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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID La Turchia fuori dall'F-35

La reazione americana alla consegna della prima batteria di S-400 alla Turchia non si è fatta attendere e la Casa Bianca ha annunciato la cancellazione della partecipazione turca al programma F-35 e la definitiva sospensione delle consegne dei velivoli alla Turchia. Inoltre entro il 31 luglio tecnici e piloti di Ankara negli USA dovranno rientrare in patria. La questione è politica, ma anche tecnica poiché tra S-400 ed F-35 c’è un'incompatibilità di fondo. Con il sistema antiaereo russo, infatti, il velivolo dovrebbe volare solo in maniera non stealth poiché rischierebbe altrimenti di essere abbattuto considerando che gli Americani non hanno nessuna intenzione di condividerne i codici di identificazione e temono che la caratterizzazione radar dell’F-35 possa finire ai Russi, che non aspetterebbero altro. A ciò bisogna aggiungere il fatto che l’S-400 non è integrabile nella difesa aerea NATO, di cui la Turchia fa parte, sia per questioni tecniche e di interfaccia, ma anche perchè si rischierebbe il trasferimento di informazioni NATO-sensibili sempre ai Russi. Per quanto riguarda la cancellazione della partecipazione di Ankara al programma F-35, ricordiamo che Washington aveva già interrotto le consegne di parti, supporto e manualistica indispensabili per preparare l'Aeronautica Turca a prendere in consegna gli F-35, di cui aveva ricevuto i primi 2 esemplari, su un totale previsto di 100 (più eventualmente anche una ventina di F-35B per la LHD ANADOLU), tuttora “fermi” a Luke. Ankara è un partner di Livello 3 nel programma Joint Strike Fighter, a cui ha contribuito con 195 milioni di dollari nella fase di sviluppo, ed è parte integrante con le sue aziende della catena di fornitura. In particolare, TA è second source, dopo Northrop Grumman, della sezione centrale di fusoliera, produce il 45% dei piloni di carico per armi aria-terra ed elettronica associata, nonché il rivestimento in composito dei portelli della baia interna; Kale è fornitrice unica a livello globale di alcuni elementi del carrello, mentre altre componenti vengono prodotte in sub-fornitura; Roketsan e Tubitake realizzano, in partnership con Lockheed Martin, il missile standoff SOM-J trasportabile internamente al velivolo. A ciò bisogna aggiungere altra componentistica strutturale e non. Infine, la Turchia si era anche assicurata la produzione dei motori F-135 per la sua flotta, oltre che lo status di deposito di manutenzione principale per i motori degli F-35 dell'area mediterranea ed europea. Il Pentagono si è già da tempo attivato per rimpiazzare i fornitori turchi ed ha stimato che il ri/orientamento in altri paesi della catena di fornitura turca costerebbe almeno 600 milioni di dollari solo di costi non ricorrenti.

anteprima logo RID Un nuovo ICBM per gli USA: parte la gara

L’USAF ha rilasciato una RFP (Request For Proposal) per l'acquisizione del nuovo missile balistico intercontinentale - Ground Based Strategic Deterrent – destinato al rimpiazzo dei MINUTEMAN III attualmente in servizio. Nella gara sono contrapposte Boeing e Northrop Grumman che già da tempo stanno conducendo gli studi per la maturazione delle tecnologie e la riduzione del rischio del programma. Il contratto, con il quale si darà avvio al progetto di dettaglio ed alla produzione dei primi prototipi, dovrebbe essere assegnato entro il prossimo anno.

anteprima logo RID L’S-400 arriva in Turchia

Il Ministero della Difesa turco ha annunciato l'inizio delle consegne da parte della Russia del sistema missilistico antiaereo/antimissile S-400. Come noto, la questione S-400 ha fatto precipitare ai minimi termini le relazioni tra Ankara e gli USA, che hanno reagito all'indisponibilità turca a rivedere il procurement del sistema antiaereo russo bloccando il trasferimento degli F-35. La questione è politica, ma anche tecnica poiché tra S-400 ed F-35 c’è un'incompatibilità di fondo. Con il sistema antiaereo russo, infatti, il velivolo dovrebbe volare solo in maniera non stealth poiché rischierebbe altrimenti di essere abbattuto considerando che gli Americani non hanno nessuna intenzione di condividerne i codici di identificazione e temono che la caratterizzazione radar dell’F-35 possa finire ai Russi, che non aspetterebbero altro. A ciò bisogna aggiungere il fatto che l’S-400 non è integrabile nella difesa aerea NATO, di cui la Turchia fa parte.

