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Argomento Selezionato: Sicurezza
anteprima logo RID Libia, nuova missione dell’UE

L’UE ha deciso di lanciare una nuova missione nel Mediterraneo per garantire il rispetto dell’embargo di armi verso la Libia. La nuova missione prenderà il posto di SOPHIA, che sarà chiusa alla scadenza del suo mandato, il 20 marzo, ed agirà principalmente nelle aree orientali prospicienti le coste libiche. Inoltre, qualora dovessero tornare a crescere le partenze di migranti dalla Liba, la missione verrebbe bloccata, mentre il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha parlato di disponibilità di estendere la sorveglianza anche ai confini terrestri della Libia. Si tratta sicuramente dui un apsso in avanti postivo, ma prima di trarre ogni conclusione bisognerà attendere che venga messo nero su bianco il mandato, con le relative regole di ingaggio. Cosa potrebbe succedere se, per esempio, una nave turca che trasporta armi a Tripoli – magari scorata da una fregata – dovesse rifiutarsi di essere ispezionata? Uno scenario tutt’altro che irrealistico considerando la recente assertività di Ankara in tutto il Mediterraneo. E poi c’è la questione del confine con l’Egitto, attraverso il quale passano le armi – provenienti dallo stesso Egitto, ma pure dagli Emirati Arabi Uniti – destinate alle milizie di Haftyar. Stiamo parlando di un confine lungo oltre 1.000 km e sorvegliarlo in maniera efficace significherebbe dover mettere in campo un contingente molto robusto e articolato. Un’ipotesi al momento difficilmente praticabile. Le incognite, dunque, restano molte e l’impressione generale è che le opzioni realmente efficaci a disposizioni dei Paesi europei per risolvere la questione libica siano limitate, per non dire nulle.

anteprima logo RID Da Rohde & Schwarz ecco l’R&S PR200

Rohde & Schwarz ha lanciato un nuovo ricevitore di monitoraggio portatile denominato R&S PR200. Il nuovo apparato, presentato ufficialmente a settembre 2019 nel corso dell’ITU Telecom World a Budapest, è molto versatile grazie alla sua capacità di coprire un’ampia gamma di frequenze che va da 8 kHz a 8 GHz, e addirittura fino a 18 GHz se impiegato in congiunzione con l'antenna portatile HF907DC SHF con downconverter. L'R & S PR200 esegue l'elaborazione del segnale in due percorsi separati, ciascuno con una larghezza di banda in tempo reale fino a 40 MHz, consentendo simultaneamente la visualizzazione e l'analisi dello spettro nel dominio della frequenza, nonché la visualizzazione del segnale e la demodulazione nel dominio del tempo. L'R & S PR200 rileva in modo affidabile segnali con una durata di 1,5 microsecondi, quindi può rilevare praticamente qualsiasi segnale. Grazie all'elevata linearità e all'efficace preselezione, il ricevitore è in grado di affrontare con successo anche gli ambienti di segnale più complessi e disturbati. Per evitare sovraccarichi e operare anche nelle condizioni più difficili, il ricevitore offre anche il controllo automatico del guadagno (AGC) per attenuare o amplificare il segnale in ingresso. L'R&S PR200 è uno strumento utilissimo per autorità di regolamentazione, operatori di reti mobili, unità militari e altre organizzazioni di sicurezza, poiché utilizzando il ricevitore portatile si possono cercare e analizzare emissioni radio, siano esse note o sconosciute, e localizzare le fonti del segnale. Il sistema offre varie opzioni di visualizzazione a schermo e altri strumenti per l'analisi del segnale. Markers – che si intende? Nello sviluppo dell'R&S PR200 si è posta particolare attenzione sulla riduzione del peso. Il risultato è un apparato pesante solo 3,5 kg e un’autonomia d’operazioni di oltre 3,5 ore, che lo rendono perfetto per lunghe operazioni sul campo. Le richieste, i commenti e i suggerimenti degli utilizzatori Beta durante la fase di sviluppo hanno consentito di ottimizzare il PR200 fino a farne il sistema di riferimento per il settore. Il PR200 può registrazione un’ampia varietà e quantità di dati per favorire la successiva analisi del segnale e la compilazione di documentazione. Ad esempio, il ricevitore può registrare e riprodurre tutti i valori misurati, come l'ampiezza, la direzione di provenienza, lo spettro e le informazioni audio demodulate di un segnale ricevuto, lungo un consistente periodo di tempo. È anche possibile scattare un’istantanea dei dati I / Q con un massimo di 60 milioni di campioni. Il PR200 può supportare un’ampia gamma di applicazioni grazie alla disponibilità di numerose opzioni ed estensioni. In combinazione con l’R&S MobileLocator, il sistema ha una funzione aggiuntiva Direction Finding (DF): trasportato temporaneamente su un veicolo, questa combinazione consente un’efficace geolocalizzazione di tutte le emissioni radio, anche in ambienti difficili e saturi di segnali, come le aree più densamente urbanizzate. Jörg Pfitzner, direttore della divisione di monitoraggio, test e gestione prodotti di Rohde & Schwarz, ha spiegato: "L'R & S PR200 presenta eccellenti caratteristiche RF combinate con un’innovativa elaborazione del segnale e un'eccezionale facilità d'uso. Il PR200 è il successore del precedente PR100, rispetto al quale si presenta con dimensioni, pesi e aspetti simili pur essendo completamente nuovo e superiore al predecessore in molti aspetti chiave. Dopo i precedenti EB100, EB200 e PR100, che sono già impiegati con successo da molti clienti, l'R & S PR200 rappresenta la quarta generazione di ricevitori portatili di Rohde & Schwarz".

