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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Poker d’assi o bluff disperato?

In genere, i discorsi degli uomini politici (a parte il fatto che non sono pressoché mai scritti davvero da loro) sono sostanzialmente “fuffa”, cioè propaganda di scarsa lega. E' ben raro che discorsi di personaggi con responsabilità di governo affrontino davvero seriamente i grandi problemi di un Paese indicando delle decisioni o delle scelte, o, comunque, dicendo cose degne di essere ricordate. Ogni tanto però ci sono delle eccezioni, dal “Qui ad Atene noi facciamo così” di Pericle al “Or sono 4 ventenni e 7 anni” di Lincoln, al “Vi prometto lacrime e sangue” di Churchill. Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin si è già assicurato un posto non del tutto secondario in questa ristretta cerchia con il suo discorso alla Conferenza di Sicurezza di Monaco del febbraio 2007, che segnalò il definitivo abbandono, da parte russa, dell’illusione - sino ad allora disperatamente perseguita, a dispetto di tutte le dure esperienze contrarie – che l'Occidente a guida americana fosse davvero interessato a mantenere rapporti basati sulla collaborazione e sul rispetto reciproco. Con quel fondamentale discorso, la Russia riprese una politica autonoma da grande potenza, per la difesa dei suoi interessi e di quelli dei suoi alleati. Putin potrebbe aver fatto il bis con il lungo discorso sullo stato generale della Federazione, tenuto alla Duma (Parlamento) il 1º marzo 2018. La sezione del discorso dedicata alle tematiche di difesa e sicurezza ha avuto un’eccezionale e ben giustificata risonanza, perché il Presidente l'ha utilizzata per presentare, con toni spesso enfatici (“Non avete voluto ascoltarci. Adesso, ascoltateci!”), tutta una nuova generazione di sistemi d’arma, in corso di sviluppo o già pronti per l’ingresso in servizio – sistemi sui quali, come vedremo, la Russia conta per ricostituire un equilibrio strategico con gli Stati Uniti, che viene percepito come minacciato dalle intenzioni di Washington.

anteprima logo RID Il Bilancio della Difesa 2020

Il Bilancio Difesa 2020 si presta a più di un'interpretazione e, se vogliamo, riflette un po' questo biennio schizofrenico contraddistinto da cambi di governo, ma anche di orientamento in tema di Difesa. Lo dimostrano alcune scelte di segno contrario assunte in poco tempo - uno per tutte il CAMM ER, prima sospeso e poi riattivato, e per fortuna che l'errore è stato corretto, oppure la stabilizzazione del programma F-35 - lo sblocco repentino la scorsa primavera di fondi del MiSE rimasti di fatto fermi per un anno ed altri cambiamenti intervenuti in corsa d'opera. Il risultato è un bilancio della Difesa che cresce sensibilmente rispetto alle previsioni del 2019, ed al Bilancio assestato del 2019, ma che cala di poco rispetto al bilancio a legislazione vigente, ovvero il bilancio "al netto" degli effetti della legge di Bilancio 2020. C'è da dire che questi ultimi hanno riguardato ben poco il comparto difesa e sicurezza, se si eccettua l'incremento di 48 milioni di euro della spesa per compensare le prestazioni di lavoro straordinario del personale delle Forze di Polizia, i 2 milioni in più per le medesime prestazioni del personale dei Vigili del Fuoco, il fondo di 25 milioni di euro per la "valorizzazione" degli stessi Vigili del Fuoco e la riduzione di 36 milioni di euro del contributo italiano annuale all'ONU. Del resto i margini di manovra imposti dalla congiuntura economico-finanziaria del Paese - segnati essenzialmente dal "trittico" clausole di salvaguardia IVA/quota 100/reddito di cittadinanza - erano abbastanza limitati. E', dunque, una buona notizia il fatto che non ci siano stati tagli di rilievo e che la Legge di Bilancio abbia sostanzialmente lasciato il quadro inalterato rispetto al Bilancio a Legislazione Vigente (BLV). Quest'ultimo, come vedremo in dettaglio, presenta una situazione complessivamente positiva, relativamente alla media italiana di stanziamenti militari, con una spesa per gli investimenti che è tornata a crescere sensibilmente, sia in Bilancio ordinario sia nel Bilancio del MiSE. Resta, certo, il grande squilibrio a favore degli stanziamenti per il personale, mentre ci si sta avviando ormai verso una qualche forma di revisione della Riforma Di Paola e del suo modello a 150.000 uomini, mal applicato ed alla fine naufragato in pastoie e storture burocratiche.

