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anteprima logo RID Nel DPP 7 progetti “Flagship”

E’ stato approvato il Documento Programmatico Pluriennale (DPP) 2021-2023, un documento che illustra le previsioni di spesa per il triennio di riferimento e il piano di sviluppo complessivo dello Strumento militare. Molte le novità contenute in tale documento. Tra le più significative si segnalano 7 programmi denominati “Flagship” ed elencati per primi nella lunga lista di progetti del DPP. Molti di essi sono grandi progetti spesso inseriti nell’ambito di iniziative di cooperazione internazionale (anche se, a onor del vero, gli stanziamenti sono comunque piuttosto risicati, almeno in questo primo tirennio). Il primo è (ovviamente) quello per il velivolo di 6a Generazione TEMPEST (si veda la notizia dedicata). Vi sono poi l’acquisizione di capacità per la condivisione dati basata sul concetto di Cloud della Difesa (4,7 milioni nel 2021, 5 nel 2022 e 1 nel 2023 e 9 nel 2024/26) e lo sviluppo e l’acquisizione del Veicolo Blindato Anfibio (VBA) su base 8x8 Iveco DV SUPERAV/ACV adottato dall’USMC (1 milione stanziato nel 2021, 1 nel 2022 e 3 nel 2023, mentre 22 nel 2024/26). Due progetti riguardano i missili superficie-aria della famiglia ASTER di MBDA. Il primo è relativo all’ammodernamento, rinnovamento e potenziamento della capacità nazionale di difesa aerea e missilistica: si tratta dei SAMP/T dell’EI (nelle foto) da portare allo standard SAMP/T NG (6 batterie, anche la 6a, attualmente in configurazione ridotta per scopi addestrativi, verrà completata) e dell’acquisizione di 5 batterie di SAMP/T NG per l’Aeronautica Militare (come anticipato ad aprile). Il secondo riguarda invece l’acquisizione di radar per aggiornare i sistemi FSAF/PAAMS della MM e SAMP/T dell’EI (il SAMP/T NG dell’EI sopracitato). Nel 2021 alla capacità nazionale di difesa aerea e missilistica (SAMP/T NG dell’EI e dell’AM) vanno 57,97 milioni, 109 nel 2022 e 140 nel 2023 (e 380,8 nel 2024/26). Per i radar dei sistemi FSAF/PAAMS della MM e SAMP/T dell’EI, invece, sono previsti 34,32 milioni nel 2021, 70 nel 2022 e nel 2023 (e 76,05 nel 2024/26). Per quanto riguarda questo secondo programma, sui radar dell’EI e della MM ci sono alcuni punti oscuri. Nel caso dell’EI il sensore in questione è il Leonardo KRONOS GRAND MOBILE HIGH POWER (la più recente evoluzione del sensore multifunzionale AESA in banda C a faccia singola rotante di Leonardo) destinato ai SAMP/T NG (dotati di missili ASTER B1NT). Meno chiara è invece la situazione della MM, poiché la scheda del DPP resta piuttosto ambigua. Si parla di radar per FSAF/PAAMS, quindi dovrebbe trattarsi dei sensori destinati ai 2 caccia ORIZZONTE (uniche unità della MM dotate del sistema PAAMS): viste le cifre complessive in gioco (502,14 milioni per la MM e 200 milioni perl’EI) potrebbe trattarsi della sostituzione sia dei 2 EMPAR con la nuova versione “potenziata” (equivalente navale proprio del KRONOS GRAND MOBILE HIGH POWER dell’EI) sia del rimpiazzo dei 2 Long Range Radar tipo S-1850L con il KRONOS POWERSHIELD (attualmente destinato alla sola LHD TRIESTE). Infine, tornando ai 7 progetti “Flagship”, l’acquisizione di nuovi Cacciatorpediniere DDX della MM (2 milioni nel 2021, 2,5 nel 2022, 2 nel 2023 e 388 nel 2024/26) e la partecipazione dell’Italia a un programma di sviluppo e acquisizione del un nuovo Veicolo Cingolato da Combattimento per la fanteria (programma AICS, vedi la notizia di ieri) completano questa breve disamina. Ulteriori dettagli su RID 10/21.

