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Argomento Selezionato: Cielo
anteprima logo RID L'S-500 in azione

Ecco un test del sistema missilistico antiaereo russo S-500 sup-aria. Il sistema è progettato per neutralizzare missili balistici, ipersonici e anche possibili satelliti in orbita bassa.

anteprima logo RID Inizia la costruzione dei prototipi del SU-75 CHECKMATE

Il nuovo caccia russo SU-75 CHECKMATE è stato presentato al Dubai Airshow, nella cui cornice Yuri Slyusar, Direttore Generale di UAC (United Aircraft Corporation), ha comunicato l’inizio della produzione dei prototipi del velivolo nell’impianto a Komsomolsk sull’Amur. Sempre in questo contesto, l’Agenzia TASS ha riferito che Rostec e il Ministero della Difesa Russo hanno discusso del caccia, al fine di fornire il velivolo all'Aeronautica Russa: questo rappresenta il primo segnale di interesse da parte della stessa Aeronautica riguardo il SU-75, che è stato prevalentemente pensato come un prodotto volto all’esportazione. Tale interesse è rivolto soprattutto alla variante non pilotata del caccia. Infatti, la scorsa settimana, l’agenzia TASS ha presentato un rendering digitale del CHECKMATE senza equipaggio. Tra i Paesi interessati al CHECKMATE ci sono anche gli Emirati Arabi Uniti (EAU), anche se quest’ultimi, com’è noto, hanno la fornitura dell’F-35 già approvata dal Dipartimento di Stato, ma ostacolata dall’opposizione in ambiente congressuale. Ragion per cui gli EAU potrebbero utilizzare l’interesse verso il caccia russo come mezzo di pressione nei confronti degli Stati Uniti. Invece, un altro potenziale cliente del SU-75 potrebbe essere la Turchia. Infatti, sempre al Dubai Airshow, è stato mostrato un video promozionale del CHECKMATE, in cui a un certo punto si vede il caccia russo sorvolare uno schieramento di F-16 e F-4, e ciò potrebbe stare a sottolineare l’interesse turco, nonostante la Turchia abbia in progetto di costruire un caccia di quinta generazione di produzione nazionale.

anteprima logo RID AW-609, la mobilità verticale futura è già oggi

Il convertiplano Leonardo AW-609 si avvicina a grandi passi verso la certificazione, con gli ultimi test di volo attesi intorno ad agosto del prossimo anno prima del completamento delle attività, e si dimostra un progetto ormai maturo. Il recente tour negli EAU – ben 2 mesi “spesi” tra l’Expo e il Dubai Air Show – ha attirato l’attenzione di autorità, piloti, partner e di un pubblico molto vasto in contesti di alta visibilità e aggregazione, dopo quasi 2 anni di pandemia che avevano inevitabilmente condizionato i grandi eventi, inclusi i saloni dell’aerospazio. Il “protagonista” del tour è stato il dimostratore AC4 dell’AW-609, un velivolo pienamente rappresentativo della configurazione finale del prodotto, che per raggiungere gli EAU ha effettuato un volo di trasferimento di diverse migliaia di km su più tappe e in condizioni ambientali particolarmente complesse (dall’Europa fino al Nordafrica per poi giungere nella Penisola Arabica) in meno di 3 giorni. Segno della maturità di un programma ormai prossimo all’operatività. L’iniziativa ha segnato anche la prima presentazione ufficiale del convertiplano classe 8 tonnellate in un contesto diverso da quello europeo e nordamericano, e pure il suo lancio commerciale ufficiale al mondo. In un momento in cui si parla molto di mobilità verticale futura e Future Fast Rotorcaft, Leonardo si presenta così sul mercato non con un prototipo o un dimostratore, ma con un prodotto in piena fase di industrializzazione. Basti pensare che nello stabilimento dell’azienda di Philadelphia le prime 2 macchine di produzione – una delle quali destinate al cliente di lancio: l’operatore offshore/SAR americano Bristow, uno dei maggiori al mondo nel settore - sono già in linea di assemblaggio, una nuova facility destinata all’assemblaggio finale delle macchine di serie è pronta, mentre sono definiti pure tutti i servizi di manutenzione e il sillabo addestrativo (comprensivo addirittura un simulatore di volo Full Motion). Insomma, l’AW-609 c’è ed è “vero”, come peraltro hanno potuto toccare con mano quella quarantina di piloti di tanti Paesi che si sono cimentati all’Expo di Dubai con il simulatore a base fissa del velivolo, portato negli EAU per l’occasione, totalizzando oltre 100 ore di volo. Ma la macchina è stata protagonista anche al Dubai Air Show esibendosi in volo a beneficio di un pubblico che, dopo le restrizioni imposte dal COVID-19, aveva fame di novità. E poi, sempre al Dubai Air Show, ricordiamo la firma con la saudita SAEI per l’apertura di un centro di manutenzione locale che, oltre ai servizi di assistenza tecnica per l’elicottero AW-139, prevede in prospettiva anche l’estensione di tali servizi all’AW-609: segno che il mercato sta comprendendo sempre più i vantaggi ed il potenziale della formula convertiplano. Una formula su cui Leonardo ha fatto un investimento significativo e che è destinata a superare tutti i limiti intrinseci del volo verticale “convenzionale” verso un futuro in cui gli spostamenti via cielo cambieranno completamente.

