Notizie a cura di RIDlogo RID
anteprima logo RID A Roma un Workshop su Homeland Security 25-01-2018

Si terrà prossimamente a Roma un Workshop sul tema della Homeland Security organizzato da Rohde & Schwarz

a cura di Redazione
anteprima logo RID “RAMOSCELLO DI ULIVO” entra nel vivo 25-01-2018

Nel sesto giorno dell’Operazione “RAMOSCELLO DI ULIVO”, mentre continuano la pressione delle FA turche e delle milizie filo-turche dell’FSA contro le posizioni curde nel distretto di Afrin, ed il presidente Erdogan torna a minacciare un’offensiva contro la città di Manbij (città ad ovest dell’Eufrate nel cantone curdo di Hasakah/Kobane, dove sono schierate anche forze americane), le forze dell’YPG (Unità di Protezione Popolare, derivazione siriana del PKK) sembrano resistere all’assalto del Free Syrian Army, nella contestata zona attorno al monte Birsaya. Invariato l’obiettivo finale dell’offensiva: consolidare una zona cuscinetto di almeno 30 km all’interno del cantone di Afrin, per dare continuità territoriale con il confinante cantone di Azaz, sotto il controllo di Ankara sin dai tempi dell’Operazione “SCUDO DELL’EUFRATE” dell’agosto 2016. La recente dichiarazione del Pentagono, rilasciata il 13 gennaio, secondo la quale gli Stati Uniti vorrebbero creare una forza di sicurezza di frontiera siriana (Border Security Force, BSF) composta da 30.000 membri a maggioranza curdi, sarebbe il motivo che ha spinto la Turchia a intraprendere definitivamente l’operazione. L’insuccesso di Ankara nel tentare di convincere Washington a tornare sui propri passi, così come il rifiuto da parte del Cremlino di estromettere i curdi dai colloqui di pace di Sochi (previsti i prossimi 29 e 30 gennaio), avrebbero in questo modo dato al Governo turco il casus belli definitivo per lanciare l’attacco contro i suoi acerrimi nemici. Tuttavia, il fatto che la Russia abbia dato tacito assenso all’offensiva, ritirando preventivamente le sue forze di terra per evitare un coinvolgimento diretto (pur mantenendo il controllo totale dello spazio aereo su Afrin), potrebbe far pensare ad un accordo non ufficiale siglato tra Ankara e Mosca di cui parleremo dopo. Nel frattempo, lo scontro si fa acceso anche sul piano politico e diplomatico, dacché la mossa del Presidente turco non ha trovato sostegno nella comunità internazionale (a eccezione del Qatar). La riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, convocato lunedì scorso su iniziativa francese, si è risolta con un nulla di fatto. La mossa di Erdogan rischierebbe, insomma, di compromettere i piani post-bellici orchestrati da Iran, Russia e Siria nella cornice degli “Astana Talks”. Tornando alla Russia, un’altra ipotesi è quella che il Cremlino abbia deciso di “scaricare” definitivamente i curdi, lasciando così mano libera alla Turchia nella sua lotta contro l’YPG nel cantone di Afrin. L’offensiva turca, infatti, può essere letta anche tenendo in considerazione la parallela operazione del regime siriano a Idlib, volta a eliminare la presenza dei jihadisti di Tahrir al-Sham (ex al-Nusra). Nelle ultime ore, i governativi del Syrian Arab Army (SAA) e delle National Defence Forces (NDF), hanno consolidato la loro posizione presso la base aerea di Abu Al-Duhur, conquistando l’omonima città e i villaggi di Al-Khifa e Jafr. Così facendo, le forze del regime sarebbero riuscite a mettere al riparo l’importante base da qualsiasi contrattacco dei ribelli. L’Operazione “RAMOSCELLO DI ULIVO” potrebbe beneficiare del riposizionamento delle milizie ribelli filo-turche operanti ora su Idlib verso Afrin, sotto la tutela diretta di Ankara, mentre Tahrir al-Sham rimarrebbe isolata (e intrappolata) a Idlib. Un film già visto ai tempi della battaglia di Aleppo...

a cura di Andrea Schiaffino
anteprima logo RID La Marina riceve il primo F-35B (update) 25-01-2018

