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anteprima logo RID Novità sulla caccia alle mine

Le mine navali, grazie alla loro economicità e alla loro efficacia, costituiscono ancora oggi, a centinaia di anni dalla loro prima ideazione, una minaccia molto seria, sia per le unità militari sia per il traffico mercantile.

Benché, dagli anni ‘70 - ’80, le mine navali non siano cambiate molto, anch’esse hanno comunque usufruito di una serie di evoluzioni tecnologiche, tanto da non potersi più considerare delle semplici armi low-tech come erano un tempo. Tali ordigni hanno infatti ricevuto molti miglioramenti sia sul versante dell’elettronica che su quello dei materiali (con l’introduzione, per esempio, di rivestimenti anecoici) pur mantenendo comunque la loro economicità. In più, non va dimenticato che anche le vecchie mine, pur essendo meno efficaci (e meno “furtive”) di quelle più moderne, continuano ad essere molto pericolose poiché sono in grado di arrecare gravi danni ad ogni genere di naviglio. In generale, le mine navali restano uno strumento efficace di Sea Denial: ricordiamo, in tal senso, il mancato sbarco dei Marines in Kuwait durante DESERT STORM nel 1991 a causa della presenza delle mine irachene (si parlava di oltre un migliaio di ordigni, alcuni dei quali danneggiarono gravemente l’incrociatore PRINCETON e la portaelicotteri TRIPOLI). Ancora oggi, nell’area del Golfo Persico, le mine (soprattutto iraniane) potrebbero costituire un grosso problema: ampliando un po’ l’orizzonte bisogna anche da ricordare che Paesi come la Cina e la Corea del Nord dispongono di grandi quantitativi di questo tipo di armi. Negli ultimi decenni, quindi, con la maggiore enfasi posta (soprattutto dalle marine “maggiori”) nei confronti delle operazioni nelle brown water e nelle acque ristrette, si è manifestato un ritorno di interesse nei confronti della caccia alle mine (MCM, Mine Counter Measure), un classico esempio di asymmetrical warfare navale. In realtà, in Europa, contrariamente agli USA (ove effettivamente il tema del mine warfare è stato rivalutato dopo anni di oblio), il campo della lotta alle mine non è mai stato trascurato. Tanto è vero che quasi tutte le marine europee possiedono flotte di cacciamine abbastanza moderne e capacità piuttosto avanzate.

La situazione italiana

L’Italia, sul versante dei cacciamine, dispone di 8 unità classe GAETA (o LERICI Seconda Serie) realizzate da Intermarine, più 2 unità classe LERICI (MILAZZO E VIESTE, tipo LERICI Prima Serie, mentre il capoclasse LERICI e il gemello SAPRI sono stati ritirati dal servizio attivo nel 2015). Le 8 unità classe GAETA stanno ultimando un esteso refitting (Mid Life Majority upgrade) che comprende l’installazione del sonar Thales Type 2093 e di una serie di equipaggiamenti di nuova generazione. Nell’ambito di un contratto siglato alla fine del 2009, infatti, tutte le 8 navi saranno dotate del nuovo sonar antimina a profondità variabile, multi frequenza, Type 2093 narrowband realizzato da Thales e specificamente sviluppato per la scoperta e la classificazione sia delle mine galleggianti che di quelle da fondo. Attualmente 6 cacciamine hanno ricevuto il nuovo sistema sonar, mentre il lavoro di installazione dei sensori Type 2093 sulle ultime 2 unità verrà ultimato entro il prossimo anno. Come noto, la Marina Militare ha intenzione di rimpiazzare gli 8 GAETA (insieme ai 4 LERICI Prima Serie, in parte già dismessi) con nuovi cacciamine. A tale proposito la MM ha avviato gli studi per 2 nuovi tipi di navi: un primo programma, denominato CNG-A (cioè Cacciamine di Nuova Generazione - d’Altura) prevede la realizzazione di 4 unità da 80 m di lunghezza, mentre un secondo progetto noto come CNG-C (cioè Cacciamine di Nuova Generazione - Costieri), prevede 8 cacciamine da 60 m di lunghezza.