anteprima logo RID Stallo per gli F-35 destinati agli Emirati Arabi Uniti?

La commessa dell'F-35 per gli Emirati Arabi Uniti è in stallo, perché, nonostante la conferma dell’amministrazione Biden, rimangono delle riserve all’interno del Congresso. Infatti, l’ampliamento dei rapporti emiratini con Cina e Russia sta ponendo una maggiore sensibilità circa la questione delle tecnologie e di una loro possibile compromissione. Proprio riguardo a questo è in mostra al Dubai Airshow il SU-75 CHECKMATE, caccia di quinta generazione russo, a dimostrazione delle relazioni che gli EAU stanno rafforzando con la Russia.

anteprima logo RID Dirigibile-radar contro droni e missili da crociera per Israele

Il 3 novembre, l’Israeli Air Force (IAF) ha mostrato su twitter un video di presentazione di un nuovo dirigibile senza equipaggio, denominato HAAS (High Availability Aerostat System) SKY DEW, sviluppato dalla divisione Elta di Israel Aerospace Industries (IAI) in collaborazione con la IAF, l’Israeli Missile Defense Organization (IMDO), e l’US Missile Defense Agency (MDA). L’aerostato che si può anche definire pallone frenato (dirigibile attaccato al suolo con dei cavi), è stato prodotto da TCOM, azienda specializzata in questo settore, e che ha anche prodotto il JLENS (Joint Land Attack Cruise Missile Defense Elevated Netted Sensor System) per l’US Army. Il JLENS è un aerostato (vincolato a terra) dotato di radar in grado di rimanere in volo per 30 giorni e di arrivare a 3.000 m di quota. Caratteristiche che probabilmente saranno simili anche per il sistema israeliano SKY DEW. Il pallone frenato in virtù della sua collocazione, ha la capacità di rilevare minacce, anche a bassissima quota, a maggiore distanza rispetto a qualsiasi radar al suolo. Infatti lo SKY DEW, ha il compito di identificare principalmente le minacce costituita da missili da crociera e droni suicidi, ad esempio il SHABAB derivato dal drone kamikaze iraniano ABABIL 2, di Hamas ed Hezbollah. Nell’ultimo conflitto tra Israele e Hamas, lo scorso maggio, gli attacchi missilistici sono stati neutralizzati grazie al sistema di difesa antimissilistico e antirazzo israeliano, in particolare IRON DOME, che è riuscito ad intercettare circa il 90% dei missili. Il problema è che sia Hamas che Hezbollah si stanno dotando, grazie all’aiuto di potenze regionali come l’Iran e Siria, di missili da crociera e droni, contro i quali IRON DOME è meno efficace. Da qui nasce l’esigenza israeliana di ricercare un costante miglioramento della difesa missilistica multistrato del paese e lo SKY DEW è segno del continuo sviluppo in questo settore. Secondo Moshe Patel, Direttore dell’IMDO, le difese missilistiche multistrato di Israele saranno migliorate grazie al radar-dirigibile, al momento in fase di test in una località non ben definita nel nord di Israele. Guardando al contesto regionale anche altri Paesi si sono dotate di mezzi simili allo SKY DEW. Il 27 agosto, L’Arabia Saudita ha comprato da TCOM, tramite un contratto FMS (Foreign Military Sales) dal valore di 217 milioni di dollari, un dirigibile, per supportare le comunicazioni militari, l’intelligence, la sorveglianza e le attività di ricognizione. Queste ultime 2 caratteristiche risultano fondamentali per controllare i possibili attacchi missilistici da parte degli Houthi, milizie di ribelli sciiti presenti in Yemen, in quanto essi hanno più volte colpito gli impianti della compagnia petrolifera nazionale Saudi Aramco.

