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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID BRAHMOS per le Filippine

Le Forze Armate filippine hanno acquistato il missile supersonico anti-nave da crociera BRAHMOS. Si tratta del primo ordine all’estero per il sistema sviluppato congiuntamente da India e Russia. Il BRAHMOS, nato originariamente come missile anti-nave, grazie agli ultimi upgrade, ha acquistato anche la capacità land-strike ed è in dotazione sia alla Marina che all’Esercito Indiano. Il Governo di Manila ha successivamente precisato che l’ordine riguarderà 2 batterie costiere, di cui ognuna dotata di 3 lanciatori mobili autonomi, equipaggiati a loro volta con 3 tubi di lancio ognuno, ma che l’ordine potrebbe essere ampliato ad alcuni sistemi per l’Aeronautica. Con una portata di 290 km, il BRAHMOS rappresenterà un ulteriore pericoloso e letale sistema d’arma che la Cina dovrà tenere in considerazione nel delicato scacchiere del South China Sea, considerando che si va ad aggiungere al sistema missilistico russo YAKHONT, da cui il BRAHMOS deriva, già presente in teatro, in dotazione a Indonesia e Vietnam.

anteprima logo RID Frenata sul nuovo caccia per l’US Navy

Il Congresso ha tagliato i fondi richiesti dalla US Navy per la ricerca e lo sviluppo del nuovo caccia che sostituirà l’F/A 18 SUPER HORNET. La Marina Americana aveva previsto di quadruplicare i fondi destinati al progetto passando dai 5 milioni di dollari del 2019 ai 20,7 milioni di dollari per il 2020 ma, nonostante l’incremento fosse già stato inserito nel National Defense Authorization Act, il Congresso ha deciso di procedere con un taglio del 66% sulla voce in questione, assestando i fondi assegnati a “soli” 7,1 milioni di dollari. L’incremento degli stanziamenti era stato richiesto dall’US Navy per avviare la fase di “Support Technology Maturation and Risk Reduction” (TMRR), focalizzata sullo sviluppo del propulsore di nuova generazione da destinare al nuovo velivolo e dei relativi sistemi elettrici e di sicurezza correlati. La frenata sul nuovo velivolo sembra legata a doppio filo con il tanto discusso destino delle portaerei americane. La minaccia dei nuovi sistemi A2/AD di Cina e Russia, ed in particolare del sistema missilistico anti-nave cinese DF-21D, ha innescato ormai da molti anni discussioni sul ruolo delle portaerei nei futuri campi di battaglia marittimi, con una fila sempre più numerosa di analisti convinti che il ruolo di queste ultime sia ormai da considerarsi tramontato in quanto eccessivamente esposte e quindi vulnerabili alle nuove minacce. L’establishment della Marina Americana ha, nell’ultimo periodo, cercato di convincere gli scettici che i nuovi sistemi d’arma avversari hanno semplicemente esteso il campo di battaglia da 200 a 1.000 miglia nautiche ma che il paradigma della Air-Sea Battle rimane comunque invariato. L’ingresso in servizio dell’UAV MQ-25 STYNGRAY sui ponti di volo delle portaerei americane, in funzione aerocisterna, ha per l’appunto proprio il compito di tamponare l’esigenza, estendendo il raggio di azione degli attuali velivoli imbarcati, ma la valutazione sul ruolo delle più grandi unità navali al mondo rimane aperta. Nonostante gli USA vogliano comunque dimostrare che il loro ruolo di superpotenza globale non si è assolutamente eroso, le loro preoccupazioni rimangono elevate e continuano a condizionare lo sviluppo di alcuni progetti: oltre al citato nuovo caccia per l’US Navy, anche i sostituti per l’S3 VIKING, in ruolo anti-som, e le unità del Maritime Prepositioning Force (MPF) rimangono ancora “in banchina”. Sui prossimi numeri di RID dettagli, approfondimenti e novità.

