LEONARDO
Viaggi RID
Ultime Notizie:
anteprima logo RID Golpetto in Tunisia

Nella notte di domenica 25 luglio è iniziato un colpo di Stato “costituzionale” in Tunisia, tuttora in corso e dagli esiti molto incerti. Il Presidente della Repubblica, Kais Saied, ha attivato l’articolo 80 della Costituzione, in base al quale “in caso di pericolo imminente e minaccia per la sicurezza della Stato il Presidente della Repubblica è autorizzato a prendere misure eccezionali”. Non è chiaro quale sia il pericolo addotto da Saied per fare ricorso a questa misura estrema. Contestualmente, il Capo dello Stato ha avocato a sé tutto il potere esecutivo, esautorando il Premier Mechichi e l’intero governo. Per una fase di 30 giorni, Saied governerà con l’aiuto di un gabinetto da lui scelto. Bloccato anche il potere legislativo: il Parlamento monocamerale è “congelato” per 30 giorni. L’attivazione dell’articolo 80 è stata subito contestata da più parti per le modalità non aderenti alla Carta con cui Saied ha proceduto. L’aspetto più controverso riguarda la Corte Costituzionale: secondo la Costituzione tunisina, l’organo dovrebbe avallare la misura e svolgere un ruolo di supremo supervisore in una fase così delicata; ma la Corte non è mai entrata in funzione, paralizzata dai veti incrociati della politica che si trascinano ormai dal lontano 2014. Un vulnus democratico che Saied sta abilmente sfruttando. Nei mesi scorsi, peraltro, la possibilità di un golpe da parte di Saied era già stata ventilata, specie dopo che un documento riservato della presidenza era filtrato alla stampa. Nel rapporto si tracciava uno scenario non troppo distante da quello attuale. Il documento appariva così credibile che Saied stesso era stato costretto a smentirne l’autenticità il 26 maggio scorso. In piena notte, subito dopo l’annuncio dell’attivazione dell’art. 80, alcuni parlamentari tra cui il Presidente del Parlamento e co-fondatore del partito islamista Ennadha, Rached Ghannouchi, hanno provato a entrare in assemblea, ma sono stati respinti dall’Esercito che ha immediatamente presidiato l’edificio. Ghannouchi e altri politici di spicco, tra cui l’ex Presidente Marzouki, hanno definito senza mezzi termini la mossa di Saied come un “colpo di Stato”. Non si sono ancora pronunciate, invece, le principali sigle sindacali (su tutte l’UGTT) né la “Confindustria” tunisina (UTICA), che conservano un forte peso politico e il cui schieramento può essere decisivo nell’indirizzare l’esito della crisi. La situazione della piazza, al momento, appare tranquilla. L’annuncio del colpo di Stato è arrivato in un giorno molto particolare, il 25 luglio, che è la data della festa della Repubblica. In molte città erano in corso manifestazioni di protesta contro il governo per la gestione sanitaria ed economica del Paese. Alcune sedi del partito Ennahda sono state prese d’assalto, tra cui quelle di Sfax e di Kasserine. In piazza sembrano presenti quasi esclusivamente sostenitori di Saied, che hanno ripetutamente salutato con favore il dispiegamento dei militari a Tunisi.

a cura di
anteprima logo Stato Maggiore Difesa Difesa Servizi: Covid non ferma 10 anni di crescita

Balzo del fatturato per la società nata nel 2011, oltre al tradizionale settore brand punta sui pacchetti addestrativi

