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Argomento Selezionato: Eventi
anteprima logo RID Allo IAI presentato lo studio sul Next Generation Soldier

Lo scorso 29 novembre, presso la sede dell’Istituto Affari Internazionali, è stato presentato lo studio intitolato “The Next Generation Soldier: A Renewed System of Systems Approach?”.

anteprima logo RID NATO Industry Forum 2021

Difesa, industria e decisori politici: nella «tre giorni» italiana un momento di confronto in vista delle nuove strategie da approvare al vertice NATO di Madrid. A Roma il NATO Industry Forum 2021, a Pratica di Mare e su Nave Cavour a Civitavecchia l’esposizione dei sistemi d’arma «Occorre che il rapporto tra le Forze armate e l’industria evolva verso una sinergia tra tutte le componenti interessate, tenendo conto delle prioritarie esigenze di sviluppo capacitivo dello strumento militare e degli obiettivi di innovazione tecnologica e di competitività dell’intero paese», così si è espresso il Generale di Corpo d’Armata Luciano Portolano, attuale Segretario Generale della Difesa e Direttore Nazionale degli Armamenti. Egli lo ha fatto all’apertura della giornata dell’esposizione di mezzi ed equipaggiamenti prodotti dall’industria italiana del settore Diifesa. L’evento, che ha costituito la naturale prosecuzione della due giorni di lavori del Nato Industry Forum 2021 (NIF21), ha avuto luogo il 19 novembre scorso in 2 diverse sedi: la prima parte, in modalità statica, all’interno della base dell’Aeronautica Militare italiana di Pratica di Mare, dove sono stati collocati sistemi d’arma in dotazione alle forze terrestri e aeree dello strumento militare nazionale; la seconda, invece, a bordo della portaerei CAVOUR, nave ammiraglia della squadra navale della Marina e fiore all’occhiello della cantieristica italiana, per l’occasione ormeggiata al porto di Civitavecchia. Concepito su input della Rappresentanza italiana presso il Comitato Atlantico, l’evento è stato organizzato da Segredifesa assieme all’associazione delle imprese italiane per l’aerospazio, la Difesa e la Sicurezza (AIAD), l’associazione per i servizi, le applicazioni e le tecnologie Ict per lo spazio (ASAS) e quella delle imprese per le attività spaziali (AIPAS). La giornata è seguita all’articolato momento di confronto costituito dal NIF21, che in occasione della sua VII edizione per la prima volta si è svolto in Italia nei 2 giorni precedenti, il 17 e il 18 novembre. Si può affermare che essa è stata una vera e propria vetrina delle eccellenze italiane nel settore della ricerca, dello sviluppo e dell’industrializzazione nel campo della Difesa. A essa hanno tra gli altri preso parte, l’Ambasciatore Francesco Maria Talò (rappresentante permanente italiano presso il North Atlantic Council) e l’Onorevole Guido Crosetto (attuale presidente dell’AIAD), oltre a un nutrito gruppo di rappresentanti dell’industria e di attaché militari dei Paesi membri della NATO. Consistente la partecipazione delle imprese, più di 30, tra le quali Aerea, Leonardo, CIO, Elettronica, MBDA, Telespazio, Amazon Web Services EMEA, Thales Alenia Space, Beretta, Goriziane Engineering & ConstructionMAGroup, Rheinmetall, Telsy, Cubic e numerose altre. Per quanto concerne invece il NIF21 – evento che ha avuto invece luogo presso il Cavalieri Waldorf Astoria di Roma, del quale la RID fornirà nel prossimo numero un dettagliato resoconto unitamente a un’intervista esclusiva con il Generale Paolo Ruggiero, Deputy Supreme Allied Commander Transformation – va rilevato che si è trattato di un importante momento di confronto tra l’universo dei decisori politici, quello dei militari e l’industria della Difesa, nel corso del quale sono state analizzate e discusse le nuove sfide lanciate negli scenari di oggi, per affrontare le quali risultano indefettibili nuove e appropriate strategie. Il fondamentale ruolo svolto dalla ricerca e dall’industria alla luce delle sopravvenute modalità del confronto su scala globale, sia esso con avversari «sistemici» che con attori «non statuali», quali le organizzazioni e i gruppi terroristici o i sodalizi criminali di natura transnazionale, hanno condotto alla cessazione della validità di non pochi paradigmi tradizionali. Si impone dunque la necessità di pianificare le difese con riferimento a un contesto che ormai da tempo si caratterizza per il multidominio su scala regionale e globale, poiché l’attuale dimensione conflittuale è allo stesso tempo fisica, virtuale e cognitiva. L’interrogativo da porsi è allora quello su che cosa davvero sia una minaccia alla sicurezza nazionale di un Paese, concetto rispetto al quale, sovente, le opinioni pubbliche non sono in possesso di una precisa cognizione. E questo soprattutto in fasi storiche come quella attuale, caratterizzate per la loro proteiformità, appunto laddove tutto muta e molto in fretta, inclusi i parametri relativi ai conflitti che, ancora fino a poco tempo fa, mantenevano la loro validità. Allo specifico riguardo, sottolineando il «fondamentale ruolo svolto dalla ricerca e dall’industria alla luce di queste sfide», il Generale Ruggiero ha rilevato come il NATO Industry Forum costituisca «un fondamentale momento di confronto, approfondimento e analisi che vede protagonisti tre attori chiave: il livello politico dell’Alleanza, quello militare e quello dell’industria, non esclusivamente del comparto Difesa, perché anche altre componenti contribuiscono allo sviluppo capacitivo di assetti nell’ambito delle aree di interesse della NATO». Ad avviso del Generale Portolano, anch’egli intervenuto al NIF21, si rende comunque necessario «un set-up nella cooperazione tra ricerca e industria che coinvolga anche le piccole e medie imprese, questo nel quadro della contribuzione allo sviluppo del nuovo concetto strategico dell’Alleanza».

