LEONARDO
Viaggi RID
anteprima logo RID La US Navy armerà gli ZUMWALT con 12 missili ipersonici

Con la presentazione al Congresso del suo nuovo piano di costruzione navale a lungo termine, la US Navy ha reso noto maggiori dettagli riguardo la già anticipata volontà di imbarcare armi ipersoniche sugli incrociatori ZUMWALT, già a partire dal 2025. Il progetto relativo alle armi ipersoniche della Marina Americana, definito ufficialmente Conventional Prompt Strike (CPS), riguarda lo sviluppo, in cooperazione con l’US Army, di un missile ipersonico basato su un motore razzo “acceleratore” ed un glide ipersonico, quest’ultimo sviluppato, appunto, in cooperazione con l’US Army. Nel nuovo documento presentato viene riportato che, vista la non idoneità degli attuali lanciatori verticali dello ZUMWALT, da 25 e 28 pollici, nell’ospitare il nuovo sistema d’arma, si procederà presto alla rimozione dei 2 sistemi Advanced Gun System prodieri per fare posto ad un nuovo “Advanced Payload Module” (APM). Quest’ultimo, idoneo ad ospitare il CPS e il suo razzo da 34,5 pollici, sarà composto da diverse celle in grado di ospitare fino a 12 missili ipersonici. La rimozione dei 2 cannoni di precisione a lungo raggio prodieri non rappresenta una grossa perdita per lo ZUMWALT, dato che con il taglio del numero totale delle unità da 30 a 3, il costo di ogni singolo proiettile “speciale” per il sistema d’arma era arrivato a sfiorare quello di un missile da crociera TOMAHAWK. Inoltre, la modifica prodiera non provoca nessuna ripercussione sugli esistenti 80 ulteriori “pozzi” verticali che l’incrociatore utilizza per gli altri sistemi missilistici. Lo stesso documento programmatico rivela che lo stesso sistema di lancio APM verrà imbarcato anche sui sottomarini classe OHIO e VIRGINIA a partire dal 2028.

a cura di
anteprima logo RID Nuovo nuovo test con intercetto per il missile sup-aria MBDA CAMM ER

MBDA ha completato con successo un nuovo test con il missile sup-aria CAMM ER. Il test, effettuato nel poligono di Salto di Quirra lo scorso dicembre, ha riguardato il lancio e l’intercetto di un bersaglio – presumibilmente un MIRACH di Leonardo – rappresentativo di un missile cruise manovrante. Il CAMM-ER è il missile a portata più estesa della famiglia di sistemi di difesa aerea CAMM di nuova generazione. Tutti questi sistemi condividono lo stesso seeker radar attivo in banda Ku e un sistema di lancio a freddo (cosiddetto Soft Vertical Launch), con il CAMM-ER dotato di un motore più grande, progettato da AVIO, per fornire una portata estesa oltre i 40 km. Il CAMM-ER è stato sviluppato per sostituire la munizione ASPIDE nel sistema di difesa aerea MAADS (Medium Advanced Air Defence System) dell'Aeronautica Militare Italiana e nel sistema GRIFO dell'Esercito Italiano. L’ordigno è integrato anche nel sistema navale ALBATROS NG.

a cura di
anteprima logo RID Da Berlino nessuna nuova sulla Libia

La conferenza di Berlino 2 sulla Libia si chiude con più dubbi di quelli con cui si era aperta. Il lunghissimo comunicato finale (58 punti divisi in 6 sezioni) ripete richieste e promesse che sono già state messe nero su bianco in altri documenti, dalle conclusioni di Berlino 1 all’accordo per il cessate il fuoco (rispettivamente gennaio e ottobre 2020).

a cura di
anteprima logo RID Possibile doppia configurazione per il futuro caccia NGAD

Stando a quanto dichiarato dal Capo di Stato Maggiore dell’USAF, Gen Brown, durante un‘audizione al House Armed Services Committee avvenuta lo scorso 16 giugno, il futuro sistema di combattimento aereo NGAD (Next-Generation Air Dominance), che succederà al F-22 RAPTOR negli anni ‘30, sarà basato su un velivolo “madre” con capacità omniruolo, al netto delle capacità aggiuntive fornite dai droni gregari.