 
a cura di
anteprima logo RID La RAF torna ad addestrarsi per la dispersione

A partire dall’autunno prossimo, la Royal Air Force prevede di tornare ad addestrarsi con una certa regolarità per disperdere i propri velivoli su basi improvvisate per ridurne la vulnerabilità. L’Air Chief Marshal Mike Wigston ha annunciato l’esercitazione AGILE STANCE che vedrà pacchetti di Typhoon ed F-35 (probabilmente a gruppi di 4) lasciare le basi di Coningsby, Lossiemouth e Marham su allarme senza preavviso. I caccia prenderanno posizione su siti operativi alternativi, più o meno improvvisati. I siti più ovvi sono aeroporti civili poco trafficati e basi ex-RAF che mantengono ancora piste di volo più o meno efficienti, come Leuchars, Kinloss o Keevil, ma non è escluso l’uso di soluzioni più austere, potenzialmente con lo sfruttamento di tratti di strade e autostrade. Per l’F-35B esiste sempre anche l’opzione delle piste in AM-2: un sito addestrativo per questo tipo di operazioni è ancora esistente nel poligono STANTA (Stanford Training Area) dove l’Air Support Force dei Royal Engineers mantiene le capacità necessarie. Il Ministro per le Forze Armate Heappey, parlando il 14 luglio scorso in apertura alla Global Air Chiefs Conference 2021 di Londra, aveva espressamente parlato della necessità di “ritrovare le nostre capacità di dispersione e di operazioni expeditionary per rendere il compito più difficile ai nemici che osservano le nostre difese e pensano che un attacco missilistico su Lossiemouth, Coningsby e Marham sia sufficiente a metterci in ginocchio”. L’Air Chief Marshal Wigston ha rincarato la dose, spiegando ancora più chiaramente che i missili a lungo raggio russi, fra cui il 9M729 lanciato da terra, accusato di infrangere le limitazioni del trattato INF, sono una minaccia che non può essere ignorata. Dall’enclave di Kaliningrad, si stima che tali missili possano colpire le basi nel Regno Unito. La dispersione potrebbe spingersi anche al di fuori del suolo nazionale. La scorsa settimana, per esempio, un quartetto di TYPHOON dalla base di Lossiemouth si è dispiegato sulla base di Bodø in Norvegia, accompagnato da un’aerocisterna VOYAGER e da un team di tecnici trasportato su un cargo A400M ATLAS. L’obiettivo dell’esercitazione era dimostrare la capacità di disperdere gruppi operativi autosufficienti con minimo preavviso.

a cura di
anteprima logo RID Il COI diventa COVI e Comando a 4 stelle

Da lunedì 26 luglio il Comando Operativo di vertice (COI) assumerà la nuova denominazione di Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI) e il suo Comandante riceverà la quarta stella funzionale. Da lunedì inizierà quindi questa nuova avventura in ambito interforze di un comando di vertice della Difesa rinnovato e ampliato nelle competenze. Infatti, confluiscono alle dirette dipendenze del COMCOVI anche il COFS (Comando Operativo delle Forze Speciali), il COR (Comando Operazioni in Rete) e il COS (Comando per le Operazioni Spaziali). Il COMCOVI è di rango paritetico ai Capi di Forza Armata e, avendo responsabilità sulle operazioni interforze nei 5 domini (Terra, Mare, Cielo, Spazio e Cyber), diventa di fatto il numero 2 della Difesa nazionale.

a cura di
anteprima logo RID MIUS, ecco l’UCAV che opererà dalla portaerei turca ANADOLU

Con un tweet contenente le prime immagini, l’azienda turca specializzata nella produzione di droni Baykar, ha lanciato il concetto per un UCAV capace anche di operare dalla portaerei leggera della Marina Turca ANADOLU. Secondo quanto dichiarato dalla Baykar, il velivolo, denominato al momento MIUS, avrà un carico pagante di 1.500 kg e sarà in grado di impiegare armamento aria-aria, aria-superficie e missili cruise. Sarà autonomo e potrà decollare appontare utilizzando lo skijump della nave. In articolare, per il decollo il MIUS sfrutterà un sistema a rullo collocato nella sezione di prua della nave e per l’appontaggio un gancio di cui sarà dotato per l’arresto con i cavi. Sempre secondo la Baykar, il primo prototipo dovrebbe essere pronto nel 2023. Ulteriori dettagli su RID 9/21.

a cura di
anteprima logo RID Una prima analisi sul nuovo caccia leggero russo CHECKMATE

È la notizia della settimana. Nei giorni scorsi il conglomerato per l’export militare russo ha lasciato trapelare alcune immagini relative ad un probabile mock-up elaborato di un nuovo caccia leggero russo monoposto, designato ufficialmente LTA (Light Tactical Aircraft) Su-75/S-75 CHECKMATE, destinato a rimpiazzare, soprattutto sul mercato export, il MiG-29.

