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anteprima logo RID SUPER HORNET (e TYPHOON) per la Germania?

La stampa tedesca in questi giorni di emergenza ha rilanciato la notizia dell’intenzione da parte del Governo di Berlino di acquistare fino a 90 Eurofighter TYPHOON oltre ad un pacchetto americano di 30 F/A-18E/F SUPER HORNET e 15 EA-18G GROWLER. Una scelta che, se confermata, dimostrerebbe ancora una volta la “scarsa vena” tedesca quando si tratta di decidere su questioni militari. La ratio dietro l’acquisto del SUPER HORNET, si sa, riguarda l’esigenza della Germania di avere un velivolo con capacità nucleare, in grado di trasportare la bomba B-61 americana nell’ambito della cosiddetta politica della “doppia chiave” NATO. Il SUPER HORNET non ha la certificazione nucleare, ma potrebbe presumibilmente ottenerla in tempi molto piu’ rapidi del TYPHOON. Su questo, ovviamente, hanno fatto leva gli Americani che avrebbero tirato molto per le lunghe una nuclearizzazione dell’EFA, qualora Berlino avesse scelto solo questo per rimpiazzare TORNADO IDS ed ECR, facendola magari pagare alla Sig.ra Merkel un salasso. Alla fine i Tedeschi si sono andati ad infilare in un vicolo cieco. Potevano tranquillamente acquistare un mix tra TYPHOON ed un piccolo numero di F-35 per i compiti nucleari, invece hanno scartato sdegnosamente il velivolo di Lockheed Martin, piu’ per ragioni ideologiche che per altro, e adesso potrebbero trovarsi ad affidare lo strike nucleare ad un velivolo come il SUPER HORNET, ormai di vecchia concezione e che non ha capacità di bassa osservabilità e penetrazione. Un paradosso per una macchina che dovrebbe portare su un obbiettivo una bomba a caduta come la B-61. Meglio, da questo punto di vista, sarebbe allora integrare sul TYPHOON il missile nucleare standoff francese ASMP-A o il suo successore, a gittata maggiorata (superiore ai 1.000 km), ASN4G, visto che peraltro Berlino ha deciso di legarsi fortemente a Parigi in termini militari con il Trattato di Aquisgrana e con il programma FCAS/SCAF. Non comprendiamo poi la scelta di acquistare pure il GROWLER dopo il lancio negli scorsi mesi da parte di Airbus del TYPHOON ECR da guerra elettronica. Si dirà, il GROWLER è ampiamente operativo e collaudato. Corretto, ma il TYPHOON ECR potrebbe essere pronto in tempi comunque abbastanza brevi – pod e missili ci sono - ed in ogni caso sviluppare una versione del caccia europeo dedicata sarebbe un modo per far crescere ancora la macchina, e con essa la “gracile” industria elettronica e della difesa tedesca, soprattutto in vista del già citato SCAF/FCAS. Una scelta logica, forse troppo, per questa Germania...

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anteprima logo RID Il Coronavirus non ferma RID

Nonostante il Coronavirus, nonostante la redazione sia chiusa e in smart working, nonostante tutti i problemi logistici e di approvvigionamenti (della carta e non solo), nonostante tutto... RID vince anche questa battaglia e sarà regolarmente in edicola il 25 marzo (con qualche possibile brevissimo ritardo nelle zone più decentrate). Il mio grazie va innanzitutto al team di redazione, per aver saputo superare anche questo ostacolo senza battere ciglio, e poi a tutti i collaboratori ed i fornitori, che hanno lavorato in condizioni davvero difficili perché anche questo numero di RID potesse arrivare nelle case e nelle edicole a disposizione dei nostri lettori. Un grazie anche ai nostri inserzionisti che hanno affidato le loro pubblicità alle pagine della nostra rivista e che sono certo non ci abbandoneranno nemmeno nei prossimi numeri. Ma il ringraziamento più grande va a tutti i nostri lettori, a tutti coloro che anche questo mese acquisteranno la loro copia di RID, gratificando così il lavoro di tutti noi e di tutta la filiera che ha portato RID in edicola. Da poco meno di 4 decenni RID è informazione di approfondimento e riflessione, senza mai mancare un mese, senza mai perdere di vista quella serietà obiettiva che ne costituisce il fondamento. Acquistando la vostra copia di RID anche questo mese contribuirete anche voi a perpetrare nel tempo la nostra tradizione. Ecco il perchè del mio grazie. Ma non dimenticate, andando in edicola, di adottare tutte le precauzioni previste in accordo ai decreti emanati in queste settimane drammatiche. E se poi nell'edicola vicino a casa RID fosse esaurita, non andate in giro a cercarne una copia ma scrivete a noi, scrivete a ordini@rid.it oppure a redazione@rid.it, forniteci l'indirizzo della vostra edicola e noi chiederemo al distributore di farvene avere una copia proprio lì. Non uscite se non necessario! Non andate in giro inutilmente! Preservate la vostra salute e, in ogni caso, visitate tutti i giorni il Portale Difesa di RID – sempre aggiornato e con almeno un paio di approfondimenti giornalieri - ed andate a riguardarvi i vecchi numeri di Rivista Italiana Difesa: ci troverete sicuramente qualcosa di interessante che vi era sfuggito.

