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anteprima logo RID Su-34 per l’Algeria, ci siamo?

Negli ultimi giorni, diverse voci provenienti da Francia e Russia hanno riproposto l’imminente acquisto di 14 cacciabombardieri russi Su-34 FULLBACK da parte dell’Algeria. Gli aerei verrebbero consegnati entro il 2023, in 3 lotti, il primo dei quali costituito da 6 Su-34. Questi ultimi dovrebbero essere pronti entro la fine del 2021 – quindi, teoricamente, già in produzione - ed utilizzati in Russia, a partire dai primi mesi del 2022, per la formazione degli istruttori e del personale manutentivo. La presunta acquisizione, riproposta abitualmente negli ultimi 6 anni, farebbe del Paese maghrebino il primo acquirente estero dei FULLBACK. È vero che da anni – in particolare dal 2016, in seguito agli ottimi risultati ottenuti dai Su-34 nel teatro siriano – Algeri valuta il loro l’acquisto come naturali e, soprattutto, necessari sostituti dei 35 Su-24 FENCER ancora in servizio. Tali aerei rappresentano attualmente la principale piattaforma d’attacco dell’Aeronautica Algerina ma, nonostante i vari aggiornamenti anche recenti, come quello che li ha portati allo standard M2, iniziano a risentire del peso degli anni. Tuttavia, nonostante negoziati durati anni, l’acquisizione non si è mai concretizzata, soprattutto per il rifiuto algerino di accettare velivoli depotenziati nell’avionica rispetto a quelli utilizzati dai Russi. Il presunto accordo, infatti, sarebbe stato siglato sulla base di una variante “simil-standard” del FULLBACK, denominata Su-34ME, che differirebbe dalla versione russa nei sistemi di identificazione IFF e di comunicazione/trasmissione dati. Lo stesso accordo, ancora non ufficialmente confermato, parla di un’opzione per ulteriori 28 aerei necessari per la costituzione di 3 squadroni d’attacco completi, attualmente basati sui FENCER.

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anteprima logo RID L’AM guarda al SAMP-T NG

Come si apprende dall’audizione parlamentare dell'Amministratore Delegato di MBDA Italia, Lorenzo Mariani, l’Aeronautica Militare sa guardando con grande interesse al sistema sup-aria antiaereo ed antimissile SAMP-T NG (New Generation). L’AM ha infatti un gap nel settore della capacità antiaeree basate a terra vista da un alto l’esigenza di rimpiazzare le batterie SPADA, giunte alla fine della loro vita operativa, e dall’altro l’esigenza di acquisire un sistema con capacità ABM dopo la conclusione del programma in collaborazione con USA e Germania, MEADS. Nel primo caso, l’AM ha già selezionato il sistema a corto-medio raggio MBDA EMADS, basato sull’intercettore CAMM-ER, di cui rappresenterà il cliente di lancio. Nel secondo caso, appunto, l’AM ha deciso di puntare sul SAMP-T NG con colloqui a quanto sembra già in corso con MBDA. Il SAMP-T NG rappresenta l’evoluzione dell’attuale SAMP-T, in servizio con EI e Aeronautica Francese, ed è basato sul nuovo missile intercettore ASTER 30 B1NT, con capacità d’ingaggio anche di missili balistici a medio raggio, categoria NODONG/SHAHAAB-3, e sul nuovo radar Leonardo KRONOS GRAND MOBILE HIGH POWER (nella configurazione italiana, mentre in quella francese ci sarà il Thales GF-300). Approfondimenti su RID 5/21.

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anteprima logo RID TESEO EVO, firmato il contratto

Dopo il via libera parlamentare è finalmente arrivata anche la firma sul contratto tra MBDA Italia e l’Amministrazione Difesa per lo sviluppo, l’integrazione e la qualifica del nuovo missile antinave pesante, con capacità di light strike secondaria e di attacco a bersagli terrestri, TESEO MK2/E, noto anche come TESEO EVO. Si tratta di una prima fase, del valore di 150 milioni di euro, alla quale seguirà una seconda fase per valorizzare ulteriormente l’ordigno, acquisire un certo numero di esemplari ed un pacchetto di supporto logistico decennale. Il TESEO EVO equipaggerà in seno alla Marina Militare i nuovi cacciatorpediniere DDX e andrà in refit pure sulle fregate FREMM, e potrebbe equipaggiare anche i PPA-F che hanno la relativa predisposizione. Approfondimenti e dettagli su RID 5/21.

