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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Raytheon fuori dal PRECISION STRIKE MISSILE

Raytheon è uscita dal programma dell’US Army Precision Strike Missile (PRSM) dopo che l’azienda non era riuscita a completare un test di volo entro la deadline del 20 febbraio scorso. L’US Army non ha fornito ulteriori fondi all’azienda, che ha incontrato alcune difficoltà tecniche con la sua proposta, dal nome DEEPSTRIKE, ed ha di conseguenza preferito ritirarsi. A questo punto il programma prosegue solo con Lockheed Martin. La budget request per il Fiscal Year 2021 include 49,9 milioni di dollari per l'acquisizione di un primo lotto di 30 missili in configurazione base, con l’intenzione di ordinarne 110 già nel 2022, 178 nel 2023 e poi ben 350 nel 2024 e nel 2025. Per quanto riguarda Lockheed Martin, questa ha condotto con successo il 10 marzo scorso il secondo lancio test del suo missile per il requisito Precision Strike Missile (PRSM) dell’US Army. L’arma è destinata a rimpiazzare l’ATACMS. Rispetto a quest’ultimo, il nuovo missile è più snello e 2 munizioni sono contenute in un lanciatore standard per l’M142 HIMARS (pod singolo) e per il cingolato M270A2 (2 pod per complessivi 4 missili pronti al fuoco). La gittata è stata finora indicata come appena inferiore ai 500 Km, soglia limite per il trattato INF, ma con l’abbandono di quello storico accordo la ricerca di raggi d’azione molto superiori appare scontata. Per il momento, comunque, l’US Army non modificherà i requisiti di base poiché la sua priorità è immettere in servizio il nuovo missile, nella sua configurazione di base, entro il 2023. Il primo lancio risale al 10 dicembre 2019, ed entrambi sono stati effettuati al Poligono di White Sands, nel New Mexico. Lockheed ha in programma un altro test per il 30 aprile.

anteprima logo RID COVID19, giù le mani dalla Difesa

In questi giorni drammatici, la Difesa e le Forze Armate stanno dando un contributo fondamentale nella grande guerra al COVID19. Personale, equipaggiamenti, strutture vengono messe a disposizione nell’ambito di un’operazione di concorso alla risposta ad una grave emergenza in atto sul territorio nazionale. E’ uno dei compiti “residuali” delle FA ed è un qualcosa che le stesse Forze Armate hanno sempre fatto e sempre faranno. Bisogna, però stare attenti e non utilizzare la più grave sfida che sta affrontando l’Italia, e il mondo, dalla Seconda Guerra Mondiale per strumentalizzare e manipolare a fini politici il ruolo delle Forze Armate. Da più parti, infatti, queste sembrano essere tirate per la giacchetta, ma la cosa ben peggiore, e che in futuro potrebbe arrecare gravi danni allo strumento militare, è che la contingenza possa essere trasformata in elemento strutturale, ovvero che si approfitti di questa crisi per snaturare le Forze Armate che restano un’organizzazione per la difesa “esterna” della Nazione e per la tutela dei suoi interessi vitali, nonché per la garanzia della pace e della stabilità interazionale. E’ sacrosanto che in momenti come questi le FA diano un contributo essenziale sul piano interno, ma le FA non sono e non possono essere un surrogato della Protezione Civile, anche se a molti, troppi, piacerebbe che fosse così. Il mestiere di un soldato è combattere e prepararsi a combattere. Spero che anche i vertici delle nostre Forze Armate le tengano bene a mente e non si facciano “ingolosire” dal consenso che l’impiego dei militari in patria generalmente porta con sé. C’è poi, addirittura, chi ha chiesto un ridimensionamento delle missioni internazionali per recuperare eventualmente risorse e soldati da destinare all’impiego sul fronte del contrasto al COVID19. Sarebbe sbagliato per 2 motivi molto semplici. Il primo, lo abbiamo già ampiamente ricordato: lo strumento militare deve garantire la difesa dell’interesse nazionale e le necessarie condizioni di stabilità nelle aree d’interesse dell’Italia. Il secondo, ha che fare, invece, con la percezione e con la deterrenza. In questo momento, ritiri/ridimensionamenti nei dispositivi all’estero potrebbero essere interpretati come un segno di debolezza ed incidere di conseguenza sulla percezione di gruppi e/o attori desiderosi di mutare assetti regionali a proprio vantaggio ed a detrimento dei nostri interessi. Questo discorso vale per l’Italia, ma vale per tutti quei Paesi impegnati all’estero. Sicuramente, nonostante la crisi di COVID19, che colpisce un po' tutti, terroristi e guerriglieri compresi, c’è chi è comunque pronto ad approfittare dei vuoti che potrebbero crearsi. Lo abbiamo visto negli scorsi giorni in Libia, con il Generale Haftar che ha pesantemente attaccato Tripoli. Infine, c’è un altro aspetto che vogliamo sottolineare. La pandemia provocherà – anzi, lo sta già facendo – una grave crisi economica. Il settore Difesa – basandosi su un ciclo più lungo rispetto al civile/commerciale – probabilmente verrà meno colpito, anche perché, superata la fase acuta della crisi, si tornerà ad uno scenario geo-strategico in cui il riarmo è la strada maestra seguita un po' ovunque. Certo, ci potrà essere una pausa, ma la tendenza è questa. Per cui pensare che, per via di COVID19, si possa tornare ad usare la Difesa italiana come il classico bancomat da cui attingere cash, sarebbe un errore molto grave. Un errore che potrebbe pregiudicare la sicurezza dell’Italia, in un mondo che, finita la pandemia, sarà ancor più competitivo e pericoloso.