anteprima logo RID Mattarella in Qatar per rafforzare la partnership strategica con l’Emirato

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è in Qatar dove oggi ha incontrato l’Emiro Tamim bin Hamad Al-Thani. Il Qatar è attualmente il principale partner strategico italiano nell’area del Golfo insieme al Kuwait. I rapporti politico militari sono estremamente stretti e solidi e riguardano per prima cosa la creazione da parte dell’Italia della flotta dell’Emiro con l’annessa fornitura di 7 unità navali – 4 fregate leggere classe DOHA, 2 pattugliatori ed una nave anfibia con capacità anti-balistiche – e la formazione e l’addestramento di tutto il personale. A ciò bisogna aggiungere la fornitura di batterie costiere antinave e di elicotteri NH-90. Queste commesse, il cui valore è abbondantemente superiore ai 6 miliardi di euro, coinvolgono le principali aziende della difesa italiane, da Leonardo, a Fincantieri ed MBDA Italia, passando per Elettronica. Ma altre interessanti prospettive potrebbero aprirsi per gli addestratori/velivoli d’attacco leggero M-346 di Leonardo e per i mezzi ruotati anfibi ACV di Iveco DV.

anteprima logo RID Missioni all’estero, l’Italia cambia

Il Decreto per il rifinanziamento delle missioni all’estero non è ancora stato presentato dal Governo. I motivi sono presto detti. Da una parte ci sono gli importanti appuntamenti elettorali in Calabria ed in Emilia Romagna, dall'altra, soprattutto, ci sono i repentini cambiamenti di scenario che stanno imponendo al Governo un approfondito supplemento di riflessione. Al momento per le missioni italiane all’estero è previsto per il 2020 uno stanziamento di 1,308 miliardi di euro, lo stesso importo effettivamente speso nel 2019, anche se per lo scorso anno le previsioni, ancora in sede di assestamento, parlavano di 997 milioni di euro. Vedremo, dunque, se la cifra prevista dallo Stato di Previsione del MEF basterà oppure se bisognerà intervenire in corso d’opera pure nel 2020 come, appunto, accaduto lo scorso anno. Detto questo, per quanto riguarda l’impegno italiano nei teatri di crisi, alcune indicazioni sono già state fornite dal Ministro della Difesa Guerini al Parlamento. Il cambiamento più importante dovrebbe riguardare la Libia con una rimodulazione dell’attuale missione MIASIT (Missione bilaterale di Assistenza e Supporto in Libia) ed una sua internazionalizzazione alla luce di quelli che saranno i risultati della Conferenza di Berlino e dell’eventuale cessate il fuoco permanente che dovesse essere finalmente sottoscritto da entrambi i contendenti. In questo caso, è lecito attendersi una missione molto piu’ robusta – con molti piu’ uomini e mezzi terrestri ed aerei – sul modello dellUNIFIL in Libano per garantire sul terreno la sicurezza ed il rispetto degli accordi. L’auspicio è che l’Italia ne assuma la leadership e che il dispositivo sul terreno sia veramente “deterrente”. Allo stesso tempo dovrebbe essere “riattivata” la dimensione navale dell’Operazione SOPHIA con una rinnovata enfasi sull’embargo di armi verso la Libia. Restando in Africa, è possibile che venga incrementato il contingente in Niger, fermo restando che i compiti, ovvero l’assistenza alle Forze di sicurezza locali, non dovrebbero mutare. Spostandoci nel Golfo, potrebbe essere rimodulata la presenza nell’ambito dell’Operazione anti-Daesh INHERENT RESOLVE in Iraq e Kuwait, mentre, come suggerito dal Ministro Guerini, la “NATO potrebbe progressivamente sostituirsi alla coalizione” con un focus sempre più accentuato sulla dimensione training e mentoring. Allo steso tempo, l’Italia potrebbe entrare a far parte della missione navale europea, a guida francese, che a breve dovrebbe affiancarsi a quella americana per garantire la sicurezza del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz. Infine, è lecito attendersi una riduzione dell’impegno in Afghanistan e la chiusura di alcune, delle tante, missioni minori alle quali l’Italia partecipa in ogni parte del globo.