Come anticipato da RID, oggi la Marina Militare prende in consegna il primo F-35B italiano (BL-1). La cerimonia di consegna si svolge a Cameri alla presenza del Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen. Claudio Graziano e del Capo di Stato Maggiore della Marina Amm. Valter Girardelli. 

a cura di Pietro Batacchi
anteprima logo RID Leonardo: prima AL MANAMA al Bahrein 24-01-2018

Con una cerimonia ufficiale svoltasi ieri presso la base di Mina Salman, sede del Comando della Marina del Bahrein, Leonardo ha riconsegnato alla Marina locale la prima delle 2 corvette missilistiche AL MANAMA ammodernate nell’ambito di un programma partito con un contratto siglato a luglio 2015. Secondo l’azienda, l’unità è stata consegnata in anticipo rispetto ai tempi previsti. Lo stesso contratto prevede anche l’aggiornamento di 4 più piccole classe AHMED AL FATEH. Le 6 unità sono prodotte dalla tedesca Lurssen e sono lunghe, rispettivamente, 62 m e 45 m. Il programma riguarda una serie di interventi sul sistema di combattimento e sui sensori di cui vi forniremo ulteriori dettagli su RID 3/18.

a cura di Redazione
anteprima logo RID Prima esercitazione combat per il J-20 23-01-2018

Dopo essere entrato ufficialmente in servizio nel settembre dell’anno passato, lo scorso 12 gennaio il caccia stealth di Quinta Generazione Chengdu J-20 ha finalmente preso parte alla sua prima esercitazione di combattimento. Secondo quanto riportato da un comunicato dell’Aeronautica Militare Cinese, il J-20 si sarebbe confrontato con altri 2 modelli di caccia multiruolo, lo Shenyang J-16 (variante evoluta e più prestante, solo biposto, del J-11B, quest’ultimo evoluzione indigena del Su-27) e il Chengdu J-10C (basato sullo IAI LAVI israeliano), al fine di testare le capacità dell’aeromobile in una serie di manovre di tipo aria-aria con ingaggio Beyond-Visual-Range (BVR). La notizia è di particolare rilevanza, se si considera che solo qualche mese fa le autorità cinesi hanno reso per la prima volta pubblici, durante un’esibizione presso la base militare di Zhurihe (Mongolia Interna), alcuni dettagli circa l’interno del cockpit di 3 esemplari J-20. Il J-20, il cui prototipo ha compiuto il suo primo volo l’11 gennaio 2011, dovrà essere in grado di reggere il confronto con i velivoli stealth attualmente in dotazione all’Aeronautica Americana (ovvero l’F22 RAPTOR e l’F-35 LIGHTNING II), regolarmente presenti nel delicato teatro operativo dell’Asia pacifica. Sarà pertanto fondamentale, nei prossimi anni, addestrare quanti più piloti possibile all’utilizzo di questo aeroplani, in modo tale da avere una forza credibile e competitiva. Infatti, nell’ipotesi di uno scontro aereo, al J-20 spetterebbe il difficile compito di “pulire” i cieli da eventuali difese nemiche, in modo tale da lasciare spazio ad altri caccia non dotati di tecnologia a bassa rilevabilità radar. Sviluppato dalla Chengdu Aircraft Industry Group (CAIG), il J-20 si è negli anni evoluto al fine di eseguire anche missioni d’attacco a terra. Le dimensioni, confrontate con quelle di altri caccia di Quinta Generazione, sono notevoli: l’apertura alare di 15 metri lo rende più largo dei colleghi russi (Sukhoii T-50) e americani (Lockheedd Martin F-22 RAPTOR), mentre il peso (17,600 kg a vuoto) lo avvicina alle caratteristiche standard di questi velivoli. Mentre il prototipo è stato equipaggiato da 2 motori Saturn 117S di fabbricazione russa, il J-20, ora in produzione, sarà propulso da altrettanti WS-10G, disegnati e costruiti dalla cinese Shenyang Liming Aircraft Engine Company, che consentiranno all’aereo di sviluppare una velocità superiore agli attuali 1,7 Mach. La notevole autonomia, di circa 3.400 km, consentirà inoltre al J-20 di condurre missioni su distanze importanti, requisito fondamentale per operare nel teatro Asia-Pacifico. Una sfida, dunque, posta direttamente alla supremazia aerea degli Stati Uniti, fino a oggi gli unici in grado di impiegare e dispiegare dei caccia di Quinta Generazione pienamente operativi. Anche se il traguardo raggiunto dalla Cina è significativo, il J-20 avrà bisogno di ancora qualche tempo, sia per avviare la produzione di massa, che per essere utilizzato in operazioni di combattimento. Per farsi un’idea, basti guardare al lungo e travagliato percorso intrapreso dalla stessa US Air Force nello sviluppare appieno le potenzialità di velivoli di quinta generazione (un esempio per tutti: l’F-35). Del resto, molti dettagli restano tuttora ignoti, e l’effettiva competitività con i caccia americani è ancora tutta da dimostrare. Oltre agli 8 prototipi finora sviluppati, sarebbero almeno 6 i J-20 di preserie attualmente in servizio, mentre ci si aspetta che entro la fine del 2020, con la produzione di massa, l’Aeronautica cinese possa raggiungere i 100 esemplari, con una media di almeno 3 velivoli costruiti ogni mese.

