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Argomento Selezionato: Terra
anteprima logo RID L’Esercito Francese riceve i primi blindati GRIFFON

Il Ministro della Difesa francese, Florence Parly, ha presenziato il 4 luglio scorso alla consegna nall’Esercito Francese dei primi 6 VBMR (Véhicule Blindé Multi-Rôle) GRIFFON presso lo stabilimento NEXTER di Satory. Il GRIFFON è un APC ruotato 6x6 da 25 t. Essendo derivato dalla meccanica di base di un camion tattico ad alta mobilità, ha motore frontale, ampia cabina vetrata e compartimento truppe posteriore. Trasporta una squadra di 8 fanti equipaggiati, più 2 uomini di equipaggio, ed è armato con una Remote Weapon Station HORNET sviluppata da Arquus ed armata di mitragliatrice da 12,7 mm, oppure di MAG 58 da 7,62 mm o di lanciagranate automatico da 40 mm. La HORNET è prodotta in 3 diverse varianti, destinate rispettivamente ai 3 nuovi veicoli al centro della modernizzazione dell’Esercito Francese: JAGUAR, GRIFFON e SERVAL. GRIFFON e JAGUAR, pensati fin dall’inizio per operare a stretto contatto, soprattutto nelle 2 brigate “medie” dell’Armee de Terre, hanno un’elevata comunanza di parti meccaniche. Il GRIFFON è destinato a rimpiazzare la maggior parte degli oltre 2.600 VAB (Véhicule de l’Avant Blindé) attualmente in uso, con i veicoli rimanenti destinati ad essere sostituiti dal VBMR Leger 4x4, attualmente in sviluppo e battezzato SERVAL. La produzione del SERVAL potrebbe poi essere estesa per rimpiazzare anche i VBL. Il GRIFFON al momento è in produzione in 4 varianti principali: APC, posto comando, ambulanza e direzione tiro d’artiglieria, ma altre varianti si aggiungeranno, fra cui un porta-mortaio con arma da 120 mm, veicolo del genio e veicolo di recupero. La variante APC è prodotta comunque in sotto-varianti che si differenziano per equipaggiamento e sistemazioni interne: il veicolo per la sezione di fanteria è pensato per essere compatibile con l’equipaggiamento FELIN; una sotto-variante è pensata per i team mortaio da 81 mm, una per i tiratori scelti ed una per il trasporto dei team missili anticarro MMP. Thales è responsabile dell’elettronica di bordo. Il GRIFFON è una componente fondamentale del programma di modernizzazione e digitalizzazione SCORPION (Synergie du contact renforcée par la polyvalence et l'infovalorisation). Ulteriori dettagli su RID 8/19.

