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anteprima logo RID Raytheon ottiene il contratto per i nuovi missili cruise nucleari aviolanciabili americani

Dopo aver battuto la concorrenza di Lockheed Martin, con una selezione avvenuta nell’aprile 2020, Raytheon si è aggiudicata il contratto da 2 miliardi di dollari del Governo americano per lo sviluppo e la costruzione dei nuovi missili nucleari da crociera, Long-Range Standoff Weapons (LRSW/LRSO), che equipaggeranno i bombardieri B-52 e B-21. L’USAF ha in pianificazione di dotarsi di almeno 1000 missili per rimpiazzare gli Air Launched Cruise Missile entrati in servizio nel lontano 1982. La Raytheon procederà con la costruzione del nuovo sistema d’arma presso i suoi stabilimenti di Tucson, in Arizona, e prevede di completare la consegna entro il 2027. Inoltre, secondo quanto pianificato dall’USAF, il nuovo missile imbarcherà la nuova testata nucleare W80-4, attualmente in sviluppo presso il Dipartimento dell’Energia della National Nuclear Security Administration. I missili cruise aviolanciabili dell’USAF rappresentano solo una delle capacità che formano la triade nucleare americana; le altre 2 sono i Sea Launched Ballistic Missiles (SLBM) imbarcati sui sottomarini SSBN classe COLUMBIA e gli Intercontinental Ballistic Missile (ICBM) basati a terra, in territorio americano. Il Pentagono ha precisato quanto modernizzare il suo tridente nucleare rappresenti una priorità per il Governo del Presidente Biden, dopo che la necessità è stata oculatamente evitata dal Presidente Obama e dallo stesso Presidente Trump, considerando gli elevati fondi necessari per realizzare la sua modernizzazione/sostituzione. Oltre ai 2 miliardi di dollari per la sostituzione dei missili cruise infatti, altri 111 sono già stati previsti per la sostituzione degli ICBM Minuteman, entrati in servizio negli anni ‘70. Il responsabile del programma per l’USAF, Elizabeth Thorn, ha sottolineato quanto questo contratto sia un primo, importante, passo, non solo per la modernizzazione della triade nucleare, quanto nel sostenere la progettazione, sviluppo e manifattura dell’industria missilistica a stelle e strisce, nonostante l’intera strategia nucleare americana sia attualmente sotto un’attenta opera di revisione.

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anteprima logo RID Missili CAMM e ASTER 30 modernizzati per potenziare i Type 45

Prende forma il progetto di Mid Life Upgrade per i Type 45 della Royal Navy. 

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anteprima logo Marina Italiana Firmato protocollo d'intesa tra Marina Militare ed ENI

Oggi, alle 11, nel salone dei Marmi di Palazzo Marina a Roma, è stato firmato un protocollo d’intesa tra la Marina militare ed Eni – dall’ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone, Capo di Stato Maggiore della Marina militare, ed il dottor Claudio Descalzi, Amministratore Delegato di Eni.

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anteprima logo RID L’intelligenza artificiale pilota l'UAV a getto AVENGER