Type 2093 Wide Band, PATHMASTER e le proposte per l'Italia

Sul versante delle capacità di caccia alle mine, nel 2015 Thales ha presentato il nuovo sistema sonar Type 2093 con tecnologia a banda larga, noto anche come Type 2093 Wide Band (o WB). Questo nuovo modello di sensore, che è stato installato su tutti i cacciamine SANDOWN della Royal Navy, migliora le performance del sistema contro le mine più “difficili”, come per esempio quelle dalla segnatura ridotta. Grazie a questa evoluzione il Type 2093 Wide Band offre, in acque profonde, le medesime ottime prestazioni dimostrate in acque basse. Inoltre, la tecnologia di compressione dell’impulso, introdotta su questo nuovo modello, permette la scoperta e la classificazione a lungo raggio anche delle mine di nuova generazione (caratterizzate da una bassa segnatura), attraverso l’ottimizzazione delle prestazioni. Il Type 2093 Wide Band viene offerto sia come upgrade del Type 2093 narrowband, sia come apparato di nuova realizzazione. Venendo all’Italia Thales propone il suo sonar Type 2093 Wide Band quale dotazione sensoristica principale per i nuovi programmi CNG-A e CNG-C della Marina Militare. Ricordiamo che tali unità dovranno avere un’elevata comunanza nel campo dei sistemi e delle dotazioni di bordo, comprese quindi anche la suite sensoristica ed i sistemi antimina. Il PATHMASTER, scaturisce infatti dal programma MMCM (Maritime Mine Counter Measures), messo in piedi da Regno Unito e Francia e gestito dall’OCCAR (Organisation Conjointe de Coopération en matière d'Armement / Organisation for Joint Armament Co-operation). Si tratta di un progetto di cooperazione avviato da Parigi e Londra nella cornice degli accordi di Lancaster House: un programma pensato per sviluppare una capacità di caccia alle mine di nuova generazione al quale stanno lavorando, oltre a Thales anche ECA, L3Harris, Kongsberg, Stonehaven Shelters, Wood & Douglas e Saab. Il progetto, suddiviso in varie fasi (sulle quali non ci soffermiamo in questo articolo), è incentrato sulla realizzazione di un Autonomous Mine Counter Measure system ed ha portato ad investire su aree come l’analisi dei Big Data, l’Intelligenza Artificiale e la connettività. Nell’ambito dell’MMCM sono stati realizzati 2 prototipi, uno per la Royal Navy ed uno per la Marine Nationale, ciascuno dei quali include un USV (Unmanned Surface Vehicle), un Portable Operation Center, un Remotely Operated Vehicle (ROV), un sonar ad apertura sintetica oltre ai sistemi di comunicazione ed a quelli di cyber security (necessaria per consentire l’impiego in sicurezza dei sistemi unmanned). Un sistema antimina di questo tipo è stato pensato per effettuare tutto il ciclo della caccia alle mine, dalla scoperta alla classificazione, dalla localizzazione fino alla neutralizzazione. Nell’ambito del programma MMCM, a novembre dello scorso anno è stato effettuato un ciclo di prove in mare in specifici scenari (definiti dai clienti) nei quali si volevano verificare le capacità del sistema. Durante tali test, effettuati con condizioni di mare molto “difficili” (come è tipico in quel periodo nelle acque del Mare del Nord), si è dimostrata la capacità dell’Autonomous Mine Counter Measure system di operare con mare fino alle condizioni di Sea State 4. Il successo di queste prove in mare (nel corso delle quali sono state individuate oltre 130 mine di 15 tipi differenti), che hanno permesso di raccogliere molti dati e di introdurre molte migliorie (per effetto di una serie di lessons learned), ha portato alla sottoscrizione di un contratto per la produzione del sistema inserito nell’ambito della cosiddetta Stage II del programma MMCM. Tale contratto consentirà di introdurre di questo tipo di capacità nella Royal Navy e nella Marine Nationale a partire dal 2022. Proprio la fase di produzione del programma MMCM si è trasformata, per quanto riguarda Thales (e quindi le componenti che Thales stessa realizza nell’ambito dell’MMCM), nel programma PATHMASTER. Si tratta di una soluzione ad architettura aperta, sia dal punto di