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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Ecco il nuovo missile ipersonico KINZHAL

Quest'anno il discorso di Vladimir Putin sullo stato della Federazione, tenuto davanti alla Duma giovedì scorso, ha portato delle importanti novità per quanto riguarda le nuove armi che la Russia starebbe sviluppando, mettendo al contempo in luce quelle che sembrerebbero già in grado di operare. Di particolare rilevanza l'annuncio dato circa il nuovo missile ipersonico da crociera anti-nave KINZHAL...

anteprima logo RID La realtà delle nuove armi di Putin

Un vasto clamore ha suscitato l'annuncio, reso dal Presidente russo Putin durante il suo discorso sullo stato della Federazione, che la Russia starebbe sviluppando nuove armi nucleari capaci di superare qualunque difesa americana. In particolare, Putin si riferiva a 2 armi: il nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM) SARMAT, di cui da tempo vi abbiamo parlato, ed un non meglio specificato missile cruise intercontinentale a propulsione nucleare. Nel primo caso, si tratta di uno sviluppo ben noto. L'RS-28 SARMAT è un ICBM "super-pesante" a propellente liquido, in sviluppo dal 2009 e che dovrà rimpiazzare nell'arsenale russo l'SS-18 SATAN, in grado di trasportare un carico pagante di ben 10 t, corrispondenti ad un numero variabile di testate nucleari tra 10 e 15 (a seconda del potenziale). Il missile sarà inoltre dotato di un robusto pacchetto di contromisure (esche) per confondere le difese e potrebbe trasportare anche i nuovi veicoli di rientro supersonici - Hypersonic Glide Vehicle  (HDV) – in via di sviluppo e capaci di superare qualunque difesa antimissile in virtù della loro velocità, appunto, supersonica. Alcuni test degli HDV sarebbero già stati condotti. Al momento il SARMAT ha accumulato dei ritardi e non è stato ancora testato – si parla di un test di "espulsione" dal silos di lancio effettuato a fine dicembre, non confermato però. Difficilmente sembra che possa entrare in servizio prima del 2020. Il nuovo missile da crociera a propulsione nucleare, che secondo Putin avrebbe condotto un test a fine 2017, test confermato dal pentagono che però lo ha ritenuto un fallimento, è caratterizzato da una portata illimitata e dalla capacità di evadere qualunque difesa inseguendo il terreno a quote molto basse. In particolare, un missile del genere supererebbe la limitazione tipica dei missili da crociera – velocità ed autonomia "contenute" a causa della resistenza indotta dall'attrito dell'aria (non a caso gli ICBM devono uscire dall'atmosfera per produrre portata intercontinentale e velocità superiore a quella del suono) – e garantirebbe la possibilità di evadere qualunque difesa in virtù della possibilità di viaggiare ad alte velocità a bassissima quota. Le attuali difesa antimissile, oltretutto, sono concepite per contrastare la minaccia dei missili balistici e non quella dei missili da crociera. In realtà gli studi sui missili cruise intercontinentali e sulla propulsione nucleare applicata ai missili non sono nuovi e risalgono già agli anni cinquanta e sessanta, ed al periodo della Guerra Fredda. Ricordiamo, per esempio, il progetto americano PLUTO per lo studio di statoreattori (ramjet) nucleari o il missile SM-64 NAVAHO americano, o, ancora, il cruise intercontinentale RSS-40 BURAN russo. Tutti progetti abortiti per l'immaturità delle tecnologie, per problemi di sicurezza e per l'evoluzione dello scenario con ii relativi trattati sul disarmo nucleare. Ma, adesso, con un nuova epoca ti competizione globale tra potenze – USA, Russia e Cina – tutti i giochi anche in campo nucleare si riaprono.

