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RID - Rivista Italiana Difesa 29-03-2018 Nuova vita per il ponte galleggiante PFM data: a cura di:



Non tutti i sistemi sviluppati nel corso della Guerra Fredda, quindi per il teatro operativo europeo, sono in grado di adattarsi ai nuovi scenari. Tuttavia, tenendo conto dei bilanci e delle priorità nel rinnovamento degli equipaggiamenti, dare alle Forze Armate la possibilità di aggiornare i loro sistemi significa consentire loro di mantenere intatte determinate capacità operative e, possibilmente, ampliarle grazie a un incremento di flessibilità dei sistemi stessi. È ciò che ha fatto CNIM (Constructions Navales et Industrielles de la Méditerranée), che ha sviluppato un’evoluzione del proprio PFM (Pont Flottant Motorisé), il ponte galleggiante autopropulso, in dotazione, in Europa, ai reparti del Genio Pontieri di Francia, Italia e Svizzera. Lo sviluppo del PFM F2, questa la sigla, è nato dai nuovi requisiti espressi dall’Armée de Terre sulla base delle lezioni apprese nelle più recenti missioni. La necessità di superare corsi d’acqua con mezzi galleggianti in grado di seguire le colonne e di essere assemblati rapidamente, trasportando carichi medi, è emersa, ad esempio, nelle missioni in Africa. A ciò si aggiungeva il bisogno di rispondere alle esigenze di supporto in caso di calamità naturali in Patria, e in particolare alla temuta grande esondazione della Senna. Ad oltre 30 anni dall’ingresso in servizio con i reparti del Genio francese (i primi moduli del PFM sono stati consegnati nel 1985) era imperativo intervenire a livello manutentivo, e si è quindi approfittato per effettuare un intervento radicale in grado, non solo di allungare la vita operativa del materiale di almeno altri 20 anni, ma anche di incrementarne la flessibilità operativa. Da qui il contratto di sviluppo, firmato il 22 dicembre 2015. Prima di passare a descrivere le modifiche ricordiamo che il PFM, nella versione originaria, si compone di moduli galleggianti lunghi 10 m e di moduli rampa. Tutto l'articolo è disponibile su RID 4/18.


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