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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID Portaerei, nuove ambizioni per Seul

Meno di 6 mesi fa, a fine maggio, la ROKS MARADO (LPH-6112), seconda LHD sudcoreana classe DODKO, ha iniziato le prove in mare, in vista della sua consegna nel 2020. Sebbene questa unità sia più grande e performante della capoclasse, una semplice portaelicotteri anfibia da 19.000 t, la possibilità di impiegare gli aerei VSTOL tipo F-35B, che Seul sta valutando di acquistare in un primo lotto di 12 (o 20) esemplari, presenta molte limitazioni. Lo scorso maggio si parlava anche di una terza unità decisamente più grande (230 m di lunghezza, 24.000 t), con caratteristiche vicine alle IZUMO che il Giappone sta convertendo in portaerei VSTOL; mentre sin dal 2014 si era parlato pure di un altro progetto, da realizzare nel 2028-2036, per 2 portaerei leggere da 30.000 t ispirate alla CAVOUR italiana. Ma in questi ultimi giorni hanno iniziato a circolare nuove ipotesi, che alzano (soprattutto in un caso) decisamente in alto l’asticella delle mire aeronavali di Seul; idee contenute in un “libro bianco” elaborato a inizio anno dalla National Defense Commission on the Navy and Air Force, del Parlamento, e di cui ha parlato il suo Presidente Choi Jae Sung. Una delle 2 ipotesi per la verità si “limita” a potenziare ulteriormente il concetto di una terza LHD(A), ampliandone dimensioni e capacità, poiché tratteggia una nave della taglia della classe AMERICA, da 41.500 t e lunga 238 m, capacità di accogliere 12 aerei VSTOL, 8 elicotteri, e 700 soldati, anche se altre fonti parlano di una portaerei media tipo DE GAULLE, in configurazione CATOBAR. Ufficialmente, gli ultimi progetti elaborati per il programma LPH-II parlano ormai di una nave da 30.000 t con sky-jump e spazio per operare con 10-12 F-35B. Ma è la seconda ipotesi rivelata da Choi ad essere davvero clamorosa, sebbene difficilmente concretizzabile: i rendering circolati infatti delineano una unità da 71.000 t, lunga 298 m e larga 75, dotata di catapulte e in configurazione STOBAR, con un equipaggio di 1.340 effettivi, e la capacità di operare con 32 aerei (a questo punto non VSTOL) e 8 elicotteri. Caratteristiche quindi compatibili con le QUEEN ELIZABETH britanniche, e con le portaerei Type-001 cinesi.

anteprima logo RID F-35B britannici su HMS Queen Elizabeth

Primo grande test per la nuova portaerei sulla strada per il primo dispiegamento operativo nel 2021. 

anteprima logo RID Altri 20 F-35 per la Corea del Sud

La sudcoreana Defense Acquisition Program Administration (DAPA) ha di recente conefrmato l’acquisto di altri 20 F-35 a partire dal 2021, quando le consegne dei primi 40 velivoli ordinati nel 2014 verranno completate. La ROKAF (Republic of Korea Air Force) ha già ricevuto 8 esemplari e conta di arrivare a 13 entro l’anno. Non è chiaro se questo ulteriore lotto comprenderà la variante convenzionale oppure quella a decollo corto e atterraggio verticale. La Corea del Sud punta infatti nei prossimi anni a sviluppare delle portaerei per contrastare gli sviluppi in questo settore tanto della Cina quanto del Giappone.

anteprima logo RID Fregate francesi per la Grecia?

La Grecia ha firmato un accordo (SOI, Statement Of Intent) con la Francia per avviare formalmente le negoziazioni per l’acquisto di 2 fregate tipo BELHARRA. Le unità costituiscono la variante export delle fregate sviluppate per la Marina Francese da Naval Group, Frégates de Défense et d’Intervention (FDI). La Marina Greca da anni prova ad acquisire nuove fregate per potenziare la propria flotta, ma la crisi economica e la mancanza di risorse finora glielo hanno sempre impedito. Vedremo se questa sarà la volta buona.

anteprima logo RID Marina Saudita, via alla costruzione delle nuove corvette AVANTE-2200