anteprima logo RID Il Qatar ordina il NASAMS con l’AMRAAM ER

Il Qatar ha formalizzato con Raytheon una commessa da 3 miliardi di dollari per l'acquisizione di batterie antiaeree/antimissile PATRIOT e di sistemi sup-aria a corto-medio raggio antiaerei NASAMS. Quest’ultimo è un sistema co-sviluppato da Raytheon con la norvegese Kongsberg basato su un battle commando manager ed un’architettura net-centrica, una variante sup-aria del missile aria-aria AMRAAM e su un radar MPQ-64 SENTINEL. Il Qatar, undicesimo acquirente del NASAMS, è il primo, però, che ne acquisisce la variante dotata di nuovo intercettore a gittata estesa AMRAAM-ER.

anteprima logo RID CAPABLE LOGISTICIAN 2019

Dal 3 al 13 giugno si è svolta l’esercitazione NATO Capable Logistician 2019, organizzata dal Multinational Coordination Centre (MLCC) di Praga ed a cui RID ha preso parte con lo Scrivente. La CL19 è stata ospitata dalla Polonia (Host Nation, HN), che ha messo a disposizione l’area addestrativa di Drawsko Pomorskie (DPTA). La NATO denomina queste esercitazioni Standardization and Interoperability Field Testing Exercises, ovvero attività che servono ad abituare i reparti logistici dei Paesi membri ad operare congiuntamente con equipaggiamenti diversi. In particolare, CL19 si proponeva di migliorare la pianificazione e l’esecuzione di tutte le attività di supporto logistico per un contingente NATO impegnato nella difesa del territorio di un membro dell’Alleanza (dunque a livello di teatro). Concretamente, l’esercitazione ha visto la partecipazione di circa 3.450 militari provenienti da 30 Paesi con al seguito circa 1.000 “pezzi” di materiale ed equipaggiamenti. Sotto il comando del Joint Logistics Support Group (JLSG) a guida polacca sono state create 11 Multinational Integrated Logistic Unit (MILU), ciascuna responsabile di una Functional Area (per esempio munizioni, acqua, carburanti, manutenzione, trasporti, ecc.) e composta da una lead nation (Paese guida) e da 3-5 contributi di altrettanti Paesi. Grazie ad un tour organizzato dalla NATO, RID ha avuto modo di visitare l’area dell’esercitazione ed assistere ai lavori di alcune MILU, soprattutto di quella Smart Energy (SE), guidata dalla Emerging Security Challenges Division (ESCD) della NATO e con un ruolo di primo piano giocato dal 3° Stormo dell’Aeronautica Militare di Verona Villafranca. La MILU SE si componeva di 43 militari e civili provenienti, oltre che dall’Italia, da Canada, Francia, Lituania e Stati Uniti, e schierava circa 30 componenti diverse. La missione della MILU SE è stata l’integrazione sul campo di fonti multiple per l’approvvigionamento di energia elettrica e acqua e la loro gestione. Oggi quasi tutta l’energia elettrica necessaria alle forze sul campo viene generata da gruppi elettrogeni alimentati a diesel. Le esperienze operative accumulate dalla NATO, soprattutto in Afghanistan, mostrano che l’approvvigionamento di carburante è una delle attività logistiche più onerose. Affinché tutte le unità sul terreno ricevano i loro rifornimenti, è necessario organizzare appositi convogli, spesso il bersaglio preferito del nemico sul terreno (chiaramente è un bersaglio più facile di un’unità combattente e ridonda di materiali infiammabili). I convogli vanno dunque scortati e nonostante ciò le perdite umane più elevate si sono registrate proprio in queste attività tipicamente considerate di seconda linea. Nel periodo 2004-2007, ben 3.000 soldati statunitensi sono morti in seguito ad attacchi a convogli. Attualmente, la NATO stima che ci sia un soldato morto ogni 24 convogli. Dal punto di vista economico, trasportare carburante in aree calde costa circa 150 dollari al litro. Per questo motivo, la NATO esplora già da qualche anno la possibilità di impiegare fonti alternative