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anteprima logo RID I droni russi di nuova generazione ad ARMY 2020

Nel corso del Forum ARMY 2020, svoltosi dal 23 al 29 agosto al Patriot Park di Kubinka nei pressi di Mosca, il settore dei droni si è dimostrato particolarmente vivace. Sono emerse infatti molte novità relative sia a progetti in corso (alcuni dei quali già svelati in passato ma senza molti dettagli), sia a sistemi interamente nuovi. La Russia ha sempre investito nello sviluppo di macchine senza pilota (UAV, Unmanned Aerial Vehicle, e UCAV, Unmanned Combat Aerial Vehicle) anche se, forse, con meno convinzione rispetto ad altri Paesi. Per tale ragione i suoi sviluppi in questo campo sono indubbiamente un po’ meno avanzati rispetto a quanto realizzato negli USA ed in Israele (nazioni che costituiscono i punti di riferimento mondiali nel campo dei velivoli unmanned) e pure rispetto a realtà emergenti come la Cina o la Turchia. In questo momento, infatti, Mosca ha un certo gap tecnologico e capacitivo nei loro confronti, un divario che sta (faticosamente) cercando di colmare. A spingere ulteriormente a favore degli investimenti nel settore dei droni stanno anche contribuendo le recenti esperienze nei teatri siriano e libico: 2 contesti nei quali l’impiego dei velivoli senza pilota (soprattutto di concezione turca e cinese) è stato sempre più massiccio e si è rivelato estremamente pagante. Un fenomeno, quello della diffusione di UAV ed UCAV, che ha spinto la Russia a concentrare i propri sforzi non solo nel campo dei sistemi anti-drone ma anche verso un potenziamento dei propri sistemi unmanned. Gran parte delle novità esposte ad ARMY 2020 erano il frutto del lavoro della società privata Kronshtadt: l’evento ha permesso comunque di fare il punto su molti programmi di Mosca nel settore dei velivoli unmanned. Anche i Russi, dopo i Cinesi, hanno realizzato, con l’ORION (noto anche come INOKHDETS) la propria “interpretazione” del light-MALE (Medium Altitude, Long Endurance) PREDATOR di General Atomics.

anteprima logo RID La Royal Air Force fra modernizzazione e problemi di budget

C’è molta incertezza sull’Integrated Review che verrà e su quello che comporterà per le Forze Armate britanniche. In un precedente articolo abbiamo esaminato la situazione del Senior Service, la Marina, più antica branca delle Forze Armate, evidenziando il precario equilibrio fra ambizione e ristrettezze di bilancio (vedi RID 06/2020 pagg. 58-73). Per la Forza Armata più giovane, la Royal Air Force, la situazione di base non è diversa: a fronte di importanti investimenti che sono sul punto di modernizzare diverse capacità operative, altre sono esposte a riduzioni o a rischio cancellazione. Il Primo Ministro Boris Johnson ha promesso una revisione strategica che abbracci ogni aspetto della posizione internazionale britannica del dopo-Brexit, dando vita alla Review “Integrata” che riguarderà non solo forze armate ed intelligence ma, più che mai, anche la diplomazia e l’uso del cospicuo budget per gli aiuti internazionali. Non a caso, il governo ha deciso di riassorbire il Department for International Development all’interno del Foreign Office. Le enormi spese pubbliche impreviste dovute al COVID-19, però, complicano decisioni già delicate e mettono il budget della Difesa sotto forte pressione. Per vedere come la RAF si avvicina a questa fondamentale Review, che potrebbe essere già stata resa pubblica al momento della lettura del presente lavoro, analizzeremo status e progetti delle sue componenti principali. Con la dismissione del TORNADO GR4, oggi il cuore della RAF è rappresentato dai 7 Squadroni della TYPHOON Force, che ricoprono sia la missione di difesa aerea sia la grande maggioranza dei compiti aria-suolo. Con il ben noto programma CENTURION, i TYPHOON della RAF sono stati equipaggiati di missili stand-off land attack STORM SHADOW e di missili polivalenti aria-sup BRIMSTONE, oltre che dell’aria-aria a lungo raggio METEOR. Merita menzione anche l’introduzione di una testata avanzata anti-bunker per la bomba a guida duale (laser/GPS) PAVEWAY IV, che rimpiazza capacità fino a poco tempo fa riservate ai TORNADO, unici ad impiegare le grosse bombe PAVEWAY III con testata perforante BLU-109.

