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anteprima logo Esercito Italiano Baschi Blu: addestramento multinazionale

Si è svolta dal 06 al 10 gennaio 2020, nell’area operativa del settore Ovest del Libano, attualmente sotto la responsabilità della Brigata Granatieri di Sardegna, una settimana addestrativa cha ha coinvolto la compagnia italiana del Sector Mobile Reserve alimentata dal reggimento Lancieri di Montebello (8°) e la Force Commander Reserve composta da unità finlandesi della Jäger Company della RUK (Reserviupseerikoulu-Reserve Officer School).

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anteprima logo RID F-35B per Singapore

Singapore ha ricevuto l’autorizzazione americana all’acquisto di un lotto 12 F-35B, spalmati su un ordine iniziale di 4 esemplari e opzioni per ulteriori 8. Questo è in linea con il piano d’acquisizione che era stato ufficializzato dal Governo della città-stato fin dal febbraio 2019. Il modello di F-35 scelto per questa acquisizione è il B a decollo corto ed atterraggio verticale, come era stato ipotizzato in precedenza. L’acquisizione della variante STOVL è giustificata dalla ridotta superficie del Paese che lascia poche opzioni per le necessità infrastrutturali dei caccia da combattimento che, pertanto, devono essere in grado di utilizzare pure tronchi autostradali e strisce improvvisate. Complessivamente, l’autorizzazione accordata tramite la Defense Security Cooperation Agency ha un valore massimo stimato in 2,75 miliardi di dollari. Oltre ai 12 velivoli sono inclusi 13 motori (uno come riserva), suite EW e relativo supporto, strumenti di Command, Control, Communication, Computers and Intelligence/Communication, Navigation and Identification (C4I/CNI) in appoggio all’impiego dei nuovi caccia, sistema logistico ALIS, integrazione armamenti, accesso ai laboratori di programmazione dei file di missione che informano il sistema di combattimento dell’F-35, supporto logistico, contromisure anti-missile specifiche per l’F-35, addestramento del personale ed equipaggiamento per avviare un programma addestrativo proprio, documentazione e anche supporto di aerocisterne per addestramento e trasferimento. L’addestramento, almeno inizialmente, avverrà negli Stati Uniti continentali, quasi certamente a Beaufort in quanto principale base addestrativa per gli F-35B dell’USMC. Ricordiamo che l’autorizzazione congressuale non è un contratto, ma il permesso a procedere con le negoziazioni per firmarne uno. I quantitativi e le somme citati nell’autorizzazione rappresentano un tetto massimo entro cui gli accordi finali possono essere finalizzati con variazioni anche importanti. L’acquisto in piccoli lotti successivi non è una novità per Singapore e l’acquisto “di prova” di un primo batch di 4 velivoli seguiti da altri 8 era stato annunciato dal ministro della difesa Ng Eng Hen. Singapore punta comunque a sostituire circa 60 F-16 per il 2030, quindi ci si attendono ulteriori ordini successivi. L’F-35B, necessitando di piste cortissime, può essere basato in piccole basi più o meno improvvisate e continuare ad operare anche se le principali basi aeree vengono bombardate e le lunghe piste compromesse, e darà quindi maggiore resilienza all’Aeronautica della città-stato. Per considerazioni simili, anche Taiwan, nel mirino dei missili cruise e balistici cinesi, ha più volte considerato la possibilità di STOVL, considerando prima l’HARRIER e ora l’F-35B. Per ora, però, Taiwan non ha ancora formalizzato alcun ordine. Anche Israele sta considerando l’opzione F-35B come “assicurazione” in caso di massicci attacchi missilistici contro i propri aeroporti principali.

