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anteprima logo Aeronautica Italiana 4° Stormo: da 90 anni a difesa dei cieli

Novant'anni di ininterrotta attività che rendono oggi il 4° Stormo Caccia uno dei Reparti più anziani dell'Aeronautica Militare come dimostrano i suoi anni, il suo stemma, la sua storia e le sue tradizioni. 

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anteprima logo RID Bombardieri Tu-22 in Siria, una minaccia per il fianco sud della NATO

Per la prima volta, l’Aeronautica Russa (VKS) ha rischierato 3 bombardieri a lungo raggio Tu-22M3 BACKFIRE-C sulla base siriana di Jableh/Khmeimim. Pur avendo partecipato, tra 2015 e 2018, a 369 missioni d’attacco contro bersagli del Daesh situati in territorio siriano, in tali occasioni i suddetti aerei avevano sempre operato dalla base russa di Mozdok, con alcuni casi di soste per rifornimento carburante effettuate presso la base iraniana di Hamedan. L’arrivo e la permanenza dei Tu-22M3 a Jableh rappresentano elementi che sanciscono l’avvenuto completamento dei lavori di allargamento della suddetta base, effettuati proprio per permetterle di accogliere l’intera flotta di velivoli strategici delle VKS (bombardieri Tu-95MS e Tu-160, aerei da trasporto An-124 ed aerocisterne Il-76/78, oltre ai Tu-22). I lavori, infatti, hanno, riguardato l’allungamento di circa 300 m della pista occidentale – 150 m per ognuno dei 2 lati – che ora dovrebbe misurare 3.200 m, il rifacimento del manto bituminoso della stessa, l’installazione di un nuovo sistema di illuminazione e di comunicazione, nonché l’allargamento dell’area di parcheggio orientale, destinata ad accogliere aerei di dimensioni anche superiori a quelle dei BACKFIRE. Più che per un loro diretto coinvolgimento nel conflitto siriano, dove al momento un utilizzo dei Tu-22 apparirebbe sproporzionato, è verosimile ritenere che Mosca ne abbia deciso il rischieramento per altri 2 motivi, che dovrebbero generare apprensione anche in sede NATO e in Italia. Il primo riguarda la volontà di impiegare i BACKFIRE in compiti di pattugliamento del Mediterraneo Orientale per consentire agli equipaggi di abituarsi ad operare in un’area geografica differente da quella abituale, ma anche di “marcare” il territorio – alcune immagini ritraggono uno degli aerei armato con un missile supersonico antinave Kh-22/32 - ed in qualche modo “rispondere” ai frequenti pattugliamenti di bombardieri strategici americani sul Mar Artico, Baltico e Nero. L’arrivo dei Tu-22, peraltro, coincide con quello del CSG della nuova portaerei britannica QUEEN ELIZABETH che dovrebbe giungere in zona nelle prossime ore. In secondo luogo, sebbene i velivoli inviati in Siria siano esemplari della variante non aggiornata dei BACKFIRE, è molto probabile che, in un futuro prossimo, Jableh possa ospitare i Tu-22 aggiornati all’ultima configurazione M3M al fine di testarne le capacità in teatro operativo. In ogni caso, il loro - temporaneo - rischieramento siriano, potrebbe essere il primo di altri che, indipendentemente dalle sorti del conflitto in Siria, potrebbero vedere il coinvolgimento dei bombardieri strategici Tu-95MS BEAR e Tu-160 BLACKJACK e consacrare la base di Jableh come fondamentale avamposto strategico per la proiezione del potere aereo russo nell’area mediorientale e mediterranea e, dunque, nel perimetro del fianco sud della NATO.