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anteprima logo RID AICS, dopo la partenza a razzo rallenta il programma per il nuovo IFV dell’EI

E’ proprio il caso di dirlo, dopo una partenza a razzo – con la manifestazione di interesse dell'Esercito lanciata a dicembre, dopo neanche 3 settimana dall’uscita di un DPP dove non c’era traccia del programma – il programma AICS (Armored Infantry Combat System) ha subito un (salutare) rallentamento. Lo conferma una bozza di scheda di programma del DPP 2021 in uscita, di cui siamo venuti in possesso. Ebbene, secondo la scheda, la copertura finanziaria per l’AICS partirà dal 2022, con un solo milione di euro. Un milione anche per il 2023, mentre per il triennio 2024-2026 sono stati allocati 90 milioni. Un ammontare (forse) appena sufficiente per qualche prototipo. Ricordiamo che lo scorso dicembre, l’EI aveva manifestato la sua volontà di disporre dei primi veicoli operativi già nel 2025, evidentemente puntando su un'acquisizione off the shelf. Già allora fummo facile profeti nel sottolineare che si trattava di un’ipotesi poco realistica; adesso la scheda non fa altro che confermarlo. Per il resto, al momento per il programma vengono stanziati fino al 2035 2,141 miliardi di euro, su un costo complessivo quantificato in 6,6 miliardi, considerata la necessità di rimpiazzare tanto i DARDO quanto VCC e M113, con un’esigenza espressa dallo stesso EI in 679 mezzi. L’altro aspetto interessante è che nella scheda si parla di 8 varianti: combat, posto comando, portamortaio, portaferiti, contraerei, controcarro, genio e portamunizioni. Nessun accenno, invece, a varianti tipo carro leggero, ISTAR, porta loitering munitions e, sopratutto, nessun accenno a varianti non pilotate o a pilotaggio opzionale. Insomma, un programma molto tradizionale da questo punto di vista che, auspichiamo, possa essere un po' ristrutturato in corsa; basti pensare a cosa è accaduto nel Nagorno Karabah ed all’importanza che le loitering munitions stanno assumendo sui moderni campi di battaglia, lotta controcarro compresa. Per quanto riguarda gli aspetti industriali, dopo l’infatuazione dell’EI per il LYNX di Rheimentall, che sembra passata – tenendo anche conto che l’Italia non è propriamente l’Ungheria… - i giochi sono aperti. Ulteriori dettagli su RID 10/21.

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anteprima logo RID Da Sky Eye Systems ecco il mini-UAV RAPIER X-VTOL

Sky Eye Systems, società del gruppo OMA, sta sviluppando una nuova versione a decollo e atterraggio verticali della famiglia RAPIER, un UAV ad ala fissa di Classe Mini/Light per missioni di intelligence e sorveglianza. Questo nuovo modello, denominato RAPIER X-VTOL, ha un peso massimo al decollo di 50 kg (che lo fa rientrare nella Classe Light), un range operativo di 100 km (estensibile ad alcune centinaia di km, grazie al datalink satellitare opzionale) e un’autonomia da 5 a 11 ore a seconda della missione. E’ dotato di 2 motori in tandem per il volo orizzontale (uno a combustione multi-fuel e uno elettrico), unico della categoria che gli permette l’atterraggio anche su navi veloci in movimento o in presenza di forte vento, e di 8 motori a propulsione elettrica per il volo verticale. Monta a bordo sensori EO/IR e altri payload opzionali come sensori Iperspettrali, Lidar, IFF, SIGINT e anche SAR (Synthetic Aperture Radar), grazie all’estrema flessibilità e modularità della baia payload. Le principali applicazioni riguardano missioni ISR, route clearance, force protection, targeting, relay, law enforcement e pattern of life. Il RAPIER X-VTOL è stato sviluppato principalmente per le esigenze della Marina Militare. Il RAPIER X-VTOL è la terza versione della famiglia di droni sviluppata da Sky Eye Systems. Il primo modello RAPIER X-25, che sta per ottenere la certificazione militare secondo la normativa Stanag 4703, è stato appena acquistato come “cliente di lancio” dall’Aeronautica Militare e consegnato al 32° Stormo di Amendola (FG). La commessa dell’AM riguarda un sistema completo composto da 2 velivoli, un lanciatore a catapulta e una Ground Control Station (GCS). Anche Esercito e Marina hanno inviato lettere d’interesse per questo sistema. La seconda versione è invece il RAPIER X-SKYSAR (peso fino a 30 kg), dotato oltre a sensori EO/IR anche dello SKYSAR, il più leggero radar ad apertura sintetica del mondo sviluppato dalla stessa Sky Eye Systems. Le 3 versioni condividono gran parte delle tecnologie sensibili e fondamentali sviluppate in Sky Eye Systems, quali il layout aerodinamico estremamente ottimizzato, il Flight Control System e la Ground Control Station, sviluppati secondo i massimi standard di sicurezza software-hardware DO178C-DALB, nonché la progettazione strutturale quasi interamente in fibra di carbonio. Ulteriori dettagli su RID 9/21.