vista software che da quello hardware, in grado di adattarsi a qualunque richiesta da parte di una marina. L’introduzione di capacità “unmanned” nel campo della caccia alle mine porta indubbiamente una serie di vantaggi, soprattutto sul versante della sicurezza degli operatori (che possono lasciare ai mezzi controllati a distanza tutti i compiti più rischiosi), tuttavia essa comporta anche un “cambio di mentalità” piuttosto profondo che fa spesso emergere necessità e soluzioni specifiche per ciascuna forza navale: da qui, quindi, l’esigenza di realizzare soluzioni “cucite su misura” sulle necessità di ciascuna marina. Il PATHMASTER è un pacchetto che si compone di molti elementi: si va dalla consulenza, al software, all’hardware, all’integrazione di sistemi, dalla certificazione, alla consegna di sistemi per finire con il supporto. A livello di Sistema di Sistemi il PATHMASTER dispone di MCUBE, un sistema C2 che consente di pianificare, operare ed analizzare le operazioni di caccia alle mine (MCM, Mine Counter Measure): tale apparato per il Comando e Controllo è già stato integrato sui cacciamine britannici classe SANDOWN (insieme al nuovo sonar 2093 Wide Band). Sul versante software va menzionata la suite MIMAP, una soluzione dedicata all'analisi dei dati del sonar. Grazie a MIMAP, ciascun operatore è in grado di analizzare i dati del sonar in tempo reale (o anche quelli registrati durante una missione MCM). Nel campo della sensoristica, invece, oltre al Type 2093 Wide Band, va menzionato anche l’innovativo sonar ad apertura sintetica SAMDIS (Synthetic Aperture Mine Detection Imaging Sonar), pensato proprio per i mezzi unmanned. Si tratta di un sensore in grado di produrre immagini a lungo raggio, ad alta risoluzione e 3 da diverse angolazioni (fiancata, +30°, -30°), il tutto in un singolo contatto. Questa caratteristica consente a SAMDIS di raggiungere, da solo, un alto tasso di copertura con un'elevata sicurezza di rilevamento e classificazione, una capacità essenziale per i sistemi autonomi di contromisura contro le mine. PATHMASTER comprende anche MIPATH, soluzioni (quali centri di comando, anche mobili, USV, AUV e sensori) Thales per arrivare ad una maggiore integrazione tra i vari sistemi (anche di latri produttori) o per migliorare i mezzi di cui si dispone già. Infine, sul versante del supporto, il PATHMASTER offre anche MISERVICE, un insieme di soluzioni per il design, l’addestramento, l’impiego operativo e il mantenimento delle capacità MCM.C’è da mettere in evidenza che Thales può fornire un pacchetto di capacità sia sotto forma di "sistema di sistemi", completamente unmanned, lanciato da una nave madre, sia in una configurazione "ibrida". Sostanzialmente, quindi, l’insieme di soluzioni offerto da Thales è adatto sia alle marine che puntano a disporre di capacità MCM unmanned autonome integrabili a bordo di unità navali maggiori (capacità “organiche”) o comunque dispiegabili a piacimento (su diversi tipi di piattaforma, anche per via aerea) sia a marine, come quella italiana che puntano a integrare i sistemi a bordo di unità cacciamine “classiche” come potranno essere i futuri CNG-A e CNG-C. In quest'ultimo caso si parla appunto di capacità “ibride” poiché prevedono sistemi autonomi o semi-autonomi imbarcati a bordo di unità cacciamine “tradizionali”. Per questo tipo di esigenze Thales propone appunto una soluzione "ibrida" PATHMASTER, soluzione che combina i sistemi e le soluzioni unmanned del concetto PATHMASTER con un cacciamine (con equipaggio). In ogni caso, secondo l'azienda francese, essa è in grado di realizzare soluzioni mature, a basso rischio e collaudate dal punto di vista operativo (grazie al grande bagaglio di esperienze accumulate nel programma MMCM). Nel caso specifico di quanto proposto all’Italia ci sarebbe, secondo l’azienda, da ricordare anche il valore aggiunto costituito da Thales Italia, che è stata già coinvolta nel precedente programma dei sonar Type 2093 narrowband, e potrebbe fornire un efficace contributo anche per i futuri programmi.