anteprima logo RID I piani di rinnovamento del Bahrein

Il Bahrein è il più piccolo degli Stati del Golfo Persico, con una superficie di soli 765 km2 suddivisa in 33 isole ed una popolazione di meno di un milione e mezzo di abitanti. Il Regno è collegato alla terraferma da un lungo ponte che porta in Arabia Saudita la quale, dopo l’intervento nel Paese a maggioranza sciita su richiesta dei Regnanti sunniti Al Khalifa, di fatto lo ha trasformato in una sorta di protettorato. Nel Paese è presente inoltre l'US Naval Forces Central Command, componente navale dell'US Central Command, che ha la propria sede proprio a Manama e fa da deterrente nei confronti dell’Iran che esercita tradizionalmente un’influenza significativa sulle componenti sciite degli Stati del Golfo. Da qui la necessità di garantirsi un livello sufficiente di difesa nei confronti dell’ingombrante vicino, da integrare con le forze degli stati del GCC, e un apparato di sicurezza all’altezza anche per le esigenze interne. A ciò si aggiunge la presenza di un contingente delle Forze Armate nello Yemen, nell’ambito della coalizione degli Stati del Golfo, con i sistemi d’arma di più recente acquisizione. In questo contesto si è svolta nella capitale Manama dal 28 al 30 ottobre scorso la seconda edizione dell’esposizione BIDEC (Bahrein International Defence Exhibition & Conference) che ha riunito, presso il Bahrein International Exhibition and Convention Centre, oltre 170 espositori provenienti da 33 nazioni. Il bilancio della Difesa del Bahrein è pesantemente condizionato dal prezzo del petrolio, e la voce investimenti è difficilmente individuabile, poiché la maggior parte dei programmi di ammodernamento non risultano nello stesso bilancio. In termini d’importanza i principali programmi già lanciati sono l’acquisizione di 16 caccia F-16 Block 70, quella di 12 elicotteri da combattimento AH-1Z VIPER e l’aggiornamento delle principali unità navali, mentre resta ancora da finanziare il programma di ammodernamento dei carri armati M-60.

anteprima logo RID I radar passivi

I sensori devono garantire capacità operative avanzate sia offensive che difensive nei complessi scenari operativi odierni e in quelli ipotizzabili nell’immediato futuro. Nonostante l’avvento di sensori passivi che operano in altre bande dello spettro elettromagnetico, il radar rimane ancora oggi il principale sensore militare. L’evoluzione della guerra elettronica, però, ha condotto a radar più “furtivi” (per esempio grazie alla tecnica LPI, Low Probability of Intercept) affinchè risulti più difficile per il nemico rilevarne il segnale. Infatti bisogna sempre considerare che un nemico ben equipaggiato può acquisire la fonte dell’emissione elettromagnetica e tenere traccia del segnale rilevato. Contrariamente ai sensori attivi (che rilevano la risposta riflessa da un oggetto irradiato da una fonte di energia emessa dal sensore stesso, come nei radar tradizionali) i sensori passivi non generano segnali propri, ma rilevano radiazioni elettromagnetiche emesse dal bersaglio o riflesse per altri fenomeni. La moderna tecnologia sta mettendo a punto, tra molti sensori passivi, anche radar con queste caratteristiche, il cui funzionamento (e quindi presenza) non è rilevabile dai sistemi di sorveglianza elettronica del nemico.