anteprima logo Esercito Italiano Il Generale Farina alla guida dell'Esercito

Questa mattina nella caserma “Rossetti”, all’interno del comprensorio militare “Cecchignola”, si è svolta la cerimonia di avvicendamento nella carica di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito tra il Generale di Corpo d’Armata Danilo Errico e il parigrado Salvatore Farina. La cerimonia è stata preceduta dall’omaggio alla tomba del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro all’Altare della Patria, segno di deferente ricordo dei caduti di tutte le guerre. Il passaggio della Bandiera di Guerra dell’Esercito tra il Generale Errico e il Generale Farina ha sancito ufficialmente l’avvicendamento del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Paolo Gentiloni, del Ministro della Difesa, Sen. Roberta Pinotti, del Sottosegretario di Stato alla Difesa, On. Domenico Rossi, e del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, unitamente a numerose autorità militari civili e religiose. Dopo aver ringraziato tutti i convenuti, il Generale Errico, al termine di una carriera lunga 44 anni, ha rivolto il proprio pensiero a tutto il personale dell’Esercito, attualmente impiegato in attività di addestramento, approntamento e operazioni in Italia e all’estero. Inoltre ha aggiunto: “in questi ultimi 3 anni, avete sempre lavorato con silente dedizione e alacre generosità, avulsi da strumentali protagonismi o da sterili vittimismi, spesso lontano dalle ovattate luci mediatiche della ribalta, proiettando sul campo – “oltre l’ostacolo” – le migliori energie – fisiche, morali e intellettuali – così come è uso e tradizione di questa organizzazione che ha sempre costituito un saldo punto di riferimento sia per i cittadini sia per le autorità costituite nei momenti di difficoltà delle popolazioni e della Nazione”. Durante il suo intervento, il Ministro Pinotti ha dichiarato che l’Esercito si è dimostrato, ancora una volta, insostituibile sia in Patria sia all’estero. Sul territorio nazionale, che si trattasse di affiancare le Forze dell’Ordine per garantire la sicurezza, o di soccorrere la popolazione colpita da calamità grandi o piccole, l’Esercito c’è sempre stato, così come all’estero ha saputo assumere nuovi impegni, senza per questo lasciare incompiuto uno sforzo che, negli anni passati, ci aveva visto sostenere così tanti sacrifici. Il Generale Claudio Graziano, durante il suo discorso, ha affermato che in un periodo di grande trasformazione per le Forze Armate, c’è di nuovo l’esigenza dei nostri militari per aumentare la percezione di sicurezza nel territorio nazionale. In ambito interforze la nostra prima risorsa è proprio l’Esercito, Forza Armata che impiega lo sforzo maggiore, con circa 4000 donne e uomini nel mondo, e soprattutto a loro va il nostro plauso. Il Generale Farina, proveniente dal NATO JFC (Joint Force Command) di Brunssum, del quale è stato il primo comandante italiano, dopo aver ringraziato il Generale Errico “per la sua sapiente opera alla guida dell’Esercito” e tutti i Comandanti che lo hanno preceduto alla guida della Forza Armata, ha rivolto un pensiero a tutti gli uomini e le donne dell’ Esercito dichiarando " è innegabile che il merito è soprattutto vostro che ogni giorno operate con professionalità e abnegazione al servizio del Paese. Dedicherò ogni minuto del mio mandato per essere al vostro servizio. Sarò sempre tra voi, idealmente e sul campo, in operazioni e in addestramento, negli Istituti di Formazione o in guarnigione.” L'Esercito conta oggi circa di 4.000 militari schierati in 15 diversi paesi come, Iraq, Libano, Afghanistan, Kosovo, Libia, Somalia e Mali con compiti che vanno dalla cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di stabilizzazione e ricostruzione, sino all'addestramento delle forze di sicurezza locali, vale a dire quella gamma di attività nota come Security Force Assistance (SFA). Piu di 7.000 sono invece i soldati impegnati in Italia nell'ambito dell'Operazione "Strade Sicure", in concorso alle Forze dell'Ordine per il presidio del territorio e la vigilanza, inoltre l’operazione assume particolare rilievo in Campania, agendo in risposta all'emergenza "Terra dei fuochi" e nell’Italia centrale nelle zone colpite dal sisma del 2016 dove sono presenti le unità specialistiche dell’Esercito impiegate in numerose attività a sostegno della popolazione e dei comuni dei crateri sismici.