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anteprima logo RID Una nuova base sotterranea per i Pasdaran

Alla presenza del Comandante in Capo dei Guardiani della Rivoluzione/Pasdaran, Gen. Hossein Salami, e del Comandante della Marina dei Pasdaran, Amm. Alireza Tangsiri, si è svolta la presentazione ufficiale di una nuova struttura sotterranea destinata allo stoccaggio di sistemi di lancio per missili balistici e cruise antinave appartenenti alla Marina delle Guardie della Rivoluzione. Oltre ad aver mostrato diversi missili antinave modelli GHADER, KOWSAR, NASR-1, NASIR e NOOR - e decine di sistemi EW, le immagini hanno rivelato alcuni lanciatori di forma cilindrica inediti, probabilmente destinati al nuovo missile cruise antinave a lungo raggio ABU-MAHDI, derivato dell’HOVEYZEH ed accreditato di una gittata pari a 600 miglia. Per quanto non sia stata ufficialmente comunicata l’esatta ubicazione di tale base, diverse immagini satellitari lascerebbero pensare che essa sia stata ricavata da una vecchia installazione militare (l’ex base Mohammad Baqer/Besat) situata nel sobborgo di Roknabad, 15 km a nord di Shiraz (coordinate N29.72,36 - E52.55,77). Il tunnel presente sotto tale struttura, accessibile tramite 3 diversi ingressi, si allungherebbe per oltre 3 km in direzione sudovest. Per quanto la presentazione di questa “nuova” base si collochi nell’ambito della più volte annunciata creazione di “città missilistiche sotterranee”, l’evento apparirebbe più come l’ennesima operazione di propaganda – vedi la presentazione della “Expeditionary Sea Base” (o bazaar galleggiante) MARKRAN/ROUDAKI, per restare agli ultimi mesi - volta a giustificare, nei confronti dell’opinione pubblica, l’incremento di budget a favore dei Pasdaran (a discapito delle forze regolari), piuttosto che a mostrare particolari capacità – in tal caso logistico/costruttive – dei Guardiani della Rivoluzione.

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anteprima logo RID Global Britain, ecco la Integrated Review