anteprima logo RID Alpini: training con i colleghi omaniti

Alpini e fanti omaniti insieme per SUN MOUNTAIN, esercitazione che ha visto aliquote del Royal Army of Oman cimentarsi sulle cime abruzzesi con le Penne Nere del 9° Alpini della Brigata TAURINENSE. Accordi e scambi fra Repubblica Italiana e Oman non sono nuovi e, fra i memorandum sottoscritti da Roma e Mascate, uno (firmato a Roma il 23 marzo 2004) riguarda proprio la Difesa. Tre anni fa, inoltre, l’allora Ministro Roberta Pinotti si è recata in Oman per seguire da vicino l’esercitazione SUN MOUNTAIN 2016, svoltasi con la partecipazione di 120 militari dell’Esercito Italiano e che ha anche permesso agli Omaniti “di familiarizzare con mezzi ed equipaggiamenti di produzione nazionale” come si legge in una nota (difesa.it - 22 settembre 2016). Dunque, se da un lato esercitazioni bilaterali si susseguono già da qualche tempo, dall’altro è forse mancata l’opportunità di guardare da vicino come esse avvengano. Occasione che RID ha avuto nell’ultima settimana di giugno, vivendo le fasi salienti di SUN MOUNTAIN 2019. Il sole batte caldo sulla montagna aquilana e sotto gli equipaggiamenti la pelle suda e mantenere la concentrazione diventa difficile. Il film (“argomento” dell’esercitazione) ha al centro un hub avversario che cerca di destabilizzare il territorio in cui si opera. Il “nemico” occupa 2 aree: Monte Stabiata e l’anfiteatro naturale di Monticchio, entrambe località non distanti da L’Aquila. “Partiti appiedati dalla Caserma (Pasquali, nda) hanno svolto attività di pattuglia notturna e diurna, con osservazione, attacco e neutralizzazione dell’obiettivo. L’obiettivo era un team con funzione OPFOR (Opposing Force), cioè componente militare che ha compito di rappresentare il ‘nemico’ e della quale hanno fatto parte il plotone fucilieri della fanteria alpina, aliquote del Royal Oman Army e istruttori” spiega il Maresciallo Capo Agostina Pischedda, descrivendo ciò che è avvenuto fra domenica e lunedì sulle cime dello Stabiata. Qualcosa di unico nel vero senso della parola: l’assoluto realismo permette di muoversi, operare, reagire al fuoco in un contesto di stress per la notte trascorsa fra marcia e bivacco, per il clima (freddo nelle ore notturne, caldo asfissiante già di prima mattina), per il rumore delle piccole cariche e per l’ingombrante protezione. Già, perché si “tira” a munizione marcante, sorta di paintball evoluto che, se raggiunge parti scoperte, può lasciare lividi. E siccome la sicurezza è un chiodo fisso per l’Esercito testa, volto, braccia, addome e ventre molle sono rigorosamente protetti, anche a costo della sauna. La marcante è un’eccezionale strumento di formazione, semplice nell’uso ma imbattibile in addestramento. Un vero e proprio proiettile, dello stesso peso di quelli “reali”, compatibile con le armi di reparto opportunamente riadattate per lo scopo che, considerato il contesto nostrano, sono la mitragliatrice di squadra FN MINIMI e il fucile d’assalto Beretta ARX 160. Nei giorni di SUN MOUNTAIN non manca, tuttavia, di scorgere il celebre Steyr AUG A1 posto sopra la caratteristica Desert DPM (Disruptive Pattern Material) con i toni tendenti al rosso. Caratteristica perché il profondo legame, storico, con l’Inghilterra ha spinto nel corso degli anni Mascate a dotarsi di equipaggiamento made in England. Dal canto suo Londra, in virtù di un accordo stipulato nel 1958, provvede a seguire e a formare le locali Forze Armate (circa 100.000 unità, delle quali 25.000 delle Forze Terrestri). Vincoli decennali che, tuttavia, non impediscono al Royal Oman Army di intrattenere relazioni con altri eserciti occidentali: Italia, Stati Uniti e Francia. Torniamo a SUN MOUNTAIN. Giorno X dell’esercitazione; è il 27 giugno e tutto ciò che è stato appreso verrà messo in campo, testando l’operabilità dei militari dei due eserciti. E’ un momento delicato e importante, quindi trovarsi nel bel mezzo dello scontro aiuta ad avere una visuale a 360 gradi degli eventi. A differenza dello Stabiata a Monticchio si “scende”. La discesa dalla quota è il centro dell’azione che si articola in team di rocciatori che si calano per recuperare ostaggi e plotoni che scendono all’ “australiana” ovvero di corsa, agganciati a funi e facendo fuoco con l’arma in dotazione (i già citati ARX e Steyr). “Vertical warfare”: la verticalità della montagna è scuola per truppe che devono imparare a destreggiarsi in un ambiente duro e faticoso. Salire senza farsi notare, sotto il peso di equipaggiamento e arma, per poi lanciarsi verso il basso in una corsa durante la quale l’occhio sta attento agli speroni insidiosi e al pericolo rappresentato dal nemico di fronte. Che spara. Il film “racconta” una forza ostile concentrata nell’avvallamento, circondata e neutralizzata dai plotoni misti italo-omaniti che, liberatisi dell’imbrago, raggiungono rapidamente il campo avversario. “Busto in avanti e affidatevi alla corda, che non vi molla” ricorda l’istruttore di roccia ai discesisti “australiani”, aggiungendo che il rischio di caduta “c’è se rimanete dritti e se non vi concentrate nella discesa”. Poco più in là il Comandante del 9° Colonnello Paolo Sandri, il Comandante della Brigata TAURINENSE Generale Davide Scalabrin e un alto ufficiale omanita seguono le operazioni da un palco allestito poco distante.

anteprima logo RID Ridimensionato l’AMV dell’ARIETE

Secondo quanto si apprende dal DPP 2019, il programma di Ammodernamento di Mezza Vita (AMV) del carro ARIETE è stato ridimensionato. Lo stanziamento complessivo è stato ridotto da 421,7 milioni di euro a 297,3 milioni di euro, comprensivi dei primi 35 milioni per l’aggiornamento di 3 carri prototipali. Il numero di mezzi interessati dall’aggiornamento è stato programmato in 125.

anteprima logo RID Batterie NASAMS 2 per l'Australia

L'Australia avvia l'acquisizione del sistema missilistico NASAMS, scelto come rimpiazzo per gli RBS-70. 

