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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID L’UE vuole una missione militare in Libia (contro la Turchia)?

L’Unione Europea starebbe definendo il perimetro e gli obiettivi di una possibile missione militare in Libia, spinta da un fattore su tutti: non lasciare il campo libero ad altri attori e in particolare alla Turchia. Lo si apprende da un documento interno e riservato del Servizio Europeo di Azione Esterna (EEAS), a cui ha contribuito anche il Comitato Militare dell’Unione Europea (EUMC), e di cui il portale di informazione EUobserver ha pubblicato ieri alcuni stralci. Dal documento si apprende che Bruxelles legge il contesto libico come una “situazione competitiva” a causa della presenza e dell’influenza di Stati terzi. Anche se non vengono esplicitati, il riferimento principale è chiaramente alla Turchia, l’unico Paese che ha “continuamente negato il permesso alle ispezioni” delle navi dirette in Libia da parte della missione aeronavale europea EUNAVFORMED – IRINI, e che “mantiene una forte presenza militare in Libia e fornisce addestramento a forze armate selezionate nella Libia occidentale”. Su questo sfondo, l’EEAS sostiene che è necessario un coinvolgimento militare dell’UE e che la via maestra dovrebbe essere quella del supporto alla riforma dei servizi di sicurezza libici (Security sector reform, SSR). “In questo contesto”, si legge nel documento, “un coinvolgimento militare dell’UE sotto la CSDP [Common Security and Defence Policy] dovrebbe essere considerato in modo da non lasciare l’intero campo di azione nel dominio militare a Stati terzi”. E continua: “Nel lungo termine e quando le condizioni lo permetteranno”, la missione dovrebbe prendere il via con il “mandato di supportare il processo di SSR”. Il supporto europeo, specifica il documento dell’EEAS, dovrebbe essere garantito a determinate condizioni, anche in questo caso volte a marginalizzare l’influenza turca. “La fornitura di equipaggiamenti” da parte di IRINI alla cosiddetta Guardia Costiera Libica “dovrebbe essere legata all’accettazione da parte delle autorità libiche di addestramento da parte dell’UE”, chiaramente a scapito delle attività di training fornite adesso dalla controparte turca. Giova ricordare che la Turchia non si limita all’addestramento della Guardia Costiera libica, ma di una platea molto più ampia di milizie e forze militari libiche, sia in sito sia con attività condotte in Turchia. Il perimetro definito dall’UE, quindi, permetterebbe soltanto di riprendere il controllo dei traffici e delle principali rotte migratorie verso l’Italia e l’Europa, ma difficilmente potrebbe incidere nella ristrutturazione degli apparati di sicurezza e delle Forze Armate libiche. Una seconda priorità individuata dal documento è il monitoraggio dei confini terrestri del Paese, incluso quello sud che svolge un ruolo fondamentale per il contrabbando, il traffico e la tratta di esseri umani, e le infiltrazioni jihadiste da e verso il Sahel. In questo senso l’UE vorrebbe l’ok delle autorità libiche per ottenere “il diritto di sorvolo da parte degli asset aerei di sorveglianza”.

anteprima logo RID UE, ufficiale la missione in Mozambico

L’Unione Europea ha ufficialmente lanciato la missione di training e formazione a favore delle FA del Mozambico alle prese con l’insorgenza jihadista nella provincia settentrionale del Paese di Cabo Delgado. Alla missione, il cui mandato iniziale sarà di 2 anni, dovrebbe partecipare anche l’Italia come ventilato di recente dakl Ministrod egli Esteri Di Maio in Parlamento.

anteprima logo RID Mozambico, si avvicina la missione dell’UE. L’Italia parteciperà

Il prossimo mese l’Unione Europea dovrebbe approvare una missione di addestramento per le FA del Mozambico alle prese con l’insorgenza jihadista nella provincia settentrionale del Paese di Cabo Delgado. Alla misisone, la cui pianificazione è partita su iniziativa del Portagallo (ex potenza coloniale) e che su queste colonne è stata auspicata almeno da un anno, dovrebbe partecipare anche l’Italia. E’, di fatto, quanto emerso dalle recenti audizioni parlamentari dei Ministri Guerini e Di Maio, con quest’ultimo, in particolare, che ha valutato positivamente una missione europea in un’area strategica per gli interessi italiani. La provincia di Cabo Delgado è infatti ricca di risorse gasifere di recente sviluppo, con al centro il grande bacino offshore di Rovuma. ENI è operatore al 34% del blocco Coral South, appartenente al citato bacino, ed è coinvolta in maniera rilevante nel piano di sviluppo del complesso Mamba, facente sempre parte del medesimo bacino. Insomma, gli interessi dell’Italia nell’area sono significativi.

anteprima logo RID Missioni internazionali, al via la partecipazione ad EMASOH per il pattugliamento di Hormuz

