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anteprima logo RID Quale sorte per il sottomarino indonesiano NANGGALA?

Da mercoledì mattina la Marina Indonesiana ha perduto i contatti col sottomarino KRI-402 NANGGALA, gemello del CAKRA, appartenenti al modello Type-209/1300, ordinati in Germania nel 1977 e costruiti nei cantieri Howaldtswerke (HDW, oggi parte di ThyssenKrupp Marine Systems) di Kiel nel 1977-1981. Il battello scomparso avrebbe anzi tra poco compiuto i 40 anni di vita operativa, essendo stato consegnato il 6 luglio 1981: non un record, per i solidi sottomarini della serie “209” (Grecia e Perù impiegano ancora la variante 209/1100 dei primi anni ’70), ma pur sempre un’età di tutto rispetto. Il NANGGALA era comunque stato sottoposto a periodici refit presso HDW sin dal 1989, e nel 2010-2012 ai lavori di ammodernamento in Corea del Sud, nell’ambito degli accordi che hanno portato a ordinare a Seul 6 battelli della variante sudcoreana del Type-209/1400 (classe CHANG BOGO), in consegna dal 2017. Nei piani degli ammiragli indonesiani (legati al programma interforze Minimum Essential Force-MEF 2008-2024) i 2 veterani battelli classe CAKRA, adeguatamente mantenuti, avrebbero dovuto restare in servizio ancora a lungo, relegati a compiti addestrativi. E proprio durante un’esercitazione comprendente il lancio di siluri (tipo AEG SUT-264, acquistati negli anni ’80) in corso al largo di Bali, sono state perse le comunicazioni col battello, poco dopo essere stato autorizzato a immergersi per procedere al lancio, nelle prime ore del mattino del 21 aprile. La Marina Indonesiana ha immediatamente inviato sul posto mezzi di soccorso, e sono state avvistate nella zona di mare sotto osservazione (profonda circa 700 m, almeno 3 volte i margini di sicurezza per un battello di 40 anni) chiazze di petrolio, ma nessun rottame o cadavere. Nemmeno sono state registrate esplosioni o rumori di schiacciamento, come accaduto 4 anni fa con lo sfortunato SAN JUAN argentino. Un portavoce del Ministero della Difesa indonesiano, confermando l’impiego di 6 navi e 1 elicottero, l’invio di mezzi da Singapore e Malaysia, e l’assistenza offerta da USA, Germania, Francia e Australia, ha sottolineato come i 53 uomini di equipaggio possano contare – ovviamente se ancora vivi, e col battello danneggiato ma con i sistemi di sostentamento efficienti – su un’autonomia d’aria di 72 ore. Margini ormai molto ristretti, per alimentare ottimismo.

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anteprima logo RID Cannoni Leonardo da 127 mm alla Marina Canadese

 

Grande vittoria italianana in Canada: sulle future unità tipo Canadian Surface Combatant (CSC), derivate dalle Type 26 britanniche, sarà installata la bocca da fuoco OTO 127/64 LW VULCANO, bocca da fuoco che può impiegare le munizioni guidate a gittata accresciuta VULCANO. Per ora l’azienda italiana, attraverso Leonardo Canada e LeonardoDRS, fornirà a Lockheed Martin Canada 4 cannoni, 3 dei quali verranno installati a bordo, mentre uno sarà collocato a terra per scopi addestrativi. Il programma per le fregate tipo CSC da quasi 8.000 t di dislocamento, prevede la realizzazione di 15 unità: è quindi naturale immaginare che questo ordinativo possa essere solo il primo di un programma più ampio. D’altronde in passato il Canada ha impiegato il precedente 127/54 mm COMPATTO realizzato sempre a La Spezia dall’allora Oto Melara (oggi Leonardo), oltre ad essere uno dei moltissimi utilizzatori del “best seller” mondiale 76/62 mm. Con questa importante vittoria l’OTO 127/64 LW VULCANO acquisisce il suo settimo cliente, dopo l’Italia, la Germania, la Spagna, l’Algeria, l’Egitto ed i Paesi Bassi. Ulteriori dettagli su RID 06/2021.

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anteprima logo Aeronautica Italiana Eurofighter del 37° Stormo intercettano velivolo civile

Nella mattinata di oggi due caccia intercettori Eurofighter del 37° Stormo dell'Aeronautica Militare di Trapani, in servizio di allarme per la difesa dello spazio aereo, hanno compiuto un intervento su ordine di decollo immediato pervenuto dal NATO Combined Air Operations Centre di Torrejon (Spagna) per intercettare e verificare un velivolo civile Pilatus PC6T, decollato dall'aeroporto svizzero di Buochs e diretto a Capodichino (NA), che aveva perso il contatto radio con gli enti del traffico aereo.