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anteprima logo RID COVID19, giù le mani dalla Difesa

In questi giorni drammatici, la Difesa e le Forze Armate stanno dando un contributo fondamentale nella grande guerra al COVID19. Personale, equipaggiamenti, strutture vengono messe a disposizione nell’ambito di un’operazione di concorso alla risposta ad una grave emergenza in atto sul territorio nazionale. E’ uno dei compiti “residuali” delle FA ed è un qualcosa che le stesse Forze Armate hanno sempre fatto e sempre faranno. Bisogna, però stare attenti e non utilizzare la più grave sfida che sta affrontando l’Italia, e il mondo, dalla Seconda Guerra Mondiale per strumentalizzare e manipolare a fini politici il ruolo delle Forze Armate. Da più parti, infatti, queste sembrano essere tirate per la giacchetta, ma la cosa ben peggiore, e che in futuro potrebbe arrecare gravi danni allo strumento militare, è che la contingenza possa essere trasformata in elemento strutturale, ovvero che si approfitti di questa crisi per snaturare le Forze Armate che restano un’organizzazione per la difesa “esterna” della Nazione e per la tutela dei suoi interessi vitali, nonché per la garanzia della pace e della stabilità interazionale. E’ sacrosanto che in momenti come questi le FA diano un contributo essenziale sul piano interno, ma le FA non sono e non possono essere un surrogato della Protezione Civile, anche se a molti, troppi, piacerebbe che fosse così. Il mestiere di un soldato è combattere e prepararsi a combattere. Spero che anche i vertici delle nostre Forze Armate le tengano bene a mente e non si facciano “ingolosire” dal consenso che l’impiego dei militari in patria generalmente porta con sé. C’è poi, addirittura, chi ha chiesto un ridimensionamento delle missioni internazionali per recuperare eventualmente risorse e soldati da destinare all’impiego sul fronte del contrasto al COVID19. Sarebbe sbagliato per 2 motivi molto semplici. Il primo, lo abbiamo già ampiamente ricordato: lo strumento militare deve garantire la difesa dell’interesse nazionale e le necessarie condizioni di stabilità nelle aree d’interesse dell’Italia. Il secondo, ha che fare, invece, con la percezione e con la deterrenza. In questo momento, ritiri/ridimensionamenti nei dispositivi all’estero potrebbero essere interpretati come un segno di debolezza ed incidere di conseguenza sulla percezione di gruppi e/o attori desiderosi di mutare assetti regionali a proprio vantaggio ed a detrimento dei nostri interessi. Questo discorso vale per l’Italia, ma vale per tutti quei Paesi impegnati all’estero. Sicuramente, nonostante la crisi di COVID19, che colpisce un po' tutti, terroristi e guerriglieri compresi, c’è chi è comunque pronto ad approfittare dei vuoti che potrebbero crearsi. Lo abbiamo visto negli scorsi giorni in Libia, con il Generale Haftar che ha pesantemente attaccato Tripoli. Infine, c’è un altro aspetto che vogliamo sottolineare. La pandemia provocherà – anzi, lo sta già facendo – una grave crisi economica. Il settore Difesa – basandosi su un ciclo più lungo rispetto al civile/commerciale – probabilmente verrà meno colpito, anche perché, superata la fase acuta della crisi, si tornerà ad uno scenario geo-strategico in cui il riarmo è la strada maestra seguita un po' ovunque. Certo, ci potrà essere una pausa, ma la tendenza è questa. Per cui pensare che, per via di COVID19, si possa tornare ad usare la Difesa italiana come il classico bancomat da cui attingere cash, sarebbe un errore molto grave. Un errore che potrebbe pregiudicare la sicurezza dell’Italia, in un mondo che, finita la pandemia, sarà ancor più competitivo e pericoloso.