anteprima logo RID Il NATO Defense College celebra il proprio 70° anniversario

Il NATO Defense College celebra il proprio 70° anniversario come unica istituzione accademica dell’Alleanza Atlantica

anteprima logo RID Il NATO Defense College, l’unica istituzione accademica dell’Alleanza Atlantica, celebra il 70° anniversario

Il NATO Defense College (NDC) celebrerà il proprio 70° anniversario giovedì 18 e venerdì 19 novembre 2021. Questa importante ricorrenza vuole sottolineare il contributo fondamentale offerto all’Alleanza Atlantica dal NDC nel preparare i leader di oggi ad affrontare le sfide di domani, fornendo da sette decenni una formazione militare professionale sempre pertinente ai paesi alleati e partner.

a cura dello
anteprima logo RID Il Gen. Goretti è il nuovo CSMA

Il 28 ottobre presso l'aeroporto militare di Roma Ciampino, sede del 31° Stormo, si è svolta la cerimonia di avvicendamento tra il Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso e il Generale di Squadra Aerea Luca Goretti come Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica. All’evento erano presenti numerose autorità, compreso il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e il Capo di Stato Maggiore della Difesa (uscente) Gen. Enzo Vecciarelli. Nel suo discorso di commiato, il Generale Rosso ha voluto ricordare le difficili sfide affrontate dall’Aeronautica negli ultimi 18 mesi (pandemia e Operazione AQUILA OMNIA), “che hanno messo a dura prova le sue capacità”, ma anche i tanti progressi fatti dalla Forza Armata verso “l’implementazione di nuove capacità ed il lancio di nuovi programmi e cooperazioni afferenti i domini cibernetico e spaziale “(volo ipersonico suborbitale, calcolo e contrasto dei detriti spaziali, applicazione di realtà virtuale e aumentata nella manutenzione e nel supporto logistico), fondamentali per preparare l’Aeronautica “alle sfide ipotizzabili e impreviste del futuro”. Il Gen. Goretti ha sottolineato come nel suo mandato intenda guidare l’AM nel segno di un’assoluta continuità con quanto fatto dal Gen. Rosso, con l’attenzione sempre rivolta verso il mantenimento di “uno strumento aerospaziale all’avanguardia, di un’Aeronautica moderna, efficace, proiettata verso il futuro e che anticipa le esigenze”. Per farlo, ha proseguito il neo CSMA, bisogna “continuare ad addestrarci con la necessaria esigenza quantitativa e qualitativa delle capacità che siamo in grado di esprimere”. In tal senso, “auspico che le istituzioni assicurino le adeguate risorse umane e finanziarie” per consentire all’Aeronautica di affrontare le sfide e le minacce attuali e future. Sollecitato da RID, il Gen. Goretti ha poi parlato sia del lavoro che il team dell’Aeronautica – formato da “di ragazzi, capitani e maggiori con esperienza volativa attuale” - sta portando avanti con i colleghi britannici per la definizione di capacità e requisiti del TEMPEST, sia “della sinergia tra AM e Leonardo che ha consentito di sviluppare quella idea geniale che è l’IFTS”, centro avanzato d’addestramento