LEONARDO
Viaggi RID
Argomento Selezionato: Intelligence
anteprima logo RID Israele vs Iran, continua la guerra sui mari

La guerra marittima tra Iran e Israele non si ferma e si sviluppa in parallelo ai sabotaggi degli impianti del programma nucleare di Teheran. L’ultimo episodio – nebuloso – è avvenuto davanti a Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti. Il cargo israeliano HYPERION RAY Sarebbe stato danneggiato. Non è chiaro da cosa: si parla di mina, drone, missile. Nulla però che abbia compromesso la navigazione. Il caso segue quello della SAVIZ, nave-madre dei Pasdaran colpita a nord di Gibuti, gesto attribuito a incursori di Gerusalemme. Esperti ipotizzano che potrebbe essere rimpiazzata da un’unità più moderna, appena messa a punto dalla Repubblica islamica.  Ci si chiede fin dove i 2 contendenti vorranno spingersi. Prendere di mira il traffico civile in modo esteso ha conseguenze economiche ed è complicato tutelare il proprio naviglio.  E’ evidente pertanto che i gesti sono misurati e proporzionati, tuttavia le operazioni lontane dalle basi presentano comunque delle incognite. C’è sempre il rischio di un errore, di un passo falso. Finchè la storia resta “sommersa” – in tutti sensi – è gestibile, al punto persino da essere negata. Tutto cambia se vi sono conseguenze gravi – volute o meno -, se un marinaio o un uomo-rana perde la vita. 

anteprima logo RID Biden, avanti con gli F-35 agli EAU

L’Amministrazione Biden non fa marcia indietro e manda avanti la commessa con gli Emirati Arabi Uniti per gli F-35. La commessa, accordata al Paese del Golfo proprio negli ultimi giorni dell’Amministrazione Trump, era stata brevemente congelata da Biden, ma funzionari del Dipartimento di Stato hanno adesso affermato che l’operazione prosegue. Oltre che 50 F-35, la fornitura prevede 18 UAV super-MALE MQ-9B REPAER e munizionamento, per un valore stimato di 23 miliardi di dollari, e mira a rafforzare gli EAU in chiave anti-iraniana ed a “premiarli” per la normalizzazione delle relazioni con Israele. Per Washingtons, si conferma così la strategicità della “triangolazione” tra Israele, EAU ed Arabia Saudita, il tutto, appunto, nella logica del contenimento dell’influenza regionale dell’Iran.

anteprima logo RID I droni marocchini colpiscono i vertici del Polisario

Il 7 aprile, il Capo di Stato Maggiore della Gendarmeria del Fronte Polisario, Dah al-Bendir, è stato ucciso vicino a Rouss Irni, nella regione di Tifariti, nel Sahara Occidentale. 

anteprima logo RID Una nuova base sotterranea per i Pasdaran

Alla presenza del Comandante in Capo dei Guardiani della Rivoluzione/Pasdaran, Gen. Hossein Salami, e del Comandante della Marina dei Pasdaran, Amm. Alireza Tangsiri, si è svolta la presentazione ufficiale di una nuova struttura sotterranea destinata allo stoccaggio di sistemi di lancio per missili balistici e cruise antinave appartenenti alla Marina delle Guardie della Rivoluzione. Oltre ad aver mostrato diversi missili antinave modelli GHADER, KOWSAR, NASR-1, NASIR e NOOR - e decine di sistemi EW, le immagini hanno rivelato alcuni lanciatori di forma cilindrica inediti, probabilmente destinati al nuovo missile cruise antinave a lungo raggio ABU-MAHDI, derivato dell’HOVEYZEH ed accreditato di una gittata pari a 600 miglia. Per quanto non sia stata ufficialmente comunicata l’esatta ubicazione di tale base, diverse immagini satellitari lascerebbero pensare che essa sia stata ricavata da una vecchia installazione militare (l’ex base Mohammad Baqer/Besat) situata nel sobborgo di Roknabad, 15 km a nord di Shiraz (coordinate N29.72,36 - E52.55,77). Il tunnel presente sotto tale struttura, accessibile tramite 3 diversi ingressi, si allungherebbe per oltre 3 km in direzione sudovest. Per quanto la presentazione di questa “nuova” base si collochi nell’ambito della più volte annunciata creazione di “città missilistiche sotterranee”, l’evento apparirebbe più come l’ennesima operazione di propaganda – vedi la presentazione della “Expeditionary Sea Base” (o bazaar galleggiante) MARKRAN/ROUDAKI, per restare agli ultimi mesi - volta a giustificare, nei confronti dell’opinione pubblica, l’incremento di budget a favore dei Pasdaran (a discapito delle forze regolari), piuttosto che a mostrare particolari capacità – in tal caso logistico/costruttive – dei Guardiani della Rivoluzione.

anteprima logo RID Infodemia da COVID-19

La crisi pandemica da COVID-19 ha prodotto un’equivalente fenomeno informativo, definito dalla Organizzazione Mondiale della Sanità «infodemia»: concetto che plasticamente evoca velocità, gravità e pervasività di un contagio informativo incontrollabile e (potenzialmente) dannoso. In quanto fenomeno globale, la crisi ha colpito i diversi sistemi nazionali determinando, di volta in volta, differenti risposte, effetti e ripercussioni nelle relazioni internazionali. Da un punto di vista comunicativo, la crisi ‘infodemica’ ha reso disponibile, ad attori statuali e non, un nuovo campo di battaglia. Lo scontro in questo nuovo spazio è inevitabilmente finalizzato al dominio informativo o, ancora meglio, ad una robusta combinazione di supremazia e influenza che si può riassumere in un semplice obiettivo: aggiudicarsi la narrazione vincente. La competizione tra narrazioni è frutto di strategie contrapposte, tattiche e operazioni di grande complessità e dagli esiti incerti. Una delle difficoltà più comuni è certamente quella dell’introduzione di narrazioni all’interno di un ambiente informativo che, per definizione, è già affollato di voci in competizione. Una notizia manipolata o favorevole può essere pubblicata da una o più fonti, essere ripresa da diversi siti amplificatori (più o meno attivamente), per poi diffondersi sui social media fino ad entrare a far parte del discorso condiviso da un gruppo sociale. Narrazioni declinate in relazione a diversi audience possono avere la finalità di introdurre nuovi temi o rinforzare percezioni preesistenti. Lo scontro informativo innescato dalla ‘infodemia’ da COVID-19 ha offerto numerosi esempi di queste dinamiche comunicative, anche nell’ambiente informativo Europeo e italiano.

anteprima logo RID Droni persi in Libia, la mano dei Russi

Un portavoce dell’AFRICOM ha confermato all’Agenzia Reuters che la perdita del drone americano a fine novembre in Libia sarebbe stata causata da sistemi antiaerei impiegati da personale di una compagnia privata russa. Nella fattispecie si tratterebbe di personale della Wagner che avrebbe impiegato per l’occasione un apparato per il jamming. A questo punto, il sospetto è che anche il PREDATOR/REAPER italiano perduto in Libia nello stesso periodo possa aver subito la medesima sorta.

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