LEONARDO
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Argomento Selezionato: Sicurezza
anteprima logo RID Attacco all'Arabia Saudita: una valutazione

L’attacco subito dall’Arabia Saudita contro le strutture Aramco per la raffinazione del petrolio e lo stoccaggio di gas di Abqaiq (la più grande al mondo in termini di produzione petrolifera) e Khurais ha ancora diversi punti oscuri. In primis, ancora non è chiaro chi siano i responsabili. Se si analizzano gli avvenimenti più recenti, i principali indiziati risulterebbero i ribelli yemeniti Houthi, che hanno colpito diverse volte, e quasi sempre indisturbati, basi aeree e strutture sensibili in territorio saudita. Peraltro, gli Houthi hanno rivendicato l’azione. Negli ultimi mesi, tuttavia, i Pasdaran hanno sensibilmente incrementato le proprie attività di supporto logistico e militare in favore delle milizie sciite irachene (Hashd al-Shaabi e Kata’ib Hezbollah) unite nelle cosiddette “Unità di Mobilitazione Popolare”. Proprio alla luce del rinnovato coinvolgimento iraniano in favore di tali entità, peraltro, nelle ultime settimane l’Aeronautica Israeliana ha effettuato 2 raid contro alcune strutture destinate allo stoccaggio di razzi con kit di precisione e di missili balistici tattici a corto raggio FATEH-110, consegnati dall’Iran alle UMP. Anche la dinamica della possibile ricostruzione del raid è difficile da chiarire. Secondo le immagini satellitari, l’azione sembrerebbe essere stata molto precisa e complessa. Gli Americani sostengono che la direzione dell’attacco sarebbe stata nordoccidentale. Di per sé ciò non significa nulla poiché sia i droni che in misura minore i missili cruise possono seguire profili diversi nella loro porzione terminale d’attacco per confondere le difese. Tuttavia, l’ipotesi di una provenienza dall’Iraq non è da scartare considerati alcuni indizi: un video girato da un civile kuwaitiano, in cui si percepisce il passaggio di oggetti volanti non identificati in direzione est-sudest; il decollo, dopo meno di 3 ore dagli attacchi, di un velivolo AEW&C Saab-2000 del 60° Squadrone dell’Aeronautica Saudita che ha effettuato una missione di pattugliamento dello spazio aereo a ridosso del confine con l’Iraq, monitorando il possibile arrivo di ulteriori minacce; infine, la mobilitazione generale della difesa aerea kuwaitiana a meno di 24 ore dal raid. Tali elementi non implicano necessariamente l’esclusione degli Houthi dai possibili responsabili, tenuto conto che già in altre 2 occasioni, nel 2018, i ribelli furono in grado di effettuare raid dal territorio iracheno, seppur in scala decisamente ridotta rispetto all’attacco del 14 settembre, con l’aiuto delle UMP. L’attacco contro Abqaiq e Khurais sarebbe stato comunque effettuato tramite l’utilizzo combinato di non ben identificati droni circuitanti “a perdere” (SAMMAD-3?) e missili cruise HOVAYZEH e QUDS-1 (varianti derivate dall’iraniano SOUMAR), probabilmente alleggeriti della testata bellica per aumentare la capacità di carico del propellente ed incrementarne la gittata. Il totale dovrebbe essere di almeno 20-40 velivoli/missili, considerando i 19 punti d’impatto rilevati sui siti di Abqayq e Khurais (in quest’ultimo sono state danneggiati alcune strutture ed è stato rinvenuto un missile nel deserto a nordovest dell’hub, precipitato probabilmente per motivi tecnici). Detto questo, nonostante la quantità e qualità di mezzi messi in campo, la realtà dice che il Regno saudita non riesce a concludere a suo favore il conflitto in Yemen - anzi gli Houthi continuano a colpire postazioni militari saudite quasi indisturbati - e, in generale, a proteggere il proprio spazio aereo da minacce simmetriche (missili cruise/balistici) e asimmetriche (droni). Ciò indica un’incapacità in primis dottrinale, nonché nell’addestramento e nel corretto utilizzo degli avanzati sistemi d’arma a disposizione. Tuttavia bisogna pur osservare che tecnicamente sistemi come i PATRIOT o gli HAWK a disposizione dei Sauditi sono stati concepiti per la difesa aerea e missilistica “tradizionale” (aerei, missili balistici e missili standoff lanciati da aerei) ed hanno delle difficoltà ad intercettare droni e missili da crociera in volo a bassissime quote, per i quali sono necessari soprattutto sistemi terra-aria a corto raggio, sistemi di guerra elettronica ed un’allerta ridondante e stratificata comprendente radar in bada X, UAV e palloni aerostati. La seconda lezione è che se confermata la pista irachena o yemenita, verrebbe ancora una volta dimostrato il salto di qualità compiuto da organizzazioni e gruppi irregolari sempre più capaci militarmente ed operativamente, non solo grazie al supporto di “patroni” esterni, ma anche grazie alla diffusione orizzontale di tecnologie via, via più accessibili.