quali pannelli solari ed energia eolica per ridurre la dipendenza dal diesel. Come spiegato dalla Dott.ssa Susanne Michaelis, leader della MILU SE, il problema principale in tal senso è conoscere l’output di ciascuna fonte e gestirla, tenendo presente che le tensioni e le potenze variano secondo il tipo di macchina e, nel caso delle fonti rinnovabili, delle condizioni ambientali. L’accampamento montato sul campo di volo di Ziemsko comprendeva 6 tende Defshell 6x6 italiane equipaggiate con 192 pannelli solari (32 per ogni tenda) capaci di provvedere un picco di energia elettrica di 4kW (128W per ogni tenda) e 2 generatori diesel L3 MEP-815 statunitensi (da 30kW ciascuno), con la prospettiva di poter integrare, in futuro, anche un complesso solare/eolico di produzione tedesca ed attualmente sperimentato dall’Esercito Lituano. L’energia raccolta viene processata dalla Defshell POWERBOX messa a disposizione dal 3° Stormo – un accumulatore in grado di erogare circa 40kW/h – per poi essere redistribuita all’impianto di illuminazione delle tende, ai condizionatori e all’innovativo generatore di acqua dall’atmosfera VERAGON V12 (anch’esso dell’AM). Quest’ultimo è in grado di provvedere fino a 1.050 l di acqua potabile al giorno in condizioni ottimali (30°C e umidità oltre l’80%). L’intera MILU è stata gestita grazie ad un sistema di monitoraggio inventato da ricercatori canadesi per conto del governo ed inserito nel programma NATO Science for Peace and Security (SPS). Il sistema (chiamato genericamente “mobile energy monitoring kit”) comprende un case dedicato ed un software proprietario. Oltre alle funzioni di gestione, il kit raccoglie anche i dati delle varie fonti. La stratificazione dei dati nel tempo è e sarà fondamentale, in quanto prima dell’esistenza del kit canadese, nessuno si è mai occupato di razionalizzare la distribuzione di energia di un campo. Il fabbisogno energetico viene calcolato a spanne e spesso sovradimensionato, con i generatori sempre attivi a pieno regime anche quando la domanda di energia è minima (con ciò che consegue in termini di spreco di prezioso carburante). Il Canada è stato il primo Paese a porsi il problema, ed un accampamento tipo canadese monta 4 kit, così come il campo base sperimentale costruito in Polonia. Il sistema canadese rappresenta il cervello dell’intera MILU SE e consente di misurare le performance delle singole componenti, bilanciandole secondo le necessità energetiche del momento. Per esempio, due giorni prima della nostra visita, le condizioni ambientali avevano consentito di alimentare il campo soltanto con l’energia solare e di stiparne una parte nella POWERBOX. Nelle giornate poco soleggiate i pannelli solari sono ugualmente operativi, ma sono in grado di accumulare meno energia. In questo caso, quando il livello di carica della POWERBOX scende sensibilmente, entra in funzione uno dei due gruppi elettrogeni statunitensi alimentati con il diesel e, se necessario, anche il secondo. Lo stesso accade nel caso di un picco improvviso nella domanda di energia elettrica. Nel corso dell’esercitazione abbiamo visitato anche le MILU a guida francese Water, che provvedeva il grosso della fornitura d’acqua necessaria all’intera forza (prelevandola dal lago vicino Jelenie), e Modular Combine Petroleum Unit (MCPU) per i carburanti, oltreché la MILU a guida norvegese Maintenance & Recovery (M&R) e Battle Damage Repair (BDR). Le attività previste per la stampa hanno incluso anche una visita al Multinational Corps North East (MNC-NE) di Szczecin (Stettino), dove il Brigadier Generale tedesco Wolf-Jürgen Stahl, Chief of Staff del MNC-NE, ha fatto il punto sullo stato di approntamento delle forze NATO che si occupano della deterrenza convenzionale nei Paesi baltici e in Polonia.