anteprima logo RID Roccia, mortai e ferrata: il maggio intenso del 9° Alpini

Un maggio particolare e pieno di attività: il personale della Caserma “Pasquali” dell’Aquila, sede del 9° Reggimento Alpini della Brigata TAURINENSE, vive un periodo di intensa preparazione ai molteplici impegni che l’unità è chiamata a sostenere. “Racchetta a 45 gradi, mi raccomando: tutti allineati. No, ora gli sci incrociati sulle spalle”. La preparazione per la ricorrenza del 73° della Repubblica Italiana è già nel vivo, con gli Alpini che sembrano perfettamente inquadrati come quando dovranno sfilare per via dei Fori Imperiali. In realtà si tratta solo di uno dei molteplici impegni che assorbono i circa 1100 militari in servizio al 9°. Strade Sicure rappresenta ancora, infatti, un’attività importante e per la quale l’attenzione degli istruttori è massima. Le penne nere, al momento impegnate a sorvegliare le zone terremotate e altri centri italiani, verranno presto chiamate ad un turno di 180 giorni nella Capitale, contribuendo a vegliarne l’ordine pubblico dall’estate al periodo natalizio. Poco prima dell’alza bandiera, in un’Aquila assonnata e bagnata dalla pioggia, una compagnia ha lasciato la “Pasquali” alla volta del Monte Stabbiata, poligono naturale da decenni teatro di esercitazioni molto realistiche: dall’uso delle armi individuali e di squadra all’orienteering. D’altronde la vastità degli spazi, il verde rigoglioso, gli ostacoli naturali e i frequenti sbalzi climatici ne fanno luogo ideale per testare capacità e resistenza allo stress delle truppe da montagna. La compagnia è su 4 team, ciascuno composto da un tavolettista, un goniometrista, un calcolatore e un radiofonista; a coordinarli il comandante del plotone che, ricevute le coordinate, le comunica al comandante squadra di tiro. “C’è! C’è! C’è! C’è! Pronti al fuoco. Fuoco!” E l’imponente Brandt Thomson MO-120-RT-61 da 120 mm spara… senza sparare. E’ un’esercitazione, molto vicina alla realtà va bene, ma la granata non serve poiché ciò che conta è il rispetto delle procedure e degli ordini impartiti dalla catena di comando. Il “C’è c’è” indica la precisione del puntamento: la manopola sotto il fusto dell’arma rotea fino a “toccare” il punto preciso. Poi, gli Alpini sollevano il pesante simulacro verso la bocca: partisse davvero, il proiettile avrebbe un tiro utile fra gli 8.000 e i 12.000 m con una cadenza stimata di 6-10 colpi al minuto. Procedure tutt’altro che facili da ricordare specie quando stanchezza, stress e freddo iniziano a farsi sentire. Altri team sono al lavoro a Paganica, località simbolo del terremoto 2009 dove una lapide ricorda il contributo delle Forze Armate al ripristino della strada che collega il paese al Santuario della Madonna d’Appari. E proprio qui, fra Paganica e Camarda, nel suggestivo scorcio della montagna abruzzese che incrocia l’edificio sacro del XIII Secolo, dopo una galleria ricavata dalla roccia (niente fari e cemento, un vero e proprio buco), che si erge una parete di alcune decine di metri dove gli Alpini si esercitano… in verticale. Anche in questo caso il livello di preparazione (e di realismo) è alto: si inizia con una parete finta, in palestra, si prosegue sul monte e si guarda più in alto, al Corno Piccolo del Gran Sasso prossima meta per una iniziativa singolare, quanto importante e la cui eco resterà nel tempo. “Non è la prima volta che una croce viene posizionata in vetta: la prima operazione avvenne oltre 30 anni fa ad opera dei Vigili del Fuoco; questa volta sarà però una squadra del Soccorso alpino militare dell’Esercito Italiano che ne poserà una nuova in luogo della precedente. Un’iniziativa che ha uno scopo ben preciso: valorizzare le bellezze naturalistiche del Parco nazionale e consolidare i rapporti di collaborazione e amicizia con le autorità locali e con i VVF, molto impegnati nel corso delle operazioni di soccorso alla popolazione durante il sisma” spiega il Maggiore Careddu, capo dell’Ufficio operazioni, dal quale dipendono tutte le attività del 9°. Scalata del Corno Piccolo compresa. La sezione del Maggiore è una sorta di “Grande Fratello” delle truppe alpine in grado di rendere operativi gli ordini del comandante senza mai perdere di vista la situational awareness. Da grandi schermi è infatti possibile seguire le attività degli alpini, così da essere pronti ad ogni evenienza: non è solo controllare che si lavori bene, ma soprattutto che lo si faccia in sicurezza. Un’ulteriore attività che impegna il reggimento è il poligono, con tiro singolo o in squadra: esercizio fondamentale e non solo per saper sparare. Infatti è qui che si completa la formazione del militare di Strade Sicure, un’operazione importante e motivo di orgoglio per l’Esercito Italiano che, dal 2008, schiera il maggior numero di uomini e donne in situazioni delicate, dai borghi del cratere per prevenire episodi infami di sciacallaggio alle metropoli e ai siti sensibili. Obiettivi nei quali, più che avere una buona mira, fondamentale sono la calma, la lucidità e valutazione della situazione, elementi tenuti in grande considerazione dagli istruttori del 9° Alpini.

anteprima logo Esercito Italiano Addestramento per il supporto alla Protezione Civile

Esercitazione congiunta di Protezione Civile, organizzata dalla Regione Friuli Venezia Giulia nel distretto “Meduna-Cellina".

a cura dell'
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