anteprima logo RID I sistemi counter UAS

I droni (o UAS, Unmanned Air Systems) rappresentano una nuova minaccia, che ha rapidamente raggiunto livelli tali da non poter più essere ignorata. Sotto quest’unico termine si raggruppano realtà molto diverse: dai piccoli droni generalmente utilizzati a livello amatoriale fino a velivoli molto complessi di dimensioni comparabili a quelle di un tradizionale velivolo d’attacco leggero (il MQ-9 REAPER è più grande e più pesante di un A-29 SUPER TUCANO, può volare a quote maggiori e molto più a lungo). La classificazione non è univoca. Solitamente si utilizza quella del DoD statunitense, anche se a sua volta differente dai criteri adottati dalle singole Forze Armate americane, dalla NATO, dalla NASA, o dall’Agenzia Europea EASA. La grande famiglia dei droni comprende il Gruppo I (fino a 10 kg, un possibile esempio è rappresentato dal RQ-11 RAVEN), Gruppo II (da 10 a 25 kg, un rappresentante è costituito dallo SCANEAGLE), Gruppo III (meno di 600 kg, 2 esempi sono costituiti dall’RQ-21 BLACKJACK ad ala fissa e dal CAMCOPTER ad ala rotante), Gruppo IV (MALE, MQ-8 FIRESCOUT, MQ-1 PREDATOR), Gruppo V (HALE, RQ-4 GLOBAL HAWK). Generalmente si parla di small-UAS per i Gruppi I-II-III, di medium-UAS per il Gruppo IV, e di large-UAS per il Gruppo V. Bisogna poi aggiungere che talvolta nella categoria droni-kamikaze vengono anche inclusi, a ragione o a torto, le loitering munitions, ed alcuni tipi di missili da crociera. In realtà, vista l’enorme diffusione di modelli piccoli e piccolissimi di droni, sia di natura commerciale che auto-costruiti, si ricorre spesso a 2 ulteriori categorie, originariamente comprese nel Gruppo I, ovvero i micro-UAS (Gruppo s-I, inferiori a 2 kg) per i modelli amatoriali come il quadricottero DIJ PHANTOM, e i mini-UAS (Gruppo s-II, tra 2 e 5 kg) per i modelli come gli SKYWALKER X8 o i grossi multicotteri tipo DIJ S-1000. I criteri di suddivisione di UAV tra micro, mini e small (fino a 20-25 kg), non sono però univoci e quasi ogni organizzazione ha opinioni diverse… Viste le dimensioni, in genere lo specifico sviluppo di modalità di contrasto contro i droni riguarda le classi minori, mentre le 2 classi di maggiori dimensioni rientrano nel normale campo della difesa anti-aerea tradizionale. Chiaramente la minaccia posta da un utilizzo ostile, o talvolta semplicemente scriteriato, di questi velivoli pone problemi ben diversi in funzione della categoria e dello scenario d’impiego.

anteprima logo RID Quale futuro per gli F-35 turchi?

Il Congresso americano sta facendo pressioni affinché il Pentagono eserciti o, quantomeno, valuti seriamente la possibilità di acquistare gli F-35A inizialmente destinati alla Turchia e congelati dopo l’acquisizione di sistemi antiaerei S-400 russi da parte di Ankara. A tal proposito, il Congresso ha approvato un disegno di legge in cui vengono stanziati 30 milioni di dollari relativi alle spese necessarie al deposito ed al mantenimento dei 6 velivoli “turchi” - attualmente ospitati presso la Luke AFB - degli equipaggiamenti e dei sistemi di supporto ad essi associati (compresi i full-mission simulators), più 440 milioni per il loro eventuale acquisto, in attesa di una decisione definitiva sul loro futuro. A partire dall’approvazione di tale proposta, il Segretario alla Difesa Esper avrà 90 giorni per presentare un rapporto ai comitati Difesa di Camera e Senato in cui sia stabilito un piano di utilizzo a lungo termine per gli F-35 che includa la possibilità di “recuperare i costi” – magari rivendendoli ad altri paesi interessati – “o di utilizzo unilaterale di tali velivoli”. Nel frattempo, prosegue la sostituzione delle 937 parti del velivolo, prodotte dalla Turkish Aerospace e da altre aziende turche, presenti su alcune sezioni della fusoliera e del carrello, sostituzione costata circa 600 milioni di dollari e che dovrebbe essere ultimata entro la fine del prossimo marzo.

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