e riferimento internazionale per la formazione dei piloti militari. Nel suo intervento, il Gen. Vecciarelli ha voluto ricordare i 3 anni di spinta innovatrice e di successi e che hanno contraddistinto il comando del Gen. Rosso, ponendo l’accento, in particolare, sull’incremento delle capacità di “trasporto strategico e di mobilità tattica a livello nazionale” - riferendosi, rispettivamente, alle operazioni di rientro dall’Afghanistan e al contributo fondamentale dei mezzi e degli uomini dell’Aeronautica durante l’intera fase pandemica – sul “consolidamento della Forza Armata nei settori cyber, spazio e multidominio, sull’elevata operatività degli stormi”. Il Gen. Goretti, ha proseguito, “si appresta a guidare l’AM in un periodo impegnativo e carico di sfide, culturali, militari e tecnologiche”. In chiusura, il Ministro Guerini ha evidenziato come “l’Aeronautica Militare, in quanto asset strategico sempre pronto all’impiego anche nei domini di frontiera, ha nel DNA l'obbligo di guardare al domani, dove lo sviluppo tecnologico cresce a ritmo esponenziale”. La complessità della stagione geopolitica attuale– ha aggiunto – richiede investimenti adeguati in sistemi d’arma ad elevato contenuto tecnologico, come il TEMPEST. Ciò, anche per mantenere l’Italia legata ai paesi più avanzati e per rafforzare la base tecnologica nazionale tramite il progresso in settori chiave, come quello cyber o di calcolo quantistico”.

anteprima logo RID Il ROS dei Carabinieri festeggia i suoi primi 30 anni

Il 21 ottobre scorso, presso la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma, si è svolto il convegno “Trent’anni di promozione dei valori della Costituzione”, una giornata di riflessione ed approfondimento sulle sfide di sicurezza che riguardano l’Italia, con lo scopo di celebrare il trentennale della fondazione del Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri, da sempre in prima linea contro l’eversione terroristica e la minaccia criminale in difesa dello Stato e dei cittadini.

La storia italiana degli ultimi sessant’anni e le diverse minacce che il nostro Paese si è trovato ad affrontare, hanno permesso al ROS di crescere continuamente, affinando metodi di lavoro, procedure e approcci che, ad oggi, costituiscono le fondamenta stesse del patrimonio dell’Arma. Come ricordato da Teo Luzi, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, l’analisi, la strategia investigativa e la cooperazione del ROS sono divenute i tre caratteri fondamentali che ne qualificano la professionalità, definendolo come baluardo essenziale nella difesa delle istituzioni democratiche e nella tutela dei principi della nostra Costituzione. Tuttavia, al di là di mere competenze tecniche, l’efficacia dell’azione del ROS, come sottolineato dallo stesso Generale di Divisione Pasquale Angelosanto, Comandante del Raggruppamento, è da ricercarsi anche in un esemplare “bilanciamento tra due opposti obiettivi: da un lato, la tutela della sicurezza pubblica e, dall’altro, il rispetto della dignità umana”.

