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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Turchia ed F-35: la crisi accelera

La nota vicenda sull’imminente acquisizione di sistemi antiaerei/antimissile S-400 TRIUMPH da parte della Turchia (con consegne previste entro la fine di luglio), e la conseguente decisione statunitense di bloccare l’acquisto degli F-35 destinati ad Ankara, ha avuto ulteriori sviluppi. 

anteprima logo RID Ipersonico: il ritorno dell’Airpower

Nel 2014 in Italia fu tenuto un primo simposio dal quale emerse che l’ipersonico avrebbe avuto un grande impatto sulle conflittualità inter-statali future. Nel 2019, dopo 5 anni, si è tenuto il terzo simposio e alcuni Paesi sono già pronti (2020) a schierare nuove armi ipersoniche.

anteprima logo RID Francia, export militare record

Il 2018 è stato un anno record per l’export militare francese, con un aumento del 31,4% rispetto al 2017, con valori passati da 6,94 a 9,12 miliardi di euro. Questo successo è stato determinato dal programma CaMo (Capacité Motorisée) che vede il Belgio allinearsi al programma francese SCORPION e adottarne veicoli e radio, con l’acquisto di 60 JAGUAR e 382 GRIFFON, in consegna a partire dal 2023 nell’ambito di un contratto da 1,5 miliardi di euro. Benefici vengono anche dall’ordine spagnolo per 23 nuovi NH-90, di cui 7 navali. Stesso discorso per i 28 NH-90 (12 dei quali navali che saranno assemblati da Leonardo nello stabilimento di Venezia-Tessera) ordinati dal Qatar. Molto importante pure la decisione del Qatar, esecutiva dal marzo 2018, di ordinare ulteriori 12 Dassault RAFALE, opzione prevista dal contratto originario del 2015 per 24 velivoli. All’Arabia Saudita vanno invece della navi da pattugliamento, derivate dalle COMBATTANTE FS56. Nel 2015 Ryad ne aveva ordinate 3 da girare al Libano come parte di un pacchetto di aiuti militari, ma nel 2016 aveva cancellato il programma a causa del rulo crescente avuto da Hezbollah nel Paese. Ad inizio 2018 la costruzione è stata riavviata, con l’intenzione di immettere le imbarcazioni in servizio nella Marina Saudita. Il contratto ha un valore di 250 milioni di euro e vede CMN costruire le navi a Cherbourg.

anteprima logo RID Le incertezze dell’F-35, l'Italia e Cameri

Uno dei cardini della partecipazione italiana al programma F-35 è la FACO di Cameri. La sola linea produttiva dell’F-35, assieme a quella giapponese di Nagoya, fuori dagli Stati Uniti. Un assetto importante, che replica in toto, anche se più in piccolo, quello di Forth Worth di Lockheed Martin, dove ad oltre all’assemblaggio degli F-35 italiani e olandesi vengono realizzate le ali per tutti gli F-35 (comprese quelli dei Paesi FMS). Quest’ultimo è il business probabilmente più succoso per Leonardo, che gestisce con il supporto di Lockheed Martin lo stabilimento di proprietà della Difesa italiana, in quanto prevede la produzione di 835 cassoni alari (ovvero semiali e troncone centrale di fusoliera) per un valore che dovrebbe aggirarsi sui 7 miliardi di dollari di euro. Ad oggi Leonardo ha già consegnato 84 ali. Tuttavia, la diluizione nel tempo del programma – avviata già con gli ultimi 2 precedenti governi – ha giocoforza delle conseguenze sull’efficienza di Cameri. L’Italia avrebbe dovuto acquisire ed impegnarsi per 38 velivoli entro il 2020, ma come noto questo numero è sceso a 27-28, ed al momento, a quanto risulta a RID, non c’è nessun impegno per i velivoli successivi al lotto n.14 (una decisione in tal senso avrebbe dovuto essere presa entro dicembre 2018). Questo porterà un ulteriore rallentamento al programma. Per produrre un singolo aereo, dunque, si impiegano più ore di lavoro ed essendo il prezzo fissato nei contratti stipulati da Lockheed Martin con il Pentagono, ciò si traduce in un aumento dei costi di produzione. Un costo che presumibilmente si ripercuote sul costo complessivo del programma. Al momento sono in produzione 11 aerei, 7 olandesi e 4 italiani, e lo stabilimento ne sforna in media 7-8 l’anno. L’ottimale potrebbe aggirarsi su una quindicina di velivoli l’anno anche se Cameri è dimensionato per produrne fino ad un massimo di 24. Oltre a queste considerazioni bisogna aggiungere che incertezze e ritardi hanno delle conseguenze anche sulle intenzioni di quei Paesi, come per esempio il Belgio (che acquisisce gli aerei in FMS), ma non è il solo, che hanno mostrato interesse a produrre i propri velivoli a Cameri, di fatto scoraggiandoli.

