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Argomento Selezionato: Terra
anteprima logo RID Intervista all’AD di Iveco DV, Ing. Claudio Catalano

Il rinnovato interesse da parte dell’EI per la componente cingolata, con il lancio del programma AICS (Armored Infantry Combat System), l’ammodernamento dell’ARIETE e le decisioni che dovranno essere prese sul carro da battaglia di nuova generazione stanno alimentando anche in Italia un dibattito che pone nuovamente al centro degli strumenti militari le componenti terrestri. RID non si è sottratta da questo dibattito, anzi lo ha alimentato con articoli, retroscena e non solo. Questa intervista all’Ing. Claudio Catalano, Amministratore Delegato di Iveco DV, va nella stessa direzione e ve la offriamo, come sempre, in esclusiva.

anteprima logo RID Ecco la proposta nazionale per il nuovo veicolo da combattimento per la fanteria dell’EI

Iveco DV e Leonardo hanno risposto all’esigenza dell’EI per un nuovo veicolo da combattimento per la fanteria – programma AICS (Armored Infantry Combat System) – con una proposta nazionale della quale RID è in grado di fornirvi in esclusiva un’anteprima. Si tratta di un nuovo mezzo del quale è già stato completato uno studio di fattibilità i cui dettagli verranno resi noti su RID 10/21, in edicola da domani ma già disponibile online in versione sfogliabile, nel contesto dell’intervista all’AD di Iveco DV, Ing. Claudio Catalano. Al momento per il programma AICS sono stati come noto stanziati, fino al 2035, 2,141 miliardi di euro, a fronte di un fabbisogno complessivo di circa 6 miliardi. L’EI punta ad acquisire un totale di 679 mezzi con i quali rimpiazzare DARDO ed M113.

anteprima logo RID Una nuova arma non letale arriva in Italia: il BOLAWRAP

La Polizia Locale di Genova sarà la prima in Italia a sperimentare il BOLAWRAP, una nuova arma non-letale, definita “dispositivo di contenimento da remoto”. BOLAWRAP consiste di un lanciatore di dimensioni compatte, poco più grandi di uno smartphone, che, con l’ausilio di una cartuccia a salve calibro .308, scaglia un cavetto in Kevlar lungo 2,3 m estremamente resistente dotato alle estremità di 2 ancorette. Il cavetto viene espulso con un ampio angolo, ad una velocità di circa 150 m/sec, che scende a 82 m/sec alla distanza di 3 m. Quando il cavetto entra in contatto con le gambe o il tronco del soggetto le ancorette, a causa dell’energia d’inerzia, tendono ad avvolgersi immediatamente intorno al soggetto stesso, ruotando 2 o 3 volte, e una volta a contatto col vestiario, si agganciano rendendo difficile/impossibile ogni tentativo di fuga. Il BOLAWRAP, soprannominato da qualcuno “il Taser gentile”, è attualmente in servizio in 55 diversi Paesi, mentre negli Stati Uniti è adottataoda 450 forze di polizia. Il sistema funziona tra 3 e 8 metri, ed un laser verde associato all’arma consente di mirare al tronco o alle gambe. La sperimentazione di Genova inizia a breve, con armi assegnate al Reparto Sicurezza Urbana e al Pronto Intervento, impiegando personale appositamente addestrato dall’azienda statunitense che lo costruisce. Alla presentazione hanno anche assistito rappresentanti dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, dell’Esercito e della Marina Militare (Gruppo Operativo Incursori), oltre ad un membro della Sicurezza Vaticana, ente che, è bene ricordarlo, ha acquisito il TASER diversi anni prima delle Forze di Polizia italiane, e senza alcuna polemica. Rispetto al TASER e ad altre armi non-letali, BOLAWRAP offre il vantaggio di non causare dolore o potenziali rischi di salute, pur necessitando di una distanza minima dal soggetto di almeno 3 m.

anteprima logo RID Nuove capacità “distribuite” per il GMLRS dal Regno Unito

Dal Regno Unito arrivano le prime indicazioni su alcuni degli sviluppi nazionali che il British Army spera di integrare negli upgrade al sistema Guided Multiple Launch Rocket System (GMLRS) da qui al 2030. Sono stati per ora messi a contratto importanti aggiornamenti per il veicolo lanciatore M270B1 e l’adozione dei raggi Extended Range da 150 km di gittata, oltre al nuovo Precision Strike Missile da “499 km” (e oltre, dopo l’abbandono del trattato INF) dell’US Army, ma ci sono piani per ulteriori capacità operative. In particolare il British Army vuole acquisire nuove capacità d’attacco areale (sostanzialmente perse con il ritiro delle sub-munizioni in seguito ai trattati per la limitazione dei rischi da UxO, Unexploded Ordnance) e anti-corazzati, oltre che, idealmente, capacità di ricognizione e guerra elettronica. Il Defence Science and Technology Laboratory (DSTL) sta quindi portando avanti un progetto, della durata prevista di circa 3 anni, per dimostrare un Payload Carrier da integrare sul razzo ER. Il Payload Carrier andrebbe poi ad imbarcare diversi carichi di missione. Lockheed Martin UK sta lavorando in particolare a 4 carichi: L’Area Fires Air Vehicle (AFAV) userebbe dei mini-droni, coordinati dall’AI, per scovare e distruggere veicoli corazzati ed altri bersagli all’interno di una data area. Un’altra configurazione userebbe droni o sensori paracadutati per ricognizione ed acquisizione bersagli (ISTAR) e per la valutazione degli effetti sul bersaglio dopo un attacco (Battle Damage Assessment). Il Counter Sensing and Decoy Payload rilascerebbe invece delle contromisure attive a perdere, capaci di generare falsi bersagli, fare jamming e in generale disturbare temporaneamente le difese aeree avversarie.

