a cura della Rivista Italiana Difesa
Haftar perde (per ora) la Mezzaluna petrolifera data: 07-03-2017 a cura di: Andrea Mottola

Nelle ultime ore la situazione libica ha subito diversi sviluppi. Se a Tripoli la situazione sembra momentaneamente meno tesa - dopo il fallito attentato del 20/2 contro un convoglio all’interno del quale viaggiavano anche il capo del Consiglio di Stato Swehli e il Comandante della Guardia Presidenziale Nakua – tale da rendere possibile la visita a Mosca del Primo Ministro Serraj, che ha incontrato il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in Cirenaica e, soprattutto, nella Mezzaluna petrolifera, invece, la situazione è decisamente più tesa. Le forze di Haftar continuano ad essere molto impegnate su più fronti: quello dell’area bengasina, che continua ad essere infestata da forze di Ansar al-Sharia, ormai quasi definitivamente snidate dal centro della città, ma ancora presenti nell’area sudoccidentale della periferia; quello di Derna, dove ancora è forte la presenza delle milizie riconducibili al Consiglio della Shura dei Mujahideen; e, soprattutto, nella Mezzaluna petrolifera dove, lo scorso 3 marzo, le forze appartenenti alle “Brigate per la Difesa di Bengasi” - una coalizione composta da milizie islamiste e gruppi armati sostenuta dalla Brigata misuratina Al Marsa e da molti ex appartenenti alle Petroleum Facilities Guards di Ibrahim Jadhran e che fa riferimento a parti della Fratellanza Musulmana libica ed al Gran Mufti Ghariani (oltre 1.000 uomini) – hanno preso il controllo dei 4 terminal petroliferi di Nofaliya, Bin Jawad, Ras Lanuf (base aerea inclusa) e di al Sidra, sottraendoli alle forze del Generale Haftar dopo accesi scontri e gravi perdite da parte delle forze fedeli al Generale (almeno 28 morti e 26 feriti gravi). Queste ultime, peraltro, sarebbero composte anche da diverse decine di miliziani provenienti da Chad e Sudan. Nelle ultime 72 ore, l’aviazione del Generale ha condotto una serie di raid volti alla riconquista dei terminal. In particolare, 3 caccia Mig-23BN/UB e un Mig-21 - decollati da Benina e Labraq ed armati con bombe a frammentazione RBK-250 - più 2 elicotteri Mi-35 e un Mi-8T provenienti da Ras Lanuf, hanno colpito le postazioni delle BDB a sud di Nofaliya e nella provincia di Jufrah, effettuando 17 sortite in poco più di 48 ore, un ritmo insostenibile per un’aviazione fortemente provata dagli anni accumulati dalla manciata di velivoli ancora a disposizione del Generale - dall’inizio del 2017, Haftar ha perduto un elicottero Mi-35 (abbandonato a Ras Lanuf, probabilmente perché inutilizzabile e, successivamente, distrutto per evitare che cadesse nelle mani delle BDB) ed un Mig-23ML (sostituito da 3 Mig-23 recentemente inviati disassemblati dalla Russia) - e dalle difficoltà manutentive degli stessi. Tale elemento, renderebbe scontato l’intervento aereo egiziano ed emiratino (gli EAU hanno 6 turboelica da attacco leggero AT-802U rischierati sulla base libica di al-Khadim e pilotati da mercenari) a favore dell’alleato Haftar, soprattutto tenendo conto dell’importanza strategica dei terminal petroliferi e della loro perdita in favore di milizie invise sia al Cairo che agli Emirati. Tuttavia, ad oggi, va registrata la totale assenza del supporto aereo dei velivoli emiratini ed egiziani all’Operazione TUONO VIOLENTO volta alla riconquista della Mezzaluna petrolifera da parte di Haftar. E, se per gli AT-802 degli EAU può essere addotta la mancanza di autonomia necessaria a raggiungere l’area di Ras Lanuf, l’assenza dei velivoli egiziani fa molto rumore e potrebbe essere una diretta conseguenza del rifiuto di Haftar a partecipare all’incontro con Serraj organizzato dall’Egitto lo scorso febbraio. Un avvertimento a non tirare troppo la corda.


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