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anteprima logo RID TEJAS, primi voli dalla portaerei VIKRAMADITYA

Il Light Combat Aircraft indiano TEJAS ha fatto storia l’11 gennaio 2020 appontando per la prima volta sulla portaerei INS VIKRAMADITYA in navigazione nell’Oceano Indiano. Ai comandi del velivolo, l’esemplare NP-2 (Naval Prototype 2), c’era il Commodoro Jaideep Maolankar, in comando della campagna test per la variante navalizzata dell’LCA. Il 12 gennaio, il TEJAS ha portato a termine anche il primo decollo dallo ski jump della portaerei. Il velivolo dovrebbe operare a bordo nave per una decina di giorni. Questo imbarco avviene dopo 4 mesi dal primo ciclo completo di decollo e atterraggio sul mock-up di ponte di volo della base INS Hansa a Goa. Nonostante il successo di queste prive evoluzioni in mare, l’LCA navale è oggi soltanto un dimostratore tecnologico: la Marina Indiana ha messo in chiaro che non intende procedere oltre con il TEJAS, neanche dopo aver visto il design proposto dal Defence Research and Development Organisation (DRDO) per l’evoluzione MK2 navale, ulteriormente modificata rispetto a quella per l’Aeronautica, di per sé già ampiamente diversa dall’odierno TEJAS. Per soddisfare i requisiti della Marina è ora previsto un ulteriore programma (Twin Engine Deck Based Figher, TEDBF) per l’acquisizione di un caccia imbarcato bimotore che dovrebbe andare in volo per la prima volta nel 2026.

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La Direction générale de l’armement francese ha piazzato 2 importanti contratti per armi leggere destinate a continuare la modernizzazione della fanteria dell’Armée de Terre. 

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anteprima logo RID Primi test in volo per il radar OSPREY 50

Il radar aeroportato AESA di sorveglianza OSPREY 50 di Leonardo, nuova versione della famiglia OSPREY, ha effettuato le prime prove in volo. I test sono stati condotti a supporto delle attività di sviluppo del prodotto, per cui è stato già espresso interesse da parte di 2 clienti: il primo, non reso noto dall'azienda, vuole installarlo a bordo di una piattaforma strategica ISR (Intelligence Surveillance Reconnaissance), il secondo, la Collins Aerospace, ne ha richiesto l'acquisizione per integrarlo nel sistema di ricognizione TacSAR (Tactical Synthetic Aperture Radar). Tutti i dettagli su RID 2/20.

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Sul ponte di volo del Cacciatorpediniere Andrea Doria, ormeggiata presso la Stazione Navale Mar Grande di Taranto, si è svolta la cerimonia di avvicendamento del comando dell’Operazione Mare Sicuro tra il Contrammiraglio Silvio Vratogna (cedente) e il Contrammiraglio Stefano Turchetto (subentrante).

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anteprima logo RID L’Iran attacca basi USA in Iraq

Questa notte l’Iran ha reagito ha lanciato un attacco contro 2 basi americane in Iraq - il grande hub di Al Asad ed una base ad Erbil - in risposta all’uccisione da parte di Washington del Generale Soleimani. L’attacco è stato condotto utilizzando missili balistici QIAM-1 e FATEH-313, almeno uno dei quali è stato abbattuto dalle difese americane. Al momento non si ha notizia di militari statunitensi morti, mentre anche i militari del contingente italiano di Erbil si sono rifugiati nei bunker. Il Presidente Trump ha convocato il Consiglio di Sicurezza Nazionale ma ha subito voluto rimarcare il fatto che nell’attacco non ci sono state vittime americane, mentre il Ministro degli Esteri iraniano Zarif ha affermato che il suo Paese non vuole la guerra. I toni sembrerebbero, dunque, inclinare alla de-escalation – e gli Americani potrebbero accettare in questo senso una risposta necessaria ma complessivamente simbolica da parte di Teheran – ma la tensione si è spinta lo stesso a livelli altissimi. Nelle prossime ore vedremo se questa azione sarà davvero l’inizio di una rappresaglia ancor più dura o, al contrario, il segnale che gli Iraniani possono essere disposti a trattare evitando la spirale di azione/reazione. Nel primo caso, l’Iran potrebbe incorrere in una risposta americana ancor più sproporzionata dopo che Washington con l’uccisione di Soleimani ha chiarito alla controparte che le regole del gioco sono cambiate e che la partita si è spostata dal piano asimmetrico, che finora aveva sempre favorito Teheran, a quella convenzionale classico. Un terreno sul quale i Pasdaran hanno solo da perdere.