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anteprima logo RID 715 miliardi per il Pentagono, la Cina nel mirino

Dopo l’anticipazione degli scorsi mesi da parte dell’Amministrazione Biden, è finalmente uscita la formale richiesta – con tutti i dettagli sui programmi - per il bilancio del Pentagono per l’anno fiscale 2022. Si tratta di una richiesta pari a 715 miliardi di dollari, ovvero l’1,6% in più rispetto al bilancio 2021 approvato dal Congresso. Si conferma, pertanto, uno scenario sostanzialmente “flat” in cui il Pentagono è chiamato a fare delle scelte che, come testimonia la richiesta, sono state compiute in maniera chiara ed inequivocabile,. Il punto di partenza è che la nuova priorità per la politica di difesa americana è la Cina, identificata come unico concorrente che in termini economici e militari può rappresentare una minaccia a lungo termine per gli USA. Pechino, dunque, nuovo ed unico concorrente globale di Washington. La Russia viene sostanzialmente “declassata” ed equiparata a minaccia regionale al pari di Corea del Nord ed Iran. Molte delle scelte vengono orientate di conseguenza sulla base di questa percezione strategica. Prendiamo, per esempio, i 5,1 miliardi di dollari per la Pacific Deterrence Initiative, ma anche i 6,6 miliardi di dollari per i missili ipersonici, che comprendono anche le risorse per lo schieramento di una batteria su missili cruise lanciabili da terra nel 2023. Poi ci sono le spese in ricerca e sviluppo che, a fronte di quello scenario piatto di cui sopra, crescono in maniera significativa. Per le attività di RDT&E (Research, Development, Test and Evaluation ) ci sono ben 112 miliardi di euro, 5,1% in più rispetto al 2021, mentre per la ricerca pura 14,7 miliardi di dollari (+ 4,1%). Da menzionare anche i 27,7 miliardi di dollari per il comparto nucleare , comprensivi di 3 miliardi per il nuovo bombardiere B-21 RAIDER, e i 20,4 miliardi di dollari per la difesa antimissile, che comprendono anche i fondi per lo sviluppo del nuovo intercettore della Ground-Based Midcourse Defense e di una nuova variante di intercettore del sistema THAAD ( Terminal High-Altitude Area Defense). Per lo Spazio sono stati richiesti 20,6 miliardi di dollari e per il cybero-spazio 10,4 miliardi. Per quanto riguarda, invece i programmi, da segnalare l’acquisto di 85 F-35, contro i 96 del 2021, nessun fondo invece per i SUPER HORNET, la cui acquisizione termina nel 2021, e 1,5 miliardi di dollari per l’F-15 EX EAGLE II. In generale, Aeronautica e Marina stanno accelerando la dismissione delle loro flotte legacy. L’USAF, in particolare, vuole sbarazzarsi di tutti gli F-15C/D EAGLE entro il 2026 e di almeno 124 F-16 entro la stessa data, per ristornare fondi sul Next Gneration Air Dominance, per il quale la richiesta 2022 “schizza” già a 1,5 miliardi di dollari. Sempre l’USAF, ha confermato la propria intenzione di terminare le acquisizione di UAV REAPER e di ritirare dal servizio 20 UAV spia GLOBAL HAWK Block 30. Dettagli e approfondimenti su RID 7/21.

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anteprima logo RID T129B ATAK per le Filippine, gli USA dicono sì dopo aver detto no al Pakistan

Il nuovo elicottero d’attacco e da ricognizione tattica dell’Aeronautica delle Filippine sarà il T129B ATAK turco. Lo scorso 22 maggio, personale filippino – piloti e tecnici – è giunto nella sede della Turkish Aerospace di Ankara per sottoporsi ai rispettivi percorsi addestrativi che dovrebbero completarsi entro fine agosto.

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anteprima logo RID Il veicolo da combattimento per la fanteria LYNX

