LEONARDO
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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Il nuovo “Muro dei 10.000 Li”

Il mondo militare viene spesso visto, e non del tutto a torto, come caratterizzato da una mentalità sostanzialmente statica e perciò lento ad accettare cambiamenti davvero significativi. Importanti progressi tecnologici che aprono la via a nuovi concetti operativi o addirittura a nuove dottrine strategiche, o in senso contrario pesanti necessità operative o strategiche che “forzano” i necessari sviluppi tecnologici, richiedono molti anni per arrivare a maturazione - in forte contrasto con la straordinaria facilità e rapidità con cui nuovi prodotti e nuovi bisogni più o meno artificiali si impongono nel modo civile. Ciò però non significa che cambiamenti di grande portata, in grado di influenzare tutto il modo di condurre dei conflitti, non avvengano davvero. Se le 2 più importanti novitá di questo genere, nel corso degli ultimi decenni, sono senza dubbio state la bassa osservabilità (“stealth”) e il munizionamento di precisione, più di recente se ne è affacciata un’altra, ad opera soprattutto della Cina e della Russia: le cosiddette “bolle A2AD” (Anti Access/Area Denial, anti-accesso/interdizione di area). Un’importante precisazione semantica preliminare: i concetti e i termini di “bolla” e “A2/AD” sono esclusivamente di origine americana, e le letterature militari cinese e russa non fanno alcun uso di queste espressioni o altre analoghe. Ciò non impedisce, ovviamente, che le relative dottrine operative e strategiche vengano attentamente studiate e messe in pratica.

anteprima logo RID Golpetto in Tunisia

Nella notte di domenica 25 luglio è iniziato un colpo di Stato “costituzionale” in Tunisia, tuttora in corso e dagli esiti molto incerti. Il Presidente della Repubblica, Kais Saied, ha attivato l’articolo 80 della Costituzione, in base al quale “in caso di pericolo imminente e minaccia per la sicurezza della Stato il Presidente della Repubblica è autorizzato a prendere misure eccezionali”. Non è chiaro quale sia il pericolo addotto da Saied per fare ricorso a questa misura estrema. Contestualmente, il Capo dello Stato ha avocato a sé tutto il potere esecutivo, esautorando il Premier Mechichi e l’intero governo. Per una fase di 30 giorni, Saied governerà con l’aiuto di un gabinetto da lui scelto. Bloccato anche il potere legislativo: il Parlamento monocamerale è “congelato” per 30 giorni. L’attivazione dell’articolo 80 è stata subito contestata da più parti per le modalità non aderenti alla Carta con cui Saied ha proceduto. L’aspetto più controverso riguarda la Corte Costituzionale: secondo la Costituzione tunisina, l’organo dovrebbe avallare la misura e svolgere un ruolo di supremo supervisore in una fase così delicata; ma la Corte non è mai entrata in funzione, paralizzata dai veti incrociati della politica che si trascinano ormai dal lontano 2014. Un vulnus democratico che Saied sta abilmente sfruttando. Nei mesi scorsi, peraltro, la possibilità di un golpe da parte di Saied era già stata ventilata, specie dopo che un documento riservato della presidenza era filtrato alla stampa. Nel rapporto si tracciava uno scenario non troppo distante da quello attuale. Il documento appariva così credibile che Saied stesso era stato costretto a smentirne l’autenticità il 26 maggio scorso. In piena notte, subito dopo l’annuncio dell’attivazione dell’art. 80, alcuni parlamentari tra cui il Presidente del Parlamento e co-fondatore del partito islamista Ennadha, Rached Ghannouchi, hanno provato a entrare in assemblea, ma sono stati respinti dall’Esercito che ha immediatamente presidiato l’edificio. Ghannouchi e altri politici di spicco, tra cui l’ex Presidente Marzouki, hanno definito senza mezzi termini la mossa di Saied come un “colpo di Stato”. Non si sono ancora pronunciate, invece, le principali sigle sindacali (su tutte l’UGTT) né la “Confindustria” tunisina (UTICA), che conservano un forte peso politico e il cui schieramento può essere decisivo nell’indirizzare l’esito della crisi. La situazione della piazza, al momento, appare tranquilla. L’annuncio del colpo di Stato è arrivato in un giorno molto particolare, il 25 luglio, che è la data della festa della Repubblica. In molte città erano in corso manifestazioni di protesta contro il governo per la gestione sanitaria ed economica del Paese. Alcune sedi del partito Ennahda sono state prese d’assalto, tra cui quelle di Sfax e di Kasserine. In piazza sembrano presenti quasi esclusivamente sostenitori di Saied, che hanno ripetutamente salutato con favore il dispiegamento dei militari a Tunisi.

anteprima logo RID L’UE vuole una missione militare in Libia (contro la Turchia)?