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anteprima logo RID Gli aspetti navali della crisi Iran-Usa

E’ da quasi 30 anni, dalla fine della guerra con l’Iraq del 1980-1988, che Teheran si prepara a colpire nel Golfo Persico e nel vitale choke-point dello Stretto di Hormuz, impiegando anche in uno scenario aeronavale tattiche di guerra asimmetrica e ibrida. Negli anni ’70 lo Scià aveva avuto ambizioni alturiere, per una flotta sino a quel momento negletta, rispetto ai giganteschi programmi di potenziamento avviati per Esercito e Aeronautica: mentre i suoi quadri venivano accuratamente preparati nelle accademie occidentali (Livorno in testa), super cacciatorpediniere dagli Stati Uniti, fregate e sommergibili tedeschi, unità leggere d’attacco francesi erano nella lista della spesa dell’allora Impero persiano. Programmi poi cancellati – con l’eccezione delle FAC tipo COMBATTANTE francesi – dalla caduta di Reza Pahlavi, nel 1979. La flotta iraniana affrontò così la guerra degli anni ’80 con rugginosi residuati bellici, e con un pugno di unità moderne, gradualmente affiancate da mezzi di fortuna e tattiche asimmetriche messe in campo dalla componente navale dei Pasdaran. Ed è lungo questa linea che la capacità di interdizione navale iraniana si è sviluppata, dagli anni ’90. Da un lato, sfruttando al massimo gli assetti tradizionali esistenti nella componente di superficie, con le 3 sole fregate leggere classe ALVAND (una quarta è stata affondata dalla US Navy nel 1988) e le 2 corvette classe “Bayandor”; navi degli anni ’60-‘70, benché ammodernate con missili ed elettronica cinese. Dal 2010 sono così state completate 2 o 3 fregate leggere classe JAMARAN, derivate dalle ALVAND: (una delle quali perduta per incidente nel 2018, ma forse riparabile), mentre altre 4 o 5 sono in costruzione o pianificate, compresa una versione più grande con capacità potenziate. Da anni si parla poi della costruzione di una classe (KHALIJ-E FARS) di cacciatorpediniere ottimizzati per la difesa antiaerea e di forte tonnellaggio, anche se i dati restano incerti, e potrebbero riferirsi solo a una grande unità multiruolo, comando e addestrativa; le agenzie di stampa iraniane tendono sempre a esagerare le caratteristiche del naviglio nazionale, e anche le piccole fregate (classificabili come corvette) vengono spesso indicate quali cacciatorpediniere; e queste unità servono più che altro a mostrare la bandiera. E’ nel rafforzamento della sua flotta subacquea con prodotti indigeni e insidiosi, che Teheran sta investendo, affiancando ai 3 KILO Type-877EKM degli anni ’90 ammodernati di recente, un paio di battelli “medi” classe BESAT (in costruzione dal 2015), i 4 costieri tipo FATEH – col primo operativo dal 2019 - , più una trentina di minisommergibili tipo GHADIR e YUGO, parte costruiti in Corea del Nord, parte localmente. C’è poi il “pulviscolo di microbi” che sarebbe piaciuto all’Ammiraglio Aube, teorico della Jeune École di fine ‘800, che alle più tradizionali FAC vecchie e nuove (comprese 9 COMBATTANTE/KAMAN realizzate localmente, mentre le 7 superstiti della flotta imperiale sono state modificate), negli ultimi 20 anni ha affiancato centinaia di unità leggere d’attacco superveloci e di dimensioni ridotte, super manovrabili, di progettazione o costruzione cinese, nordcoreana, ma anche occidentale (si pensi alle vedette della FB Design di Annone realizzate proprio a cavallo tra anni ’90 e 2000). Mezzi caratterizzati da varie soluzioni innovative – idrogetti, scafo a catamarano, in alluminio e leghe speciali – capaci di raggiungere i 50 o 60 nodi, armati con missili leggeri antinave, siluri, lanciarazzi anticarro, capaci di rilasciare mine o dotati di blindature in kevlar: più che adatti a lanciare attacchi “a saturazione” (in collaborazione con aerei, droni e sommergibili) contro navi mercantili o militari nelle ristrette acque di Hormuz. In questi “sciami” si trovano sempre più anche unità autonome sucide, impiegate non a caso pure dai proxi Houthi in Yemen. D’altra parte, non va dimenticato che l’Iran si addestra a questi scenari da quasi 20 anni, che ha rielaborato le negative esperienze della guerra contro l’Iraq (e gli scontri sostenuti con conseguenze disastrose con la US Navy nel 1987-1988), e che nelle guerre in Libano del 2006, e nello Yemen dal 2015, ha indirettamente fatto pratica. Già gli Hezbollah avevano colpito 14 anni fa una sofisticata corvetta israeliana con missili NOOR/C-802 e tecnologie sino-iraniane. Gli Houthi, addestrati ed equipaggiati da Teheran, hanno impiegato contro i moderni assetti navali della coalizione araba barchini esplosivi, droni, mine di vario modello, batterie missilistiche costiere, cogliendo diversi successi, e attaccando anche il naviglio mercantile, in uno scacchiere (lo stretto di Bab el-Mandeb) che ha caratteristiche simili a quello di Hormuz; sebbene – anche questo va sottolineato - tutti gli attacchi portati a naviglio americano siano stati respinti. Fuori dal Golfo Persico, le navi iraniane in battaglia avrebbero vita tanto agitata quanto breve; ma nel cortile di casa, dove la US Navy già subì perdite e danni per mano dei meno attrezzati iracheni tra 1987 e 1991, la faccenda potrebbe farsi molto seria.