In questi ultimi anni si è manifestato un vigoroso ritorno di interesse nei confronti dei carri da combattimento (MBT, Main Battle Tank) e dei veicoli cingolati per la fanteria (AIFV, Armoured Infantry Fighting Vehicle). Un ritorno di interesse che, in Europa e negli USA, non ha ancora portato allo sviluppo di mezzi nuovi, se si esclude, forse, proprio il LYNX, un AIFV realizzato su iniziativa privata dalla tedesca Rheinmetall. Dopo anni nei quali sono state completamente trascurate, le componenti corazzate e meccanizzate, sono tornate (o stanno tornando) in auge quasi ovunque, complici i conflitti recenti rivelatisi molto più convenzionali rispetto al passato. Inoltre, l'apparizione dei nuovi veicoli corazzati russi (in particolare, nel campo degli AIFV, l'iperpesante T-15 della famiglia ARMATA e il più leggero KURGANETS), ha spinto molti Paesi, a partire da quelli appartenenti all'ex Patto di Varsavia, ad accelerare i propri piani di rinnovamento e potenziamento delle componenti cingolate, investendo anche nel campo dei veicoli da combattimento per la fanteria. Proprio tali Paesi (e non sono certo gli unici, visto l’enorme diffusione di questo tipo di mezzo) hanno ancora in servizio grandi quantità di BMP-1/2 russi che necessitano di essere rimpiazzati per la loro vetustà e per prestazioni ormai insufficienti. In parallelo, anche molti veicoli da combattimento per la fanteria “occidentali” sono giunti (o stanno giungendo) al termine della loro vita utile, ben prima degli MBT coevi a cui dovrebbero fornire supporto. In un panorama europeo piuttosto ricco di mezzi tendenti all’obsolescenza (o già obsoleti), una delle più recenti realizzazioni è rappresentata dal PUMA tedesco: si tratta di un AIFV moderno realizzato da PSM (Projekt System & Management GmbH, joint venture paritetica tra Krauss Maffei Wegmann e Rheinmetall) ed entrato in servizio nell’Esercito Tedesco nel 2015 (per maggiori dettagli tecnici vedi RID 06/06 pagg. 56-67). Il mezzo, pur essendo molto sofisticato e prestante, sconta il fatto di essere frutto di requisiti un po’ superati e piuttosto “rigidi”. Essendo stato concepito all’inizio degli anni 2000 (il primo prototipo risale al 2005), quando vi era ancora grande enfasi sui conflitti asimmetrici, e attorno a specifici requisiti tedeschi (come l’aerotrasportabilità a bordo dell’A400M), il PUMA si è dimostrato difficile da adattare alle richieste del mercato export. Alla luce di queste considerazioni, la società tedesca Rheinmetall, nel corso del decennio scorso, avviò quindi lo sviluppo di un nuovo veicolo da combattimento per la fanteria, un AIFV, denominato LYNX, che potesse unire soluzioni innovative, sviluppate nel corso degli anni, con tecnologie e sistemi già sperimentati ed affidabili (per esempio mutuate dal PUMA, dal BOXER, dal PzH-2000 e dal KODIAK), caratterizzato da ampi margini evolutivi e da costi il più possibile concorrenziali.

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In passato le Forze aeree cinesi – PLAAF (People’s Liberation Army Air Force) e PLANAF (People’s Liberation Army Naval Air Force) – si sono sempre distinte per i loro grandi numeri, ma non certo per le qualità dei loro aerei da combattimento. Bisogna infatti considerare che velivoli come i J-5, J-6, J-7 erano modelli piuttosto obsoleti, spesso copie non autorizzate di aerei dell’Unione Sovietica (rispettivamente MiG-17, MiG-19, MiG-21). Qualche discreto prodotto nazionale è stato sviluppato alla fine degli anni sessanta (caccia Shenyang J-8) e una ventina di anni dopo (aereo d’attacco Xi'an JH-7), oltre al caccia leggero JF-17 in collaborazione con il Pakistan (per i dettagli su JH-7 e JF-17 vedi RID 12/19). Ma è solo negli ultimi anni che la Cina ha fatto il salto di qualità con i seguenti progetti locali: J-10, J-20 e J-31 (con i primi 2 già in produzione). Tuttavia è stato ancora un aereo russo, ovvero il Sukhoi Su-27 (FLANKER in codice NATO) che ha permesso per primo, dagli anni 1990, la modernizzazione delle forze aeree cinesi grazie ad una produzione su licenza e ad un’evoluzione su base locale. In totale stiamo parlando di oltre 600 esemplari realizzati. È quindi opportuno esaminare i “Big Sukhoi” cinesi, per quanto possibile data la nota riservatezza locale, che si sono via via evoluti con modifiche ed equipaggiamenti prodotti dall’industria nazionale. In Cina oggi la famiglia dei grossi bimotori da combattimento Sukhoi originati dal Su-27 è di certo la più importante per numero e capacità operative. Il Chengdu J-10, anch’esso ormai presente in notevole numero nell’Aeronautica Cinese, pur offrendo buone capacità, essendo più leggero (e monomotore), non può competere con i grossi Sukhoi ma piuttosto rappresentare un buon gregario. In questo Pechino ricorre anche al tipico mix High-Low (come il classico binomio F-15 e F-16), ovvero ad un caccia pesante bimotore e ad uno medio (più che leggero) monomotore. Esattamente come per F-16 ed F-15, entrambi sono equipaggiati con lo stesso propulsore. Quanto al nuovo Chengdu J-20, accreditato di notevoli capacità operative e delle qualità di una macchina di Quinta Generazione, oltre a essere al momento operativo in numero ridotto, lo vediamo come aereo più specializzato nell’intercettazione piuttosto che come un velivolo multiruolo da ampio impiego.