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anteprima logo RID Leonardo acquista il 30% di GEM elettronica

Leonardo ha acquisito una quota di partecipazione, pari al 30%, del capitale sociale di GEM elettronica, società italiana specializzata nella produzione di radar 3D di piccole e medie dimensioni, sensori elettro-ottici e sistemi inerziali per il settore marittimo, avionico e terrestre. L’operazione contribuirà al rafforzamento competitivo nel business dell’elettronica navale, in particolare della sensoristica a corto e medio raggio, e consentirà a Leonardo di ampliare e diversificare la propria offerta, nonché di migliorare i processi di ingegneria, produzione e commercializzazione di prodotti di fascia diversa rispetto a quelli a portafoglio. Tra i prodotti più innovativi di GEM elettronica ricordiamo il radar 3D per la scoperta aerea e di superficie COLUMBUS, in precedenza nota come MFRAD. GEM opera su settori complementari a quelli di Leonardo, con sistemi competitivi quali radar di navigazione e monitoraggio delle coste, apparati elettro-ottici e sistemi di orientamento e navigazione inerziale di media e alta precisione basati su giroscopi in fibra ottica. L’azienda è inoltre attiva sul mercato della sorveglianza marittima e dei confini. GEM dispone di capacità per la produzione di componenti critiche per i prodotti di Leonardo, risorse ad alta specializzazione nella radaristica e nell’elettronica e di un centro di R&D avanzato nel quale vengono sperimentate nuove tecnologie quantistiche per la navigazione e la comunicazione. Contestualmente alla firma dell’operazione di acquisizione, Leonardo e GEM hanno sottoscritto un’intesa commerciale e industriale volta a sviluppare sinergie in alcune aree di competenza di GEM complementari al business di Leonardo, a proporre attività di promozione sui mercati e a definire e implementare progetti di ricerca e sviluppo congiunti. Tra gli ambiti di collaborazione, il dominio marittimo e navale, il controllo delle infrastrutture critiche e applicazioni per piattaforme terrestri. GEM conta circa 130 dipendenti ed è caratterizzata da una produzione realizzata quasi esclusivamente in house. Attiva sui mercati civile e militare, la società vanta una presenza sia in Italia che all’estero e importanti collaborazioni con player nazionali e internazionali. In qualità di fornitore, GEM collabora da anni con Leonardo su numerosi progetti, dalle FREMM ai PPA. In una fase successiva Leonardo potrà aumentare la propria quota nel capitale sociale acquisendo il controllo di GEM mediante un’opzione di acquisto, da esercitarsi nel 2024.

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anteprima logo RID Libia, 60 osservatori ONU per monitorare il cessate il fuoco

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU (UNSC) ha dato l’ok definitivo all’avvio della missione di monitoraggio del cessate il fuoco in Libia. 

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Al fine di rafforzare le proprie capacità aeree con particolare focus agli scenari di tipo COIN, il Marocco ha firmato un contratto per l’acquisizione di 13 UAV tattico-pesanti BAYRAKTAR TB2 turchi di ad un prezzo di circa 70 milioni di dollari.

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La Commissione Bilancio del Parlamento tedesco ha dato il via libera alla continuazione del programma per il nuovo UAV europeo EUROMALE, senza però che questo abbia la possibilità di impiegare armamento. Un UAV disarmato, in pratica, nonostante che lo stesso Ministro della Difesa tedesco Annegret Kramp-Karrenbauer abbia riaffermato il proprio impegno ad introdurre in servizio con le Forze Armate tedesche droni armati,. Ma tant’è, il caveat del Parlamento tedesco è un ulteriore ostacolo per un programma di cooperazione – al quale partecipano anche Italia, Francia e Spagna – il cui percorso è stato sin dall'inizio difficile e accidentato. Un progetto partito in ritardo, nel 2015, ed uno studio di fattibilità completato nel 2018; poi 2 anni di negoziazioni e, nel novembre 2020, un accordo riguardo allo sviluppo; sviluppo che però ancora oggi non è partito. Il programma prevede la produzione di 20 sistemi ed un primo volo nel 2025. La Germania ha imposto la configurazione bi-turboelica, e per quello che si è visto finora l’EUROMALE risponde ad un requisito abbastanza vecchio: aerodinamica “rilassata”, forme e formula classiche, e dimensioni “eccezionali”, quasi da HALE (High Altitude Long Endurance). Un prodotto, insomma, che mal si concilia con gli scenari di oggi, sempre più contestati e convenzionali. In più si vorrebbe adesso che il velivolo fosse pure disarmato, quando, come abbiamo visto dagli ultimi conflitti – dalla Siria, alla Libia, passando per il Nagorno Karabakh, il drone armato è sempre più rilevante sui campi di battaglia.