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anteprima logo RID I missili dell'Iran

Nel contesto dell'escalation in corso tra Iran e Stati Uniti, una delle minacce con le quali Washington deve fare i conti, non certo da ora, è l'arsenale balistico dell'Iran. La balistica, difatti, è uno dei settori che Theran ha più sviluppato negli ultimi 30 anni in cooperazione sia con la Corea del Nord, e in parte con la Cina, sia autonomamente. Dopo le prime sperimentazioni congiunte con Israele di missili balistici e da crociera ai tempi dello Scià, l’Iran si trovò coinvolto nella guerra con l’Iraq, durante la quale subì numerosi attacchi ad opera di similari sistemi d’arma, con limitatissima possibilità di rappresaglia. L’Iran cercò, pertanto, di dotarsi a sua volta di tali armamenti, ma l’isolamento “equidistante” sia nei confronti degli USA che dell’URSS spinsero il Paese a contatti con la Siria e la Libia, che si risolsero nella cessione di una trentina di SCUD-B (probabilmente i missili furono ceduti dalla sola Libia, mentre l’addestramento degli operatori venne curato da entrambi i Paesi). Grazie alla Corea del Nord si riuscì ad acquisire altri quantitativi di SCUD-B (denominati intanto SHAHAB-1), con accordi che prevedevano anche forme di cooperazione per la messa a punto di impianti di produzione locale di questo sistema d’arma. Fu in questi anni che furono poste le basi del sodalizio con la Corea del Nord che dura tuttora. All’inizio degli anni ’90 la Corea del Nord cominciò a fornire anche alcuni quantitativi di HWASONG 6 (denominato localmente SHAHAB-2), ovvero una variante nordcoreana dello SCUD. Di questo originario arsenale (una parte degli SCUD venne impiegata durante la guerra contro l’Iraq) al momento dovrebbe rimanere una dozzina di complessi di lancio per SCUD-B con circa 200 missili, e circa una sessantina di HWASONG 6 (per circa 5 complessi di lancio). Ma è da anni che l’arsenale iraniano sta indirizzandosi in misura sempre maggiore verso prodotti nazionali. Dallo SHAHAB 2, per esempio, è stato derivato il QIAM 1, usato per attaccare le basi USA in Iraq questa notte. Rispetto allo SHAHAB-2, il QIAM-1 presenta una configurazione molto diversa con una testata triconica di rientro e nessuna aletta stabilizzatrice in coda. L'assenza di alette, che fa pensare ad un sistema di guida più evoluto in grado di compensare la mancanza di tali superfici aerodinamiche, garantisce un minore drag aerodinamico e, dunque, un minore consumo. Ciò spiega una gittata superiore – 700/800 km – rispetto a quella di HWASONG-6/SHAHAB-2. L'assenza di alette garantisce inoltre una minore segnatura, mentre la testata di rientro rende più difficile l'intercettazione. Un altro sviluppo locale è lo SHAHAB-3, particolarmente “attenzionato” dagli analisti occidentali sin dalla sua comparsa, perché derivato dal nordcoreano NODONG. Si tratta di un sistema a propellente liquido, dotato di una testata fra i 500 e i 650 kg, e di gittata di circa 1.500 km. Il CEP (Circular Error Probable) sarebbe di 30 m. Dello SHAHAB ne sono stati prodotte anche varianti con testate dotate di una migliore ergonomia e di sistemi di guida più performanti. Ne sono operativi, nelle differenti versioni, diverse decine. Tuttavia, il missile più temibile nell'arsenale iraniano è il SEJIL, noto anche come ASHURA. Si tratta di un missile bi-stadio a propellente solido – il propellente solido consente tempi di allerta e messa in opera molto più rapidi del propellente liquido – accreditato di un raggio di azione di 2.000 km ed una testata da circa 1.000 kg (il peso varia a seconda delle versioni). Per quanto riguarda i missili a corto raggio, l'Iran da tempo ha sviluppato la famiglia FATEH. Si tratta di ordigni a propellente solido con una gittata nell'ordine dei 200 km ed un sistema di guida che ne garantisce una discreta precisione. Accuratezza e gittata sono state via, via incrementate fino alla variante più recente ZOLFAGHAR, accreditata di una portata fino a 700 km. I missili balistici iraniani possono essere dotati sia di testate convenzionali sia di testate caricate con agenti chimici, circostanza che ne accresce notevolmente il potenziale deterrente.