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anteprima logo RID Il primo F-35B della Marina apponta sulla portaerei CAVOUR

Il 30 luglio il primo F-35B della Marina Militare è appontato sulla portaerei CAOVUR. Si tratta del terzo aereo assegnato alla Marina, proveniente direttamente dallo stabilimento di assemblaggio di Cameri (NO), mentre i primi 2 esemplari restano negli Stati Uniti per supportare l’addestramento dei piloti della Forza Armata. L’arrivo del velivolo rappresenta una tappa fondamentale nel processo di sostituzione degli AV-8B HARRIE PLUS. La Marina Militare conta di ottenere entro il 2024 la capacità operativa iniziale (IOC) e, successivamente la Final Operational Capability – FOC, dopo la consegna dell’ultimo F-35B. L’arrivo a bordo del velivolo consente di iniziare a breve l’addestramento per i piloti all’acquisizione della cosiddetta “Caratteristica Bravo”, ovvero l’abilitazione all’appontaggio e al decollo dai ponti di volo delle navi della Marina, che nel caso dei velivoli ad ala fissa che operano da portaerei (Aircraft Carriers), prende il nome di Carrier Qualification (CQ).

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anteprima logo RID Vola l’MQ-4C TRITON con capacità SIGINT Multi-Int

Il 29 luglio scorso, a Patuxent River, l’US Navy ha concluso con successo il primo test in volo dell’MQ-4C TRITON nella sua configurazione “Multi-Intelligence”, ufficialmente indicata come Integrated Functional Capability (IFC)-4. Questo nuovo pacchetto di capacità di Signal Intelligence (SIGINT) rappresenta la soluzione scelta nel 2016 come rimpiazzo per gli attuali velivoli EP-3E ARIES II, la versione SIGINT del P-3 ORION, il pattugliatore marittimo che sta abbandonando il servizio attivo, rimpiazzato dal P-8 POSEIDON. Il TRITON IFC-4 presenta una suite sensoristica completa che si compone di radar Northrop Grumman AN/ZPY-3 Multi-Function Active Sensor (MFAS), un AESA in banda X installato sotto la fusoliera; sistema elettro-ottico infrarosso Raytheon AN/DAS-3, sistema automatico di identificazione del traffico navale Automatic Identification System (AIS) e infine del sistema ELINT Sierra Nevada AN/ZLQ-1. Al test era presente anche il team australiano integrato nella squadra di sviluppo e valutazione del TRITON, poiché Canberra acquisterà da 3 a 7 velivoli nella configurazione IFC-4. Secondo la US Navy, “multipli” TRITON sono già stati equipaggiati con il kit IFC-4 in vista della capacità operativa iniziale nel 2023. Sono invece 2 i TRITON, nella configurazione “base” IFC-3, ad essere già impiegati in supporto ad operazioni reali dalla 7° Flotta nel Pacifico e Oceano Indiano. Vengono impiegati dallo Squadrone VUP-19 di stanza alla NAS Jacksonville (Florida), ma decollano dalla Naval Base Ventura County, in California. L’US Navy pianifica di formare in futuro un secondo Squadron e acquisire abbastanza TRITON per stabilire 5 orbite di sorveglianza a lungo raggio. La Germania aveva pianificato l’acquisto di TRITON con questa capacità, ma ha abbandonato il progetto per preoccupazioni sull’integrazione del grande velivolo non-pilotato in spazi aerei non segregati.