anteprima logo RID Gli aspetti militari della Guerra Ibrida

Uno dei termini che negli ultimi anni è emerso con maggiore forza negli ambiti militari è “Guerra Ibrida”. Il suo interesse in Occidente risale all’occupazione russa della Crimea nel 2014 e al conflitto con l’Ucraina. Il termine viene fatto, erroneamente, risalire alla cosiddetta Dottrina Gerasimov, dal nome del generale russo Capo di Stato Maggiore della Difesa e Vice Ministro della Difesa. In realtà Gerasimov non ha mai enunciato una vera e propria dottrina, ma ha parlato della Guerra di nuova generazione (New Generation Warfare), voyna novogo pokoleniya, o anche “Guerra del XXI Secolo”, nell’ambito di un articolo del 2013 che ha avuto una notevole rilevanza, tanto in patria quanto all’estero. Lo studio presentato da Gerasimov prende anzi lo spunto da diverse operazioni condotte dall’Occidente, ad esempio il ruolo avuto dalla NATO nella ex Jugoslavia, per sottolineare come l’Occidente abbia creato una situazione che agevolasse e legittimasse l’intervento militare. A suo avviso gli Stati Uniti ed altri Paesi NATO hanno sobillato gruppi indipendentisti, fornendo loro armi, sostegno finanziario e guida, creando così una situazione di crescente instabilità e violenza ed hanno condotto una campagna di disinformazione tale da focalizzare tutte le colpe sul Governo federale e successivamente sulla Serbia, paventando rischi di pulizia etnica e di massacri della popolazione civile non-serba. In tal modo gran parte dell’opinione pubblica mondiale ha preso posizione a favore di un intervento militare che invece di ristabilire la pace e la stabilità, ha condotto una campagna di aggressione contro la Serbia, fino ad arrivare alla progressiva demolizione della Repubblica federale di Jugoslavia in una serie di stati etnici favorevoli all’Occidente, isolando la Serbia filo-russa e sottraendole successivamente anche il territorio della provincia kosovara ribelle. Un altro esempio portato da Gerasimov riguarda l’Operazione IRAQI FREEDOM del 2003. Per influenzare l’opinione pubblica mondiale gli Stati Uniti hanno inventato un inesistente programma di armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, hanno indebolito il regime attraverso uno strettissimo embargo, si è fornito aiuto ai gruppi indipendentisti interni, si sono corrotti numerosi comandanti militari, ed infine si è intervenuti con una capacità militare molto avanzata, con una campagna intensa ma di breve durata, specialmente in termini di strike di precisione ed integrazione tra forze aeree e forze di terra, annientando in pochi giorni e con perdite minime uno degli eserciti più potenti del Medio Oriente. L’ultimo esempio portato da Gerasimov riguarda le cosiddette Primavere arabe del 2011, dove, secondo il Generale russo, l’Occidente ha pilotato una serie di insurrezioni volte a ribaltare regimi amici di Mosca. La sua attenzione è rivolta particolarmente alla Libia e alla Siria. Gli strumenti sono stati ancora una volta la diffusione di notizie false, l’aiuto a gruppi locali di insorti con armi e finanziamenti, a cui è seguito l’intervento clandestino di nuclei delle forze speciali e, particolarmente in Libia, una serie di attacchi aerei e missilistici contro le forze governative, sotto il pretesto di proteggere la popolazione civile. Alla fine di questa analisi Gerasimov esprimeva la necessità che la Russia dovesse utilizzare strumenti diversi da quelli della guerra tradizionale, che consentano di conseguire obiettivi strategici senza dover ricorrere ad interventi massicci ed aperti delle Forze Armate; in altre parole, risparmiando “blood and treasure”. 

anteprima logo RID Tagli ai WEDGETAIL per la RAF?