a cura dell'
anteprima logo RID A Ghouta si continua a combattere

Nonostante il cessate il fuoco deciso sabato con un voto del Consiglio di Sicurezza – che esclude però ISIS e altri gruppi jihadisti – a Ghouta Est si continua a combattere, e ieri i lealisti hanno conquistato alcuni villaggi dopo che per 2 settimane avevano martellato l’area con aviazione e artiglieria, ed ammassato truppe. Ghouta Est è una regione sunnita alle porte della capitale Damasco che comprende una parte sostanzialmente rurale, con piccoli villaggi, ed una parte di agglomerati cittadini molto più grandi, come Douma, ed alcuni sobborghi della stessa Damasco come Jobar o Ein Tarma. Da sempre, questa è una spina nel fianco del regime ed una minaccia costante per la capitale (il cui centro è alla portata dei mortai e dei lanciarazzi dei gruppi ribelli), nonché una roccaforte dei salafiti filo-sauditi di Jaisj AL Islam edi Ahra Al Sham, di Failaq Al Rhaman – diramazione locale del Free Syrian Army filo-Fratellanza Musulmana (sostenuta ricordiamo da Qatar e Turchia) – e, più di recente, dei qaedisti di Tahrir Al Sham (ex Al Nusra). Dopo il collasso di ISIS e la stabilizzazione del fronte nord-orientale della provincia di Hama, le forze di Assad hanno aumentato la pressione su Ghouta Est. Nell’azione sono coinvolte sia alcuni reparti dell’Esercito Siriano e forze d’elite sia milizie. In prima linea ci sono elementi della Guardia Repubblicana, i pretoriani del regime, e della 4ª Divisione corazzata. Si tratta delle 2 unità migliori dell’Esercito Siriano, composte per la gran parte da alawiti, dotate dei più moderni. Carri T-72 aggiornati allo standard AV e T-B3, i più avanzati T-90, blindati da combattimento per la fanteria 8x8 BTR-80/82, lanciarazzi pesanti BM-27 URAGAN da 220 mm e BM-30 SMERCH da 300 mm ecc. Una parte dei carri sono equipaggiati anche con sistemi di protezione attiva. Da alcuni video postati su account twitter russi e filo-governativi si possono vedere anche T-72 equipaggiati con le caratteristiche “griglie” anti-RPG e diversi semoventi 2S1 GVOZDIKA da 122 mm e 2S3 AKATSIYA da 152 mm, complessi antiaeri quadrinati da 23 mm ZSU-23-4 SHILKA, e lanciarazzi leggeri e pesanti di diverso tipo. Da qualche giorno, come testimoniato in altri video, sono stati dispiegati anche missili balistici tattici SS-21 SCARAB. Alle operazioni prendono parte pure unità della 9ª Divisione corazzata e della 10ª e 7ª Divisione meccanizzata. A questi reparti bisogna poi aggiungere elementi della 14ª Divisione Forze Speciali e delle Tiger Forces. La prima, in realtà, è solo nominalmente un reparto di forze speciali ed è assimilabile piuttosto ad un’unità di fanteria leggera d’assalto composta da 3 reggimenti. Le Toger Forces, invece, guidate da una delle icone del fronte governativo, ovvero il Generale Suheil Al Hassan, è un’unità contro-insurrezione a tutti gli effetti, seppur atipica rispetto agli standard occidentali. Le “Tigri” sono state fondate durante la guerra civile ed i loro organici non dovrebbero superare le 1.000 unità; nel loro arsenale figurano anche alcuni carri T-90 e mezzi pesanti, cosa che, appunto, le differenzia da un reparto SOF strettamente inteso. Le Tiger Forces hanno avuto un ruolo decisivo sia nella battaglia di Aleppo che nella riconquista delle basi di Kuweiris e Abu Al Duhur nel nord del Paese. Infine, nella battaglia sono coinvolte anche le National Defnce Forces. Le NDF sono una milizia reclutata su base volontaria – composta da alawiti, ma anche da drusi, cristiani e anche da sunniti, soprattutto di alcune tribù dell’est del Paese – modellata sulla milizia iraniana dei Basij. Soprattutto inizialmente, l’addestramento e l’inquadramento veniva fornito dai quadri di Hezbollah e dei Pasdaran presenti in Siria, ma ad oggi le NDF sono state integrate a tutti gli effetti nelle forze di sicurezza di Damasco e sono regolarmente pagate dal Governo. Sul terreno operano come fanteria in appoggio all’Esercito ed i loro organici oggi dovrebbero essere superiori alle 60.000 unità. Un’eventuale operazione su larga scala non si presenterebbe affatto semplice. L’area è molto grande ed una parte è composta da agglomerati urbani, dove ancora oggi sono intrappolati decine di migliaia di civili e dove nel corso degli anni le forze ribelli hanno realizzato nascondigli, chilometri di tunnel sotterranei e postazioni protette. Ragion per cui è possibile immaginare che i lealisti si muovano con lentezza stringendo sempre più il cerchio sui centri di resistenza ritenuti più importanti e significativi, in attesa che si giunga ad una resa più strutturata, concordata, come in parte accaduto ad Aleppo, mediante il coinvolgimento di attori esterni quali Arabia Saudita e Russia, ma anche Turchia e Qatar.

anteprima logo RID La politica di difesa degli USA

Nello spazio di un mese il Governo Americano ha rilasciato 2 documenti che presi nel loro complesso stabiliscono le nuove linee direttive per la politica complessiva di sicurezza e difesa del Paese.

anteprima logo RID Passaggio di testimone al JFC NATO di Brunssum

Il Generale dell’Esercito Italiano Riccardo Marchiò è subentrato al Generale Salvatore Farina al vertice del NATO Joint Force Command (JFC) di Brunssum, nei Paesi Bassi.

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