a cura della Rivista Italiana Difesa
Siria, il vero test delle nuove Forze Armate russe data: 13-10-2016 a cura di: Giuliano Da Frè

Precisi lanci di missili cruise da corvette che incrociano nel Mar Caspio, e da sottomarini in crociera tra Mar Nero e Mediterraneo. Dispiegamento di batterie di missili e radar di difesa aerea di ultimo modello. Impiego di aerei di nuova generazione, come i Su-34, e di bombardieri strategici, come i Tu-160. Per Mosca, la Siria non è solo un impegno geopolitico fondamentale, in difesa degli ultimi porti militari a sua disposizione in Mediterraneo, nell’ambito di una strategia che risale a Caterina la Grande. Il conflitto siriano ha infatti acceso i riflettori sulle capacità militari russe, date per spacciate negli anni ’90, tra aerei, missili e navi coperte di ruggine, e il disastro della Prima Guerra Cecena del 1994-1996. Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti: e se la rivincita nel Caucaso, la guerra-lampo contro la minuscola Georgia del 2008, e lo stesso conflitto ucraino in corso dal 2014, sono stati eventi militari favorevoli a Mosca, ma tutto sommato limitati, in Siria si gioca una partita diversa. Sin dal loro intervento diretto, nel settembre 2015, le Forze Armate russe hanno mostrato i muscoli, per impressionare amici, nemici, e semplici conoscenti, ed i prodotti della loro rinnovata industria militare, sfruttando la guerra come una vetrina e puntando a un rapporto qualità-prezzo più favorevole rispetto agli standard occidentali. Il dispositivo militare russo è in corso di ulteriore rafforzamento. Tra qualche giorno, infatti, entrerà in azione la portaerei KUZNETSOV, che sta ultimando un intervento di manutenzione e aggiornamento, e che in Siria esordirà affiancando ai caccia multiruolo pesanti Su-33 i nuovi, e più leggeri, MiG-29KR, divenuti operativi ad agosto. Nel frattempo, sempre ad agosto si registravano nuovi lanci di missili land-attack a lungo raggio SS-N-30 KALIBR da parte delle corvette della Flottiglia del Caspio, mentre per difendere le proprie basi nel porto di Tartus, e quella aerea di Latakya, sono stati dispiegati rispettivamente i sistemi missilistici sup/aria S-300V4 (operativo dal 2013), e il quasi altrettanto recente S-400 TRIUMF. Tenendo conto del fatto che i ribelli anti-Assad non dispongono di aerei, questi sofisticati sistemi sono stati schierati soprattutto per ragioni di deterrenza, prestigio, e di export, visto che sono in grado di colpire anche ben all’interno degli spazi aerei turco e israeliano; scoraggiando eventuali “errori” da parte delle 2 potenti forze aeree di Israele e Turchia, già più volte intervenute in territorio siriano, nonché della coalizione occidentale anti-ISIS a guida statunitense, e creando su vaste parti della Siria una poderosa “bolla” A2/AD. A Jableh, infine, dopo i bombardieri Su-24 e Su-25 ammodernati, ha fatto la propria comparsa l’ultima versione dell’elicottero da combattimento HIND, ossia il Mi-35, anche in questo caso puntando molto sul richiamo dell’export.


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