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anteprima logo RID Sottomarini nucleari in supporto. La nuova idea dei Marines

In linea con i nuovi e rivoluzionari concetti operativi delle Expeditionary Advanced Base Operations (EABO), lo USMC, in collaborazione con la US Navy, continua la sua ricerca di nuove opzioni per allargare il ventaglio dei possibili mezzi “connector” in grado di proiettare perosnale dal mare sulla terraferma. In tale contesto nasce anche l’interesse dell’USMC verso i sottomarini nucleari; quest’ultimi in grado di avere lo spazio a bordo, l’autonomia e “l’invisibilità” necessaria per sbarcare fino a una compagnia (minus) in un’area operativa ad elevato rischio. Due le opzioni che circolano nel Dipartimento della Marina Americana per rispondere al possibile requisito dei Marines: la prima è quella di riqualificare per il trasporto truppe i 4 sottomarini lanciamissili cruise, SSGN, classe OHIO, di cui si prevede il ritiro non oltre il 2028, mentre la seconda opzione è quella di ordinare ulteriori esemplari dei sottomarini nucleari classe COLUMBIA. Nella prima opzione, sostenuta dall’US Navy, la rimozione dell’armamento fornirebbe spazio per imbarcare senza particolari difficoltà un distaccamento di 70-100 Marines e relativi equipaggiamenti e sistemi d’arma. La possibile nuova versione di supporto-Commando degli OHIO potrebbe inoltre fornire una capacità di attacco al suolo grazie al mantenimento a bordo di una certa aliquota di missili TOMAHAWK. L’opzione relativa aI COLUMBIA permette invece l’imbarco di circa 40 Marines e rappresenta un investimento su una piattaforma allo stato dell’arte e soprattutto nuova, con una conseguente lunga vita operativa e ampi margini di sviluppo capacitivo. L’ardito progetto dello USMC non rappresenta una novità per l’US Navy che ha usato sottomarini con lo scopo di infiltrare distaccamenti di Marines non solo durante la 2^ G.M. (come l’assalto dell’Atollo Makin nel 1942, o la riconquista dell’isola di Attu in Alaska nel 1943) ma ne ha mantenuto la capacità fino al 1969, ma pure in Corea e Vietnam con i 2 “Amphibious Vessels, Submarine Transport” classe BALAO, lo USS PERCH e l’USS SEALION.

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anteprima logo RID Una nuova vita (unmanned) per il DARDO?

Quella dei veicoli terrestri non pilotati - con compiti che vanno oltre l’EOD/counter-IED per abbracciare ruoli logistici, combat, ISTAR, ecc. - è una delle nuove frontiere delle operazioni militari. Abbiamo visto i successi che l’azienda estone Milrem sta ottenendo in questo campo e non è un caso che un colosso come KMW ne abbia acquistato una partecipazione del 25%. Anche in Italia, però, le cose si stanno muovendo in questo settore. Una delle opzioni, di cui con queste poche righe ci facciamo promotori, potrebbe essere quella di remotizzare gli IFV DARDO per renderli UGV a tutti gli effetti. Il DARDO fu acquisito ai tempi in 200 esemplari, peraltro nella sola versione IFV con mitragliera da 25 mm, ma oggi gli esemplari realmente operativi sono molti meno. Il veicolo è inoltre piccolo, può trasportare una squadra di soli 6 uomini, ha scarsi margini di crescita e l’EI ha deciso di non ammodernarlo concentrandosi invece sull'acquisizione di un nuovo mezzo con il programma AICS (Armdored Infantry Combat Vehicle). Per questo, a nostro avviso, si potrebbe recuperare una parte dei DARDO e renderli non pilotati/autonomi per lo svolgimento di compiti logistici, ISTAR o, ancora, per compiti di supporto di fuoco mediante l'installazione a bordo di “semplici” lanciatori per loitering munitions. Iveco DV sta guardando con interesse agli UGV e starebbe facendo un pensiero, tra gli altri, anche ad un DARDO unmanned. Ulteriori dettagli sui prossimi numeri di RID.