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anteprima logo RID Operativo il radar di sorveglianza SPACE FENCE

Al termine di 5 anni di programma, il sito radar di sorveglianza spaziale noto come SPACE FENECE è stato dichiarato operativo dalla US Space Force.

Lo SPACE FENCE, collocato sull'isola di Kwajalein (nella Repubblica delle Isole Marshall), è un sistema radar terrestre che traccia i satelliti e i detriti spaziali principalmente in orbita terrestre bassa. Il sistema è stato realizzato da Lockheed Martin quale prime contractor nell'ambito di un programma del valore complessivo di 1,5 miliardi di dollari. Lo SPACE FENCE può tracciare piccoli oggetti piccoli presenti nelle orbite più basse, cosa che rappresenta il vero passo in avanti rispetto al precedente Air Force Space Surveillance System (AFSSS). Inoltre il nuovo sistema fornisce comunque una capacità di ricerca per oggetti con orbite più alte. I dati dallo SPACE FENCE verranno immessi nella Space Surveillance Network della Difesa USA, rete che oggi tiene traccia di circa 26.000 oggetti. L'immissione in servizio dello SPACE FENCE porterà ad un aumento significativo di tale numero, ha confermato la US Space Force. Ulteriori dettagli su RID 05/2020.

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anteprima logo RID Raytheon fuori dal PRECISION STRIKE MISSILE

Raytheon è uscita dal programma dell’US Army Precision Strike Missile (PRSM) dopo che l’azienda non era riuscita a completare un test di volo entro la deadline del 20 febbraio scorso. L’US Army non ha fornito ulteriori fondi all’azienda, che ha incontrato alcune difficoltà tecniche con la sua proposta, dal nome DEEPSTRIKE, ed ha di conseguenza preferito ritirarsi. A questo punto il programma prosegue solo con Lockheed Martin. La budget request per il Fiscal Year 2021 include 49,9 milioni di dollari per l'acquisizione di un primo lotto di 30 missili in configurazione base, con l’intenzione di ordinarne 110 già nel 2022, 178 nel 2023 e poi ben 350 nel 2024 e nel 2025. Per quanto riguarda Lockheed Martin, questa ha condotto con successo il 10 marzo scorso il secondo lancio test del suo missile per il requisito Precision Strike Missile (PRSM) dell’US Army. L’arma è destinata a rimpiazzare l’ATACMS. Rispetto a quest’ultimo, il nuovo missile è più snello e 2 munizioni sono contenute in un lanciatore standard per l’M142 HIMARS (pod singolo) e per il cingolato M270A2 (2 pod per complessivi 4 missili pronti al fuoco). La gittata è stata finora indicata come appena inferiore ai 500 Km, soglia limite per il trattato INF, ma con l’abbandono di quello storico accordo la ricerca di raggi d’azione molto superiori appare scontata. Per il momento, comunque, l’US Army non modificherà i requisiti di base poiché la sua priorità è immettere in servizio il nuovo missile, nella sua configurazione di base, entro il 2023. Il primo lancio risale al 10 dicembre 2019, ed entrambi sono stati effettuati al Poligono di White Sands, nel New Mexico. Lockheed ha in programma un altro test per il 30 aprile.

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anteprima logo RID Fremm RIZZO interviene nel Golfo di Guinea

La Fregata Luigi Rizzo, impegnata in attività di presenza e sorveglianza nel Golfo di Guinea, è intervenuta ieri in seguito a un attacco di pirateria.