Londra sta discutendo da tempo con Boeing per ristrutturare al ribasso il suo recente ordine per 5 velivoli radar E-7 WEDGETAIL, come parte dell’Integrated Review attualmente in corso. Il Regno Unito aveva selezionato il velivolo di Boeing nel 2018 come rimpiazzo per gli attuali E-3D SENTRY, terminando anzitempo una competizione in cui SAAB, in team con Airbus, aveva offerto una soluzione con un radar ottenuto accoppiando 2 antenne SAAB ERYEYE, da installare su fusoliere A330. Questa inedita soluzione era stata giudicata troppo rischiosa e poco matura rispetto al WEDGETAIL, già in servizio e già conosciuto dalla RAF grazie all’Australia che ha accolto equipaggi britannici sui suoi velivoli impiegati in Siria e Iraq. Di contro, va detto che non esiste una vera linea di produzione attiva per il WEDGETAIL, visto che sono passati anni dal completamento delle ultime consegne. I WEDGETAIL in servizio nel mondo sono basati su cellule 737-700IGW (increased gross weight) non più in produzione, mentre sembra che i velivoli per la RAF useranno fusoliere 737-800ERX, le stesse impiegate dal P-8 POSEIDON. Il contratto con Boeing era stato annunciato il 22 marzo 2019, con un valore di 1,98 miliardi di dollari. Il programma prevede la conversione di 2 fusoliere di seconda mano, procurate dal mercato civile, oltre all’allestimento di 3 velivoli di nuova produzione. Tutti gli E-7 per la RAF saranno allestiti nel Regno Unito presso STS Aviation Services, all’aeroporto di Birmingham, con Leonardo UK responsabile per la suite di autoprotezione. La prima consegna è attesa nel 2023, con completamento nel 2025. Il Ministero della Difesa britannico è preoccupato dai costi della nuova flotta nel lungo periodo. A parte il contratto di acquisizione, ovviamente preoccupano i costi accessori e il supporto in servizio. Gli oneri accessori determinano una spesa attesa superiore ai 2,68 miliardi di dollari, in un periodo in cui il MOD è alla ricerca di risparmi e di fondi da dirottare verso altre priorità, soprattutto nei settori Cyber e Spazio. A seconda delle fonti, tutte le opzioni rimangono sul tavolo, cancellazione totale inclusa. Una riduzione da 5 a 3 macchine è comunque vista come più probabile.

anteprima logo RID Primi PATRIOT alla Romania

La Romania ha ufficialmente preso possesso del primo sistema missilistico di difesa aerea a lungo raggio PATRIOT PAC-2 GEM-T, consegnato al centro nazionale d’addestramento difesa aerea dell’Aeronautica Rumena di stanza a Capu Midia (nei pressi della città portuale di Constan?a che affaccia sul Mar Nero). Il primo sistema era giunto in Romania lo scorso agosto e per le successive 6 settimane ha eseguito i test di accettazione propedeutici alla consegna formale. Nel 2018 Bucarest ha ordinato 7 batterie di PATRIOT in base ad un contratto del valore complessivo di 3,9 miliardi di euro, cifra che include il supporto tecnico e la fornitura di 168 missili intercettori MIM-104F PAC-3 MSE e 56 MIM-104E PAC-2 GEM-T. I programmi prevedono la consegna delle prime 3 batterie al 74° Reggimento Patriot dell’Aeronautica entro il 2021 e, tra il 2023-2024, l’arrivo delle restanti 4 destinate all’Esercito. La Romania è il primo Paese nella regione del Mar Nero a disporre del sistema antiaereo e antimissile (balistici e cruise) PATRIOT.

anteprima logo RID Assicurare le migliori performance AESA

Il progresso tecnologico ha introdotto delle innovazioni rivoluzionarie, come la sintesi digitale diretta, le antenne phased array e l’uso del nitruro di gallio (GaN), dando vita ad una nuova tipologia di radar multifunzionali, ovvero gli AESA (Active Electronic Scanned Array). Le prestazioni dei radar AESA dipendono principalmente dalla qualità dei moduli di trasmissione / ricezione (TRM) di cui si compongono le loro antenne e, a causa della loro complessità, i TRM richiedono molte verifiche e test durante il loro sviluppo, con un conseguente grande impatto su tempistiche e sui costi.

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