anteprima logo RID Marines, via alla rivoluzione

I primi dettagli del piano di ristrutturazione del Corpo dei Marines, fortemente voluto dal Comandante, Generale David H. Berger, sono stati annunciati e danno una chiara testimonianza di quanto a fondo andranno i tagli necessari a finanziare i nuovi concetti operativi e i sistemi ad essi collegati. Nel prossimo decennio la componente regolare dell’USMC andrebbe a privarsi di tutti i suoi carri armati M1A1 ABRAMS oltre che, presumibilmente, della totalità dei veicoli supporto ad essi collegati, dal’Armored Bridge Launcher Vehicle (su scafo M60) al veicolo recupero M88A2 HERCULES passando anche per l’M1150 SHREDDER, il veicolo da sfondamento ostacoli e campi minati derivato dall’M1. In tutto sparirebbero 7 compagnie di MBT, visto che già negli anni scorsi l’USMC aveva sciolto metà delle compagnie del 2nd Tank Battalion di Camp Lejune, North Carolina. Spariranno anche le Bridge Companies, le compagnie di genieri specializzati nella costruzione di Medium Girder Bridges e ponti a nastro e pontone, indispensabili al traffico pesante. Pagheranno un prezzo salato anche le batterie di artiglieria a tubo, che andranno quasi a sparire, calando da 21 a solo 5. Di contro, le batterie di razzi e missili, oggi rappresentate da 7 compagnie su M142 HIMARS, aumenteranno a 21. Proprio le batterie missili sono le grandi vincitrici nella visione del Generale Berger e del suo staff, che le vedono come cuore delle capacità offensive distribuite del nuovo corpo dei Marines. Più importanti persino della componente aerea, che vedrà riduzioni importanti: gli attuali 7 squadroni di elicotteri d’attacco (AH-1) caleranno a 5; gli squadroni elicotteri pesanti (CH-53E ed, in futuro, CH-53K) da 8 a 5. Saranno sciolti anche 3 dei 17 squadroni equipaggiati con i convertiplani MV-22 OSPREY. Non si salveranno del tutto neppure gli squadroni da combattimento ad ala fissa, poiché tutti e 18 sopravvivranno, ma saranno tutti dimensionati a 10 velivoli ciascuno. Finora il piano dell’USMC era di arrivare a schierare, una volta rimpiazzati tutti gli HARRIER e gli HORNET, 9 squadroni da 16 F-35B ciascuno, 5 squadroni da 10 F-35B ciascuno e 4 squadroni da 10 F-35C, più le flotte destinate all’addestramento. Questo cambio di piani suggerisce un taglio di 54 apparecchi, tutti del tipo F-35B, ma bisognerà attendere ulteriori dettagli prima di poter avere certezze. Sarà raddoppiato il numero di squadroni equipaggiati con velivoli senza pilota, da 3 a 6, e aumentato di 1 il totale degli Sqn su C-130J, da 3 a 4. Anche la fanteria vedrà tagli e riorganizzazioni: da 24 battaglioni si scenderà a 21, e ogni battaglione sarà ridotto di circa il 15% rispetto alla forza attuale di 850 elementi. Questa riduzione sarà accompagnata anche dalla riduzione da 6 a 4 delle compagnie di veicoli anfibi d’assalto, con conseguente ridimensionamento per il piano d’acquisizione degli 8x8 ACV di Iveco e BAE Systems. La forza del Corpo dei Marines sarà complessivamente ridotta di circa 12.000 unità, un trend al ribasso avviato già con un taglio di 2.300 unità (calando a 184.100 totali) con la budget request per il 2021, che però è ancora nel suo iter di revisione e approvazione da parte del Congresso e potrebbe quindi essere modificata. Non si fa mistero poi del focus sull’Oceano Pacifico e sugli arcipelaghi del Sudest asiatico: la III Marine Expeditionary Force (MEF) sarà quindi la principale componente combattente e sarà modernizzata con la creazione di 3 Marine Littoral Regiments per operazioni di Sea Control e contro-Sea Denial ad alta intensità. Rimarranno 3 Marine Expeditionary Units (MEU) per proiezioni di potenza globale grazie a gruppi navali più eterogenei che in passato, superando il consueto modello “tripartito su 1 LHD, 1 LPD, 1 LSD” in favore di raggruppamenti di unità che potranno includere anche Expeditionary Sea Bases (ESB) e catamarani veloci Expeditionary Fast Transport (EFT), oltre ad altri tipi di naviglio in fase di studio. L’acquisizione di più piccole, più numerose e spendibili unità anfibie è una priorità, insieme all’acquisizione di capacità unmanned avanzate, potenziamento delle capacità EW e di Strike a lungo raggio oltre che di forward basing, inclusi gli aeroporti expeditionary da allestire su isole catturate (EAB, Expeditionary Advanced Base) e da impiegare per distribuire elementi aerei su un’ampia zona, riducendo la vulnerabilità nei confronti della minaccia missilistica a lungo raggio avversaria. Se ora si comincia ad avere un’idea chiara dei tagli, tuttavia, altrettanto non si può ancora dire per le nuove acquisizioni. Ancora da chiarire anche l’impatto che questo piano avrà sui reparti della Riserva.