Il nucleo d’Intelligenza Artificiale creato per il programma SKYBORG dell’USAF è stato nuovamente testato in volo, a bordo di un differente velivolo. Un paio di mesi fa l’Autonomy Core System (ACS), destinato a rendere autonomi i futuri loyal wingman e droni “spendibili” almeno nelle fasi di avvicinamento all’obiettivo e di volo in formazione, era andato in volo per la prima volta su un UTAP-22 MAKO prodotto da Kratos. In questo secondo test, il velivolo controllato dall’ACS è stato un MQ-20 AVENGER di General Atomics. Il test è stato parte dell’esercitazione ORNGE FLAG svoltasi presso la base aerea di Edwards ed ha visto l’MQ-20 decollare sotto controllo di un operatore umano per poi, una volta raggiunta un’altitudine sicura, passare sotto il comando dell’ACS. Nel corso del volo, durato circa 2 ore e mezza, l’ACS ha dimostrato la conduzione del velivolo tramite l’esecuzione di manovre base, la risposta a nuove indicazioni di navigazione, manovre coordinate e il rispetto di profili di volo e “barriere geografiche” da non oltrepassare. Nel dicembre 2020 erano stati selezionati nell'ambito del progetto SKYBORG 3 produttori di droni, e 2 di questi hanno ora raggiunto lo stadio delle prove in volo con l’ACS. A mancare all’appello ora è soltanto il Loyal Wingman ATS di Boeing. Se le previsioni del 2020 saranno rispettate, il prototipo di Boeing dovrebbe anch’esso andare in volo entro la fine di luglio. L’obiettivo delle prossime fasi di sviluppo e test è di dimostrare come diversi Loyal Wingmen SKYBORG possano operare in formazione con velivoli pilotati, supportandoli con i propri sensori ed armi. L’ACS è un sistema, comprensivo sia di hardware che di software, in corso di sviluppo da parte di Leidos. Questo sistema permetterà a droni di diverso tipo di acquisire la capacità di operare con semi-indipendenza dal controllo di un operatore umano; requisito fondamentale per permettere ai piloti di caccia di gestire più loyal wingman senza essere sopraffatti dal carico di lavoro. Fra luglio e settembre 2020, l’USAF ha firmato accordi con molteplici compagnie e fornitori nell’ambito di un contratto “indefinite delivery, indefinite quantity” dal valore massimo di 400 milioni per lo sviluppo di sensori e payload modulari destinati ai velivoli SKYBORG. Oltre alle già citate 3 compagnie produttrici dei velivoli, i contratti sono andati ad AeroVironment Inc., Autonodyne LLC, BAE System Controls Inc., Blue Force Technologies Inc., Fregata Systems Inc., Lockheed Martin Aeronautics Company, NextGen Aeronautics Inc., Northrop Grumman, Sierra Technical Services, e all’Università di Stato di Wichita. SKYBORG è uno di 4 progetti di punta portati avanti dall’Air Force Research Laboratory per rivoluzionare le capacità dell’USAF nel corso del decennio. Gli altri progetti sono GOLDEN HORDE (sistema d’intelligenza artificiale per il targeting collaborativo delle armi guidate), NTS-3 (una serie di sistemi alternativi al GPS per garantire i vitali dati PNT - Positioning, Navigation, and Timing anche in presenza di disturbi esterni) e l’ultimo aggiunto Rocket Cargo (l’uso di razzi spaziali capaci di atterrare per trasportare carichi urgenti su grandi distanze).

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anteprima logo RID Missioni internazionali, al via la partecipazione ad EMASOH per il pattugliamento di Hormuz

Come emerso dalla delibera sulle missioni internazionali, giunta di recente in Parlamento, non ci sono significative novità per l’impegno militare italiano nei teatri. L’unica novità rilevante è la partecipazione alla missione EMASOH (European Maritime Awarennes in the Strait of Hormuz). Quest’ultima è un'iniziativa multinazionale europea intesa a salvaguardare la libertà di navigazione e la sicurezza delle navi che transitano nell'area dello Stretto di Hormuz, mediante l'impiego di dispositivi aeronavali dei Paesi europei aderenti all'iniziativa, per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza. EMASOH è stata lanciata dalla Francia a margine del Consiglio dell'Unione europea "Affari esteri", svoltosi a Bruxelles il 20 gennaio 2020, e sostenuta politicamente, oltre che dalla Francia, dai Governi di Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi e Portogallo. L’Italia vi prenderà parte con una nave. Per il resto il quadro resta immutato. Il ritiro dall’Afghanistan è stato sostanzialmente completato, non c’è stato nessuno rafforzamento della missione bilaterale in Libia, mentre l’impegno nella missione in Sahel TAKUBA si conferma limitato alla fornitura di assistenza MEDEVAC. Niente forze speciali, dunque, per il momento. Il prossimo anno si vedrà. Le missioni numericamente più rilevanti restano UNIFIL in Libano, con 1.076 effettivi, e la missione anti-Daesh, in Kuwait e Iraq, con 1.100 effettivi.