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anteprima logo RID Kaliningrad, la Russia schiererà nuovo radar OTH

La Russia sarebbe in procinto di schierare un nuovo radar early warning a lungo raggio 29B6 KONTAINER nell’enclave di Kaliningrad, dopo che un altro sistema simile era divenuto operativo lo scorso dicembre in Mordovia (nei pressi di Kovylkino, nella regione del Volga), mentre 2 ulteriori KONTAINER dovrebbero essere rischierati a copertura dell’area Artica entro la fine dell’anno. Come tutti i radar “over-the -horizon”, il sistema permette di superare il limite dei radar tradizionali, costituito dalla curvatura terrestre, illuminando il bersaglio tramite il rimbalzo sui primi 2 strati della ionosfera del segnale proveniente dalle antenne trasmittenti, e ricevendo l’eco di ritorno con delle antenne riceventi. Il KONTAINER, infatti, è costituito da 2 schiere di antenne separate: quelle trasmittenti, costituite da 36 mast distribuiti su una lunghezza di 440 m; quelle riceventi, formate da 3 sezioni di 144 mast alti 34 m e schierati su una lunghezza complessiva di 1,3 km. Solitamente, le 2 schiere di antenne sono separate da centinaia di chilometri (300 km nel caso del sito di Kovylkino). Teoricamente, il radar KONTAINER di Kaliningrad dovrebbe incrementare fino a 100 km di altitudine e a 3.000 km di distanza la capacità di scoperta di minacce aeree – inclusi velivoli a bassa osservabilità o missili cruise ed ipersonici - provenienti dal fronte europeo/baltico. Secondo le fonti russe, infatti, il radar dovrebbe garantire il monitoraggio dell’intero continente europeo, Gran Bretagna inclusa. Ciò rappresenterebbe un sensibile miglioramento nelle capacità degli attuali sistemi antiaerei e anti missile a lungo raggio S-400 TRIUMPH - 4 battaglioni dei quali sono già presenti nell’exclave di Kaliningrad - permettendo l’utilizzo nuovo missile a lunga gittata (400 km) 40N6 a guida radar attiva la cui entrata in servizio è stata più volte ritardata da problemi relativi al seeker che, però, parrebbero, adesso risolti.

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anteprima logo RID Marines, via alla rivoluzione