a cura di
anteprima logo RID I Marines puntano sui TOMAHAWK per compiti antinave e land attack a lungo raggio

Nella richiesta dell’ultimo budget per la difesa statunitense relativa ai Marines spiccano, alla voce “Unfunded Priority List Request”, i 96 milioni per l’acquisizione di 48 missili cruise R/UGM-109 TACTOM (Tactical TOMAHAWK).

a cura di
anteprima logo RID Gli F-35B della QUEEN ELIZABETH impiegati in Siria e in Iraq

Dallo scorso 18 giugno, gli 8 caccia F-35B LIGHTNING II del 617 Squadrone, imbarcati sulla portaerei britannica QUEEN ELIZABETH II insieme ai 10 F-35B del VMFA-211 degli USMC, stanno partecipando attivamente alle operazioni SHADER ed INHERENT RESOLVE volte al contrasto del Daesh nel teatro siro-iracheno.

a cura di
anteprima logo RID Satelliti e sensor fusion per contrastare gli ipersonici

In un video, la Missile Defense Agency americana ha mostrato come si ripropone di realizzare un sistema difensivo “regionale” contro le armi ipersoniche, sfruttando capacità già esistenti (il sistema navale AEGIS, i missili SM-6 e vari altri sensori) e dei nuovi sistemi pensati specificamente per contrastare le peculiarità di missili cruise e glider ipersonici. Queste minacce combinano velocità superiori a Mach 5, finora associate solo ai veicoli di rientro di missili balistici, con traiettorie più basse sull’orizzonte e la capacità di condurre repentine manovre per evitare l’intercettazione. I radar pensati per tracciare missili balistici hanno gioco facile nel tracciare i vettori avversari nella fase di salita in quota, visto che una traiettoria balistica comporta il raggiungimento di altitudini tali oltre l’atmosfera, da esporre il missile a radar distanti anche migliaia di chilometri, senza che la curvatura terrestre possa schermarli. I Boost-Glide ipersonici, al contrario, hanno una fase ascensionale molto più breve ed una traittetoria prevalentemente entro l’atmosfera, che rende difficile la loro individuazione da grandi distanze. Una volta che il glider è rilasciato in caduta balistica, esso perde rapidamente quota, avvicinandosi al bersaglio a grandissima velocità e diventando visibile ai radar avversari solo molto più tardi. Vista la velocità d’avvicinamento, troppo tardi. Per questo motivo la MDA prevede di schierare una nuova costellazione di satelliti dedicati al tracking delle minacce ipersoniche. La gara per selezionare il produttore per i satelliti Hypersonic and Ballistic Tracking Space Sensor (HBTSS) è stata avviata nel 2019 con l’obiettivo di arrivare al primo lancio già nel 2023. Inizialmente sono state 4 le industrie che hanno ricevuto fondi per sviluppare i relativi concetti: Northrop Grumman, Raytheon, Leidos, and L3Harris. Nel gennaio scorso, la MDA ha selezionato le sole L3Harris e Northrop Grumman per la fase successiva dello sviluppo. La traccia raccolta dai satelliti sarà quindi inserita nel sistema Ballistic Missile Defense Overhead Persistent Infrared Architecture (BOA), un’infrastruttura di Sensor Fusion che dovrà impiegare, in tempo quasi-reale, i dati provenienti dai satelliti e da altri sensori per raffinare il tracciamento. Queste informazioni vitali potranno quindi essere condivise, di nuovo via satellite, con le unità dell’US Navy nella regione oltre che con la rete di comando e controllo propria dell’MDA, la Command and Control, Battle Management, and Communications (C2BMC). Le navi AEGIS, a quel punto, potranno iniziare un ingaggio in remoto (Engage on Remote) senza avere alcun contatto con il bersaglio tramite i propri sensori, ma dipendendo interamente da terze parti, fino a lanciare il proprio intercettore (Launch on Remote). A ciò bisogna aggiungere l’immissione in servizio un nuovo Glide Phase Interceptor (GPI), un missile a lungo raggio capace di ingaggiare i glider avversari nella loro fase di discesa. Di fatto, oltre alla maturazione del nuovo missile Glide Phase Interceptor, la sfida principale è il creare una costellazione (o una famiglia di costellazioni) di satelliti capaci di generare una traccia del bersaglio abbastanza accurata da consentire l’ingaggio, eliminando dallo spazio i buchi nella copertura garantita dai radar basati a terra e sulle navi. Ulteriori dettagli su RID 8/21.