anteprima logo RID Svizzera, seconda RFP per il programma Air-2030

Il 10 gennaio l’Agenzia di procurement svizzera Armasuisse ha inviato una seconda richiesta di proposte ai governi delle rispettive aziende produttrici partecipanti alla gara per il nuovo caccia elvetico - che dovrà sostituire dal 2025 l’attuale flotta di F-5E/F TIGER II e di F/A-18C/D HORNET - e per il nuovo sistema terrestre di difesa missilistica antiaerea. Tale seconda richiesta fa seguito al completamento delle valutazioni successive ai test - di volo, simulazione e terrestri - effettuati la scorsa primavera sui 5 candidati iniziali: Boeing F/A-18E/F SUPER HORNET, Dassault RAFALE, Eurofighter TYPHOON, Lockheed Martin F-35A LIGHTNING II e Saab JAS-39E/F GRIPEN, quest’ultimo eliminato dalla seconda richiesta di procurement. In tale fase, il Governo svizzero chiede, in primis, la presentazione di offerte e costi, inclusivi di supporto tecnico e logistico e la fornitura di armamenti, relativi a 36 e 40 velivoli. Inoltre, Berna vuole che nelle offerte vengano incluse e dettagliate le possibilità di collaborazione tra l’Aeronautica Svizzera e quella del Paese di riferimento degli aerei (nel caso del TYPHOON sarebbe la RAF, essendo BAE la capofila nella gara in oggetto), nonché tra quelle di procurement dei rispettivi Paesi. Infine, si richiede eventuali progetti di compensazioni industriali. Secondo quanto dichiarato dalla Difesa svizzera, l’acquisizione (che prevede un costo di 6 miliardi di franchi, pari a 5,56 miliardi di euro) dovrà garantire i fondamentali compiti di pattugliamento aereo permanente di un numero non inferiore ai 4 aerei per almeno 4 settimane al mese per evitare violazioni dello spazio aereo nazionale ed una secondaria capacità di supporto alle forze terrestri. Per quanto concerne l’acquisizione del sistema missilistico di difesa aerea (valore della commessa 2 miliardi di franchi, pari a 1,85 miliardi di euro), le richieste sono state inviate alla Francia per l’Eurosam SAMP/T ed agli USA per i PATRIOT PAC-3 della RAYTHEON. Secondo quanto previsto dal Governo svizzero, una volta acquisiti, i sistemi ed i caccia resteranno in servizio per non meno di 30 anni. Per entrambe le gare la presentazione delle proposte è attesa per la fine del prossimo agosto, mentre la decisione finale sulle acquisizioni non arriverà prima del 2021, tenuto conto dell’iter burocratico svizzero che prevede prima una valutazione tecnica finale che verrà effettuata dallo Stato Maggiore e, successivamente, un voto popolare sulla questione tramite referendum, prima della pronuncia finale del Consiglio Federale.

anteprima logo RID TEJAS, primi voli dalla portaerei VIKRAMADITYA

Il Light Combat Aircraft indiano TEJAS ha fatto storia l’11 gennaio 2020 appontando per la prima volta sulla portaerei INS VIKRAMADITYA in navigazione nell’Oceano Indiano. Ai comandi del velivolo, l’esemplare NP-2 (Naval Prototype 2), c’era il Commodoro Jaideep Maolankar, in comando della campagna test per la variante navalizzata dell’LCA. Il 12 gennaio, il TEJAS ha portato a termine anche il primo decollo dallo ski jump della portaerei. Il velivolo dovrebbe operare a bordo nave per una decina di giorni. Questo imbarco avviene dopo 4 mesi dal primo ciclo completo di decollo e atterraggio sul mock-up di ponte di volo della base INS Hansa a Goa. Nonostante il successo di queste prive evoluzioni in mare, l’LCA navale è oggi soltanto un dimostratore tecnologico: la Marina Indiana ha messo in chiaro che non intende procedere oltre con il TEJAS, neanche dopo aver visto il design proposto dal Defence Research and Development Organisation (DRDO) per l’evoluzione MK2 navale, ulteriormente modificata rispetto a quella per l’Aeronautica, di per sé già ampiamente diversa dall’odierno TEJAS. Per soddisfare i requisiti della Marina è ora previsto un ulteriore programma (Twin Engine Deck Based Figher, TEDBF) per l’acquisizione di un caccia imbarcato bimotore che dovrebbe andare in volo per la prima volta nel 2026.

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