Il Governo di Sua Maestà ha finalmente pubblicato la tanto attesa Integrated Review of Security, Defence, Development and Foreign Policy, intitolata “Global Britain in a Competitive Age”. Come già ampiamente annunciato dal Primo Ministro Boris Johnson ed evidenziato già dal suo titolo, si tratta di un documento programmatico che va bene al di là del solo comparto Difesa, delineando in chiave molto più ampia le politiche e le strategie per la sicurezza e la prosperità del Regno Unito. Questa strategia centralizzata multi-dipartimentale sarà la stella polare per la politica estera di Londra, oltre che per gli investimenti interni nei campi strategici di ricerca e sviluppo, sicurezza energetica, obiettivo emissioni zero e commercio. Lo shock della pandemia ha portato ad una rinnovata enfasi sulle capacità nazionali di resilienza di fronte alle crisi. Verrà compilato un piano inter-ministeriale apposito, la Comprehensive National Resilience Strategy, e di fronte al perdurante rischio di nuove minacce virali e biologiche si preparano nuovi investimenti per “fortificare” i confini e potenziare il nuovo Vaccines Manufacturing & Innovation Centre in costruzione nell’Oxfordshire. Il Regno Unito punta inoltre a rafforzare la sua leadership nella ricerca, dedicandovi il 2,7% del Prodotto Interno Lordo entro il 2027. La National Cyber Force verrà ulteriormente potenziata mentre un’area prioritaria per lo sviluppo di capacità nazionali sarà anche lo Spazio. La tanto attesa National Space Strategy sarà pubblicata nei prossimi mesi in vista del lancio dei primi satelliti in orbita direttamente dal suolo britannico a partire dal 2022. La Russia viene indicata nuovamente come la più immediata e grave minaccia statale, e contestualmente Londra riafferma l’intenzione di essere un Leader in ambito NATO. La novità è però l’individuazione della Cina come il vero concorrente con cui fare i conti, ed in generale dell’Asia-Pacifico come “centro della scena” entro il 2030. Per questo il Regno Unito tornerà ad impegnarsi stabilmente “ad Est di Suez”, non solo a livello militare, poiché Londra è in trattativa per unirsi pure al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP). In campo militare, Londra, un po' a sorpresa, si riserva di incrementare il proprio stock di testate nucleari. Nel 2010 il Paese aveva annunciato di ridurre da 225 a “non più di 180” il numero di testate, di cui 120 operative ma con mai più di 40 effettivamente dispiegate su un massimo di 8 missili TRIDENT per ciascuno dei suoi SSBN. Ora il limite è rivisto a 260 testate e Londra non osserverà né pubblicherà più le precedenti limitazioni sul numero di missili imbarcati e relative testate, in favore di una politica di ambiguità strategica. Per quanto riguarda le Forze Armate, Londra ha già annunciato che nei prossimi 4 anni la spesa aumenterà complessivamente di 24 miliardi di sterline. La spesa in ricerca e sviluppo sarà di almeno 6,6 miliardi, e la Review individua come prioritari spazio, cyber, tecnologie quantistiche, ingegneria biologica, armi ad energia diretta e “missili avanzati ad alta velocità”. Il riferimento all’alta velocità, dobbiamo assumere, indica sviluppo di armi ipersoniche. Il Regno Unito finora è stato relativamente poco attivo in questo campo, almeno pubblicamente, ma nel 2020 è emersa l’esistenza di un programma di ricerca congiunto con gli Stati Uniti, il TRESHER (Tactical High-Speed, Responsive and Highly Efficient Round), mentre il Rapid Capability Office della Royal Air Force ha “sfidato” l’industria a presentare un primo sistema d’arma ipersonico entro 5 anni. Nonostante il grande aumento della spesa, le aree in cui nuovi e urgenti investimenti sono richiesti sono così tante, e il budget esistente già sotto tanta pressione che ci si attendono sacrifici eclatanti fra le piattaforme già in servizio e alcuni programmi d’acquisizione già in corso. Sulla stampa britannica sono uscite indiscrezioni che includono il ritiro anticipato degli IFV WARRIOR e la cancellazione del relativo programma d’upgrade; il ritiro anticipato dei C-130J e degli elicotteri PUMA; la dismissione dei rimanenti caccia TYPHOON della Tranche 1; un ridimensionamento dell’ordine per i nuovi AWACS tipo E-7 WEDGETAIL e il possibile pensionamento anticipato di almeno 2 fregate Type 23 e della flottiglia di cacciamine. Si è anche parlato di troncare il programma F-35 al 48mo esemplare, ma la Review come pubblicata non annuncia nessuno di questi tagli, ribadendo invece che “almeno” 48 F-35B saranno disponibili entro il 2025. Quello che la Review ribadisce è che le Forze Armate saranno chiamate ad essere maggiormente presenti, in modo continuativo, in varie regioni del mondo. Saranno potenziate a tal fine le principali basi d’appoggio, con particolare enfasi su Cipro, Gibilterra, Kenya, Oman e Singapore. La Royal Navy avrà un ruolo di primo piano in questa nuova strategia e anche nella protezione delle infrastrutture marittime chiave, a cominciare dai cruciali cavi sottomarini per le telecomunicazioni. Una nuova Multi Role Ocean Surveillance Ship contribuirà a questa missione e al contrasto ai sottomarini russi nel Nord Atlantico. In Parlamento, Boris Johnson ha promesso che per la fine della decade la Marina potrà contare su 24 unità di superficie maggiori rispetto alle attuali 19 fregate e caccia. In tutti i settori si preannunciano nuove strategie di Procurement che favoriscano lo sviluppo delle capacità industriali nazionali. In campo navale, il Segretario di Stato alla Difesa Wallace ha annunciato un piano di costruzioni a 30 anni che riguarderà tutte le unità di proprietà dello Stato di dimensioni superiori alle 150 t, per favorire piani e investimenti a lungo termine. Per avere ulteriori informazioni sui programmi specifici delle Forze Armate bisogna attendere il 22 marzo quando sarà pubblicato il Defence Command Paper.