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L’USAF, per bocca del nuovo Segretario in pectore Frank Kendal, ha confermato i propri piani per l'acquisizione di 145 bombardieri strategici stealth B-21 RAIDER. I velivoli dovranno rimpiazzare nei prossimi anni i B-1B e i B-2 SPIRIT affiancandosi a 45 B-52H che verranno mantenuti in servizio, per una flotta totale di 220 bombardieri. Al momento dovrebbero essere in costruzione i primi 2 prototipi, presso lo stabilimento Northrop Grumman di Palmdale (California), con un primo volo atteso per la primavera del prossimo anno. Ulteriori dettagli su RID 7/21.

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A breve il cliente di lancio – non reso noto da Leonardo – dovrebbe ricevere il primo C-27J SPARTAN nella nuova configurazione Next Generation (NG). Il fortunato velivolo da trasporto SPARTAN, in servizio con 14 diversi clienti in tutto il mondo, vedrà così crescere ancor di più le sue già eccellenti prestazioni, pronto ad intercettare nuovi requisiti ed a cogliere ulteriori successi di mercato. L'ultima evoluzione dello SPARTAN si inserisce nel solco di una storia di successo e rappresenta una soluzione economica ed intelligente per le nazioni che guardano ad un velivolo da trasporto tattico in grado di rispondere però anche ad esigenze diverse: dal comando e controllo, all'antincendio, passando per la ricognizione o il pattugliamento marittimo. Con un’avionica completamente rinnovata e delle modifiche aerodinamiche capaci di incrementarne ancor di più l’efficienza, le caratteristiche “naturali” dello SPARTAN - robustezza, affidabilità, capacità di sopravvivenza e manovrabilità - sono state ulteriormente incrementate ed il velivolo si appresta così a rispondere a requisti di “nuova generazione” formulati da clienti sempre più esigenti, ovvero da clienti che esigono prestazioni, ma allo stesso tempo affidabilità e flessibilità. La nuova variante NG sarà d’ora in poi quella di riferimento per i clienti e tutti gli esemplari che usciranno dalle linee di produzione della Divisione Velivoli di Leonardo a Caselle lo saranno in tale variante. La caratteristica distintiva del C-27J NG sono le winglet alle estremità alari. Un'aggiunta importante, figlia di una scelta compiuta da Leonardo e dalla Divisone Velivoli con l’intento di migliorare ulteriormente le già eccellenti prestazioni aero-tattiche del C-27J. Le winglet, infatti, offrono diversi vantaggi in termini di controllabilità della macchina, in particolare nel volo a bassa velocità, oltre ad una migliore capacità di carico pure quando si va ad operare da piste ed aeroporti in quota e con alte temperature. Insomma, in tale evoluzione c’è molto di quella che è stata l’esperienza dello SPARTAN in Afghanistan.

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Molte volte la missione dell’EUNAVFORMED IRINI, e prima di esse SOPHIA, di cui IRINI ha preso il posto a partire da fine marzo 2021, è stata criticata. Secondo molti, la missione sarebbe figlia del tipico approccio poco muscolare e molto soft dell’Unione Europea e non avrebbe risolto i problemi di stabilità del Mediterraneo Centrale e della Libia in particolare. Anzi, i più cattivi l’avrebbero additata sostanzialmente di essere in balia degli eventi e dell'assertività dei, secondo loro, nuovi padroni di quello che fu il Mare Nostrum, ovvero Russia e Turchia. In realtà, la questione è molto più complessa ed IRINI, così come SOPHIA, ha ottenuto dei risultati che non possono essere sottovalutati. Non è un caso che si sia guadagnato un rinnovo del mandato fino alla primavera del 2023. Evidentemente, IRINI ha funzionato e la sua attività è stata estesa per altri 2 anni. Per fare un po' il punto della situazione sullo stato dell’arte e le prospettive della missione, abbiamo fatto una chiacchierata con il suo Comandante, il Contrammiraglio della Marina Militare Fabio Agostini.