Come emerso dalla delibera sulle missioni internazionali, giunta di recente in Parlamento, non ci sono significative novità per l’impegno militare italiano nei teatri. L’unica novità rilevante è la partecipazione alla missione EMASOH (European Maritime Awarennes in the Strait of Hormuz). Quest’ultima è un'iniziativa multinazionale europea intesa a salvaguardare la libertà di navigazione e la sicurezza delle navi che transitano nell'area dello Stretto di Hormuz, mediante l'impiego di dispositivi aeronavali dei Paesi europei aderenti all'iniziativa, per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza. EMASOH è stata lanciata dalla Francia a margine del Consiglio dell'Unione europea "Affari esteri", svoltosi a Bruxelles il 20 gennaio 2020, e sostenuta politicamente, oltre che dalla Francia, dai Governi di Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi e Portogallo. L’Italia vi prenderà parte con una nave. Per il resto il quadro resta immutato. Il ritiro dall’Afghanistan è stato sostanzialmente completato, non c’è stato nessuno rafforzamento della missione bilaterale in Libia, mentre l’impegno nella missione in Sahel TAKUBA si conferma limitato alla fornitura di assistenza MEDEVAC. Niente forze speciali, dunque, per il momento. Il prossimo anno si vedrà. Le missioni numericamente più rilevanti restano UNIFIL in Libano, con 1.076 effettivi, e la missione anti-Daesh, in Kuwait e Iraq, con 1.100 effettivi.

anteprima logo RID Qatar: accordo per il rischieramento dei propri aerei in Turchia

In attesa della ratifica del Parlamento turco, i Capi di Stato Maggiore di Qatar e Turchia hanno siglato un accordo in base al quale è previsto il rischieramento permanente di velivoli della QEAF (Qatar Emiri Air Force) presso alcune basi turche per un periodo di 5 anni. 

anteprima logo RID Italia e EAU, le ragioni di una rottura

La decisione degli Emirati Arabi Uniti di “sfrattare” l’Italia dalla base di Al Minhad – sfratto che dovrebbe essere completato nei prossimi giorni – utilizzata per il supporto logistico delle operazioni del nostro Paese in Afghanistan e nel Corno d’Africa, ha radici profonde. L'embargo sulla vendita di armi ad Abu Dhabi – decretato a colpi di post su Facebook dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio – è solo un pretesto e, con tutta probabilità, non è la ragione che ha portato alla drastica disposzione degli EAU. Non dimentichiamo, infatti, che gli Emirati si sono tirati fuori dal pantano yemenita ormai da 2 anni, e vi giocano solo un ruolo indiretto mediante l’appoggio alle milizie separatiste del sud del Paese. L’impegno militare diretto è abbondantemente finito. La rottura, dunque, ha radici più profonde. Da anni i rapporti politico-militari – un tempo eccellenti - tra Roma e Abu Dhabi erano peggiorati. E non poco. La vicenda della mancata vendita degli UAV agli EAU, con annessa la fallita operazione Piaggio Aeospace e screzi relativi, è stato il vero detonatore. L'operazione, già di per sé molto complessa, si è prima “incartata” nelle maglie dell’MTCR (Multilateral Technology Control Regime) e poi è naufragata assieme alla stessa azienda ligure, finita in amministrazione controllata. Sullo sfondo l’azionista di controllo, il fondo emiratino Mubadala, incapace, per usare un eufemismo, di dare a Piaggio Aerospace una visione ed un piano industriale. Ma a ciò bisogna aggiungere la competizione geopolitica, molto netta. Da una parte l’Italia, e la sua partnership strategica con il Qatar e con il Governo di Tripoli, dall’altra gli EAU schierati in Libia sul fronte opposto e nemici giurati del Qatar, percepito come la gran cassa – finanziaria e mediatica - della Fratellanza Musulmana. Proprio il rapporto con la Fratellanza Musulmana è la vera questione geopolitica attorno alla quale ruota tutto il resto. Per gli Emirati, infatti, la Fratellanza Musulmana rappresenta una minaccia esistenziale, capace di mettere in discussione il monopolio politico degli Al Nayan basato sul legittimismo ereditario. Una minaccia, dunque, che va combattuta non solo in casa, ma, soprattutto, all’estero, e laddove questa è più forte, a cominciare, appunto, dalla Libia. Da qui, l’attivismo di Abu Dhabi a fianco dell’inaffidabile Generale Haftar, supportato con finanziamenti, consiglieri, miliziani ed equipaggiamenti militari. Un attivismo che ad un certo punto non poteva che entrare in collisione con i nostri interessi e portare alla rottura. A pensarci bene, però, non è una gran perdita. L’Italia ha ottimi amici nel Golfo: il Qatar, il Kuwait, senza dimenticare l’Iraq, strategico anello di congiunzione tra lo stesso Golfo ed il Levante, e pure i rapporti con l’Arabia Saudita sono buoni. E poi non dimentichiamo che potremmo trovare nella regione anche nuovi partner, a cominciare dall’Oman. Basta avere visione a fare meno post su Facebook.

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