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anteprima logo RID La Germania acquista i pattugliatori marittimi P-8

La Germania ha ufficializzato l'acquisto di 5 pattugliatori marittimi Boeing P-8A POSEIDON

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anteprima logo Marina Italiana Avvicendamento al Comando delle Forze Aeree della Marina Militare

Il giorno 7 luglio 2021, alle ore 09.00, presso la Stazione Aeromobili Marina militare di Grottaglie, avrà luogo la cerimonia di avvicendamento tra il contrammiraglio Placido Torresi, comandante delle Forze Aeree (COMFORAER) Marina Militare cedente, e il capitano di vascello Marco Casapieri, subentrante, alla presenza del comandante in Capo della Squadra Navale (CINCNAV), ammiraglio di squadra Paolo Treu

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anteprima logo RID Vola l'OSPREY ECM

Lo US Marine Corps ha testato con successo l’imbarco di uno dei suoi sistemi di guerra elettronica AN/ALQ-231 (V) INTREPID TIGER II su un convertiplano MV-22B OSPREY. 

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anteprima logo RID Qatar: accordo per il rischieramento dei propri aerei in Turchia

In attesa della ratifica del Parlamento turco, i Capi di Stato Maggiore di Qatar e Turchia hanno siglato un accordo in base al quale è previsto il rischieramento permanente di velivoli della QEAF (Qatar Emiri Air Force) presso alcune basi turche per un periodo di 5 anni. 

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anteprima logo RID Loitering munitions, droni e nuovi concetti per la guerra del futuro

Gli ultimi conflitti – dallo Yemen al Nagorno Karabah – hanno dimostrato tutta la rilevanza dei droni e delle loitering munitions. In Yemen abbiamo visto in azione la famiglia QASEF, derivata dagli ABABIL iraniani, e la famiglia SAMAD, impiegate anche per attaccare obiettivi collocati in territorio saudita, e in alcuni casi molto in profondità ed a centinaia di chilometri dal confine. Obiettivi in generale areali come basi, aeroporti e installazioni petrolifere. Ma è in Libia e, soprattutto, nel Nagorno Karabah che droni e loitering munitions sono stati sistematicamente utilizzati nell’ambito di tattiche più convenzionali contro il potenziale militare dell'avversario. Tralasciando per ragioni di spazio la Libia, nel Nagorno Karabah UAV e loiterign munitions sono stati estesamente impiegati contro batterie antiaeree, convogli e veicoli corazzati, dimostrandosi letali rispetto ad un nemico impreparato a fronteggiare tattiche d’attacco ben pianificate e sincronizzate (evidentemente ispirate da consiglieri turchi….e israeliani). Il risultato è stata la netta vittoria delle Forze azere. Tra i sistemi più utilizzati, ricordiamo l’UAV tattico-pesante turco BAYRAKTAR TB2 (vedi RID 2/21 pagg. 36-39), equipaggiato con le micidiali “bombette” guidate MAM della Roketsan, ed alcune tipologie di loitering munitions di fabbricazione israeliana, a cominciare dall’HAROP. Quest’ultimo è un’evoluzione più pesante e prestante dell’HARPY, con un differente sistema di guida. Se, infatti, l’HARPY è un’arma dotata di seeker “sniffa” radiazioni che gli consente di dirigersi automaticamente contro i radar delle batterie antiaeree, l’HAROP ha un seeker elettro-ottico, un datalink a 2 vie e una guida man in the loop che gli conferiscono una grande flessibilità e la possibilità di essere impiegato contro diverse tipologie di bersagli, ma, soprattutto, contro bersagli in movimento.

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anteprima logo RID Le armi anti-sbarco