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anteprima logo RID Ecco i 5 contendenti ufficiali per l’OMFV

Lo US Army ha ufficialmente nominato le 5 aziende che potranno iniziare il ciclo di sviluppo, e quindi la competizione, per il nuovo Optionally Manned Fighting Vehicle (OMFV), sostituto designato dell’IFV cingolato BRADLEY. 

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anteprima logo RID Royal Navy, un solo cacciatorpediniere Type 45 in mare

Con l’HMS DIAMOND attualmente in Mar Piccolo a Taranto per una sosta non programmata dovuta ad un guasto nel sistema propulsivo, il Carrier Strike Group della Royal Navy è temporaneamente a corto di un caccia, con il solo HMS DEFENDER attualmente nell’Oceano Indiano con il resto della formazione. Il DIAMOND si ricongiungerà al CSG soltanto a riparazione ultimata. L’imprevisto lascia la flottiglia di 6 Type 45 priva di unità pronte per l’azione. L’HMS DRAGON sarà presto nuovamente operativo, ma al momento è in sosta di manutenzione programmata dopo un periodo in mare che ha incluso la partecipazione alla esercitazione anti-missile FORMIDABLE SHIELD tenutasi fra maggio e giugno. L’HMS DAUNTLESS è prossimo ad un importante periodo di prove in mare poiché è da poco rientrato in acqua dopo aver ricevuto i nuovi e più potenti gruppi diesel-generatori introdotti dal programma Power Improvement Programme. Il DAUNTLESS è il primo caccia ri-motorizzato e le sue prove in mare forniranno informazioni utili al proseguo del progetto. L’unità capoclasse HMS DARING è attualmente nel bacino 14 di Portsmouth dove sta attraversando una prima fase di lavori che proseguiranno poi proprio con l’installazione dei nuovi diesel. Al momento, anche HMS DUNCAN è in porto per altre attività. Per quanto nel giro di qualche settimana è probabile che 3 su 6 unità siano in mare, questo periodo di bassa disponibilità operativa dimostra nuovamente quanto i Type 45 abbiano sofferto l’effetto combinato di una architettura propulsiva bisognosa di correzioni (i nuovi diesel che vanno a ridurre il carico di lavoro delle turbine a gas) e della scarsità di personale esperto in seguito all’emorragia causata dai draconiani tagli del 2010. Il programma PIP e il miglioramento della situazione del personale puntano a garantire, dal 2023, un modello di operazioni con 4 caccia normalmente operativi sui 6 totali. Per allora, oltre a DAUNTLESS e DARING, anche una terza unità potrebbe aver ricevuto i nuovi diesel, con il programma PIP che dovrebbe concludersi attorno al 2025. I prossimi refit dei Type 45 andranno però ad integrare altri interventi piuttosto invasivi, in particolare il recentemente annunciato progetto di inserzione di 24 sellette per missili CAMM / SEA CEPTOR e l’aggiornamento di mezza vita dei missili ASTER e del sistema SEA VIPER.