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anteprima logo RID TYPHOON, primo uso combat dello STORM SHADOW

Il missile aria-superficie standoff land attack MBDA STORM SHADOW è stato usato per la prima volta in combattimento da un Eurofighter TYPHOON. L’arma è stata utilizzata da 2 TYPHOON della RAF contro bersagli “in cava” dello Stato Islamico nel nord dell’Iraq nell’ambito dell’Operazione SHADER). Il raid era partito dalla base cipriota di Akrotiri ed è stato effettuato in supporto di elementi del CTS (Counter Terrorism Service) iracheno (le truppe di elite di Baghdad).

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anteprima logo RID Varato il terzo PPA

Sabato 13 marzo, è stato varato il terzo PPA, primo PPA nella configurazione Light Plus. La nave, battezzata RAIMONDO MONTECUCCOLI, è infatti la prima dotata di sistema da difesa aerea SAAM ESD PPA, incentrato sul radar a 4 facce tipo KRONOS QUAD e sui missili ASTER 15 ed ASTER 30. Alla cerimonia, svoltasi in formato ristretto e nel pieno rispetto delle prescrizioni anti contagio, hanno partecipato la Senatrice Stefania Pucciarelli, Sottosegretario di Stato alla Difesa in rappresentanza del Ministro Lorenzo Guerini, l’Amm. Eduardo Serra, Comandante Logistico della Marina Militare, e il Dott. Giuseppe Giordo, Direttore generale della Divisione Navi Militari di Fincantieri. Ulteriori dettagli su RID 4/2021 in edicola a fine mese.

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anteprima logo RID La guerra navale tra Iran e Israele

E’ la seconda dimensione del conflitto Israele-Iran: quella marittima. Il Wall Street Journal ha rivelato che gli israeliani hanno condotto, dal 2019, una dozzina di attacchi contro petroliere iraniane dirette in Siria. Un’azione sistematica per interrompere rifornimenti in favore del regime, ma anche un “raddoppio” rispetto ai raid aerei condotti in territorio siriano per distruggere missili ed equipaggiamenti inviati sempre dagli ayatollah. Interessante che, qualche ora dopo lo scoop, da Teheran hanno sostenuto che una loro portacontainer, diretta in uno scalo in Siria, era stata colpita, episodio che aveva causato un principio di incendio. La storia è stata accolta con prudenza, anche se qualche osservatore l’ha collegata al sabotaggio di una nave israeliana, la HELIOS RAY, danneggiata qualche settimana fa nel Golfo di Oman. Allora si è parlato di mine.  Ora, andando oltre i singoli eventi, è chiaro che siamo entrati in una fase piuttosto delicata, con un confronto geograficamente esteso. Tutta l’area che va da Hormuz fino al Mediterraneo è suscettibile di sorprese, con il traffico civile che diventa un bersaglio. Uno scenario non inedito – in passato Usa e Israele hanno intercettato cargo sospettati di trasferire armi – ma che ora vede molti attori. Fazioni guerrigliere e Marine militari di paesi minori perfezionano tecniche, adattano mezzi o ne comprano di nuovi per condurre una guerra che spesso definiamo “segreta”, anche se poi avviene sotto gli occhi di tutti. Con un doppio fronte. Oltre a quello offensivo, c’è la componente difensiva: tutela dei porti, protezione delle proprie rotte, lavoro di intelligence a lungo raggio. Da qui le missioni dei sottomarini e lo sviluppo di navi-madre pensate per sostenere incursori. 

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anteprima logo RID La US Navy punta a droni lanciabili da sottomarini

