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anteprima logo RID Parte la produzione del JF-17 Block 3

L’Aeronautica Pakistana ha ufficialmente annunciato, lo scorso 30 dicembre, l’avvio della produzione dei caccia multiruolo JF-17A THUNDER Block 3. Tale variante, in primis, prevede la presenza del radar AESA a scansione elettronica attiva cinese KLJ-7A con 170 km di portata e raffreddamento ad aria. Quest’ultima caratteristica lo rende più leggero e di dimensioni più contenute rispetto al modello dotato di raffreddamento liquido, elementi che potrebbero agevolarne il retrofit sui JF-17 delle varianti precedenti. Oltre al nuovo radar, i Block 3 saranno equipaggiati anche con una suite EW completa (comprendente 3 antenne RWR montate sulla coda e sulla parte posteriore delle 2 prese d’aria), con datalink, con un pod per il targeting ed un cockpit completamente digitalizzato - composto da un singolo grande pannello multifunzione e da un ampio HUD olografico - e con un sistema di visione e puntamento montato sul casco del pilota. A queste caratteristiche, mancanti sulle versioni precedenti del caccia sino pakistano, dovrebbe aggiungersi anche la capacità di trasporto di una più ampia panoplia di ordigni, inclusi missili di tipo BVR. Per quanto riguarda il sistema propulsivo, non è chiaro se la nuova versione del THUNDER sarà equipaggiata con lo stesso motore turbofan di fabbricazione russa RD-93 presente sui modelli precedenti, o se avrà la sua variante aggiornata RD-93MA, in sviluppo dalla scorsa estate, che dovrebbe garantire un incremento di spinta pari a circa 2.000 libbre. Contemporaneamente alla cerimonia di avvio della produzione dei JF-17A Bl.3 - alla quale erano presenti il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica del Pakistan, Gen. Mujahid Anwar Khan, e l’Ambasciatore cinese in Pakistan Nong Rong - si è svolta la consegna ufficiale di 14 JF-17B Block 2 biposto da conversione operativa (con secondari compiti di Lead-In Fighter Trainer, attacco al suolo e ricognizione) all’Aeronautica Pakistana. Con questi aerei, Islamabad raggiunge una quota totale di 123 THUNDER, in attesa dei 48 JF-17 Block 3 che, secondo i piani, dovrebbero essere consegnati al ritmo di 12 velivoli all’anno tra il 2021 ed il 2024.

anteprima logo RID Corea del Nord, nuovi progetti nucleari

Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha annunciato al suo popolo, e indirettamente alla comunitá internazionale, che il suo Paese sta lavorando allo sviluppo di nuovi sistemi d’arma, in particolare relativi alla realizzazione di un nuovo sottomarino a propulsione nucleare, testate nucleari tattiche e armi ipersoniche in grado di penetrare ogni sistema di difesa aerea esistente. Si ritiene che quest’ultimo annuncio sia indirizzato alla nuova amministrazione statunitense, considerando che il leader nordcoreano ha precisato, in un intervista rilasciata alla controllata Korean Central News Agency (KCNA), di non aspettarsi nessun cambiamento nell’atteggiamento americano nei confronti del suo Paese e di voler procedere secondo le proprie guide strategiche senza curarsi di chi è seduto sulla poltrona più importante di Washington. Riguardo il progetto del sottomarino a propulsione nucleare, avviato nel 2016, il Premier ha precisato che si ritiene ormai completato ed è adesso passato alla fase di analisi e valutazione. Secondo quanto dichiarato, la costruzione di tale piattaforma è stata ritenuta necessaria per fornire una capacità dis econdo strike ed una maggiore credibilità al deterrente nucleare di Pyongyang. Il nuovo sottomarino nucleare sarà molto probabilmente in grado di imbarcare i nuovi SLBM (Submarine Launched Ballistic Missile) PUKGUKSONG 3. Il Presidente Kim Jong Un ha inoltre annunciato che la tecnologia nucleare nordcoreana ha fatto registrare un sensibile cambio di marcia, con il comparto delle ricerche ormai focalizzato sul miniaturizzare, rendere piú leggeri, e standardizzare i sistemi d’arma nucleari per arrivare a produrne delle versioni tattiche e, soprattutto, avviare lo sviluppo di un eventuale ordigno all’idrogeno. Non sono stati forniti invece maggiori dettagli sullo status dei progetti nordcoreani relativi a possibili armi ipersoniche, ma ne è stata comunque confermato l’avvio cosi come lo sviluppo di nuovi equipaggiamenti per la guerra elettronica e la costruzione di satelliti da ricognizione.

anteprima logo RID Verso un GARIBALDI “spaziale”