a cura di
anteprima logo RID Loitering Munitions per le future LXD della Marina Militare

A quanto risulta a RID la Marina Militare ha definito l’esigenza operativa per equipaggiare le future unità anfibie LXD, per il rimpiazzo delle attuali SANTI, con lanciatori per loitering munitions. Quella delle loitering munitions è ormai una tendenza consolidata, come dimostrato anche dal recente conflitto nel Nagorno Karabah, su cui si sta dunque orientando anche la Marina Militare e la Brigata SAN MARCO. Tali armi, difatti, aumenterebbero la flessibilità delle LXD, e con essa le opzioni a disposizione del comandante, e sarebbero ideali per l’appoggio a raid e colpi di mano anfibi nella logica delle operazioni marittime distribuite. L’auspicio, a questo punto, è che l’esigenza venga approvata anche in sede di Stato Maggiore della Difesa e, soprattutto, non trovi ostacoli nel mondo politico, da sempre ostile verso droni armati e simili (come insegna la vicenda dei PREDATOR italiani, non armati a causa dell'opposizione parlamentare nonostante il via libera americano). Tutti i dettagli sui prossimi numeri di RID.

a cura di
anteprima logo RID L’UE vuole una missione militare in Libia (contro la Turchia)?

L’Unione Europea starebbe definendo il perimetro e gli obiettivi di una possibile missione militare in Libia, spinta da un fattore su tutti: non lasciare il campo libero ad altri attori e in particolare alla Turchia. Lo si apprende da un documento interno e riservato del Servizio Europeo di Azione Esterna (EEAS), a cui ha contribuito anche il Comitato Militare dell’Unione Europea (EUMC), e di cui il portale di informazione EUobserver ha pubblicato ieri alcuni stralci. Dal documento si apprende che Bruxelles legge il contesto libico come una “situazione competitiva” a causa della presenza e dell’influenza di Stati terzi. Anche se non vengono esplicitati, il riferimento principale è chiaramente alla Turchia, l’unico Paese che ha “continuamente negato il permesso alle ispezioni” delle navi dirette in Libia da parte della missione aeronavale europea EUNAVFORMED – IRINI, e che “mantiene una forte presenza militare in Libia e fornisce addestramento a forze armate selezionate nella Libia occidentale”. Su questo sfondo, l’EEAS sostiene che è necessario un coinvolgimento militare dell’UE e che la via maestra dovrebbe essere quella del supporto alla riforma dei servizi di sicurezza libici (Security sector reform, SSR). “In questo contesto”, si legge nel documento, “un coinvolgimento militare dell’UE sotto la CSDP [Common Security and Defence Policy] dovrebbe essere considerato in modo da non lasciare l’intero campo di azione nel dominio militare a Stati terzi”. E continua: “Nel lungo termine e quando le condizioni lo permetteranno”, la missione dovrebbe prendere il via con il “mandato di supportare il processo di SSR”. Il supporto europeo, specifica il documento dell’EEAS, dovrebbe essere garantito a determinate condizioni, anche in questo caso volte a marginalizzare l’influenza turca. “La fornitura di equipaggiamenti” da parte di IRINI alla cosiddetta Guardia Costiera Libica “dovrebbe essere legata all’accettazione da parte delle autorità libiche di addestramento da parte dell’UE”, chiaramente a scapito delle attività di training fornite adesso dalla controparte turca. Giova ricordare che la Turchia non si limita all’addestramento della Guardia Costiera libica, ma di una platea molto più ampia di milizie e forze militari libiche, sia in sito sia con attività condotte in Turchia. Il perimetro definito dall’UE, quindi, permetterebbe soltanto di riprendere il controllo dei traffici e delle principali rotte migratorie verso l’Italia e l’Europa, ma difficilmente potrebbe incidere nella ristrutturazione degli apparati di sicurezza e delle Forze Armate libiche. Una seconda priorità individuata dal documento è il monitoraggio dei confini terrestri del Paese, incluso quello sud che svolge un ruolo fondamentale per il contrabbando, il traffico e la tratta di esseri umani, e le infiltrazioni jihadiste da e verso il Sahel. In questo senso l’UE vorrebbe l’ok delle autorità libiche per ottenere “il diritto di sorvolo da parte degli asset aerei di sorveglianza”.