L’Unione Europea starebbe definendo il perimetro e gli obiettivi di una possibile missione militare in Libia, spinta da un fattore su tutti: non lasciare il campo libero ad altri attori e in particolare alla Turchia. Lo si apprende da un documento interno e riservato del Servizio Europeo di Azione Esterna (EEAS), a cui ha contribuito anche il Comitato Militare dell’Unione Europea (EUMC), e di cui il portale di informazione EUobserver ha pubblicato ieri alcuni stralci. Dal documento si apprende che Bruxelles legge il contesto libico come una “situazione competitiva” a causa della presenza e dell’influenza di Stati terzi. Anche se non vengono esplicitati, il riferimento principale è chiaramente alla Turchia, l’unico Paese che ha “continuamente negato il permesso alle ispezioni” delle navi dirette in Libia da parte della missione aeronavale europea EUNAVFORMED – IRINI, e che “mantiene una forte presenza militare in Libia e fornisce addestramento a forze armate selezionate nella Libia occidentale”. Su questo sfondo, l’EEAS sostiene che è necessario un coinvolgimento militare dell’UE e che la via maestra dovrebbe essere quella del supporto alla riforma dei servizi di sicurezza libici (Security sector reform, SSR). “In questo contesto”, si legge nel documento, “un coinvolgimento militare dell’UE sotto la CSDP [Common Security and Defence Policy] dovrebbe essere considerato in modo da non lasciare l’intero campo di azione nel dominio militare a Stati terzi”. E continua: “Nel lungo termine e quando le condizioni lo permetteranno”, la missione dovrebbe prendere il via con il “mandato di supportare il processo di SSR”. Il supporto europeo, specifica il documento dell’EEAS, dovrebbe essere garantito a determinate condizioni, anche in questo caso volte a marginalizzare l’influenza turca. “La fornitura di equipaggiamenti” da parte di IRINI alla cosiddetta Guardia Costiera Libica “dovrebbe essere legata all’accettazione da parte delle autorità libiche di addestramento da parte dell’UE”, chiaramente a scapito delle attività di training fornite adesso dalla controparte turca. Giova ricordare che la Turchia non si limita all’addestramento della Guardia Costiera libica, ma di una platea molto più ampia di milizie e forze militari libiche, sia in sito sia con attività condotte in Turchia. Il perimetro definito dall’UE, quindi, permetterebbe soltanto di riprendere il controllo dei traffici e delle principali rotte migratorie verso l’Italia e l’Europa, ma difficilmente potrebbe incidere nella ristrutturazione degli apparati di sicurezza e delle Forze Armate libiche. Una seconda priorità individuata dal documento è il monitoraggio dei confini terrestri del Paese, incluso quello sud che svolge un ruolo fondamentale per il contrabbando, il traffico e la tratta di esseri umani, e le infiltrazioni jihadiste da e verso il Sahel. In questo senso l’UE vorrebbe l’ok delle autorità libiche per ottenere “il diritto di sorvolo da parte degli asset aerei di sorveglianza”.

anteprima logo RID UE, ufficiale la missione in Mozambico

L’Unione Europea ha ufficialmente lanciato la missione di training e formazione a favore delle FA del Mozambico alle prese con l’insorgenza jihadista nella provincia settentrionale del Paese di Cabo Delgado. Alla missione, il cui mandato iniziale sarà di 2 anni, dovrebbe partecipare anche l’Italia come ventilato di recente dakl Ministrod egli Esteri Di Maio in Parlamento.

anteprima logo RID Mozambico, si avvicina la missione dell’UE. L’Italia parteciperà

Il prossimo mese l’Unione Europea dovrebbe approvare una missione di addestramento per le FA del Mozambico alle prese con l’insorgenza jihadista nella provincia settentrionale del Paese di Cabo Delgado. Alla misisone, la cui pianificazione è partita su iniziativa del Portagallo (ex potenza coloniale) e che su queste colonne è stata auspicata almeno da un anno, dovrebbe partecipare anche l’Italia. E’, di fatto, quanto emerso dalle recenti audizioni parlamentari dei Ministri Guerini e Di Maio, con quest’ultimo, in particolare, che ha valutato positivamente una missione europea in un’area strategica per gli interessi italiani. La provincia di Cabo Delgado è infatti ricca di risorse gasifere di recente sviluppo, con al centro il grande bacino offshore di Rovuma. ENI è operatore al 34% del blocco Coral South, appartenente al citato bacino, ed è coinvolta in maniera rilevante nel piano di sviluppo del complesso Mamba, facente sempre parte del medesimo bacino. Insomma, gli interessi dell’Italia nell’area sono significativi.

anteprima logo RID Missioni internazionali, al via la partecipazione ad EMASOH per il pattugliamento di Hormuz

Come emerso dalla delibera sulle missioni internazionali, giunta di recente in Parlamento, non ci sono significative novità per l’impegno militare italiano nei teatri. L’unica novità rilevante è la partecipazione alla missione EMASOH (European Maritime Awarennes in the Strait of Hormuz). Quest’ultima è un'iniziativa multinazionale europea intesa a salvaguardare la libertà di navigazione e la sicurezza delle navi che transitano nell'area dello Stretto di Hormuz, mediante l'impiego di dispositivi aeronavali dei Paesi europei aderenti all'iniziativa, per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza. EMASOH è stata lanciata dalla Francia a margine del Consiglio dell'Unione europea "Affari esteri", svoltosi a Bruxelles il 20 gennaio 2020, e sostenuta politicamente, oltre che dalla Francia, dai Governi di Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi e Portogallo. L’Italia vi prenderà parte con una nave. Per il resto il quadro resta immutato. Il ritiro dall’Afghanistan è stato sostanzialmente completato, non c’è stato nessuno rafforzamento della missione bilaterale in Libia, mentre l’impegno nella missione in Sahel TAKUBA si conferma limitato alla fornitura di assistenza MEDEVAC. Niente forze speciali, dunque, per il momento. Il prossimo anno si vedrà. Le missioni numericamente più rilevanti restano UNIFIL in Libano, con 1.076 effettivi, e la missione anti-Daesh, in Kuwait e Iraq, con 1.100 effettivi.

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