Secondo una nota del NAVSEA – il Comando responsabile per le acquisizioni di sistemi navali – l’US Navy è in procinto di assegnare un contratto alla AeroVironment per la fornitura di 120 micro UAV BLACKWING 10C lanciabili dai tubi lanciasiluri di unità subacquee. L’ordine verrà spalmato in un periodo che va da maggio 2021 a maggio 2023, con le prime consegne previste per il prossimo agosto. L’acquisizione di tale tipo di sistemi si colloca nell’ambito del programma SLUAS (submarine-launched unmanned aerial system) per il procurement di sistemi a basso costo utilizzabili in scenari caratterizzati da bolle A2/AD. In particolare, tale programma si basa sul requisito di un velivolo a pilotaggio remoto che consenta la scoperta ed il targeting di unità di superficie da parte di unità subacquee, riducendo sensibilmente le possibilità di rilevamento di queste ultime. La piattaforma delle AeroVironment è stata ampiamente testata dalla US Navy nel corso di prove effettuate tra il 2019 ed il 2020, tra le quali un lancio eseguito a profondità periscopica dal sottomarino d’attacco ANNAPOLIS della classe LOS ANGELES. Durante tale test, l’UAV ha dimostrato una capacità di controllo ben oltre la “Line of Sight”, ed ha fornito una soluzione di tiro ad integrazione del contatto sonar per il targeting simulato di un’unità di superficie. Il BLACKWING – derivato dalla loitering munition SWITCHBLADE 300 - è un velivolo a pilotaggio remoto di dimensioni ridotte (68,6 cm di apertura alare per un peso che si attesta sui 2 kg), idoneo ad essere alloggiato nei tubi – non è chiaro se lanciasiluri o quelli relativi ai falsi bersagli - delle unità subacquee (classiche e unmanned). Ogni UAV è inserito in un canister che viene espulso dai suddetti tubi fino a raggiungere la superficie. Successivamente, il velivolo viene a sua volta espulso dal canister – con possibilità di espulsione differita ed attuabile, ad esempio, dopo che il sommergibile ha lasciato l’area - e vengono dispiegate le ali e attivato il motore elettrico con elica spingente. Come detto, il profilo d’impiego tipico del sistema prevede il lancio da profondità periscopica. Non è chiaro se sia possibile un suo utilizzo da profondità maggiori. Per quanto concerne le caratteristiche tecniche, il payload del BLACKWING è costituito da un modulo con sensori elettro-ottici e all’infrarosso alloggiato sul muso. Il velivolo è equipaggiato con un sistema di navigazione inerziale/GPS con modulo anti-spoofing e con un data-link digitale per la trasmissione delle informazioni relative al targeting dell’obiettivo. Il range preciso del velivolo non è stato reso noto, ma dovrebbe attestarsi intorno alle 6 miglia nautiche e a circa 70 minuti di autonomia.

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anteprima logo RID Consegnato all’USAF il primo F-15EX

Ieri, 11 marzo è giunto ad Eglin il primo Boeing F-15EX dell’USAF. Il velivolo, denominato EX1 e contrassegnato con le lettere "ET" sulla coda (emblemi del 96th TW, 40th Flight Test Squadron), ha iniziato il giorno successivo (12 marzo) i primi voli di familiarizzazione. Prima dell’inizio della fase di valutazione, effettuata dalla Operational Flight Program Combined Test Force, gli equipaggi hanno infatti iniziato una serie di voli preliminari propedeutici alle prove vere e proprie. Queste ultime saranno prove combinate di sviluppo e operative, volte ad assicurare la consegna dei velivoli di serie il più rapidamente possibile.

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anteprima logo RID L’USAF testa ancora la loitering GOLDEN HORDE

L’US Air Force ha annunciato di aver condotto con successo il secondo test della GOLDEN HORDE, la loitering munition autonoma attualmente in fase di sperimentazione da parte del Air Force Research Laboratory (AFRL). Il test è stato effettuato nei pressi della Holloman Air Force Base in New Mexico e ha visto il rilascio di 4 Collaborative Small Diameter Bombs (CSDB) GOLDEN HORDE da parte di un F-16D VIPER del 40th Flight Test Squadron di base a Eglin in Florida. Il Generale di Brigata Heather Pringle, Comandate del AFRL, non ha però fornito ulteriori dettagli sui risultati del test di quello che viene definito uno dei più importanti programmi in corso dell’USAF. Le CSDB del GOLDEN HORDE sono SDB modificate nel loro sistema di guida e di volo, ed inserite in un sistema definito di “collaborative networking” autonomo basato sull’intelligenza artificiale, in cui le munizioni lavorano insieme per identificare gli obiettivi e poi scegliere in maniera autonoma l’opportuna manovra di attacco “a sciame”. Le difficoltà del progetto sono di conseguenza identificate in: assicurarsi che il sistema d’arma abbia la capacità di recepire e reagire ai cambiamenti del campo di battaglia in tempo reale, e al tempo stesso, comunicare con ogni singola munizione, per assumere il miglior profilo di attacco all’obiettivo. Ancora non chiaro se l’USAF avrà intenzione di elevare il GOLDEN HORDE a sistema d’arma operativo o se quest’ultimo rimarrà il banco di prova per i test di sviluppo della tecnologia che potrà essere successivamente utilizzata su ordigni futuri.