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anteprima logo RID TEMPEST, via alla fase di Concept and Assessment (UK only per ora)

Il Ministero della Difesa britannico ha concesso a BAE Systems un contratto da 250 milioni di sterline per dare il via alla fase di concept and assesment del programma per il sistema di combattimento aereo di sesta generazione TEMPEST. Si tratta di una prima tranche di finanziamento della Concept and Assessment Phase che ha una durata prevista in 4 anni e per la quale sono già stati stanziati 1,2 miliardi di sterline (contro gli 1,650 miliardi previsti inizialmente). Il programma ha un costo complessivo da qui al 2070 stimato in 70 miliardi di sterline, dei quali 9,467 già allocati, al 31 marzo 20211, per i prossimi esercizi finanziari. Nel progetto, BAE Systems è alla testa di un team che comprende anche Leonardo UK, MBDA UK e Rolls Royce. Il programma TEMPEST compie così un nuovo passo in avanti ed entra in una fase in cui si inizierà a valutare il design del velivolo, si rafforzerà la base industriale (secondo il MoD sono 2.000 gli addetti che beneficiano di questo contratto), si valuteranno le tecnologie che dovranno far parte del sistema e si consoliderà l'infrastruttura fisica e digitale, che ha il suo cuore nello stabilimento BAE Systems di Warton e nella cosiddetta “Factory of the Future”, per la valutazione delle varie opzioni di design del sistema, il tutto in vista dell’avvio dell’attività di sviluppo prevista tra il 2024 e 2025. E’ importante ricordare che il TEMPEST è un sistema dei sistemi che comprende la core platfom, ovvero il caccia madre di sesta generazione, i cosiddetti adjunct, o droni gregari, e gli effettori. Il tutto legato da un network basato su architettura combat cloud, intelligenza artificiale e potenti datalink di nuova generazione. Con questo investimento il Governo britannico dimostra ancora una volta il proprio impegno nel TEMPEST e la priorità assegnata al programma, e consente alla propria industria di proseguire nelle attività di ricerca e sviluppo, studio di concetto e valutazione, e nel lavoro di progettazione di base svolto ricorrendo a software, simulazione e digital twin. Sul fronte italiano, dopo la firma del MoU trilaterale tra i Ministri della Difesa britanno, italiano e svedese dello scorso dicembre non si registrano invece novità. Qualche indicazione potrebbe arrivare dal DPP 2021 - atteso in Parlamento entro fine aprile, ma al solito in ritardo per le feroci lotte interne alle Forze Armate - dal quale  potremo capire se il programma TEMPEST è ancora prioritario, ma non finaziato, come nel DPP 2020, o se c’è un primo finanziamento. Si tratta di un aspetto non secondario – al di là dei fondi inseriti nell’aggiornamento del TYPHOON, che coprono anche il derisking di alcune tecnologie che andranno poi nel TEMPEST, ma che non è chiaro quando partiranno, per 2 motivi. Il primo, di ordine politico, perché avere in un documento programmatico della Difesa (cioè del Governo) come il DPP una scheda di programma dedicata, con un finanziamento anche minimo, vorrebbe dire dimostrare ai partner, in particolare a quello britannico, l'impegno dell’Italia verso il TEMPEST. Il secondo, di ordine operativo e industriale, perché più passa il tempo più gli Inglesi vanno avanti e più diminuiscono le probabilità di influenzare i requisti operativi e industriali, in particolare della core platform, anche perché come abbiamo visto Londra ha già un programma consolidato con stanziamenti e un profilo finaziario fatti. Aspettiamo, dunque, fiduciosi il DPP.

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anteprima logo Marina Italiana Primo F-35B della Marina Militare sul CAVOUR

Oggi, 30 luglio, a bordo della portaerei Cavour in navigazione è appontato per la prima volta un F-35B della Marina Militare, dopo l’attività di prova e certificazione effettuata con i velivoli statunitensi durante la campagna “Ready for Operations” (RFO) conclusa a fine aprile di quest’anno.

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anteprima logo RID Ecco la direttiva ministeriale sulla politica industriale della difesa

