale soglia, erano solo 3 nel 2014, mentre come ricordato dal Segretario Generale Stoltenberg si stima che Canada ed alleati europei da qui al 2024 aggiungeranno 266 miliardi di dollari extra ai propri budget. Numeri importanti che segnalano uno sforzo concreto da parte dei Paesi membri e che vanno considerati con il dovuto rispetto. Sul fronte, invece, dei rapporti con la Russia e delle iniziative di deterrence and defence, abbiamo già accennato agli stanziamenti americani per la Europea Deterrence Initiative. A ciò bisogna solo aggiungere che è stato ufficialmente adottata pure la NATO Readiness Initiative dei "4-30" che prevede, entro il 2020, la creazione di una forza composta da 30 battaglioni meccanizzati, 30 squadroni aerei e 30 mezzi navali multinazionali pronti ad essere schierati in 30 giorni. Tali misure di deterrenza, tuttavia, continueranno ad essere accompagnate dalla ricerca del dialogo con Mosca ed in quest'ottica va letto l'incontro che si svolgerà nei prossimi giorni ad Helsinky tra lo stesso Trump ed il Presidente russo Putin. Altri temi importanti hanno riguardato i partenariati e l'Afghanistan. Nel primo caso, la NATO ha annunciato una nuova e più robusta missione di addestramento in Iraq, ed un incremento del supporto a Paesi strategici per la stabilità del Mediterraneo come Giordania e Tunisia. Questo è un punto che sta particolarmente a cuore all'Italia – impegnata a bilanciare l'impegno NATO ad est con quello a sud – soprattutto per ciò che concerne la Tunisia dove a questo punto dovrebbe partire la missione di supporto e training dell’Alleanza alla quale l’Italia prenderà parte con 70 uomini (missione già votata ed approvata dal Parlamento). La NATO si è detta inoltre pronta anche a sviluppare una partnership a lungo termine con la Libia che includa eventualmente pure l'ingresso di Tripoli nel Dialogo Mediterraneo. Nel quadro dell’impegno NATO per il sud, l'Italia ha pure incassato la piena operatività dell'hub di Napoli, sperando che le resistenze all'interno dello stesso JFC di Napoli, dove l'hub è inserito, vengano definitivamente superate e che l’hub possa finalmente iniziare a coordinare tutta l'attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione in un teatro di così grande interesse per il nostro Paese. Per quanto riguarda l'Afghanistan, si è deciso invece di estendere il supporto finanziario alle ANSF (Afghan National Security Forces) fino al 2024 incoraggiando allo stesso tempo gli sforzi intrapresi dal Presidente Ghani per il processo di pace e riconciliazione. Infine, è stata firmata una dichiarazione congiunta con l'UE per la cooperazione tra le 2 organizzazioni e sono iniziati ufficialmente i colloqui per l'ingresso della Macedonia, dopo che finalmente Skopje e Atene hanno risolto l'annosa questione del nome. La Macedonia diventerà pertanto il 30° Paese della NATO con il nome ufficiale di Repubblica della Macedonia del Nord.

anteprima logo RID L’Argentina ritenta con il nucleare?