anteprima logo RID Il Congresso boccia la bomba di Trump?

La Sottocommissione Forze Strategiche della Commissione Difesa della Camera dei Rappresentanti USA ha proposto la cancellazione dei fondi per la bomba nucleare a basso potenziale W76-2, la cui produzione, peraltro già in corso ad Amarillo, Texas, è stato prevista dalla recente Nuclear Posture Review dell’Amministrazione Trump. L'ordigno, concepito per equipaggiare i missili balistici intercontinentali lanciabili da sottomarini TRIDENT II D5, ha un potenziale contenuto a 5-6 kilotoni, contro i 100 kilotoni della testata W76 da cui deriva.

anteprima logo RID Ipersonico, la corsa degli USA

L’US Army ha annunciato che il primo Joint Flight Test di un vettore armato con la testata planante ipersonica Common Hypersonic Glide Vehicle Block I avrà luogo l’anno prossimo, e sarà poi seguito da ulteriori test ogni 6 mesi fino alla maturazione del sistema. Il Common Hypersonic Glide Vehicle è la prima arma ipersonica americana ad acquisire una valenza operativa, e, come suggerito dal nome, sarà comune anche alle armi in sviluppo per impiego aereo da parte dell’USAF e per il lancio da navi e sottomarini US Navy. Questo Glider ha le sue origini in quello che fu il programma Advanced Hypersonic Weapon dell’US Army, che portò ad un test riuscito nel 2011. La DARPA sta lavorando ad un Glider più avanzato, capace di maggiori velocità e agilità, ma le Forze Armate hanno deciso che l’acquisizione di capacità in questo settore è troppo importante per aspettare. Il Common Glide Vehicle sta prendendo forma al Sandia National Laboratories, nel New Messico. Nel 2022 è previsto il primo lancio da un Transporter Erector Launcher, un veicolo TEL per l’Esercito, secondo quanto affermato dal Tenente Generale Neil Thurgood, Direttore del Rapid Capabilities and Critical Technologies Office dell’Esercito. Nel 2021, prima di quello storico lancio, una Batteria d’artiglieria verrà equipaggiata con il veicolo di lancio e i canister per avviare l’addestramento. Sono previsti 4 veicoli lanciatori, ciascuno destinato a trasportare 2 missili. La Batteria in questione potrebbe essere parte di uno “Strategic Fires Battalion” inserito in una Brigata d’Artiglieria, in particolare la 17th Field Artillery Brigade “Thunderbolt”, parte del 1st Corps, Forze del Pacifico, l’unità incaricata di sperimentare i concetti della nuova strategia Multi Domain Operations. Il veicolo lanciatore impiegherà una motrice Heavy Expanded Mobility Tactical Truck M983A4 per trainare un rimorchio M870 modificato con la rampa TEL per 2 missili in canister sigillati. I canister saranno lunghi circa 30 piedi, ovvero 9 m. Per il comando e controllo, la batteria ricorrerà all’ Advanced Field Artillery Tactical Data System 7.0, già disponibile. La batteria servirà a far passare il progetto da una fase di sviluppo in laboratorio ad una di maturità tecnica e potenziale producibilità in serie. Per il 2023, la batteria prototipo avrà una “residuale” capacità operativa e potrà potenzialmente essere impiegata come arma contro “bolle” Anti Access Area Denial (A2AD) avversarie.

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