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anteprima logo RID Autocarri Iveco DV alla Romania

Oggi Iveco DV ha annunciato di aver sottoscritto un contratto per la fornitura di 942 autocarri alla Romania.

Iveco Defense Vehicles, una consociata di CNH Industrial, ha precisato che questo ordinativo costituisce un primo ordine di un più ampio accordo quadro comprendente più di 2.900 autocarri. Questi primi 942 veicoli saranno consegnati in quattro anni, a partire dal 2020. Il contratto quadro include 4 tipologie di piattaforme logistiche facenti parte della gamma di autocarri ad alta mobilità Iveco Astra: si tratta di veicoli 4x4, 6x6, 8x8 e 8x8 Prime Mover. Tali mezzi, che verranno realizzati in 16 differenti sotto-varianti, saranno anche caratterizzati dall’impiego di una cabina blindata (montata su circa un terzo della flotta). Questi mezzi, dotati di sistema di controllo centralizzato della pressione dei pnematici (Central Tyre Inflation System, CTIS), luci oscuranti, motori a doppia alimentazione, argani (per l'autorecupero) e assi tattici, offrono una mobilità molto elevata, hanno notevoli capacità di guado e sono compatibili con il trasporto aereo (mediante C-130). Questo contratto, che segue i 2 precedenti ordinativi (57 autocarri nel 2015 e per 173 nel 2017), testimonia la soddisfazione delle Forze Armate Rumene nei confronti degli autocarri realizzati dall’azienda italiana.

Ulteriori dettagli su RID 02/2020.


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anteprima logo RID BRAHMOS per le Filippine

Le Forze Armate filippine hanno acquistato il missile supersonico anti-nave da crociera BRAHMOS. Si tratta del primo ordine all’estero per il sistema sviluppato congiuntamente da India e Russia. Il BRAHMOS, nato originariamente come missile anti-nave, grazie agli ultimi upgrade, ha acquistato anche la capacità land-strike ed è in dotazione sia alla Marina che all’Esercito Indiano. Il Governo di Manila ha successivamente precisato che l’ordine riguarderà 2 batterie costiere, di cui ognuna dotata di 3 lanciatori mobili autonomi, equipaggiati a loro volta con 3 tubi di lancio ognuno, ma che l’ordine potrebbe essere ampliato ad alcuni sistemi per l’Aeronautica. Con una portata di 290 km, il BRAHMOS rappresenterà un ulteriore pericoloso e letale sistema d’arma che la Cina dovrà tenere in considerazione nel delicato scacchiere del South China Sea, considerando che si va ad aggiungere al sistema missilistico russo YAKHONT, da cui il BRAHMOS deriva, già presente in teatro, in dotazione a Indonesia e Vietnam.

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anteprima logo RID Libia: ultimi sviluppi

Nelle ultime 2 settimane ci sono stati diversi sviluppi riguardanti la situazione libica, sia dal punto di vista militare che da quello politico. 

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