E’ stata emanata la direttiva ministeriale sulla politica industriale della difesa. Si tratta di un documento di carattere politico trattandosi di una direttiva del Ministro della Difesa, dunque di un atto di indirizzo del Governo. E’ un aspetto rilevante questo, in quanto se si pensa a iniziative precedenti nel settore – una per tutte la Strategia Industriale e Tecnologica (SIT) della Difesa, prevista dal Libro Bianco 2015 – si erano sempre caratterizzate come iniziative tecniche, di basso profilo, rientranti sotto il cappello del Segretariato Generale della Difesa (Segredifesa). Adesso, invece, siamo di fronte ad un documento di alto profilo con il quale un’autorità politica come il Ministro fissa i cardini della politica industriale della Difesa e nel quale, per prima cosa, viene riconosciuta la rilevanza strategica dell’industria della difesa per un Paese come l’Italia. Il documento, in particolare, afferma come in uno scenario attraversato dalla pandemia da COVID 19 e contraddistinto da una super-competizione che ha nelle tecnologie cosiddette disruptive uno dei suoi terreni di espressione principali, “una base industriale resiliente e tecnologicamente avanzata, non vulnerabile ai tentativi di penetrazione straniera, non costituisce soltanto una leva economica ma un presidio della sovranità tecnologica, necessario per poter esprimere capacità militari evolute e tutela degli interessi nazionali”. Da questa premessa discendono poi tutti gli altri fattori caratterizzanti. Prendiamo le tecnologie disruptive e la competizione tecnologica, anche in questo il documento è molto chiaro sottolineando che “il vantaggio nella ricerca, nello sviluppo e nella capacità di applicazione delle tecnologie emergenti e disruptive determinerà in futuro la capacità dell’Italia di preservare la propria autonomia strategica (golden power) e il proprio ruolo nella comunità internazionale dei Paesi tecnologicamente evoluti e in grado di influenzare gli equilibri politici e militari a tutela dei propri interessi economici e di sicurezza”. Legato a questo aspetto, ci sono poi quello della cooperazione internazionale – ritenuto uno strumento imprescindibile “per assicurare l’acquisizione di competenze e tecnologie complementari a quelle sovrane e accrescere la competitività dell’industria nazionale” – e quello altrettanto rilevante dell’azione sinergica tra tutte le componenti del Paese nell’ottica di un “Sistema Difesa” e di una nuova partnership tra industria e Forze Armate. Ma non mancano neanche i riferimenti alla stabilizzazione degli investimenti nel procurement militare, grazie anche al fondo per la difesa nazionale di recente introduzione, concentrando gli investimenti sui programmi che assicurano maggiori ritorni tecnologici, industriali e economici. Infine, gli aspetti organizzativi affrontati nella direttiva. Il primo riguarda la messa a punto di un Piano di Innovazione Tecnologica della Difes nel quale raccogliere, se così si può dire, tutti i più importanti programmi di acquisizione delle FA: i programmi, dunque, più strategici e che come tali necessitano di una panificazione finanziaria a lungo periodo, a cominciare, ovviamente dai grandi programmi di cooperazione europea e transatlantici. Il secondo aspetto, e quello a nostro avviso potenzialmente più rilevante, riguarda la creazione all’interno del Gabinetto del Ministero della Difesa di un Tavolo Tecnico di coordinamento della Politica Industriale (TTPI). Si tratta di un ufficio  che dovrà coordinare la politica industriale della difesa ed assicurarne l’unitarietà entro una cornice di ampio respiro politico-strategico “marcando”, se necessario, anche lo Stato Maggiore della Difesa. Da questo punto di vista, correttamente, si è voluto affermare il principio che il Ministro non può essere un mero “firmatore” di quanto gli viene sottoposto da un organo tecnico militare come SMD, e che, anzi, egli ha una sua capacità di indirizzo e di supervisione delle scelte tecnico-militari quale elemento di sintesi politica e di naturale raccordo con tutti i soggetti in causa, primo tra tutti il Parlamento. Un principio fondamentale, sopratutto alla luce di certe circostanze in cui lo stesso Capo di Stato Maggiore della Difesa tende ad essere più sensibile alle esigenze di bottega della FA di appartenenza, finendo così per diventare una sorta di secondo capo di stato maggiore della stessa...

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anteprima logo RID Varato il primo caccia DDG-51 Flight-III con il radar SPY-6

Il cacciatorpediniere JACK H LUCAS, DDG-125, è stato varato nei cantieri Huntington Ingalls. 

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anteprima logo RID Le nuove fregate francesi FDI entreranno in servizio con EW degradata o assente

Le prime 3 nuove fregate da difesa ed intervento FDI (ex FTI) destinate alla Marine Nationale e in gara per la commessa greca, entreranno in servizio con la suite di guerra elettronica degradata o assente. 

