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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Trenta RAFALE per l’Egitto. Parigi non fa “prigionieri”

Il Ministero della Difesa egiziano ha annunciato l’acquisto di 30 nuovi caccia Dassault RAFALE che si aggiungono ai 24 già in servizio. La commessa dovrebbe avere un valore attorno ai 5 miliardi di euro. Parigi si conferma così un partner strategico di riferimento per Il Cairo e chiude un'operazione le cui negoziazioni andavano avanti da anni. A quanto risulta a RID, la commessa non pregiudicherebbe, tuttavia, le chance dell’Eurofighter TYPHOON – per il quale è in corso da tempo una campagna a guida Leonardo – anche se come è facile intuire le polemiche relative alla questione Regeni, e le loro conseguenze sui rapporti tra Roma e Il Cairo, non aiutano certo la definizione di commesse militari così complesse e rilevanti. Vedremo, dunque, cosa succederà nei prossimi mesi. Di sicuro, a Parigi non si hanno fisime di sorta a vendere a stati non propriamente democratici e rispettosi dei diritti umani, mentre l’Italia è attanagliata regolarmente da indecisioni e ritardi. Allora si decida chiaramente se si può o no vendere anche a chi non ha le “stigmate” della liberal democrazia di massa, ma se la risposta dovesse essere negativa, ci si prepari a riconvertire una bella parte dell’industria militare. Elementare, considerato che tradizionalmente il nostro export militare per un 60-70% è destinato a Paesi non NATO/UE.

anteprima logo RID Gibuti pronta per le portaerei cinesi

Il Comando Americano in Africa, USAFRICOM, per voce del suo Comandante, il Generale Stephen Townsend, ha annunciato che le banchine della base navale cinese di Gibuti sono ormai pronte e capaci di ospitare tutte le unità della Marina Cinese, comprese le portaerei, che transiteranno nel Mar Rosso. Lo stesso alto ufficiale aveva già lanciato l’allarme ad ottobre, durante una riunione con il Commissione Forze Armate del Congresso, riguardo ai lavori avviati dalle autorità di Pechino nella zona commerciale del porto africano. La base, formalmente inaugurata nel 2017, è stata sviluppata per supportare la missione antipirateria cinese nel Golfo di Aden e nella zona dell’Oceano Indiano in prossimità delle coste somale, ma con il tempo ha subito una veloce espansione fino a rappresentare un importante hub logistico a supporto della Marina commerciale, e Militare, cinese (PLA-N). Secondo quanto ufficialmente confermato dalle autorità gibutine, il progetto finale comprende la realizzazione di 9 posti d’ormeggio di cui 4 proprio dedicati alla PLA-N. Nei pressi della base cinese ci sono anche installazioni militari americane e francesi, senza contare quella giapponese e italiana, il cui personale ha più volte denunciato eventi di “harassment” provocati dalle truppe cinesi di passaggio, come l’illuminazione di aerei militari in decollo o atterraggio. Il Generale Townsend, oltre a confermare la massiccia e spregiudicata espansione commerciale nella sua area di responsabilità, ha anche sottolineato il fatto che sono in corso altri tentativi da parte della diplomazia cinese di aggiudicarsi ulteriori concessioni per costruire nuove installazioni navali e aeroportuali “dual-use” in altre zone del continente africano, senza però fornire ulteriori informazioni specifiche.

anteprima logo RID I russi sperimentano droni anti droni

L’azienda russa Zala ha avviato, da alcuni mesi, la sperimentazione di una tattica di combattimento che prevede l’impiego di droni al fine di creare uno sbarramento aereo contro sciami di UAV spendibili/kamikaze e munizioni circuitanti. L’obiettivo di tale tattica di negazione d’area è quello di scongiurare uno dei principali obiettivi di attacchi effettuati tramite questo tipo di sistemi, ovvero la saturazione delle difese aeree. Tale sperimentazione ha preso slancio alla luce delle perdite subite dai sistemi di difesa aerea a corto e medio raggio russi BUK, PANTSIR e TOR nel corso dei conflitti libico, siriano e del Nagorno Karabakh. Nello specifico, la Zala - azienda leader nella produzione di UAV, controllata dal 2015 dalla Kalashnikov – sta sperimentando l’impiego dei propri UAV LANCET-3 nel ruolo di intercettori di droni. Caratterizzati da dimensioni ridotte e da un peso massimo al decollo di 12 kg, appartengono alla classe degli small-UAV lanciabili tramite catapulte, tanto da unità terrestri che da navi di superficie. La struttura del velivolo è basata su una classica configurazione cilindrica intersecata da una doppia ala cruciforme, con propulsione elettrica fornita da un’elica spingente bipala. Pur nascendo come ricognitori tattici portatili, dalla fine del 2020 ne è stato documentato il loro utilizzo nel teatro siriano anche come loitering munition, equipaggiati con testata esplosiva a frammentazione ad alto potenziale di 3kg e con sistema optronico/TV per la guida terminale posto sul muso. L’attuale fase di sperimentazione è incentrata sull’utilizzo di una formazione di LANCET-3 con compiti di pattugliamento su non meno di 20 miglia quadrate di spazio aereo (valore minimo riferito ad un singolo LANCET-3), sotto il quale sono posizionate infrastrutture critiche. In caso di attacco ostile con sciami di droni o munizioni circuitanti, i LANCET-3 verrebbero direzionati contro tali bersagli, eliminandoli tramite impatto diretto o tramite attivazione della spoletta di prossimità della suddetta carica esplosiva. Ulteriori dettagli su RID 6/21.