Questo difficile ma necessario equilibrio ha consentito e consente tutt’ora al ROS di evolvere assieme e in risposta ad una minaccia terroristica in continua mutazione. Dalle drammatiche stagioni degli Anni di Piombo – che, come ha sottolineato il Comandante della Scuola Ufficiale Carabinieri e Generale di Divisione Claudio Domizi, hanno rappresentato un “monito a non abbassare mai la guardia” –, il terrorismo e le sfide, che esso pone alla sicurezza del nostro Paese, sono cambiati profondamente. Mentre l’azione terroristica delle Brigate Rosse poteva essere compresa entro parametri puramente politici e laici, traducendosi, a livello operativo, in episodi di violenza mirati a soggetti specificatamente scelti, il terrorismo confessionale jihadista ha sempre cercato di “guardare al locale e pensare globale”, muovendosi su più fronti e attaccando indiscriminatamente la collettività. Il jihadismo globale ha imposto, quindi, un confronto con un tipo di eversione più difficile da comprendere, in cui spesso, come sottolineato dal Presidente del Centro Studi Internazionali (CeSI) Andrea Margelletti, “la percezione è molto più forte della realtà”. La forza innovativa del terrorismo confessionale risiede infatti nella sapiente costruzione, a livello narrativo, di una retorica polarizzante e una visione manichea estremamente incisive e capaci di modellare la realtà stessa. Di fronte a questa, anche i migliori meccanismi di difesa e pianificazione risultano inutili, come dimostra anche l’epilogo della complessa esperienza internazionale in Afghanistan, spingendoci ad elaborare nuovi metodi e strategie per contrastare non solo un fenomeno concreto, ma anche un’ideologia tossica e radicalizzante.

In un panorama di continuo e profondo mutamento della minaccia terroristica, che sfrutta e interagisce con le nuove tecnologie e le nuove tensioni a livello sociopolitico, è sempre più necessario “non applicare a fenomeni nuovi dei paradigmi del passato”, come mette in luce il Dottor Giovanni Salvi, sapendo distinguere le novità dalle eredità ideologiche e operative in ogni forma di violenza eversiva. La necessità di un approccio di questo tipo viene d’altronde confermata dalle specificità del terrorismo fluido contemporaneo, profondamente influenzato dall’individualismo anarchico e sempre più difficile da riconoscere, prevenire e contrastare, poiché diventa tale solo nel momento in cui si traduce in violenza effettiva. Alla luce, quindi, di una maggiore complessità del fenomeno e di una più profonda diversificazione della galassia terroristica, diventa sempre più essenziale un’analisi e una strategia che sappia individuare le specificità di ogni manifestazione dell’estremismo violento, in modo tale da agire tempestivamente.

Allo stesso tempo, non bisogna dimenticare che la minaccia proveniente dalla criminalità mafiosa continua ad erodere la sicurezza dei sistemi economici, ambientali e sociali del nostro Paese. Al contrario dell’estremismo confessionale o politico contemporaneo, che fornisce una risposta individualista ad una crisi di valori generale, le organizzazioni mafiose continuano a creare delle strutture sociali di riferimento che vanno oltre il semplice legame di sangue, restituendo un senso di collettività sociale e un ritorno economico importante a chi vive in situazioni di profondo disagio. Come sottolinea il Professor Enzo Ciconte, la percezione del pericolo mafioso è diminuita, soprattutto alla luce del crollo verticale degli omicidi, ma le organizzazioni sopravvivono e sfruttano sapientemente anche i cambiamenti del contesto sociale ed economico italiano. Lo sviluppo, ad esempio, di forme di ecomafie operanti sul territorio o di una capacità specifica nell’organizzare frodi virtuali a livello transnazionale, dimostra come la criminalità organizzata sappia evolvere a seconda dei tempi, continuando ad erodere l’efficienza e la legittimità delle strutture sociali ed economiche legali del nostro Paese. In questo senso, risulta sempre più necessario che l’approccio e l’intervento degli apparati di sicurezza sia più olistico e sappia non solo creare presidi di prossimità, che sappiano agire in un’ottica di contrasto e ridimensionamento, ma anche una maggiore sensibilità collettiva nei confronti delle minacce mafiose attuali.

A trent’anni di distanza dalla fondazione del ROS, riflettere sugli obiettivi raggiunti sino ad ora e sulle sfide future diventa un esercizio essenziale per comprendere quanto è stato fatto e quanto ancora si può compiere in termini di sicurezza nazionale. Nel corso di questi decenni, il rispetto della Costituzione è sempre stato inteso come presupposto dell’efficacia della risposta dello Stato alle diverse minacce esistenti, definendo una linea d’azione capace di rispecchiare i valori stessi delle istituzioni democratiche difese ogni giorno. Alla luce delle recenti sfide che il nostro Paese si trova ad affrontare, quindi, è essenziale che la nostra Carta fondamentale continui a costituire non solo il quadro normativo, ma anche il riferimento democratico per ogni intervento dell’Arma.

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