anteprima logo RID Si mette male per Haftar?

Gli ultimi giorni hanno visto un sensibile indebolimento nell’offensiva di Haftar su Tripoli, nonché un arretramento complessivo del LNA (Libyan National Army), che ora si trova in grosse ambasce dopo la conquista della strategica cittadina di Gharyan, il centro di partenza dell’offensiva del Generale, da parte delle forze del GNA (Goverment of National Accord) fedeli a Serraj. Nei primi giorni di giugno, l’offensiva di Haftar è stata bloccata - nonostante i bombardamenti effettuati ai danni dell’Aeroporto di Mtiga contro alcuni velivoli (un drone turco ed un aereo cargo AN-124 con probabili rifornimenti destinati al GNA e provenienti dalla Turchia), l’unico operativo nella capitale libica - dalla decisa controffensiva del GNA contro le postazioni del LNA nell’area dell'ex Aeroporto Internazionale di Tripoli. Il controllo di tale zona, dove continuano gli scontri, sarebbe di grande importanza per il GNA che da lì potrebbe garantirsi la possibilità di colpire il vicino quartiere di Qasr Ben Ghashir, da dove partono gli attacchi con razzi contro la capitale. Per quanto riguarda Gharyan, nelle ultime 48 ore i velivoli d’attacco leggero L-39ZO delle forze governative hanno effettuato 4/5 raid tra Aziziyah e Gharyan, che hanno spianato la strada dall’avanzata delle truppe di terra, costringendo le forze del LNA ad arretrare inizialmente fino al confine nord di Gharyan (villaggi di Abu Rashada, Abu Hashiba e Qawasim) e, successivamente, fino al centro della città, per poi lasciarla completamente. Al momento sembra però improbabile che le forze del GNA proseguano l’avanzata ancor più in profondità, tenuto conto del numero di perdite subite (non meno di 40 uomini) e della relativa strettezza della porzione di territorio appena riconquistato - che va da Twaishah ed al Sawani, ad ovest dell’ex Aeroporto Internazionale di Tripoli, fino alla periferia sud di Gharyan – territorio particolarmente vulnerabile sul fianco orientale nel caso di controffensive provenienti da Qasr Ben Ghashir. D’altro canto, la caduta della cittadina rappresenta un durissimo colpo per le forze guidate da Haftar, considerando l’enorme valore di Gharyan come principale e fondamentale hub logistico e di rifornimento carburante per le unità del LNA impegnate nella battaglia di Tripoli. Una prima risposta, il LNA l’ha data nelle ultime ore con 5/6 raid aerei contro le postazioni del GNA nel centro della città. Tuttavia, è difficile pensare che ciò basti a riprendere il controllo sull’area, anche tenendo conto che le forze di terra iniziano a pagare le conseguenze dell’eccessiva estensione delle linee di rifornimento e che, un’eventuale offensiva da Qasr Ben Ghashir, implicherebbe lo spostamento di uomini e mezzi dal fronte per il controllo dell’ex Aeroporto di Tripoli, al momento impensabile. I problemi per Haftar, non finiscono qui. Come già evidenziato da RID in precedenza, infatti, nel Fezzan l'LNA continua a subire attacchi - con diverse perdite - da parte di miliziani del Daesh e contro tale minaccia difficilmente potrà rispondere tramite l’invio di unità di rinforzo, tutte impegnate nelle operazioni su Tripoli, o attingendo alle unità lasciate a presidiare la Cirenaica. Il deterioramento della situazione nel Fezzan per il LNA potrebbe essere arrestato da un più massiccio supporto degli sponsor esterni. Nello specifico, va evidenziato che, dalla metà di giugno, gli Emirati Arabi Uniti hanno ottenuto l’utilizzo in concessione di una base militare situata nell’estremo nord del Niger, a pochi chilometri di distanza dal confine libico e dal Fezzan meridionale. È verosimile ritenere che, nelle prossime settimane, da tale base vengano effettuate operazioni da parte di mezzi aerei emiratini in funzione ISR ed attacco al suolo, a supporto alle forze di Haftar impegnate nel difficile controllo del Fezzan, in particolare dell’area a sud di Saba. Gli Emiratini, inoltre, proseguono il loro supporto militare a favore delle forze di Haftar. Durante la prima settimana di giugno il LNA ha ricevuto complessi antiaerei russi a breve-medio raggio PANTSIR-S1 - montati su camion MAN SX45 8X8 - provenienti dagli Emirati Arabi Uniti e giunti in Libia via aerea all’aeroporto di Benina/Bengasi, dove dovrebbero essere stati piazzati a protezione della base. Tenuto conto che si tratta di un sistema mai stato in dotazione ai Libici, è estremamente probabile che, insieme ai mezzi, sia stato inviato anche personale tecnico e manutentivo (emiratino, o magari russo). Come noto, il supporto militare esterno non è una prerogativa esclusiva del LNA. Nelle ultime settimane, si sono intensificati gli invii di sistemi d’arma ed equipaggiamenti vari provenienti dalla Turchia e destinati al GNA. Nei giorni scorsi, ad esempio, le milizie di Serraj hanno ricevuto un paio di UCAV BAYRAKTAR TB2 con relativa stazione di controllo (e, verosimilmente, anche in questo caso, personale tecnico turco), nonché almeno una ventina di MRAP KIRPI e VURAN, tutti inviati da Samsun via mare su una nave battente bandiera moldava. Del resto, di recente, è stato lo stesso Erdogan a confermare ufficialmente il supporto militare e la “vendita” di mezzi ai “Fratelli Musulmani” libici.

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