anteprima logo RID Kaliningrad, la Russia schiererà nuovo radar OTH

La Russia sarebbe in procinto di schierare un nuovo radar early warning a lungo raggio 29B6 KONTAINER nell’enclave di Kaliningrad, dopo che un altro sistema simile era divenuto operativo lo scorso dicembre in Mordovia (nei pressi di Kovylkino, nella regione del Volga), mentre 2 ulteriori KONTAINER dovrebbero essere rischierati a copertura dell’area Artica entro la fine dell’anno. Come tutti i radar “over-the -horizon”, il sistema permette di superare il limite dei radar tradizionali, costituito dalla curvatura terrestre, illuminando il bersaglio tramite il rimbalzo sui primi 2 strati della ionosfera del segnale proveniente dalle antenne trasmittenti, e ricevendo l’eco di ritorno con delle antenne riceventi. Il KONTAINER, infatti, è costituito da 2 schiere di antenne separate: quelle trasmittenti, costituite da 36 mast distribuiti su una lunghezza di 440 m; quelle riceventi, formate da 3 sezioni di 144 mast alti 34 m e schierati su una lunghezza complessiva di 1,3 km. Solitamente, le 2 schiere di antenne sono separate da centinaia di chilometri (300 km nel caso del sito di Kovylkino). Teoricamente, il radar KONTAINER di Kaliningrad dovrebbe incrementare fino a 100 km di altitudine e a 3.000 km di distanza la capacità di scoperta di minacce aeree – inclusi velivoli a bassa osservabilità o missili cruise ed ipersonici - provenienti dal fronte europeo/baltico. Secondo le fonti russe, infatti, il radar dovrebbe garantire il monitoraggio dell’intero continente europeo, Gran Bretagna inclusa. Ciò rappresenterebbe un sensibile miglioramento nelle capacità degli attuali sistemi antiaerei e anti missile a lungo raggio S-400 TRIUMPH - 4 battaglioni dei quali sono già presenti nell’exclave di Kaliningrad - permettendo l’utilizzo nuovo missile a lunga gittata (400 km) 40N6 a guida radar attiva la cui entrata in servizio è stata più volte ritardata da problemi relativi al seeker che, però, parrebbero, adesso risolti.