Gli sbarchi hanno spesso rappresentato il modo per cercare di acquisire il controllo di choke points strategici (Gibilterra 1704, Aden 1839, Dardanelli 1915, Suez 1956), oppure il punto d’inizio di un’invasione (Marsala 1860, Norvegia 1940, Guadalcanal 1942, Sicilia 1943, Normandia 1944, Wonsan 1950). Si tratta quindi di operazioni d’importanza strategica, che hanno di conseguenza generato una ampia gamma di soluzioni per contrastarle. Storicamente le batterie costiere sono state dedicate prevalentemente a respingere tentativi di sbarco. La gittata relativamente scarsa delle artiglierie ha per lungo tempo limitato i duelli tra navi e batterie costiere a 15-20 km al massimo. Poi l’arrivo dei missili antinave lanciati da terra (vedi RID novembre 2015) e, soprattutto, la disponibilità di sistemi di sorveglianza aerea e spaziale, hanno cambiato drasticamente i termini del problema. Alcuni Paesi (Russia, Cina, Iran) hanno addirittura adottato un vero e proprio concetto strategico che prevede di impedire o ostacolare le operazioni aeronavali a lunga distanza dalle coste, estendendo notevolmente la zona di minaccia sotto il nome di Anti Access/Area Denial (A2/AD), in contrapposizione al concetto di Power Projection Ashore perseguito principalmente dagli USA e dalla NATO, con gli Strike Group navali (portaerei e/o navi anfibie).

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anteprima logo RID Italia e EAU, le ragioni di una rottura

La decisione degli Emirati Arabi Uniti di “sfrattare” l’Italia dalla base di Al Minhad – sfratto che dovrebbe essere completato nei prossimi giorni – utilizzata per il supporto logistico delle operazioni del nostro Paese in Afghanistan e nel Corno d’Africa, ha radici profonde. L'embargo sulla vendita di armi ad Abu Dhabi – decretato a colpi di post su Facebook dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio – è solo un pretesto e, con tutta probabilità, non è la ragione che ha portato alla drastica disposzione degli EAU. Non dimentichiamo, infatti, che gli Emirati si sono tirati fuori dal pantano yemenita ormai da 2 anni, e vi giocano solo un ruolo indiretto mediante l’appoggio alle milizie separatiste del sud del Paese. L’impegno militare diretto è abbondantemente finito. La rottura, dunque, ha radici più profonde. Da anni i rapporti politico-militari – un tempo eccellenti - tra Roma e Abu Dhabi erano peggiorati. E non poco. La vicenda della mancata vendita degli UAV agli EAU, con annessa la fallita operazione Piaggio Aeospace e screzi relativi, è stato il vero detonatore. L'operazione, già di per sé molto complessa, si è prima “incartata” nelle maglie dell’MTCR (Multilateral Technology Control Regime) e poi è naufragata assieme alla stessa azienda ligure, finita in amministrazione controllata. Sullo sfondo l’azionista di controllo, il fondo emiratino Mubadala, incapace, per usare un eufemismo, di dare a Piaggio Aerospace una visione ed un piano industriale. Ma a ciò bisogna aggiungere la competizione geopolitica, molto netta. Da una parte l’Italia, e la sua partnership strategica con il Qatar e con il Governo di Tripoli, dall’altra gli EAU schierati in Libia sul fronte opposto e nemici giurati del Qatar, percepito come la gran cassa – finanziaria e mediatica - della Fratellanza Musulmana. Proprio il rapporto con la Fratellanza Musulmana è la vera questione geopolitica attorno alla quale ruota tutto il resto. Per gli Emirati, infatti, la Fratellanza Musulmana rappresenta una minaccia esistenziale, capace di mettere in discussione il monopolio politico degli Al Nayan basato sul legittimismo ereditario. Una minaccia, dunque, che va combattuta non solo in casa, ma, soprattutto, all’estero, e laddove questa è più forte, a cominciare, appunto, dalla Libia. Da qui, l’attivismo di Abu Dhabi a fianco dell’inaffidabile Generale Haftar, supportato con finanziamenti, consiglieri, miliziani ed equipaggiamenti militari. Un attivismo che ad un certo punto non poteva che entrare in collisione con i nostri interessi e portare alla rottura. A pensarci bene, però, non è una gran perdita. L’Italia ha ottimi amici nel Golfo: il Qatar, il Kuwait, senza dimenticare l’Iraq, strategico anello di congiunzione tra lo stesso Golfo ed il Levante, e pure i rapporti con l’Arabia Saudita sono buoni. E poi non dimentichiamo che potremmo trovare nella regione anche nuovi partner, a cominciare dall’Oman. Basta avere visione a fare meno post su Facebook.

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