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Nella notte di domenica 25 luglio è iniziato un colpo di Stato “costituzionale” in Tunisia, tuttora in corso e dagli esiti molto incerti. Il Presidente della Repubblica, Kais Saied, ha attivato l’articolo 80 della Costituzione, in base al quale “in caso di pericolo imminente e minaccia per la sicurezza della Stato il Presidente della Repubblica è autorizzato a prendere misure eccezionali”. Non è chiaro quale sia il pericolo addotto da Saied per fare ricorso a questa misura estrema. Contestualmente, il Capo dello Stato ha avocato a sé tutto il potere esecutivo, esautorando il Premier Mechichi e l’intero governo. Per una fase di 30 giorni, Saied governerà con l’aiuto di un gabinetto da lui scelto. Bloccato anche il potere legislativo: il Parlamento monocamerale è “congelato” per 30 giorni. L’attivazione dell’articolo 80 è stata subito contestata da più parti per le modalità non aderenti alla Carta con cui Saied ha proceduto. L’aspetto più controverso riguarda la Corte Costituzionale: secondo la Costituzione tunisina, l’organo dovrebbe avallare la misura e svolgere un ruolo di supremo supervisore in una fase così delicata; ma la Corte non è mai entrata in funzione, paralizzata dai veti incrociati della politica che si trascinano ormai dal lontano 2014. Un vulnus democratico che Saied sta abilmente sfruttando. Nei mesi scorsi, peraltro, la possibilità di un golpe da parte di Saied era già stata ventilata, specie dopo che un documento riservato della presidenza era filtrato alla stampa. Nel rapporto si tracciava uno scenario non troppo distante da quello attuale. Il documento appariva così credibile che Saied stesso era stato costretto a smentirne l’autenticità il 26 maggio scorso. In piena notte, subito dopo l’annuncio dell’attivazione dell’art. 80, alcuni parlamentari tra cui il Presidente del Parlamento e co-fondatore del partito islamista Ennadha, Rached Ghannouchi, hanno provato a entrare in assemblea, ma sono stati respinti dall’Esercito che ha immediatamente presidiato l’edificio. Ghannouchi e altri politici di spicco, tra cui l’ex Presidente Marzouki, hanno definito senza mezzi termini la mossa di Saied come un “colpo di Stato”. Non si sono ancora pronunciate, invece, le principali sigle sindacali (su tutte l’UGTT) né la “Confindustria” tunisina (UTICA), che conservano un forte peso politico e il cui schieramento può essere decisivo nell’indirizzare l’esito della crisi. La situazione della piazza, al momento, appare tranquilla. L’annuncio del colpo di Stato è arrivato in un giorno molto particolare, il 25 luglio, che è la data della festa della Repubblica. In molte città erano in corso manifestazioni di protesta contro il governo per la gestione sanitaria ed economica del Paese. Alcune sedi del partito Ennahda sono state prese d’assalto, tra cui quelle di Sfax e di Kasserine. In piazza sembrano presenti quasi esclusivamente sostenitori di Saied, che hanno ripetutamente salutato con favore il dispiegamento dei militari a Tunisi.

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anteprima logo Stato Maggiore Difesa Difesa Servizi: Covid non ferma 10 anni di crescita

Balzo del fatturato per la società nata nel 2011, oltre al tradizionale settore brand punta sui pacchetti addestrativi

 
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anteprima logo RID La RAF torna ad addestrarsi per la dispersione

A partire dall’autunno prossimo, la Royal Air Force prevede di tornare ad addestrarsi con una certa regolarità per disperdere i propri velivoli su basi improvvisate per ridurne la vulnerabilità. L’Air Chief Marshal Mike Wigston ha annunciato l’esercitazione AGILE STANCE che vedrà pacchetti di Typhoon ed F-35 (probabilmente a gruppi di 4) lasciare le basi di Coningsby, Lossiemouth e Marham su allarme senza preavviso. I caccia prenderanno posizione su siti operativi alternativi, più o meno improvvisati. I siti più ovvi sono aeroporti civili poco trafficati e basi ex-RAF che mantengono ancora piste di volo più o meno efficienti, come Leuchars, Kinloss o Keevil, ma non è escluso l’uso di soluzioni più austere, potenzialmente con lo sfruttamento di tratti di strade e autostrade. Per l’F-35B esiste sempre anche l’opzione delle piste in AM-2: un sito addestrativo per questo tipo di operazioni è ancora esistente nel poligono STANTA (Stanford Training Area) dove l’Air Support Force dei Royal Engineers mantiene le capacità necessarie. Il Ministro per le Forze Armate Heappey, parlando il 14 luglio scorso in apertura alla Global Air Chiefs Conference 2021 di Londra, aveva espressamente parlato della necessità di “ritrovare le nostre capacità di dispersione e di operazioni expeditionary per rendere il compito più difficile ai nemici che osservano le nostre difese e pensano che un attacco missilistico su Lossiemouth, Coningsby e Marham sia sufficiente a metterci in ginocchio”. L’Air Chief Marshal Wigston ha rincarato la dose, spiegando ancora più chiaramente che i missili a lungo raggio russi, fra cui il 9M729 lanciato da terra, accusato di infrangere le limitazioni del trattato INF, sono una minaccia che non può essere ignorata. Dall’enclave di Kaliningrad, si stima che tali missili possano colpire le basi nel Regno Unito. La dispersione potrebbe spingersi anche al di fuori del suolo nazionale. La scorsa settimana, per esempio, un quartetto di TYPHOON dalla base di Lossiemouth si è dispiegato sulla base di Bodø in Norvegia, accompagnato da un’aerocisterna VOYAGER e da un team di tecnici trasportato su un cargo A400M ATLAS. L’obiettivo dell’esercitazione era dimostrare la capacità di disperdere gruppi operativi autosufficienti con minimo preavviso.