Nelle Linee Guida 2021 del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare è stata confermata l’intenzione di impiegare la portaeromobili GARIBALDI come piattaforma per la messa in orbita di satelliti. In particolare, nel documento si afferma che nel corso di quest’anno prenderà il via la verifica per l’impiego della nave in tale in compito e la formazione del personale.

anteprima logo RID Il ritorno di Daesh in Siria

Il 3 gennaio, un bus di militari siriani lealisti è caduto in un’imboscata di Daesh sull’autostrada Salamiya-Raqqa, nella regione centrale della Siria, a una manciata di km dallo snodo strategico di Ithiriya. Almeno 6 soldati sono morti. Solo pochi giorni prima, il 30 dicembre, il gruppo guidato da Abdulrahman al-Mawla ha portato a termine l’attacco complesso più sanguinoso del 2020, anche in questo caso un’imboscata. Durante la notte, il gruppo di fuoco di Daesh ha bloccato 3 bus carichi di soldati lealisti della 17° Divisione del SAA lungo l’autostrada Palmira-Deir ez-Zour. Usando una combinazione di IED e mitragliatrici pesanti, i miliziani hanno distrutto completamente uno dei mezzi, ucciso 30 militari e causato almeno 17 feriti. Ma invece di limitarsi ad un attacco mordi e fuggi, sono rimasti a presidiare il luogo dell’attacco per lanciare una seconda imboscata ai danni delle unità lealiste accorse nell’area dopo alcune ore in supporto dei compagni. Questi 2 attacchi recenti riassumono la crescita capacitiva e di manovra di Daesh nella Badia, il deserto centrale siriano sotto il controllo (teorico) di Damasco. Una crescita consistente e continuativa che si riflette nel numero degli attacchi condotti. Il tasso è esattamente raddoppiato negli ultimi 12 mesi. Si passa dai 143 eventi del 2019 ai 286 dello scorso anno. In parallelo cresce anche la loro qualità. Gli attacchi complessi (condotti oltre le linee, o coordinati su più obiettivi contemporaneamente, o ancora finiti con la conquista di posizioni nemiche) sono addirittura triplicati. Nell’anno appena finito se ne contano 94, nel 2019 erano appena 34. Questo incremento non dipende da un aumento delle risorse a disposizione (uomini, armi, denaro). Le stime dei miliziani presenti nella regione sono rimaste costanti (1.000-1.500 elementi), segno che i rapporti con le realtà tribali della regione (che esistono) non passano dal reclutamento. In più Daesh ha attaccato solo sporadicamente depositi di armi o caserme, men che meno banche o strutture simili. Piuttosto, lo sviluppo delle attività di Daesh nella Siria centrale riflette una strategia territoriale precisa che si muove lungo 2 direttrici. La prima è l’aumento della pressione sulle vie di comunicazione principali e sugli snodi strategici. Agli attacchi condotti in pieno deserto ai danni di unità lealiste in pattugliamento si sono aggiunte le incursioni lungo la Palmira-Deir ez-Zour (specie a Sukhna, da cui parte un collegamento diretto a nord per Raqqa) e, più a nord, sulla via tra Salamiya e Rusaifa. Anche l’altro pattern tradizionale, quello degli attacchi nei centri urbani del medio Eufrate (Albu Kamal e Mayadin), si è evoluto in uno stillicidio di attentati lungo l’asse viario che percorre tutta la destra idrografica del fiume. Seconda direttrice è l’espansione verso le grandi città dell’ovest, da Aleppo a Homs passando per Hama. Che si tratti di un allargamento strutturale del raggio d’azione del gruppo, e non solo di attacchi in profondità con funzione di disturbo, lo suggeriscono i tentativi di conquistare e tenere il territorio. Il più eclatante è avvenuto a Rahjan (60 km a est di Hama e porta d’accesso per la provincia di Aleppo) in 2 occasioni, tra ottobre e novembre scorsi, quando Daesh ha occupato diversi villaggi nell’area per più giorni, abbandonandoli solo dopo l’intervento dei Russi con il supporto aereo. Altri episodi paragonabili si sono verificati a ovest di Palmira, nella zona di al-Qaryatayn. Se con gli attacchi lungo le vie di comunicazione Daesh punta a mantenere alta la pressione sul SAA e sulle forze di sicurezza di Damasco, ripetendo una strategia di logoramento già usata in passato, la libertà di manovra a ridosso delle città dell’ovest del Paese sottintende un rapporto stretto con alcune realtà tribali locali. L’approfondimento di queste relazioni, funzionale a radicare ulteriormente il gruppo a ridosso della “Siria utile”, potrebbe acquisire priorità per Daesh nei prossimi mesi, replicando il modus operandi usato fin dal 2019 per penetrare nuovamente nell’area urbana di Raqqa e per mantenere l’agibilità dell’estremo sud-est siriano. Entrambe aree dove il fattore tribale è decisivo per esercitare il controllo effettivo del territorio, anche in assenza di una nuova “territorializzazione” del gruppo.