anteprima logo RID L’uso dei tunnel a fini militari e criminali

Medio Oriente, Messico, Corea del Nord, Kashmir sono solo alcuni punti sulla mappa dove in questo momento c’è qualcuno che sta scavando una galleria per fini militari o criminali. Regimi, eserciti, insorti,

anteprima logo RID Gli Iraniani tentano sequestro di petroliera britannica

Imbarcazioni veloci iraniane – FAC (Fast Attack Craft) - hanno tentato di abbordare la petroliera britannica MV BRITISH HERITAGE, registrata all’Isola di Man, ma hanno desistito quando la fregata Type 23 HMS MONTROSE si è frapposta fra loro e la petroliera. Il tentativo di cattura avviene dopo che l’Iran ha minacciato ritorsioni per il sequestro, nei giorni scorsi, della petroliera GRACE 1 (vedi foto) nelle acque territoriali di Gibilterra. Nei giorni scorsi, la fregata HMS MONTROSE ha iniziato a tallonare da vicino le navi con bandiera britannica in navigazione nell’area di Hormuz ed il transito avviene adesso con cautela e seguendo rotte il più possibile distanti dal limite delle acque iraniane. La HMS MONTROSE è la prima unità scorta britannica ad essere basata permanentemente nella nuova base aperta dal MOD in Bahrain. Arrivata nei mesi scorsi dall’Asia-Pacifico, rimarrà nel Golfo per circa 3 anni prima di rientrare in patria. Il tentato sequestro è avvenuto nell’area dell’isola di Abu Musa, amministrata dall’Iran ma rivendicata degli Emirati Arabi Uniti, e situata in prossimità di rotte obbligate per le grandi navi. Le navi britanniche sono rimaste in acque internazionali durante tutta l’operazione. L’Iran questa mattina ha negato di aver cercato di catturare la petroliera, ma il CENTCOM statunitense sostiene di avere immagini video riprese da uno dei suoi velivoli in pattugliamento. Al momento, il video non è ancora stato rilasciato. Prima dell’alba del 4 luglio scorso, il governo di Gibilterra era intervenuto per bloccare la superpetroliera GRACE 1, diretta in Siria con un carico di greggio iraniano. Secondo l’intelligence, la GRACE 1 stava agendo in violazione delle sanzioni dell’Unione Europea. Il governo di Gibilterra ha incaricato la Royal Gibraltar Police e i locali elementi dell’Her Majesty’s Customs Service britannico di sequestrare la nave e il suo carico, ed ha richiesto l’assistenza dei Royal Marines per l’abbordaggio. Un team d’abbordaggio del 42 Commando Royal Marines, supportato da un elicottero AW-159 WILDCAT, aveva messo in sicurezza la nave, che rimane in stato di fermo a Gibilterra. La nave non batte bandiera iraniana, ma il greggio a bordo è iraniano e Teheran ha ripetutamente minacciato ritorsioni.

anteprima logo RID EUCISE 2020: l’Europa e la sorveglianza marittima

Leonardo guida un RTI che ha installato il test bed per il programma EUCISE. 

anteprima logo RID Haftar minaccia Tripoli

In una mossa a sorpresa, ma non troppo, le forze fedeli al Generale Haftar stanno avanzando verso i sobborghi di Tripoli, provenienti da sud, e verso Sirte, lungo la fascia costiera. In un comunicato, l’LNA (Libya Nationa Army) di Haftar ha annunciato l'intenzione di liberare anche la Tripolitania e la stessa capitale dai “terroristi”. Le forze del Generale sarebbero in particolare giunte fino alle porte di Garian, 100 km a sud di Tripoli, ed il sindaco della città avrebbe ufficialmente chiesto aiuto a Serraj. Secondo alcune fonti, addirittura, la città sarebbe già nelle mani di Haftar. In risposta il Governo di Tripoli ha annunciato la mobilitazione di tutte le milizie. L’azione del Generale sembrerebbe tuttavia avere solo l’obbiettivo di condizionare il processo politico in corso, condotto con la mediazione dell’ONU, per far arrivare Haftar alla Conferenza Nazionale Libica, che si terrà a metà mese a Ghadames, da una posizione di forza. Da un punto di vista militare, infatti, l’avanzata dell’LNA presenta tutta una serie di incognite. Innanzitutto l’allungamento delle linee logistiche, rispetto alle basi di partenza nell’est e nel sud del Paese, e poi l’incognita dell’atteggiamento della 7ª Brigata dei fratelli Kani di Tharuna, che in questi mesi si sono scontrati più volte con le milizie tripoline fedeli a Serraj. A ciò bisogna aggiungere il peso militare di Misurata, di per sé capace di cambiare ogni equilibrio sul terreno, che finora è stato un prezioso puntello di Serraj nella capitale.

anteprima logo RID Prende corpo la Guardia di Frontiera europea

Il rafforzamento delle frontiere esterne è cruciale per la sicurezza in assenza di confini interni. 

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