anteprima logo RID La Germania rinnova l'embargo all'Arabia Saudita

Secondo indiscrezioni di stampa locali, la Germania ha deciso di estendere l'embargo sulle armi all'Arabia Saudita fino al 31 dicembre 2020. Il blocco sarebbe così rinnovato per la terza volta. L'embargo, fortemente voluto dal Parlamento tedesco, è dovuto al coinvolgimento di Riad nel conflitto in Yemen ed al caso Kashoggi, il giornalista saudita dissidente assassinato e fatto a pezzi nel consolato di Riad a Istanbul il 2 ottobre 2018.

anteprima logo RID Gli USA testano arma ipersonica

Il 19 marzo scorso, gli Stati Uniti hanno completato con successo un nuovo test del glider ipersonico, denominato Common Hypersonic Glide Body (C-HGB), destinato ad essere il primo veicolo offensivo da oltre Mach 5 ad entrare in servizio attivo. Il razzo è stato lanciato dal Pacific Missile Range Facility di Kauai, nell’arcipelago delle Hawaii. Il glider ha colpito la zona d’impatto prevista. La gittata utile del sistema è stimata in superiore alle 3.200 miglia. Questo veicolo planante (glider) ipersonico è relativamente poco ambizioso nelle sue caratteristiche di manovrabilità a velocità estreme, ma ha il vantaggio di essere ormai maturo e pronto per l’adozione. Il glider discende da ricerche dell’US Army che avevano portato, già sul finire degli anni 70’, a test con un veicolo planante di forma conica, messo a punto dal Sandia National Laboratories con il nome Sandia Winged Energetic Reentry Vehicle Experiment (SWERVE).  Lo SWERVE era sopravvissuto alla manovra di Pull Up a Mach 12 che interrompe la caduta balistica del veicolo di rientro e lo mette su una rotta planante a Mach 8 per arrivare a colpire il suo bersaglio. Nonostante quel successo, il programma non era proseguito verso il servizio attivo poiché si voleva sviluppare un veicolo con maggiori capacità di manovra in fase terminale, sia per superare le difese avversarie sia per ottenere una maggior precisione sul bersaglio. Tuttavia, in tempi recenti, i progressi russi e cinesi nel settore ipersonico hanno portato il Pentagono a decidere di resuscitare lo SWERVE e svilupparlo come C-HGB senza aspettare la maturazione dei più avanzati Tactical Boost Glide allo studio da parte della DARPA. Il C-HGB sarà comune ad Esercito e Marina, che però stanno sviluppando diversi vettori per lanciarlo. L’US Army, con il suo programma Long-Range Hypersonic Weapon (LRHW), punta ad equipaggiare nel corso del 2021 una prima batteria missili con 4 veicoli lanciatori, composti da una motrice Heavy Expanded Mobility Tactical Truck (HEMTT) M983A4 con rimorchio M870 modificato con la rampa TEL per 2 missili in canister sigillati. I canister saranno lunghi circa 30 piedi, ovvero 9 m, e i razzi propulsori avranno un diametro di circa 82 centimetri (32 pollici). I test di lancio sono pianificati nel 2022 e dal 2023 questa prima unità avrà una prima capacità operativa. Il veicolo C-HGB equipaggerà anche i vettori Prompt Global Strike della US Navy, che entro il 2025 dovrebbero essere lanciati nei primi test da sottomarini, in particolare dagli SSGN e poi dagli SSN classe VIRGINIA Block V allungati con Payload Module. Il 5 marzo scorso, NAVSEA ha siglato un contratto con Northrop Grumman per lo sviluppo, produzione ed integrazione del sistema SEA SHRIKE, un modulo di lancio a canister destinato all’integrazione all’interno dei tubi di lancio di grande diametro (sono derivati dai tubi per i TRIDENT 2 D5) del Virginia Payload Module. Si ritiene che questo sistema sia il lanciatore per il Prompt Global Strike. Il C-HGB era anche destinato ad armare il missile aerolanciato Hypersonic Conventional Strike Weapon (HCSW) dell’USAF per trasporto su B-52, ma nonostante lo sviluppo stesse procedendo bene, l’USAF ha deciso di terminare questo sforzo con il budget 2021 puntando tutto sul più ambizioso AGM-183A Air-launched Rapid Response Weapon (ARRW), che usa un glider più raffinato di nuova concezione montato su un razzo più piccolo. Secondo l’USAF le minori dimensioni permettono di trasportare il doppio delle armi su un B-52 rispetto all’HCSW, e dovrebbero consentire l’integrazione dell’ARRW anche su F-15, vantaggi ritenuti tatticamente essenziali.

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