anteprima logo RID Dimostrato il recupero in volo del drone X-61 GREMLIN

La Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) ha compiuto un importante passo avanti nello sviluppo del drone aviolanciabile X-61 GREMLIN recueprandolo con successo dall’aereo madre, un cargo C-130. Il test è avvenuto il 29 ottobre scorso, sul poligono di Dugway, nello Utah, quando il GREMLIN è stato lanciato in volo per la quarta volta, e per la prima volta è stato anche agganciato in volo e riportato all’interno del cargo. Il test si è articolato su 4 voli, in cui sono stati usati 2 X-61 che hanno dimostrato di sapersi coordinare e volare in formazione in piena sicurezza. Tuttavia, uno dei 2 droni è andato distrutto durante il test a causa di problemi all’impianto elettrico. Un altro X-61 era andato perduto nei test di gennaio quando il paracadute, usato come sistema di atterraggio nelle dimostrazioni condotte fino a quel momento, non aveva funzionato a dovere. Alla DARPA rimangono 3 GREMLIN, giudicati sufficienti a provare matematicamente la fattibilità del recupero in volo. Il drone recuperato è stato poi rimesso in efficienza dai tecnici ed ha volato una seconda volta entro le 24 ore, come da progetto. I GREMLIN sono pensati come droni economici, che traggono la loro forza dall’operare in sciame, trasportando sensori, jammer o anche sistemi d’arma. Sono quindi sistemi assolutamente sacrificabili, pensati per “assorbire” lo sforzo della contraerea avversaria. Tuttavia, ove questi droni sopravvivano alla missione, ovviamente la capacità di recuperarli e riutilizzarli contribuisce a renderli ulteriormente efficaci in relazione al loro costo. La DARPA ha come obiettivo di dare a ciascun X-61 una vita utile di una ventina di voli. Il design modulare consente di trasferire sistemi di bordo, sensori ed altri payload da una cellula ad un’altra. Gli X-61 sono lunghi 4,2 m, hanno una larghezza di 0,57 m e un’altezza di 0,52 m con un’apertura alare di 3,47m. Il peso è di 680 kg, di cui 65,7 disponibili per un payload di missione che spazia da radar a sensori elettro-ottici, designatori laser, sistemi di guerra elettronica o carico bellico “cinetico”. Il GREMLIN Può volare a Mach 0,6 e circuitare per un paio d’ore ad un raggio d’azione massimo di 300 miglia. Il lancio può avvenire entro i 40.000 piedi d’altitudine mentre il recupero entro i 20.000. Il recupero dell’X-61 ha qualche punto in comune con un’operazione di rifornimento in volo poiché il drone dispiega una sonda che deve poi infilare un “imbuto” alla fine di una linea flessibile. Una volta agganciato, l’X-61 ripiega le sue ali e si lascia rimorchiare verso un pilone di supporto che lo stabilizza. Il pilone al momento è dispiegato dal portellone di carico di un C-130, ma in futuro altri velivoli potrebbero impiegarlo: potrebbe per esempio apparire come carico subalare sui bombardieri B-52. Il lancio in volo consente a questi velivoli, dal raggio d’azione limitato, di spingersi in profondità nello spazio aereo avversario, collaborando con i velivoli “penetranti” con doti stealth. L’aereo madre che li lancia e li recupera può invece mantenere le distanze e tenersi al di fuori della portata delle difese aeree nemiche. I GREMLIN sono prodotti da Dynatics, sussidiaria di Leidos. Il progetto è in corso fin dal 2016. Nel novembre 2019 il primo GREMLIN ha volato, appeso però al pilone su C-130. Il primo lancio ed effettivo volo del drone risale a gennaio 2020.

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