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anteprima logo RID Leonardo, nonostante il COVID bene il 2020

Il settore militare si conferma una volta ancora tra i piu resilienti, se non il piu resiliente, in epoca di pandemia. I risultati finanziari del 2020 di Leonardo, presentatati ieri, lo confermano. L’azienda guidata dall’AD Alessandro Profumo ha fatto registrare ordini pari a 13,8 miliardi di euro, di poco inferiori rispetto ai 14,1 miliardi del 2019, e ricavi molti consistenti, pari a 13,4 miliardi, anche in questo caso inferiori di soli 300 milioni di euro rispetto all’anno scorso. Insomma, c’è di che essere fiduciosi soprattutto se si pensa ai numeri, tutti con segno negativo, di altri colossi dell’aerospazio come Boeing e Airbus che hanno però un business civile-commerciale ben piu’ rilevante rispetto a quello di Leonardo. Questo lo si vede anche dai risultati del settore aeronautico, dove il calo di ordini e ricavi della Divisione Aerostrutture – da 948 milioni di euro a 481 e da 1,125 miliardi di euro a 819 milioni, rispettivamente – è stato compensato dalla crescita di ordini e ricavi – passati da 1,904 miliardi di euro a 2,031 miliardi di euro e da 2,39 miliardi di euro a 2,634 miliardi, rispettivamente - della Divisione Aeronautica. In particolare, la Divisione Velivoli ha beneficiato del programma Eurofighter – con il contratto tedesco e con il “ramp-up” della commessa Kuwait- ma anche del solido apporto del programma F-35, con 37 ali consegnate nel 2020, contro le 41 del 2019. Per il 2021 è prevista anche una crescita dei programmi proprietari come M-346 ed M-345. In generale sulla buona performance del gruppo incidono sia gli ordini sui mercati domestici – elicotteri AW-169M ed AW-249 per Esercito Italiano, vetronica e torri per la blindo pesante CENTAURO II, sempre per l’EI, contratto per il CAPTOR-E Mk2 per i TYPHOON della RAF, ecc. - sia gli ordini export, in particolare per la fornitura degli elicotteri TH-73A (AW-119) per l’US Navy e degli elicotteri NFH-90 SEA TIGER per la Marina Tedesca. Per l’azienda di Piazza Montegrappa, dunque, la scelta di puntare in questi anni sul core business della difesa si è rilevata vincente e sta garantendo al gruppo una certa solidità nell’affrontare la dura prova rappresentata dalla pandemia. Anche gli altri numeri confermano questa tenuta – con una redditività di 938 milioni di euro e un utile di 243 milioni di euro - e fanno sì che l’azienda abbia delineato una solida guidance per il 2021 con un ordini pari a 14 miliardi di euro, ricavi compresi tra 13,8 miliardi e 14,3 miliardi di euro ed una redditività oscillante tra 1.075 e 1,1125 miliardi di euro. Insomma, aspettative per il prossimo anno molto positive con il settore militare e governativo che avrà una positiva influenza su un cash flow sotto pressione per il civile e che nel medio-lungo periodo continuerà a garantire la robustezza e la resilienza del gruppo. In definitiva, come sottolineato dall’azienda, “ i fondamentali di business e le prospettive di medio/lungo termine rimangono invariati e a fronte della grave crisi che ha colpito il settore aeronautico civile e i suoi principali player mondiali Leonardo conferma di contro la sua resilienza con una performance commerciale che si mantiene sugli stessi livelli dello scorso anno, beneficiando di ordini in ambito governativo/militare da parte dei clienti domestici”. Peraltro, su queste prospettive inciderà pure la quotazione a Wall Street di DRS per una quota che potrebbe aggirarsi tra il 25% ed il 30% ed un incasso per Leonardo che potrebbe anche raggiungere il miliardo di euro. Cash che, come dichiarato dallo stesso AD Alessandro Profumo, potrebbe essere impiegato anche per nuove acquisizioni e, dunque, per un ulteriore allargamento del perimetro societario. Peraltro la performance di DRS nel 2020 è stata in linea con il 2019 con ordini e ricavi pari, rispettivamente, a circa 2,6 miliardi di euro e 2,4 miliardi.

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