anteprima logo RID Australia, le ADF nell’emergenza incendi

Una catastrofe dalle proporzioni inimmaginabili che non si può ancora definire chiusa quella degli incendi che stanno flagellando l’intero continente australiano. Un territorio bruciato pari all’intera Inghilterra che continua ad espandersi ogni giorno, milioni gli animali vittime del fuoco e un bilancio di vittime umane a 2 cifre che preoccupa sempre di più. La situazione, vista nei numeri, ha veramente i caratteri di un disastro naturale immane. È per questo motivo che il Governo Australiano ha deciso di schierare massicciamente le proprie Forze Armate al fine di supportare le autorità statali e locali nel fronteggiare l’emergenza. Migliaia gli uomini e le donne impiegate delle 3 Forze Armate sotto il Comando del Major General Jake Ellwood, nominato Coordinatore Nazionale delle Australian Defence Forces (ADF) per l’emergenza che, con la sua Combined Joint Task Force, è impegnato nella gestione della neo-battezzata Operazione BUSHFIRE ASSIST 19/20. Tre le Joint Task Force ai suoi comandi, organizzate in supporto dei singoli Stati di Victoria (JTF 646), New South Wales e Australian Capital Territory (JTF 1110) e South Australia e Tasmania (JTF 1111). Più di 3.000 i riservisti richiamati e schierati insieme al personale in servizio permanente per il supporto alle autorità civili in assistenza alla popolazione. Oltre alla normale attività di spegnimento degli incendi, la RAAF, Aeronautica Militare Australiana, è massicciamente impiegata con tutta la sua componente di trasporto strategico (C-17A GLOBEMASTER III), tattico (C-130J HERCULES e C-27J SPARTAN) e ad ala rotante nell’evacuazione dei cittadini dalle aeree a rischio e nel pronto rischieramento di vigili del fuoco e personale specializzato dove necessario. La Royal Australian Navy ha invece impiegato le navi (HMAS ADELAIDE, HMAS CHOULES e MV SYCAMORE) e i velivoli (S-70 SEAHAWK e MRH-90 TAIPAN) della propria componente anfibia nel delicato compito di evacuazione dei cittadini di alcune zone del New South Wales rimasti, in alcuni casi, intrappolati tra la linea di fuoco avanzante e l’Oceano. L’Esercito Australiano, oltre a fornire la struttura di Comando e Controllo delle operazioni, è impegnato in molteplici attività campali, con i suoi reparti del genio, per riaprire le strade e permettere ai soccorsi di raggiungere le comunità rimaste isolate dagli incendi, di soccorso e distribuzione di aiuti accogliendo presso le proprie basi i cittadini evacuati dai centri distrutti o a rischio. Importantissimo anche l’impegno joint delle ADF nel salvare gli animali selvatici e domestici a rischio della vita, grazie all’impiego dei propri team veterinari a supporto dei centri di emergenza attivati. A rinforzare il significativo schieramento delle ADF, reparti del genio e elicotteri di differenti nazioni sono stati prontamente rischierati su suolo australiano provenienti dalla Nuova Zelanda, Singapore, Papua Nuova Guinea e Fiji.