La drammatica perdita del sommergibile SAN JUAN, affondato con l’intero equipaggio di 44 effettivi (compresa la prima donna sommergibilista del Sudamerica) il 15 novembre 2017, ha riaperto il dibattito sul destino della componente subacquea argentina. Una tradizione che risale al 1933, quando entrarono in servizio 3 sommergibili di costruzione italiana, e che ora si è ridotta a 2 soli battelli: il vecchio SALTA, uno dei 2 Type-209/1.100 consegnati nel 1973, reduce dall’ennesimo ammodernamento effettuato nel 2013-2014, e il SANTA CRUZ, gemello del battello perduto a novembre, tipo TR-1700, in servizio dal 1984. Nel 1977 la Giunta militare argentina, nel pieno di una ambiziosa espansione della flotta, comprendente l’acquisto di 10 tra fregate e corvette tipo MEKO, aveva ordinato in Germania anche 6 sottomarini estremamente avanzati e veloci, oceanici, modello TR-1700. La successiva crisi politica ed economica degli anni ‘80 aveva tuttavia ridotto il programma alla consegna nel 1984-1985 dei primi 2, mentre la seconda coppia, impostata nei locali cantieri Astillero Domecq Garcia, dal 1994 restava incompleta sullo scalo, e la terza coppia veniva cancellata. Recuperando il materiale già predisposto per questi ultimi, veniva assicurato il supporto ai 2 battelli in servizio, più volte interessati da radicali interventi manutentivi e di ammodernamento, cui attualmente viene sottoposto il SANTA CRUZ. Lavori rallentati dalle indagini su quanto accaduto all’unità gemella, reduce da un analogo upgrade gestito localmente, tanto che ormai si parla di un rientro in servizio attorno al 2020. Tuttavia, sin dagli anni ’90 si è più volte rimesso mano ad un piano di recupero almeno del SANTA FE, che dei 2 battelli incompleti della seconda coppia era quello che risultava in fase più avanzata di costruzione, attorno al 70%. Un recupero che è stato incentrato su 3 ipotesi. La prima, meno costosa e lenta, punta a completare i lavori limitandosi ad aggiornare il progetto originale sulla base degli upgrade studiati per i 2 battelli entrati in servizio. La seconda, più radicale, cui si è lavorato nel 2010, prevedeva di equipaggiare il SANTA FE con un propulsore AIP. Tuttavia, una terza ipotesi, non nuova, è rispuntata in questi giorni, soprattutto alla luce delle ambizioni del vicino Brasile: fare del terzo TR-1700 un sottomarino d’attacco nucleare, e in tempi relativamente rapidi, con la consegna nel 2025. Un progetto che prevede di sviluppare presso il Centro nucleare di Bariloche, col coinvolgimento di altri soggetti, un reattore compatibile con l’inserzione nello scafo del SANTA FE, investendo sin d’ora 5 milioni di dollari in 3 anni, per gli studi preliminari. La proposta sta incontrando molte perplessità, anche in seno alle Forze Armate, impegnate a chiedere più fondi per alcuni programmi basici, e per un aumento salariale, mentre il progetto del SANTA FE nucleare costerebbe almeno mezzo miliardo di dollari. Con quale rapporto costo-benefici, inoltre, è difficile dirlo, visto che lo studio di fattibilità dovrà anche tenere conto dell’acquisizione di sensori e armi diverse da quelle ipotizzate negli anni ’80; e di certo più sofisticate e costose. Il tutto poi per un singolo battello, poiché non si fa cenno della possibile estensione del programma al SANTA CRUZ. Con 500 milioni di dollari si potrebbero invece acquistare 2 battelli diesel-elettrici di nuova generazione, o magari 2 AIP cinesi, non troppo sofisticati ma validi, oppure un nucleo di battelli di seconda mano (si può pensare ad esempio ai 4 SAURO italiani Trerza e Quarta Serie serie, magari con uno o 2 degli esemplari più vecchi per cannibalizzazione, oppure qualche Type-209 nelle versioni degli anni ’80-’90 di prossima dismissione), abbastanza numeroso e omogeneo da mandare in pensione SALTA e SANTA CRUZ.

anteprima logo Stato Maggiore Difesa Conclusa la “5 Torri 2018”

“Palestra naturale per operare in un mondo moderno e a quattro dimensioni”. Così il Generale Graziano intervenendo a premessa dell’esercitazione