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anteprima logo RID La IZUMO completa la prima fase di lavori per ospitare gli F-35B

Dopo 15 mesi, la IZUMO, prima delle tuttoponte giapponesi appartenenti all’omonima classe e ufficialmente designata come cacciatorpediniere portaelicotteri multiruolo, ha completato la prima fase di lavori necessari a renderla compatibile con l’impiego di cacciabombardieri a decollo corto ed atterraggio verticale F-35B, 42 dei quali verranno acquisiti tra 2023 (18 aerei) e 2026 dall’Aeronautica. 

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anteprima logo RID Novità sulla caccia alle mine

Le mine navali, grazie alla loro economicità e alla loro efficacia, costituiscono ancora oggi, a centinaia di anni dalla loro prima ideazione, una minaccia molto seria, sia per le unità militari sia per il traffico mercantile.

Benché, dagli anni ‘70 - ’80, le mine navali non siano cambiate molto, anch’esse hanno comunque usufruito di una serie di evoluzioni tecnologiche, tanto da non potersi più considerare delle semplici armi low-tech come erano un tempo. Tali ordigni hanno infatti ricevuto molti miglioramenti sia sul versante dell’elettronica che su quello dei materiali (con l’introduzione, per esempio, di rivestimenti anecoici) pur mantenendo comunque la loro economicità. In più, non va dimenticato che anche le vecchie mine, pur essendo meno efficaci (e meno “furtive”) di quelle più moderne, continuano ad essere molto pericolose poiché sono in grado di arrecare gravi danni ad ogni genere di naviglio. In generale, le mine navali restano uno strumento efficace di Sea Denial: ricordiamo, in tal senso, il mancato sbarco dei Marines in Kuwait durante DESERT STORM nel 1991 a causa della presenza delle mine irachene (si parlava di oltre un migliaio di ordigni, alcuni dei quali danneggiarono gravemente l’incrociatore PRINCETON e la portaelicotteri TRIPOLI). Ancora oggi, nell’area del Golfo Persico, le mine (soprattutto iraniane) potrebbero costituire un grosso problema: ampliando un po’ l’orizzonte bisogna anche da ricordare che Paesi come la Cina e la Corea del Nord dispongono di grandi quantitativi di questo tipo di armi. Negli ultimi decenni, quindi, con la maggiore enfasi posta (soprattutto dalle marine “maggiori”) nei confronti delle operazioni nelle brown water e nelle acque ristrette, si è manifestato un ritorno di interesse nei confronti della caccia alle mine (MCM, Mine Counter Measure), un classico esempio di asymmetrical warfare navale. In realtà, in Europa, contrariamente agli USA (ove effettivamente il tema del mine warfare è stato rivalutato dopo anni di oblio), il campo della lotta alle mine non è mai stato trascurato. Tanto è vero che quasi tutte le marine europee possiedono flotte di cacciamine abbastanza moderne e capacità piuttosto avanzate.

La situazione italiana

L’Italia, sul versante dei cacciamine, dispone di 8 unità classe GAETA (o LERICI Seconda Serie) realizzate da Intermarine, più 2 unità classe LERICI (MILAZZO E VIESTE, tipo LERICI Prima Serie, mentre il capoclasse LERICI e il gemello SAPRI sono stati ritirati dal servizio attivo nel 2015). Le 8 unità classe GAETA stanno ultimando un esteso refitting (Mid Life Majority upgrade) che comprende l’installazione del sonar Thales Type 2093 e di una serie di equipaggiamenti di nuova generazione. Nell’ambito di un contratto siglato alla fine del 2009, infatti, tutte le 8 navi saranno dotate del nuovo sonar antimina a profondità variabile, multi frequenza, Type 2093 narrowband realizzato da Thales e specificamente sviluppato per la scoperta e la classificazione sia delle mine galleggianti che di quelle da fondo. Attualmente 6 cacciamine hanno ricevuto il nuovo sistema sonar, mentre il lavoro di installazione dei sensori Type 2093 sulle ultime 2 unità verrà ultimato entro il prossimo anno. Come noto, la Marina Militare ha intenzione di rimpiazzare gli 8 GAETA (insieme ai 4 LERICI Prima Serie, in parte già dismessi) con nuovi cacciamine. A tale proposito la MM ha avviato gli studi per 2 nuovi tipi di navi: un primo programma, denominato CNG-A (cioè Cacciamine di Nuova Generazione - d’Altura) prevede la realizzazione di 4 unità da 80 m di lunghezza, mentre un secondo progetto noto come CNG-C (cioè Cacciamine di Nuova Generazione - Costieri), prevede 8 cacciamine da 60 m di lunghezza.