anteprima logo Stato Maggiore Difesa Op. Atalanta: la Marceglia conclude la partecipazione all'operazione dell'UE

Rientra in Italia la Fregata Antonio Marceglia della Marina Militare. La nave ha recentemente concluso la sua partecipazione, come flagship, all’operazione antipirateria europea EUNAVFOR - Atalanta, assicurando i compiti di presenza e sorveglianza lungo le linee di traffico marittimo finalizzate al contrasto del fenomeno della pirateria nella zona compresa tra il Mar Rosso, il Golfo di Aden e parte dell’Oceano Indiano.

a cura dello
anteprima logo RID Accordo tra CY4GATE e Fores Engineering

Cy4Gate, una società del gruppo Elettronica, e FORES Engineering hanno stipulato un accordo di collaborazione allo scopo di sviluppare sinergie nel settore Oil&Gas con l’obiettivo di incrementare la resilienza Cyber Resilience dei sistemi complessi e distribuiti IoT e O.T /ICS/ESD/SCADA degli impianti di estrazione e trattamento di idrocarburi. La sicurezza informatica è oramai più che una priorità per tutti i player industriali, e negli ultimi 2 anni lo è diventata anche nell’industria dell’Oil&Gas dove le conseguenze derivanti da un attacco cyber possono avere un impatto importante sull’intera linea di produzione automatizzata (perdita irreversibile di dati strategici, malfunzionamento dei macchinari, inquinamento dovuto a fuoriuscita di rifiuti tossici, perdite economiche, solo per citarne alcuni). Le minacce attuali richiedono dunque riposte tempestive, e il valore aggiunto della collaborazione tra queste 2 aziende italiane risiede nel presentare i prodotti con un approccio secure-by-design dal punto di vista della Cyber Security e di proporre sul mercato dei servizi di manutenzione di impianti per il trattamento dell’Oil&Gas anche con prestazioni di aggiornamento dei sistemi volti a garantire la cyber security per sistemi nati senza alcun requisito a livello di sicurezza informatica.