a cura di
anteprima logo RID L’US Navy vuole ridurre i numeri delle navi e puntare sul non pilotato

La US Navy ha presentato al Congresso il suo piano di costruzioni navale a lungo termine, per i futuri 30 anni, che rappresenta, almeno formalmente, un passo indietro rispetto alla tanto pubblicizzata richiesta di avere i fondi per la costruzione di 355 unità combattenti.. Il documento presentato, in linea con il bilancio corrente, le capacità cantieristiche attuali e il concetto di Future Distributed Naval Force, stabilisce il futuro requisito minimo a 321 navi da guerra con equipaggio. La riduzione nei numeri però, molto probabilmente, non corrisponderà ad una riduzione delle capacità della Marina Americana. Nello stesso documento infatti viene riportato che le unità con equipaggio verranno supportate da un non stabilito numero di navi non pilotate, compreso tra le 77 e le 140. Come risultato, quindi, il numero totale delle unità della US Navy dovrebbe essere compreso tra le 398 e le 512, con equipaggio e senza. L’ardita decisione di tendere sempre di più verso l’unmanned, pur rappresentando un’intelligente mossa per ridurre i costi di gestione ed incrementare la protezione dell’elemento umano, rappresenta un rischio d’investimento significativo. Considerando infatti i lenti progressi effettuati nel campo dei battelli unmanned, di superficie e sotto la superficie del mare, sono ancora molti i dubbi che ruotano intorno ai prototipi e ai test effettuati finora, se comparati ai requisiti operativi richiesti. Molti i rischi associati alla decisione dei vertici del Dipartimento della Marina, non solo legati al fatto se i risultati riusciranno ad essere in linea con quanto richiesto, ma soprattutto se questi risultati non richiederanno addirittura un maggiore investimento, o spese di gestione, rispetto ad una flotta “tradizionale”. Il documento di pianificazione trentennale continuerà ad essere presentato dall’US Navy annualmente, di conseguenza, nonostante il sensibile e notato “cambiamento di rotta”, sarà possibile effettuarne un aggiornarmento con un relativo tempismo. Il documento del 2021 sottolinea inoltre quanto sia importante proteggere ed espandere l’attuale vantaggio di cui gode la Marina Americana nell’ambito della lotta sotto la superficie del mare. Nessuna novità, invece, riguardo la tanto discussa situazione delle portaerei: viene infatti semplicemente confermato che procedono gli studi e le valutazioni di progettazione delle future portaerei “light”.

a cura di
anteprima logo RID Germania, 4,5 miliardi per il FCAS fino al 2027

Il Ministero della Difesa tedesco ha inviato al Parlamento una richiesta da 4,5 miliardi di euro per coprire da oggi al 2027 le attività di ricerca e sviluppo del nuovo sistema di combattimento aereo del futuro FCAS. Nel dettaglio, i fondi servirebbero a coprire le fasi 1B e 2, e la realizzazione dei primi dimostratori, e sarebbero suddivisi in 3,3 miliardi per la ricerca sulle tecnologie abilitanti del programma e per la realizzazione dei primi dimostratori, 450 milioni a copertura degli equipaggiamenti di fornitura governativa e 750 milioni per la customizzazione nazionale. Al momento, è in corso la Fase 1A del programma FCAS con uno studio di concetto che ha sibuto già dei ritardi a causa della pandemia da COVID 19 e delle frizioni tra Berlino e Parigi.