a cura di Andrea Schiaffino
anteprima logo RID Operativo il secondo CAEW italiano 22-01-2018

E’ divenuto operativo in questi giorni il secondo aereo radar dell’Aeronautica Militare italiana: un Gulfstream G550 CAEW, bireattore leggero di derivazione commerciale militarizzato e customizzato in Israele dalla IAI. I 2 velivoli, il primo consegnato il 19 dicembre 2016, il secondo giunto in Italia un anno dopo, sono infatti il frutto di un accordo siglato nel 2012, nell’ambito delle compensazioni industriali relative alla vendita ad Israele di 30 addestratori avanzati M-346 (ribattezzati LAVI). Compensazione che pone fine ad una carenza negli assetti dell’AM, che data agli anni ’80, quando si iniziò a proporre l’acquisto di un aereo radar nazionale, da affiancare agli AWACS cogestiti in ambito NATO, anche con personale tricolore. Il programma per l’aereo radar in questi 30 anni è scomparso e riapparso con frequenza carsica, con particolare urgenza dopo l’avvio delle consegne dei primi caccia TYPHOON, simbolo del rinnovamento della difesa aerea italiana. E dopo aver preso in considerazione svariate opzioni, dal sistema WEDGETAIL a C-130J “customizzati”, la svolta israeliana del 2012. Il Gulfstream G-550 CAEW (Conformal Airborne Early Warning) è uno dei sistemi di sorveglianza aerea più sofisticati al mondo, in grado di monitorare a 360° uno spazio sino a 370 km di raggio, grazie al radar AESA EL/W-2085 multibanda (S e L) dell’israeliana IAI-Elta. Il sistema comprende anche pod ELINT, e presumibilmente anche COMINT, un sistema di comunicazioni configurato secondo gli standard della NATO, e un sofisticato sistema di auto-protezione con sensori attivi e passivi, più le contromisure. Infine, il computer di missione può fornire un’immagine digitalizzata di uno scenario in 3D: aereo, marittimo e terrestre, che integra tutti i dati forniti da sensori e datalink, oltre a sistemi per comunicazioni satellitari, pianificazione e analisi di missioni tipo MSS (Mission Support System), e infine un apparato di simulazione per l’addestramento del personale. Non va dimenticato che questo velivolo è in servizio dal 2005 con l’Aeronautica Israeliana, il che ne certifica il livello di eccellenza; e anche – sebbene non vi siano dati certi – il livello di combat proven, soprattutto alla luce delle operazioni aeree in corso nei cieli siriani. Sulla base di questa esperienza l’AM potrebbe acquisire, anche in tempi ragionevolmente brevi, pure un G-550 in variante SIGINT dedicata noto come SEMA (Special Electronic Missions Aircraft che è in ballo con l’ AISREW (Airborne Intelligence, Surveillance, Reconnaissance, and Electronic Warfare) di L3, basato sempre su piattaforma G550).

a cura di Giuliano Da Frè
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