Type 2093 Wide Band, PATHMASTER e le proposte per l'Italia

Sul versante delle capacità di caccia alle mine, nel 2015 Thales ha presentato il nuovo sistema sonar Type 2093 con tecnologia a banda larga, noto anche come Type 2093 Wide Band (o WB). Questo nuovo modello di sensore, che è stato installato su tutti i cacciamine SANDOWN della Royal Navy, migliora le performance del sistema contro le mine più “difficili”, come per esempio quelle dalla segnatura ridotta. Grazie a questa evoluzione il Type 2093 Wide Band offre, in acque profonde, le medesime ottime prestazioni dimostrate in acque basse. Inoltre, la tecnologia di compressione dell’impulso, introdotta su questo nuovo modello, permette la scoperta e la classificazione a lungo raggio anche delle mine di nuova generazione (caratterizzate da una bassa segnatura), attraverso l’ottimizzazione delle prestazioni. Il Type 2093 Wide Band viene offerto sia come upgrade del Type 2093 narrowband, sia come apparato di nuova realizzazione. Venendo all’Italia Thales propone il suo sonar Type 2093 Wide Band quale dotazione sensoristica principale per i nuovi programmi CNG-A e CNG-C della Marina Militare. Ricordiamo che tali unità dovranno avere un’elevata comunanza nel campo dei sistemi e delle dotazioni di bordo, comprese quindi anche la suite sensoristica ed i sistemi antimina. Il PATHMASTER, scaturisce infatti dal programma MMCM (Maritime Mine Counter Measures), messo in piedi da Regno Unito e Francia e gestito dall’OCCAR (Organisation Conjointe de Coopération en matière d'Armement / Organisation for Joint Armament Co-operation). Si tratta di un progetto di cooperazione avviato da Parigi e Londra nella cornice degli accordi di Lancaster House: un programma pensato per sviluppare una capacità di caccia alle mine di nuova generazione al quale stanno lavorando, oltre a Thales anche ECA, L3Harris, Kongsberg, Stonehaven Shelters, Wood & Douglas e Saab. Il progetto, suddiviso in varie fasi (sulle quali non ci soffermiamo in questo articolo), è incentrato sulla realizzazione di un Autonomous Mine Counter Measure system ed ha portato ad investire su aree come l’analisi dei Big Data, l’Intelligenza Artificiale e la connettività. Nell’ambito dell’MMCM sono stati realizzati 2 prototipi, uno per la Royal Navy ed uno per la Marine Nationale, ciascuno dei quali include un USV (Unmanned Surface Vehicle), un Portable Operation Center, un Remotely Operated Vehicle (ROV), un sonar ad apertura sintetica oltre ai sistemi di comunicazione ed a quelli di cyber security (necessaria per consentire l’impiego in sicurezza dei sistemi unmanned). Un sistema antimina di questo tipo è stato pensato per effettuare tutto il ciclo della caccia alle mine, dalla scoperta alla classificazione, dalla localizzazione fino alla neutralizzazione. Nell’ambito del programma MMCM, a novembre dello scorso anno è stato effettuato un ciclo di prove in mare in specifici scenari (definiti dai clienti) nei quali si volevano verificare le capacità del sistema. Durante tali test, effettuati con condizioni di mare molto “difficili” (come è tipico in quel periodo nelle acque del Mare del Nord), si è dimostrata la capacità dell’Autonomous Mine Counter Measure system di operare con mare fino alle condizioni di Sea State 4. Il successo di queste prove in mare (nel corso delle quali sono state individuate oltre 130 mine di 15 tipi differenti), che hanno permesso di raccogliere molti dati e di introdurre molte migliorie (per effetto di una serie di lessons learned), ha portato alla sottoscrizione di un contratto per la produzione del sistema inserito nell’ambito della cosiddetta Stage II del programma MMCM. Tale contratto consentirà di introdurre di questo tipo di capacità nella Royal Navy e nella Marine Nationale a partire dal 2022. Proprio la fase di produzione del programma MMCM si è trasformata, per quanto riguarda Thales (e quindi le componenti che Thales stessa realizza nell’ambito dell’MMCM), nel programma PATHMASTER. Si tratta di una soluzione ad architettura aperta, sia dal punto di vista software che da quello