anteprima logo RID Attacco all'Arabia Saudita: una valutazione

L’attacco subito dall’Arabia Saudita contro le strutture Aramco per la raffinazione del petrolio e lo stoccaggio di gas di Abqaiq (la più grande al mondo in termini di produzione petrolifera) e Khurais ha ancora diversi punti oscuri. In primis, ancora non è chiaro chi siano i responsabili. Se si analizzano gli avvenimenti più recenti, i principali indiziati risulterebbero i ribelli yemeniti Houthi, che hanno colpito diverse volte, e quasi sempre indisturbati, basi aeree e strutture sensibili in territorio saudita. Peraltro, gli Houthi hanno rivendicato l’azione. Negli ultimi mesi, tuttavia, i Pasdaran hanno sensibilmente incrementato le proprie attività di supporto logistico e militare in favore delle milizie sciite irachene (Hashd al-Shaabi e Kata’ib Hezbollah) unite nelle cosiddette “Unità di Mobilitazione Popolare”. Proprio alla luce del rinnovato coinvolgimento iraniano in favore di tali entità, peraltro, nelle ultime settimane l’Aeronautica Israeliana ha effettuato 2 raid contro alcune strutture destinate allo stoccaggio di razzi con kit di precisione e di missili balistici tattici a corto raggio FATEH-110, consegnati dall’Iran alle UMP. Anche la dinamica della possibile ricostruzione del raid è difficile da chiarire. Secondo le immagini satellitari, l’azione sembrerebbe essere stata molto precisa e complessa. Gli Americani sostengono che la direzione dell’attacco sarebbe stata nordoccidentale. Di per sé ciò non significa nulla poiché sia i droni che in misura minore i missili cruise possono seguire profili diversi nella loro porzione terminale d’attacco per confondere le difese. Tuttavia, l’ipotesi di una provenienza dall’Iraq non è da scartare considerati alcuni indizi: un video girato da un civile kuwaitiano, in cui si percepisce il passaggio di oggetti volanti non identificati in direzione est-sudest; il decollo, dopo meno di 3 ore dagli attacchi, di un velivolo AEW&C Saab-2000 del 60° Squadrone dell’Aeronautica Saudita che ha effettuato una missione di pattugliamento dello spazio aereo a ridosso del confine con l’Iraq, monitorando il possibile arrivo di ulteriori minacce; infine, la mobilitazione generale della difesa aerea kuwaitiana a meno di 24 ore dal raid. Tali elementi non implicano necessariamente l’esclusione degli Houthi dai possibili responsabili, tenuto conto che già in altre 2 occasioni, nel 2018, i ribelli furono in grado di effettuare raid dal territorio iracheno, seppur in scala decisamente ridotta rispetto all’attacco del 14 settembre, con l’aiuto delle UMP. L’attacco contro Abqaiq e Khurais sarebbe stato comunque effettuato tramite l’utilizzo combinato di non ben identificati droni circuitanti “a perdere” (SAMMAD-3?) e missili cruise HOVAYZEH e QUDS-1 (varianti derivate dall’iraniano SOUMAR), probabilmente alleggeriti della testata bellica per aumentare la capacità di carico del propellente ed incrementarne la gittata. Il totale dovrebbe essere di almeno 20-40 velivoli/missili, considerando i 19 punti d’impatto rilevati sui siti di Abqayq e Khurais (in quest’ultimo sono state danneggiati alcune strutture ed è stato rinvenuto un missile nel deserto a nordovest dell’hub, precipitato probabilmente per motivi tecnici). Detto questo, nonostante la quantità e qualità di mezzi messi in campo, la realtà dice che il Regno saudita non riesce a concludere a suo favore il conflitto in Yemen - anzi gli Houthi continuano a colpire postazioni militari saudite quasi indisturbati - e, in generale, a proteggere il proprio spazio aereo da minacce simmetriche (missili cruise/balistici) e asimmetriche (droni). Ciò indica un’incapacità in primis dottrinale, nonché nell’addestramento e nel corretto utilizzo degli avanzati sistemi d’arma a disposizione. Tuttavia bisogna pur osservare che tecnicamente sistemi come i PATRIOT o gli HAWK a disposizione dei Sauditi sono stati concepiti per la difesa aerea e missilistica “tradizionale” (aerei, missili balistici e missili standoff lanciati da aerei) ed hanno delle difficoltà ad intercettare droni e missili da crociera in volo a bassissime quote, per i quali sono necessari soprattutto sistemi terra-aria a corto raggio, sistemi di guerra elettronica ed un’allerta ridondante e stratificata comprendente radar in bada X, UAV e palloni aerostati. La seconda lezione è che se confermata la pista irachena o yemenita, verrebbe ancora una volta dimostrato il salto di qualità compiuto da organizzazioni e gruppi irregolari sempre più capaci militarmente ed operativamente, non solo grazie al supporto di “patroni” esterni, ma anche grazie alla diffusione orizzontale di tecnologie via, via più accessibili.

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