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anteprima logo RID L’AW-609 AC4 a Cascina Costa

Il convertiplano AW-609 AC4 di Leonardo è giunto, in questi giorni, presso il sito di Cascina Costa (Varese). Il velivolo, che è nella configurazione AC4 pienamente rappresentativa della configurazione di produzione, verrà utilizzato a supporto della fase finale dei test in vista della certificazione civile. Una volta ottenuta tale certificazione, per l’AW-609 inizierà la fase commerciale.

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anteprima logo RID L’SM-6 contro i missili ipersonici

US Navy e Missile Defense Agency collaboreranno per dimostrare, più tardi quest’anno, la capacità del missile STANDARD SM-6 (anche noto come RIM-174 Standard Extended Range Active Missile) di intercettare bersagli ipersonici manovranti. L’annuncio viene dal rapporto del Sottosegretario della Difesa alla Ricerca e Sviluppo, Barbara McQuiston, sottoposto il 13 aprile scorso al Congresso. I glider ipersonici (hypersonic boost-glide) vengono lanciati ad altissima quota ed accelerati a velocità ipersoniche dal razzo propulsore, da cui poi si distaccano per iniziare la loro discesa planata, a velocità pari o superiori a Mach 5. Rispetto ai veicoli di rientro di un normale missile balistico, la differenza chiave è la maneggevolezza, che consente loro cambiamenti di rotta importanti e manovre che rendono l’intercettazione più complessa. Rientrano in questa categoria di armamenti il cinese DF-17 e il russo AVANGARD, quest’ultimo un’arma strategica con testata nucleare. Altri sistemi di questo tipo sono in sviluppo: si sospetta in particolare che un missile aerolanciato con glider ipersonico sia destinato ai nuovi bombardieri H-6N cinesi, che hanno un recesso ventrale chiaramente destinato a payload di grandi dimensioni. Inoltre sono in sviluppo armi balistiche con veicoli di rientro manovranti (ad esempio il russo KINZHAL) e missili cruise con propulsione scramjet capaci di velocità ipersoniche, per cui dimostrare la capacità d’intercettare queste minacce sfuggenti è particolarmente urgente. Va ricordato che l’SM-6 stesso è un’arma a doppio scopo, capace anche di strike contro obiettivi di superficie, e che la sua prossima incarnazione, la versione B1, userà lo stesso corpo missile a diametro incrementato dell’SM-3 Block IIA, per contenere un nuovo motore razzo che garantirà velocità ipersoniche. Il test anti-boost glide con l’SM-6 è parte dell’iniziativa Sea-Based Terminal Defense, che vedrà ulteriori esperimenti per arrivare a dimostrare una capacità operativa entro il 2024. Accanto a questo sviluppo, la MDA ha lanciato anche l'iniziativa Glide Phase Interceptor (GPI) che punta ad accelerare gli sforzi in campo anti-ipersonico ed a schierare una prima capacità già a metà di questa decade.

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anteprima logo RID Biodifesa e pandemia

La pandemia innescata dalla diffusione del SARS-CoV-2 ha acceso i riflettori sui crescenti rischi alla salute pubblica posti dalle zoonosi emergenti. Non solo, ma l'Unione Europea dovrà far tesoro delle “lezioni” dell’emergenza pandemica attuale per mettersi nelle condizioni di disporre di dati in tempo reale e affidabili relativi ad outbreak significativi in Paesi terzi, anche nell’eventualità in cui non siano immediatamente fruibili indicazioni dall’OMS (almeno finché questa non si doterà di meccanismi appropriati e dell’autorità per portare avanti indagini in modo indipendente all’interno dei Paesi membri). Un esempio è l’informazione tardiva riguardante la trasmissione interumana del nuovo coronavirus, un precedente che dovrebbe spingere verso nuovi approcci che tengano conto del potenziale di minaccia alla continuità delle attività produttive e alla sicurezza nazionale di patogeni nuovi o emergenti. La necessità di transitare in questa fase storica verso un modello di Biodifesa si spiega anche con l’espansione del know-how disponibile e con l’incremento del numero di laboratori e dei relativi equipaggiamenti che verosimilmente comporterà lo sforzo globale volto a produrre trattamenti e vaccini contro il SARS-CoV-2, con il rischio conseguente che tecnologie a duplice uso possano diventare maggiormente accessibili ad una platea più ampia di attori, compresi coloro che possono essere mossi da progettualità ostili. La centralità della resilienza a shock strategici, di entità tale come quella dell’evento pandemico attuale, è stata peraltro confermata dal ruolo di primo piano delle forze armate nella risposta dei singoli Paesi alla crisi. Contributo che non è rimasto circoscritto al supporto in termini di comando e controllo, rimpatrio di cittadini dall’estero, logistica, fornitura di capacità della sanità militare ai servizi sanitari nazionali sovraccarichi e disinfezione di spazi pubblici, ma si è esteso fino alla direzione e gestione della campagna di immunizzazione. Appare quindi imprescindibile l’apporto strategico che potrebbe assicurare la Difesa nell’ambito di un’architettura nazionale di sorveglianza integrata e prevenzione delle future minacce biologiche emergenti, siano esse di origine naturale oppure il risultato di atti incidentali o intenzionali. Il progresso tecnologico e il fenomeno della convergenza fra tecnologie disruptive permettono oggi di raggiungere tale ambizioso obiettivo. Attraverso l’utilizzo di algoritmi di machine learning, deep learning e reti neurali, a partire dai dati ricavati da una piattaforma nano-biosensoristica, unitamente ad un sistema sensoristico capace di apprendimento, sarebbe possibile ottenere un sistema efficace di previsione e prevenzione di future pandemie causate da agenti zoonotici, nonché di atti di bioterrorismo che possono impattare sulla salute pubblica ma anche sulla filiera agroalimentare (per quanto concerne minacce di tipo fitosanitario). Nello specifico, il ricorso a tecniche di nuova generazione (ad esempio, del tipo CRISPR), oltre che a nano-biosensori, faciliterà in modo realistico la realizzazione di dispositivi utili ad innovare i sistemi di sorveglianza fino allo sviluppo di sensori indossabili (wearable), anche di interesse per un impiego nell’ambito della Difesa. L’azienda RAIT88, Hub strategico e sistemico per la Difesa e la NATO, sta avviando diversi progetti per permettere al Sistema Paese di dotarsi di un dispositivo tecnologico di biodifesa tale da metterlo nelle condizioni ottimali per raccogliere tale sfida. A questo scopo, la RAIT88 ha concluso di recente accordi di collaborazione nel campo della biosicurezza sia con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise di Teramo.