I primi dettagli del piano di ristrutturazione del Corpo dei Marines, fortemente voluto dal Comandante, Generale David H. Berger, sono stati annunciati e danno una chiara testimonianza di quanto a fondo andranno i tagli necessari a finanziare i nuovi concetti operativi e i sistemi ad essi collegati. Nel prossimo decennio la componente regolare dell’USMC andrebbe a privarsi di tutti i suoi carri armati M1A1 ABRAMS oltre che, presumibilmente, della totalità dei veicoli supporto ad essi collegati, dal’Armored Bridge Launcher Vehicle (su scafo M60) al veicolo recupero M88A2 HERCULES passando anche per l’M1150 SHREDDER, il veicolo da sfondamento ostacoli e campi minati derivato dall’M1. In tutto sparirebbero 7 compagnie di MBT, visto che già negli anni scorsi l’USMC aveva sciolto metà delle compagnie del 2nd Tank Battalion di Camp Lejune, North Carolina. Spariranno anche le Bridge Companies, le compagnie di genieri specializzati nella costruzione di Medium Girder Bridges e ponti a nastro e pontone, indispensabili al traffico pesante. Pagheranno un prezzo salato anche le batterie di artiglieria a tubo, che andranno quasi a sparire, calando da 21 a solo 5. Di contro, le batterie di razzi e missili, oggi rappresentate da 7 compagnie su M142 HIMARS, aumenteranno a 21. Proprio le batterie missili sono le grandi vincitrici nella visione del Generale Berger e del suo staff, che le vedono come cuore delle capacità offensive distribuite del nuovo corpo dei Marines. Più importanti persino della componente aerea, che vedrà riduzioni importanti: gli attuali 7 squadroni di elicotteri d’attacco (AH-1) caleranno a 5; gli squadroni elicotteri pesanti (CH-53E ed, in futuro, CH-53K) da 8 a 5. Saranno sciolti anche 3 dei 17 squadroni equipaggiati con i convertiplani MV-22 OSPREY. Non si salveranno del tutto neppure gli squadroni da combattimento ad ala fissa, poiché tutti e 18 sopravvivranno, ma saranno tutti dimensionati a 10 velivoli ciascuno. Finora il piano dell’USMC era di arrivare a schierare, una volta rimpiazzati tutti gli HARRIER e gli HORNET, 9 squadroni da 16 F-35B ciascuno, 5 squadroni da 10 F-35B ciascuno e 4 squadroni da 10 F-35C, più le flotte destinate all’addestramento. Questo cambio di piani suggerisce un taglio di 54 apparecchi, tutti del tipo F-35B, ma bisognerà attendere ulteriori dettagli prima di poter avere certezze. Sarà raddoppiato il numero di squadroni equipaggiati con velivoli senza pilota, da 3 a 6, e aumentato di 1 il totale degli Sqn su C-130J, da 3 a 4. Anche la fanteria vedrà tagli e riorganizzazioni: da 24 battaglioni si scenderà a 21, e ogni battaglione sarà ridotto di circa il 15% rispetto alla forza attuale di 850 elementi. Questa riduzione sarà accompagnata anche dalla riduzione da 6 a 4 delle compagnie di veicoli anfibi d’assalto, con conseguente ridimensionamento per il piano d’acquisizione degli 8x8 ACV di Iveco e BAE Systems. La forza del Corpo dei Marines sarà complessivamente ridotta di circa 12.000 unità, un trend al ribasso avviato già con un taglio di 2.300 unità (calando a 184.100 totali) con la budget request per il 2021, che però è ancora nel suo iter di revisione e approvazione da parte del Congresso e potrebbe quindi essere modificata. Non si fa mistero poi del focus sull’Oceano Pacifico e sugli arcipelaghi del Sudest asiatico: la III Marine Expeditionary Force (MEF) sarà quindi la principale componente combattente e sarà modernizzata con la creazione di 3 Marine Littoral Regiments per operazioni di Sea Control e contro-Sea Denial ad alta intensità. Rimarranno 3 Marine Expeditionary Units (MEU) per proiezioni di potenza globale grazie a gruppi navali più eterogenei che in passato, superando il consueto modello “tripartito su 1 LHD, 1 LPD, 1 LSD” in favore di raggruppamenti di unità che potranno includere anche Expeditionary Sea Bases (ESB) e catamarani veloci Expeditionary Fast Transport (EFT), oltre ad altri tipi di naviglio in fase di studio. L’acquisizione di più piccole, più numerose e spendibili unità anfibie è una priorità, insieme all’acquisizione di capacità unmanned avanzate, potenziamento delle capacità EW e di Strike a lungo raggio oltre che di forward basing, inclusi gli aeroporti expeditionary da allestire su isole catturate (EAB, Expeditionary Advanced Base) e da impiegare per distribuire elementi aerei su un’ampia zona, riducendo la vulnerabilità nei confronti della minaccia missilistica a lungo raggio avversaria. Se ora si comincia ad avere un’idea chiara dei tagli, tuttavia, altrettanto non si può ancora dire per le nuove acquisizioni. Ancora da chiarire anche l’impatto che questo piano avrà sui reparti della Riserva.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa MISIN: donato materiale a favore Armée de l'Air del Niger

Venerdì 6 marzo, presso l’aeroporto militare di Niamey (BA 101), è avvenuta la consegna di materiale che l’Aeronautica Militare ha donato in favore dell’Armée de l’Air del Niger, alla presenza del Comandante della MISIN, Generale di Brigata Aerea Marco Lant e del Comandante della BA101, Colonnello Salifou Mainassara.

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anteprima logo Esercito Italiano L’Esercito per il Paese

La Forza Armata sin dai primi giorni dell’emergenza Covid – 19 ha reso disponibili su tutto il territorio nazionale uomini, donne, mezzi e infrastrutture.

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anteprima logo Marina Italiana Visita del Comandante dii EUNAVFOR Somalia OP. ATALANTA a Palazzo Marina

Incontro nell'ambito degli incontri istituzionali in concomitanza del processo di revisione strategica per il Corno d'Africa e le correlate operazioni militari e civili della UE in corso

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anteprima logo Aeronautica Italiana 2.000 ore di volo per gli Eurofighter rischierati in Kuwait

Con il volo dell'8 marzo scorso, i velivoli Eurofighter del Task Group "Typhoon", rischierati sulla base aerea di Al Jaber, in Kuwait, hanno raggiunto le 2.000 ore di volo, in poco meno di 12 mesi dall'inizio del loro mandato.

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