anteprima logo RID La Cina accelera sulle nuove portaerei

Il South China Morning Post (SCMP) ha pubblicato un articolo secondo il quale la terza portaerei cinese, Type 002, sarà completata nella prima metà del 2021 e che sono stati avviati i lavori per la quarta unità. Entrambe le nuove portaerei potranno quindi essere dichiarate operative per il 2025, tenendo in considerazione il previsto anno di prove in mare ed il fatto che l’equipaggio dovrà sostenere un nuovo iter addestrativo dato che queste ultime due unità rappresentano un notevole cambiamento rispetto alle prime 2, in termini di dimensioni, design e nuove tecnologie applicate. La prima portaerei cinese, la Type 001 LIAONING, come noto, nasce dalla conversione dell’ex sovietica RIGA/VARYAG, e può quindi essere considerata una versione migliorata della vetusta classe KUZNETSOV sovietica. La seconda unità invece, la SHANDONG, rappresenta un ulteriore miglioramento della prima senza però significativi cambiamenti strutturali, tanto da essere definita inizialmente Type 001A. La terza e quarta unità invece saranno completamente di nuova concezione, molto più grandi rispetto alle precedenti e, secondo quanto trapelato, saranno dotate di catapulte elettromagnetiche. Queste ultime rappresenteranno un significativo miglioramento delle capacità tanto da permettere alla Marina Cinese di lanciare in volo aerei di maggiori dimensioni, utilizzando meno carburante e di conseguenza con un maggiore carico pagante, in termini di sistemi d’arma, sensori ed autonomia. Il quotidiano SCMP, oltre a riportare l’aggiornamento sulle piattaforme navali, ha dato ampio spazio alla descrizione dei lavori che riguarderanno i cantieri navali di Jiangnan che, nei prossimi 3 anni, subiranno dei significativi interventi infrastrutturali che ne espanderanno le capacità costruttive e di ricerca sperimentale. Anche se i cantieri in questione saranno in grado di svolgere lavori di manutenzione su ogni unità della People’s Liberation Army Navy (PLAN), è chiaro che Jiangnan rappresenterà il polo di costruzione delle future portaerei cinesi nei decenni a venire, con in supporto il nuovo polo manutentivo, anch’esso in costruzione, presso l’Isola di Hainan che sarà in grado di ospitare, nel suo nuovo bacino, le nuove portaerei.

anteprima logo RID Avanza il METEOR giapponese

Il budget Difesa giapponese per l’anno fiscale 2021 ha confermato gli stanziamenti necessari per il proseguimento del programma bi-nazionale Joint New Air to Air Missile, lanciato nel 2014 insieme al Regno Unito. Il gabinetto del Primo Ministro nipponico Yoshihide Suga ha approvato il 21 dicembre scorso la prossima fase del progetto, stanziando 1 miliardo di Yen (circa 9,7 milioni di dollari) per il completamento dello sviluppo e la produzione di un primo prototipo del missile. Il JNAAM è entrato nella fase prototipica nel 2018 e il primo missile di prova sarà ultimato durante il Fiscal Year (FY) 2022. Il nuovo missile è il risultato dell’applicazione di tecnologie giapponesi sulla base del METEOR di MBDA, sviluppato come noto in un progetto multinazionale a guida britannica. Il Joint New Air to Air Missile impiega il corpo missile e la propulsione avanzata del METEOR ma integra un seeker radar avanzato, di tipo AESA, sviluppato dalla giapponese Mitsubishi Electric Corporation per il missile aria-aria nipponico AAM-4B. Il JNAAM dovrebbe quindi risultare in un’arma capace di combinare le prestazioni cinematiche straordinarie del METEOR con un seeker radar a scansione elettronica molto più performante, capace di tracciare bersagli più sfuggenti in modo più accurato. Non è chiaro se ci saranno ulteriori espansioni delle capacità del missile: per il METEOR sono stati in passato ipotizzati impieghi alternativi che includono la missione anti-radar nell’ambito delle missioni di soppressione delle difese aeree avversarie. Praticamente certo invece che il missile userà le alette tronche già sviluppate per il trasporto interno in stiva sull’F-35, se non anche ulteriori migliorie alla sua forma. L’attuale progetto di ricerca e sviluppo bi-nazionale dovrebbe concludersi nel FY 2023, che in Giappone termina nel marzo 2024.

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