a cura di
anteprima logo RID Entra nel vivo il programma ARV dei Marines

I Marines hanno selezionato Textron e General Dynamics Land Systems per realizzare i prototipi del nuovo Advanced Reconnaissance Vehicle, destinato al rimpiazzo del LAV attualmente in servizio. Parallelamente BAE Systems studierà la possibilità di adattare l’ACV, prodotto in cooperazione con Iveco DV sulla base del SUPERAV, per il medesimo requisito. I prototipi dovranno essere consegnati nell’anno fiscale 2023, dopodichè l’USMC avrà 6 mesi per valutarli e scegliere il design vincente. L’esigenza al momento parla di almeno 500 veicoli. L’ARV sarà dotato di una robusta capacità di comando e controllo e dovrà operare come hub avanzato per la gestione ed il coordinamento di droni e di tutta un’altra serie di equipaggiamenti e sistemi per le operazioni di ricognizione. Il concetto d’impiego del veicolo, ancora da definire nel dettaglio, rientra nell’ambito delle nuove dottrine riguardanti le operazioni distribuite e multi-dominio.

a cura di
anteprima logo RID Ecco il nuovo caccia russo

Hanno iniziato a circolare le foto di un mock-up, o di un esemplare reale – dalle immagini non si può giudicare visto che il velivolo è coperto – del nuovo caccia russo che dovrà rimpiazzare, soprattutto sul mercato export, il MiG-29. Le foto sono apparse anche sull’account Twitter ufficiale del conglomerato per l’export militare russo Rostec. Il nuovo velivolo, di cui si possono intravedere la doppia deriva verticale aperta e un disegno mirante al contenimento della bassa rilevabilità, dovrebbe essere ufficialmente lanciato al salone russo MAKS che si terrà la prossima settimana.

a cura di
anteprima logo Marina Italiana L'Ammiraglio Credendino nuovo Comandante della Squadra Navale

Oggì 16 luglio a bordo della portaerei Cavour ormeggiata nella Stazione Navale Mar Grande di Taranto, l’ammiraglio di squadra Paolo Treu ha passato il timone della Squadra navale (CINCNAV) all'ammiraglio di squadra Enrico Credendino.

a cura di
anteprima logo RID Ecco il contratto per l’aggiornamento degli ICBM MINUTEMAN III

Northrop Grumman si è aggiudicata un contratto da 3,86 miliardi di dollari per il supporto e l’aggiornamento dei missili balistici intercontinentali (ICBM) MINUTEMAN III. Secondo quanto dichiarato dal Dipartimento della Difesa Americano, il contratto prevede le funzioni di sostentamento e manutenzione ingegneristica, lo svolgimento di test e valutazioni, la relativa modifica di sistemi ed equipaggiamenti, la manutenzione dei software, oltre allo sviluppo, produzione, riparazione e approviggionamento dei nuovi sistemi necessari per l’aggiornamento generale del sistema d’arma. Il compito della Northrop Grumman riguarderà non solo ogni aspetto del sistema missilistico ma anche l’aggiornamento di 6 importanti installazioni militari nucleari sul suolo americano. Tale supporto ed aggiornamento, secondo il contratto, sarà fornito fino al suo completamento previsto nel 2039. Da quanto dichiarato dalla stessa società, i più importanti interventi di aggiornamento verranno effettuati sul sistema di propulsione dei missili, tanto da richiedere la firma di un ulteriore contratto definito Propulsion Subsistem Support Contract (PSSC) 2, con un servizio fornito direttamente sotto il coordinamento del Dipartimento dell’USAF che gestisce i MINUTEMAN III situato nella Hill Air Force Base, nello Utah. È importante inoltre ricordare che sempre la Northrop Grumman ha giá avviato il progetto per il sostituto dei sistemi MINUTEMAN III, definito Ground Based Strategic Deterrent (GBSD), la cui pianificazione prevede la Initial Operational Capability (IOC) nel 2029.

a cura di