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Il 6 maggio scorso la FN Herstal ha presentato le FN EVOLYS™: si tratta di 2 nuove mitragliatrici di squadra superleggere. Queste armi, che costituiscono un notevole balzo in avanti in termini di riduzione del peso, rappresentano la risposta dello specialista belga agli input ricevuti dai propri clienti. Nel campo delle mitragliatrici, la FN Herstal è famosa per la sua FN MINIMI, un’arma nata in 5,56x45 mm che ha ormai più di 40 anni. La sua più recente evoluzione in questo calibro, denominata Mk-3, pur essendo migliorata ha comunque una massa di 8 kg, senza munizioni e con le sole mire meccaniche. Concepita per fornire alla squadra un supporto di fuoco consistente con una massa e un ingombro nettamente inferiori a quelli delle mitragliatrici in calibro 7,62x51 mm impiegate all’epoca della sua ideazione, ha incontrato i favori del mercato, al punto da diventare, a metà degli anni ‘80, l’arma di supporto standard dell’US Army, ed essere adottata dall’USMC e dalle altre Forze Armate statunitensi con la denominazione M-249 SAW (Squad Automatic Weapon). Però da diverso tempo il 5,56 mm impiegato dalla NATO ha suscitato perplessità a causa della sua limitata efficacia nel momento in cui i militari occidentali si sono trovati a confrontarsi con forze dotate di mitragliatrici di calibro superiore, cioè camerate per il 7,62x39 mm e per il 7,62x54R (a tale proposito si veda anche RID 10/19 pagg. 50-57). Questo problema ha spinto verso un ritorno al calibro 7,62x51 mm, sia per i fucili automatici sia per le mitragliatrici. Per tale ragione FN HERSTAL ha sviluppato una MINIMI in questo calibro; un’arma che nella versione attualmente in produzione ha una massa di 8,8 kg. Considerando anche le munizioni, per un nastro da 100 colpi in 7,62 mm bisogna aggiungere altri 3 kg circa (che diventano 3,4 kg nel caso di 200 colpi da 5,56 mm per la MINIMI Mk-3). Inoltre, per garantire un tiro mirato a medie distanze è necessario dotarsi di un sistema di puntamento ottico; il manuale dell’US Army indica quale mirino diurno l’M-145, variante dell’ELCAN C-79, che ha un ingrandimento di 3,4x e una massa di 681 g, mentre per l’attività notturna la scelta cade sull’AN/PAS-13, che nella sua versione medium più recente si colloca sugli 1,3 kg. Quindi tenendo conto di munizioni e mirino diurno, passiamo a oltre 12 kg per l’arma in 5,56 mm e a circa 12,5 kg per quella nel calibro superiore. Considerando il sempre maggior carico trasportato oggigiorno dal soldato di fanteria, e il fatto che la massa trasportata a braccia ha un effetto sulla fatica ben diverso da quella portata nello zaino, si capisce bene come una “cura dimagrante” fosse necessaria, e perché essa fosse invocata da gran parte degli utilizzatori.

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Il programma TEMPEST sta entrando nel vivo ed entro l’estate dovrebbero essere concessi all’industria i primi contratti per dare il via alla fase denominata CAMEA (Concept Assesment Mobiliziation Early Activities). Tale fase, che dovrebbe avere una durata di 6 mesi, porterà alla fase di Concept Assesment vera e propria che dovrebbe prendere il via ufficialmente il prossimo anno e che proseguire per 3 anni. Durante questo lasso di tempo, si lavorerà su una serie di tecnologie, valutandone il livello di maturazione e conducendone il de-risking, e si inizierà a mettere a punto il workshare tra le aziende coinvolte. Tutti i dettagli su RID 7/21.

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Aperto a Roma, martedì 25 maggio, un ciclo di eventi per presentare progetti sviluppati insieme a partner tecnologici di primo piano in campo internazionale

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