anteprima logo RID Libia, 60 osservatori ONU per monitorare il cessate il fuoco

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU (UNSC) ha dato l’ok definitivo all’avvio della missione di monitoraggio del cessate il fuoco in Libia. 

anteprima logo RID Biodifesa e pandemia

La pandemia innescata dalla diffusione del SARS-CoV-2 ha acceso i riflettori sui crescenti rischi alla salute pubblica posti dalle zoonosi emergenti. Non solo, ma l'Unione Europea dovrà far tesoro delle “lezioni” dell’emergenza pandemica attuale per mettersi nelle condizioni di disporre di dati in tempo reale e affidabili relativi ad outbreak significativi in Paesi terzi, anche nell’eventualità in cui non siano immediatamente fruibili indicazioni dall’OMS (almeno finché questa non si doterà di meccanismi appropriati e dell’autorità per portare avanti indagini in modo indipendente all’interno dei Paesi membri). Un esempio è l’informazione tardiva riguardante la trasmissione interumana del nuovo coronavirus, un precedente che dovrebbe spingere verso nuovi approcci che tengano conto del potenziale di minaccia alla continuità delle attività produttive e alla sicurezza nazionale di patogeni nuovi o emergenti. La necessità di transitare in questa fase storica verso un modello di Biodifesa si spiega anche con l’espansione del know-how disponibile e con l’incremento del numero di laboratori e dei relativi equipaggiamenti che verosimilmente comporterà lo sforzo globale volto a produrre trattamenti e vaccini contro il SARS-CoV-2, con il rischio conseguente che tecnologie a duplice uso possano diventare maggiormente accessibili ad una platea più ampia di attori, compresi coloro che possono essere mossi da progettualità ostili. La centralità della resilienza a shock strategici, di entità tale come quella dell’evento pandemico attuale, è stata peraltro confermata dal ruolo di primo piano delle forze armate nella risposta dei singoli Paesi alla crisi. Contributo che non è rimasto circoscritto al supporto in termini di comando e controllo, rimpatrio di cittadini dall’estero, logistica, fornitura di capacità della sanità militare ai servizi sanitari nazionali sovraccarichi e disinfezione di spazi pubblici, ma si è esteso fino alla direzione e gestione della campagna di immunizzazione. Appare quindi imprescindibile l’apporto strategico che potrebbe assicurare la Difesa nell’ambito di un’architettura nazionale di sorveglianza integrata e prevenzione delle future minacce biologiche emergenti, siano esse di origine naturale oppure il risultato di atti incidentali o intenzionali. Il progresso tecnologico e il fenomeno della convergenza fra tecnologie disruptive permettono oggi di raggiungere tale ambizioso obiettivo. Attraverso l’utilizzo di algoritmi di machine learning, deep learning e reti neurali, a partire dai dati ricavati da una piattaforma nano-biosensoristica, unitamente ad un sistema sensoristico capace di apprendimento, sarebbe possibile ottenere un sistema efficace di previsione e prevenzione di future pandemie causate da agenti zoonotici, nonché di atti di bioterrorismo che possono impattare sulla salute pubblica ma anche sulla filiera agroalimentare (per quanto concerne minacce di tipo fitosanitario). Nello specifico, il ricorso a tecniche di nuova generazione (ad esempio, del tipo CRISPR), oltre che a nano-biosensori, faciliterà in modo realistico la realizzazione di dispositivi utili ad innovare i sistemi di sorveglianza fino allo sviluppo di sensori indossabili (wearable), anche di interesse per un impiego nell’ambito della Difesa. L’azienda RAIT88, Hub strategico e sistemico per la Difesa e la NATO, sta avviando diversi progetti per permettere al Sistema Paese di dotarsi di un dispositivo tecnologico di biodifesa tale da metterlo nelle condizioni ottimali per raccogliere tale sfida. A questo scopo, la RAIT88 ha concluso di recente accordi di collaborazione nel campo della biosicurezza sia con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise di Teramo.

Massimo Amorosi è Scientific Secretariat e CBRN Biothreats Specialist presso RAIT88

anteprima logo RID Colpita nave iraniana Saviz

Nelle prime ore della mattina del 6 aprile, la nave mercntile iraniana Saviz è stata danneggiata durante la navigazione nel Mar Rosso, nel braccio di mare che separa l'Eritrea dallo Yemen.

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