L’Arabia Saudita ha dato il via al primo atto concreto del Saudi Naval Expansion Program-2 (SNEP II), del valore complessivo stimato in 20 miliardi di dollari. Il 4 ottobre, infatti, col taglio della prima lamiera nel cantiere di Cadice, sono iniziati i lavori sulla capoclasse delle 5 corvette tipo AVANTE-2200, una variante delle unità già realizzate per il Venezuela da Navantia, che per il programma saudita ha stretto una joint venture con Saudi Arabian Military Industries (SAMI). Un mese fa era stato firmato un primo contratto da 900 milioni di euro (la metà del valore dell’intero programma) per fornitura, installazione e integrazione dei sistemi; le unità saranno costruite in Spagna, ma parte degli interventi successivi verrà effettuata in Arabia Saudita, il cui Governo punta a realizzare localmente entro il 2030 il 50% degli equipaggiamenti necessari alla Difesa. Le nuove unità saranno consegnate nel 2022-2023, e si presentano come grandi corvette lunghe quasi 100 m e con un dislocamento di 2.500 t, avanzata architettura stealth, e una sofisticata panoplia di armi e sensori, comprendente cannone SR da 76/62 mm di Leonardo, 8 lanciatori per missili antinave HARPOON Block-2, un modulo VLS a 16 celle per missili RIM-162 ESSM, radar multifunzione, sonar, 2 impianti trinati lanciasiluri ASW, ed elicottero, supportato da hangar e ponte di volo. Il rinnovamento passa infatti anche attraverso l’acquisizione, già avviata, di 14 elicotteri MH-60R SEAHAWK ottimizzati per la lotta antisom e controsuperficie (cui potrebbero aggiungersi 6 aerei P-8A POSEIDON), oltre a decine di motovedette e 2 guardacoste da 60 m di costruzione tedesca e francese, e 4 fregate tipo Multi-Mission Surface Combatant Ships (MMSC), versione customizzata e più performante – e armata con cannoni Leonardo da 76/62 mm – delle LCS FREEDOM coprodotte da Fincantieri, mentre resta nel limbo il contratto per 3 FAC tipo COMBATTANTE FS56. Ricordiamo che la Marina Saudita ha l’esigenza di sostituire 4 fregate, 4 corvette e 9 FAC costruite nei primi anni ’80, e in prospettiva, 2 rifornitori di squadra e 3 cacciamine di poco più recenti, senza contare le crescenti necessità logistiche, anfibie, e le vecchie ambizioni relative ai sottomarini.

anteprima logo RID Lo scudo e la spada dei samurai

Per alcuni il 29 agosto 2017 può essere una data priva di significato, ma sicuramente non la è stata per i responsabili della difesa e sicurezza del Giappone. Quel giorno, e per la prima volta da quando si ha memoria, un missile balistico della categoria IRBM (Intermediate Range Ballistic Missile) lanciato dalla Corea del Nord ha sorvolato la grande Isola nipponica di Hokkaido e dopo un volo di circa 2.700 km si è inabissato nell’Oceano Pacifico. Secondo fonti di Seoul e di Tokyo, l’ordigno era stato lanciato da una località nei pressi di Pyongyang, ha volato per circa 14 minuti e - come riferito dall’allora Ministro della Difesa nipponico Itsunori Onodera - non è stato intercettato perché si è valutato che esso non avrebbe colpito il Giappone. L’evento ha suscitato numerose critiche a livello internazionale, una reazione che non ha certamente impedito alla leadership nordcoreana di rivendicare la paternità del lancio e, anzi, di ritenerlo un passo avanti nello sviluppo di capacità per minacciare le basi degli Stati Uniti nel Pacifico Occidentale e anche quelle delle Nazioni alleate di Washington. L’escalation verbale fra Washington e Pyongyang seguita al lancio dell’ordigno - identificato come HWASONG-12 - ha dato il via a una serie di eventi di natura politico-diplomatica che se da un lato hanno contribuito ad allentare la tensione fra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, dall’altro hanno accresciuto nei dirigenti nipponici la consapevolezza di dover agire in maniera strutturata per fronteggiare una minaccia concreta e reale. Infatti, non è una novità che il quadrante asiatico nord-orientale sia diventato una regione instabile e foriera di crisi, uno scenario certificato non solo dall’atteggiamento bellicoso della Corea del Nord ma anche da una politica sempre più assertiva della Repubblica Popolare Cinese, fondata pure sull’impiego della forza militare nella risoluzione di contenziosi locali e regionali.

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