Massimo Amorosi è Scientific Secretariat e CBRN Biothreats Specialist presso RAIT88

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anteprima logo RID Altri URAN-9 per le FA russe

Il Ministro della Difesa russo, Generale Sergei Shoigu, ha annunciato durante una visita presso la nota società Kalashnikov, ormai esperta in sperimentazione e produzione di sistemi robotici, che altri 20 sistemi URAN-9 saranno a breve consegnati alle Forze Armate russe. Quest’ultima consegna è composta da esemplari di serie che hanno ultimato le valutazioni presso il famoso Dipartimento di Produzione e Completamento Tecnico della Forze Armate della Federazione Russa (DPTC) OJSC 766. L’URAN-9 è un veicolo da combattimento senza pilota (UCGV) progettato con il primario compito di fornire supporto di fuoco diretto alle truppe di fanteria e svolgere ulteriori compiti, come quello di ricognizione armata. L’armamento è composto da una mitragliera Shipunov 2A72 da 30 mm e una mitragliatrice da 7,62 mm, un sistema SHMEL-M pluritubo per razzi termobarici (6 razzi), e la predisposizione per imbarcare 4 contenitori per missili anticarro 9M120-1 ATAK o missili SAM IGLA-S/STRELA, a seconda del profilo della missione assegnata. Vasta la dotazione sensoristica con telemetro laser, sistemi optoelettronici infrarossi, IFF e laser warning. Ogni sistema URAN-9 è composto da un mezzo di comando e controllo, basato sul veicolo pesante KamAZ, e 4 veicoli da combattimento UCGV. Testato in combattimento con non molto successo in Siria, nella versione di serie l’URAN-9 ha beneficiato di notevoli miglioramenti in grado di accrescere la Situational Awareness dell’operatore e quindi aumentarne la sopravvivenza sul campo di battaglia; non confermate invece le notizie secondo il quale il sistema sia stato dotato di spiccate capacità autonome grazie all’uso dell’Intelligenza Artificiale e alla capacità di operare grazie all’utilizzo di comandi vocali.

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anteprima logo RID Biden, avanti con gli F-35 agli EAU

L’Amministrazione Biden non fa marcia indietro e manda avanti la commessa con gli Emirati Arabi Uniti per gli F-35. La commessa, accordata al Paese del Golfo proprio negli ultimi giorni dell’Amministrazione Trump, era stata brevemente congelata da Biden, ma funzionari del Dipartimento di Stato hanno adesso affermato che l’operazione prosegue. Oltre che 50 F-35, la fornitura prevede 18 UAV super-MALE MQ-9B REPAER e munizionamento, per un valore stimato di 23 miliardi di dollari, e mira a rafforzare gli EAU in chiave anti-iraniana ed a “premiarli” per la normalizzazione delle relazioni con Israele. Per Washingtons, si conferma così la strategicità della “triangolazione” tra Israele, EAU ed Arabia Saudita, il tutto, appunto, nella logica del contenimento dell’influenza regionale dell’Iran.

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