anteprima logo RID Il carro britannico CHALLENGER 3

Il 22 marzo scorso, il British Army ha potuto annunciare la firma del contratto per la modernizzazione dei propri CHALLENGER 2. Il costoso e profondo upgrade porterà, di fatto, ad un carro profondamente diverso dall’attuale, molto più performante e finalmente scevro dell’unicità del suo munizionamento, che è sempre stato un unicum in ambito NATO, con tutte le conseguenze che questo ha comportato. Il percorso che ha portato a questo intervento di aggiornamento è stato piuttosto tortuoso. La storia dei programmi del British Army per nuovi veicoli corazzati negli ultimi 20-30 anni è complessa e dolorosa ed ha avuto ripercussioni devastanti sia sull’Esercito medesimo, sia sull’industria nazionale del settore, che è stata prima uccisa e ora, forse, avviata verso una resurrezione. Nei mesi scorsi c’è stata tanta incertezza con ripetuti articoli sulla stampa britannica che adombravano un ritiro anticipato e completo dei CHALLENGER del British Army. Alla fine il Segretario di Stato alla Difesa è intervenuto per ribadire che i carri sarebbero rimasti. In effetti, il CHALLENGER 2 esce dall’Integrated Review abbastanza bene. La riduzione nel numero dei reggimenti, da 3 a 2, era già da tempo parte dei piani del British Army, come discusso nei mesi scorsi su queste pagine (vedi RID 12, 2020), visto che il Reggimento KING’S ROYAL HUSSARS è avviato alla conversione sul nuovo cingolato da ricognizione AJAX. Quindi, se nel 2010 si era deciso di mantenere 227 carri, ora si scenderà a 148, a cui si aggiungeranno 32 carri per l’addestramento dei conduttori. L’aggiornamento che questi veicoli riceveranno, tuttavia, è molto più radicale e decisivo di quello originariamente programmato. Il carro risultante sarà in larga misura nuovo, tanto che si è ufficialmente deciso di designarlo CHALLENGER 3.

anteprima logo RID Krauss-Maffei Wegmann: LEOPARD 2 ma non solo

Pronunciando la sigla KMW si pensa immediatamente al LEOPARD 2, il carro da combattimento (MBT) europeo più famoso e diffuso. Nato per contrastare i carri sovietici nel periodo della Guerra Fredda, il LEOPARD 2 è ancora il carro occidentale “di riferimento” ed è oggetto di svariati programmi di aggiornamento. KMW non è però solo MBT e, anzi, il gruppo con sede principale a Monaco di Baviera continua ad ampliare le sue competenze (vedi box). Una visita dalle parti di Krauss-Maffei Straße, l’azienda ha sede nell’omonima via, ha permesso all’inviato di RID di fare il punto sulla situazione, approfondendo anche alcuni temi che a Monaco considerano potenzialmente interessanti per il mercato italiano. La prima tematica di interesse per il nostro Paese è certamente quella relativa ad un nuovo veicolo da combattimento per la fanteria. Non che sia stato possibile avere dettagli tecnici precisi, ma certo è che nel corso di questo incontro KMW ha parlato pubblicamente di questo progetto: si è trattato, a quanto ci risulta, della prima volta in assoluto. Considerando che nei prossimi anni molte Forze Armate, e fra queste, appunto, pure l’Esercito Italiano, hanno la necessità di rinnovare la loro flotta di veicoli cingolati da combattimento della fanteria, KMW, forte della propria esperienza nel settore, (fa parte del consorzio PSM che ha sviluppato e prodotto il PUMA per l’Esercito Tedesco), ha deciso di affrontare un mercato finora inesplorato. Il progetto è ancora circondato da un grande riserbo: KMW vuole infatti trovare partner internazionali da coinvolgere fin dall’inizio, in modo, da un lato, di rispondere ai requisiti locali e, dall’altro, far risultare il prodotto appetibile anche sotto l’aspetto del coinvolgimento industriale. Nel corso dei colloqui avuti con diversi responsabili è emerso che KMW mira ad una modularità ancor più spinta rispetto a quella del BOXER - altro prodotto di KMW poiché l’azienda fa parte (con il 36%) del consorzio ARTEC insieme a Rheinmetall (64%) - veicolo blindato 8x8 il cui scafo è in grado di accettare moduli di missione di vario tipo che possono essere scambiati in tempi molto brevi grazie al sistema d’accoppiamento con la piattaforma. Nel dicembre scorso KMW ha partecipato alla giornata industriale organizzata dall’Esercito Italiano avente come tema “Un sistema di combattimento corazzato per la fanteria di nuova generazione,” nel quale lo Stato Maggiore Esercito ha delineato i propri requisiti, fra i quali la modularità è risultata essere un elemento chiave e discriminante in vista dell’acquisizione di una famiglia di veicoli destinati non solo all’Arma base, nelle versioni combattimento, posto comando, controcarro, portamortaio, ambulanza e recupero, ma anche ai reparti dei supporti delle brigate pesanti, nelle versioni genio, SHORAD (SHOrt RAnge Air Defence) e portamunizioni. Un’altra nazione che potrebbe lanciare un programma d’acquisizione di un nuovo IFV è la Spagna, anche se questo dovrebbe concretizzarsi in tempi più lunghi rispetto a quello italiano considerando che il PIZARRO è molto più recente del DARDO. Ovviamente non appena qualche dato in più sarà disponibile i lettori di RID saranno tempestivamente informati.

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