hardware, in grado di adattarsi a qualunque richiesta da parte di una marina. L’introduzione di capacità “unmanned” nel campo della caccia alle mine porta indubbiamente una serie di vantaggi, soprattutto sul versante della sicurezza degli operatori (che possono lasciare ai mezzi controllati a distanza tutti i compiti più rischiosi), tuttavia essa comporta anche un “cambio di mentalità” piuttosto profondo che fa spesso emergere necessità e soluzioni specifiche per ciascuna forza navale: da qui, quindi, l’esigenza di realizzare soluzioni “cucite su misura” sulle necessità di ciascuna marina. Il PATHMASTER è un pacchetto che si compone di molti elementi: si va dalla consulenza, al software, all’hardware, all’integrazione di sistemi, dalla certificazione, alla consegna di sistemi per finire con il supporto. A livello di Sistema di Sistemi il PATHMASTER dispone di MCUBE, un sistema C2 che consente di pianificare, operare ed analizzare le operazioni di caccia alle mine (MCM, Mine Counter Measure): tale apparato per il Comando e Controllo è già stato integrato sui cacciamine britannici classe SANDOWN (insieme al nuovo sonar 2093 Wide Band). Sul versante software va menzionata la suite MIMAP, una soluzione dedicata all'analisi dei dati del sonar. Grazie a MIMAP, ciascun operatore è in grado di analizzare i dati del sonar in tempo reale (o anche quelli registrati durante una missione MCM). Nel campo della sensoristica, invece, oltre al Type 2093 Wide Band, va menzionato anche l’innovativo sonar ad apertura sintetica SAMDIS (Synthetic Aperture Mine Detection Imaging Sonar), pensato proprio per i mezzi unmanned. Si tratta di un sensore in grado di produrre immagini a lungo raggio, ad alta risoluzione e 3 da diverse angolazioni (fiancata, +30°, -30°), il tutto in un singolo contatto. Questa caratteristica consente a SAMDIS di raggiungere, da solo, un alto tasso di copertura con un'elevata sicurezza di rilevamento e classificazione, una capacità essenziale per i sistemi autonomi di contromisura contro le mine. PATHMASTER comprende anche MIPATH, soluzioni (quali centri di comando, anche mobili, USV, AUV e sensori) Thales per arrivare ad una maggiore integrazione tra i vari sistemi (anche di latri produttori) o per migliorare i mezzi di cui si dispone già. Infine, sul versante del supporto, il PATHMASTER offre anche MISERVICE, un insieme di soluzioni per il design, l’addestramento, l’impiego operativo e il mantenimento delle capacità MCM.C’è da mettere in evidenza che Thales può fornire un pacchetto di capacità sia sotto forma di "sistema di sistemi", completamente unmanned, lanciato da una nave madre, sia in una configurazione "ibrida". Sostanzialmente, quindi, l’insieme di soluzioni offerto da Thales è adatto sia alle marine che puntano a disporre di capacità MCM unmanned autonome integrabili a bordo di unità navali maggiori (capacità “organiche”) o comunque dispiegabili a piacimento (su diversi tipi di piattaforma, anche per via aerea) sia a marine, come quella italiana che puntano a integrare i sistemi a bordo di unità cacciamine “classiche” come potranno essere i futuri CNG-A e CNG-C. In quest'ultimo caso si parla appunto di capacità “ibride” poiché prevedono sistemi autonomi o semi-autonomi imbarcati a bordo di unità cacciamine “tradizionali”. Per questo tipo di esigenze Thales propone appunto una soluzione "ibrida" PATHMASTER, soluzione che combina i sistemi e le soluzioni unmanned del concetto PATHMASTER con un cacciamine (con equipaggio). In ogni caso, secondo l'azienda francese, essa è in grado di realizzare soluzioni mature, a basso rischio e collaudate dal punto di vista operativo (grazie al grande bagaglio di esperienze accumulate nel programma MMCM). Nel caso specifico di quanto proposto all’Italia ci sarebbe, secondo l’azienda, da ricordare anche il valore aggiunto costituito da Thales Italia, che è stata già coinvolta nel precedente programma dei sonar Type 2093 narrowband, e potrebbe fornire un efficace contributo anche per i futuri programmi.

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