a cura dello
anteprima logo RID MBDA: antinave e non solo

Di recente abbiamo avuto l’opportunità di effettuare una visita presso gli stabilimenti di MBDA Italia di La Spezia ed Aulla – quest’ultimo ospitato all’interno del CIMA (Centro Interforze Munizionamento Avanzato) della Marina Militare – che ci ha permesso di fare il punto sulla situazione dei principali programmi in campo navale, e non solo, dell’azienda e di tutta una serie di attività di alto profilo strategico che MBDA Italia conduce in questi 2 siti. Si è parlato, pertanto, di TESEO e MARTE, ma anche di STORM SHADOW, in un contesto segnalato dall’eccellenza e dalla valenza che la missilistica continua a rappresentare per l’industria della difesa italiana nel suo complesso. Lo stabilimento di Spezia nacque negli anni ‘70 per supportare la decisione politica di dotare l’Italia di una capacità sovrana nel segmento missilistico tattico di superficie. Le attività vennero avviate attraverso una cooperazione industriale tra OTO Melara (1) e la francese MATRA per sviluppare il sistema missilistico TESEO, la cui versione per l'export nota come OTOMAT riscosse poi un notevole successo commerciale con oltre 1.000 esemplari venduti. Il sito ha una superficie totale di 22.500 m², dei quali 10.500 coperti su 3 edifici. Attualmente, le attività principali riguardano sviluppo, test e produzione di missili, comprensivi di canister, e progettazione meccanica ed aerodinamica. È bene precisare che in questo caso si parla di produzione e assemblaggio del missile completo, eccetto però le parti piriche che vengono integrate nello stabilimento di Aulla. A queste attività bisogna poi aggiungere la produzione dei lanciatori per le piattaforme aeree, navali e terrestri. Completa il quadro tutto ciò che riguarda la ricerca e gli studi in laboratorio, la simulazione e il "sintetico", le prove di compatibilità ed interferenza elettromagnetica e la revisione dei motori turbogetto dei missili (che vengono smontati e riassemblati a fini manutentivi e valutati nelle performance sugli appositi banchi prova).

anteprima logo RID Parte la produzione del missile JAGM

Dopo aver completato la fase EMD (Engineering and Manufacturing Development) e superato l’ultima parte di test, lo scorso 8 giugno è ufficialmente partita la LRIP (low-rate initial production) di 96 esemplari del nuovo missile JAGM (Joint Air-Ground Missile) destinato ad US Army e Marines. Secondo i programmi, tale fase produttiva dovrebbe concludersi entro quest’anno, mentre dal settembre 2019 – dopo la certificazione della capacità operativa iniziale attesa per marzo - è prevista la produzione su larga scala del missile destinato a sostituire gli HELLFIRE. Da questi ultimi e, in particolare, dalla versione AGM-114R HELLFIRE II, il JAGM si differenzia essenzialmente per un nuovo seeker dual-mode (che integra le 2 diverse modalità di ricerca - in banda millimetrica e laser semi-attiva - presenti nelle varie versioni della famiglia HELLFIRE), ma ne mantiene il sistema di controllo, il motore a razzo a combustibile solido e la testata.Ulteriori approfondimenti su RID 8/18.

anteprima logo RID NATO hub per il sud: a luglio piena operatività

Durante il suo incontro con il Primo Ministro Conte, il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha riconosciuto il ruolo svolto dall'Italia nell'Alleanza ed ha annunciato che a luglio l’hub NATO per il sud, inserito all'interno della struttura del Joint Forces Command di Napoli, raggiungerà la sua piena capacità operativa. L’hub è stato fortemente voluto dal precedente governo e dall’ex Ministro della Difesa Pinotti per coordinare al meglio le iniziative dell'Alleanza sul fronte sud. Il Governo Conte ha confermato questa linea e, anzi, sembra intenzionato ad accentuarla ulteriormente premendo affinché la NATO mantenga il giusto equilibrio tra le le iniziative di deterrenza per il contenimento della Russia ad est e quelle di crisis management per la prevenzione ed il contrasto della minacce che provengono da sud - dall'immigrazione illegale al terrorismo – e che hanno un più immediato e concreto impatto sulla sicurezza dell’Italia. Finora, l’hub per il sud – bisogna ammetterlo con onestà – è stato un po' bistrattato dalla NATO e sin dalla sua costituzione in seno allo stesso JFC ci sono state delle resistenze ad una più precisa e trasparente definizione dei suoi compiti. A questo punto crediamo che queste resistenze possano e debbano essere superate nell’ottica di quella reciprocità che, assieme alla solidarietà, costituisce il pilastro su cui si regge l'Alleanza Atlantica.

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