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anteprima logo RID Il COI diventa COVI e Comando a 4 stelle

Da lunedì 26 luglio il Comando Operativo di vertice (COI) assumerà la nuova denominazione di Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI) e il suo Comandante riceverà la quarta stella funzionale. Da lunedì inizierà quindi questa nuova avventura in ambito interforze di un comando di vertice della Difesa rinnovato e ampliato nelle competenze. Infatti, confluiscono alle dirette dipendenze del COMCOVI anche il COFS (Comando Operativo delle Forze Speciali), il COR (Comando Operazioni in Rete) e il COS (Comando per le Operazioni Spaziali). Il COMCOVI è di rango paritetico ai Capi di Forza Armata e, avendo responsabilità sulle operazioni interforze nei 5 domini (Terra, Mare, Cielo, Spazio e Cyber), diventa di fatto il numero 2 della Difesa nazionale.

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anteprima logo RID MIUS, ecco l’UCAV che opererà dalla portaerei turca ANADOLU

Con un tweet contenente le prime immagini, l’azienda turca specializzata nella produzione di droni Baykar, ha lanciato il concetto per un UCAV capace anche di operare dalla portaerei leggera della Marina Turca ANADOLU. Secondo quanto dichiarato dalla Baykar, il velivolo, denominato al momento MIUS, avrà un carico pagante di 1.500 kg e sarà in grado di impiegare armamento aria-aria, aria-superficie e missili cruise. Sarà autonomo e potrà decollare appontare utilizzando lo skijump della nave. In articolare, per il decollo il MIUS sfrutterà un sistema a rullo collocato nella sezione di prua della nave e per l’appontaggio un gancio di cui sarà dotato per l’arresto con i cavi. Sempre secondo la Baykar, il primo prototipo dovrebbe essere pronto nel 2023. Ulteriori dettagli su RID 9/21.

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anteprima logo RID Una prima analisi sul nuovo caccia leggero russo CHECKMATE

È la notizia della settimana. Nei giorni scorsi il conglomerato per l’export militare russo ha lasciato trapelare alcune immagini relative ad un probabile mock-up elaborato di un nuovo caccia leggero russo monoposto, designato ufficialmente LTA (Light Tactical Aircraft) Su-75/S-75 CHECKMATE, destinato a rimpiazzare, soprattutto sul mercato export, il MiG-29.

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anteprima logo RID Loitering Munitions per le future LXD della Marina Militare

A quanto risulta a RID la Marina Militare ha definito l’esigenza operativa per equipaggiare le future unità anfibie LXD, per il rimpiazzo delle attuali SANTI, con lanciatori per loitering munitions. Quella delle loitering munitions è ormai una tendenza consolidata, come dimostrato anche dal recente conflitto nel Nagorno Karabah, su cui si sta dunque orientando anche la Marina Militare e la Brigata SAN MARCO. Tali armi, difatti, aumenterebbero la flessibilità delle LXD, e con essa le opzioni a disposizione del comandante, e sarebbero ideali per l’appoggio a raid e colpi di mano anfibi nella logica delle operazioni marittime distribuite. L’auspicio, a questo punto, è che l’esigenza venga approvata anche in sede di Stato Maggiore della Difesa e, soprattutto, non trovi ostacoli nel mondo politico, da sempre ostile verso droni armati e simili (come insegna la vicenda dei PREDATOR italiani, non armati a causa dell'opposizione parlamentare nonostante il via libera americano). Tutti i dettagli sui prossimi numeri di RID.

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