a cura di
anteprima logo RID Primo rifornimento in volo effettuato dal MQ-25

Lo scorso 4 giugno, il nuovo aerorifornitore UAV MQ-25 STINGRAY ha eseguito con successo il primo rifornimento in volo a favore di un F/A-18F SUPER HORNET del VX-23 della US Navy. 

a cura di
anteprima logo RID Un gruppo navale iraniano verso il Mediterraneo Orientale

A differenza di quanto da molti sostenuto, le 2 unità navali iraniane partite lo scorso 10 maggio e dirette verso l’Atlantico, con ipotizzata destinazione Venezuela, in realtà sarebbero dirette verso il Mediterraneo Orientale. Sebbene al momento non esistano conferme ufficiali, in tale area, in particolare quella situata al largo delle coste siriane, il gruppo navale della Marina iraniana dovrebbe effettuare attività addestrative congiunte con le unità della Marina russa di stanza a Tartus. Il 77° Gruppo Navale – questa la denominazione ufficiale data dalla Marina Iraniana – è costituito dall’ex petroliera italiana convertita in base galleggiante expeditionary, MAKRAN, e dalla corvettona (per quanto venga definita fregata dagli iraniani) SAHAND, appartenente alla classe MOWJ. A tali navi dovrebbero affiancarsi la corvetta ALBORZ classe ALVAND e un’ulteriore unità ausiliaria, che si uniranno nel Mediterraneo attraversando il Canale di Suez nei prossimi giorni. Alla spedizione avrebbe dovuto prender parte anche l’unità ausiliaria/rifornitrice di squadra KHARG, affondata lo scorso 2 giugno nel Mare dell’Oman. La rotta d’andata seguita da MAKRAN e SAHAND prevede, effettivamente, la circumnavigazione dell’Africa - scelta volta ad evidenziare le capacità della Marina Iraniana di effettuare rischieramenti a lungo raggio senza necessità di effettuare soste intermedie - elemento che ha spinto ad ipotizzare un loro arrivo in Venezuela, Paese “amico” della Repubblica Islamica. Proprio l’invio di eventuali rifornimenti di armi/mezzi/equipaggiamenti a Caracas – tra cui 6/7 unità motomissilistiche/motosiluranti stealth ZULFIQAR/PEYKAAP III imbarcate sulla MAKRAN – sembrava confermare ulteriormente tale ipotesi. Tuttavia, secondo un media briefing tenuto dallo Stato Maggiore della Marina, il percorso delle navi – attualmente in navigazione tra l’Angola e l’Isola di Sant’Elena - prevede l’attraversamento dello stretto di Gibilterra e il successivo rientro verso l’Iran tramite il Canale di Suez. È possibile che le suddette unità veloci ZULFIQAR – appartenenti alla Marina dei Pasdaran – prendano parte all’esercitazione, mentre appare improbabile una loro cessione alla Siria, tenuto conto dell’importanza che rivestono nelle operazioni navali di diniego d’area iraniane.

a cura di
anteprima logo RID Operativo il contingente italiano di TAKUBA

Il contingente italiano impegnato nella missione europea TAKUBA – inquadrata nell’Operazione BARKHANE francese – dovrebbe aver raggiunto la capacità operativa iniziale o, quanto meno, dovrebbe raggiungerla nei prossimi giorni. Il contingente comprende un numero massimo di 200 effettivi ed ha il compito di fornire solo supporto MEDEVAC, con 6 elicotteri: 3 CH-47F CHINOOK da trasporto e 3 A-129 MANGUSTA per la scorta. Al momento, e almeno fino a tutto quest’anno, non è previsto l’impiego di forze speciali. Il contingente è schierato principalmente nella base di Menaka (Mali) HQ di Takuba, mentre un’aliquota con funzioni logistiche è presente a Gao (Mali). Dettagli e approfondimenti su RID 7/21.

a cura di
  1 2 3 4 5 6 7 8 Next >>