a cura della Rivista Italiana Difesa
Macron: attacco all'Italia? data: 26-07-2017 a cura di: Pietro Batacchi

Il neo Presidente francese Macron non ha perso tempo nel porsi al centro della scena internazionale, in virtù anche di un amplissimo mandato ricevuto dagli elettori. Prima ha stretto un patto di ferro con la Germania e la Cancelliera Merkel, forgiato su una cooperazione in materia militare che spazierà dalla PESCO (la cooperazione rafforzata), ad un nuovo caccia che dovrà rimpiazzare l'Eurofighter TYPHOON. Poi, si è dedicato alla "Franciafrica", visitando subito le truppe francesi di stanza nel Sahel nell'ambito dell'Operazione BARKHANE e lanciando la forza di contro-terrorismo del cosiddetto G5 Sahel (il gruppo di coordinamento sahelita che comprende Mali, Mauritania, Ciad, Niger e Burkina Faso). Dopodichè, Macron ha messo nel mirino la Libia – da sempre terreno di contesa strategica ed economica con l'Italia – ed ha portato a Parigi, in un incontro senza precedenti, il Premier Serraj ed il Generale Haftar. L'incontro, svoltosi ieri, è culminato in una dichiarazione congiunta, e in una stretta di mano, in cui i 2 contendenti si sono impegnati ad un cessate il fuoco ed a nuove elezioni, all'integrazione dei combattenti in Forze Armate libiche regolari ed al riconoscimento dell'Accordo Politico Libico di Skirat del dicembre 2015. Il tutto di fronte al Presidente Macron che ha portato a casa un successo d'immagine notevole. Vedremo poi se questo si tramuterà anche in un successo politico-strategico. Infatti, adesso dipenderà dai 2 contendenti imporre ai propri fronti interni quanto stabilito a Parigi, e non sarà facile. Oggi Haftar sembra il più forte sul terreno, in virtù degli ultimi successi sul campo a Benghasi ed a Jufra, ma la sua forza dipende sempre di più dall'appoggio di alcune tribù, fondamentali nella società libica, a cominciare dai Warfalla, la tribù più numerosa e potente del Paese. Serraj, invece, deve la sua sopravvivenza semplicemente al "patto di sindacato", o cupola se si preferisce..., formato da Haithem Al Tajouri, Abdul Rauf Kara,  Abdul Ghani Al-Kikli, detto Ghneiwa, e Hashm Bishr, del “mandamento” di Abu Salim, che a Tripoli garantisce la...”protezione” a Serraj. “Protezione” che si è già rivelata fondamentale in 2 occasioni per respingere i tentativi di restaurazione dell’ex Premier Khalifa Gwell. In queste condizioni fare previsioni non è semplice. Di sicuro, Macron ha assestato un bel colpo alla leadership – riconosciuta da ONU e Casa Bianca – che finora l’Italia ha avuto sul dossier libico dopo che lo stesso Macron ha di fatto bloccato l’operazione Fincantieri-STX France rimettendo in discussione la governance del cantiere e il controllo da parte italiana. Questi, ad oggi, i fatti, certo non positivi per Roma.


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