LEONARDO
Viaggi RID
Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID La US Navy testa il missile SM-6 da una nave unmanned

Piccole navi, tendenzialmente a pilotaggio remoto ed equipaggiate con lanciatori modulari in grado di utilizzare missili stand-off. Questa configurazione rappresenta il principale esempio di sistema d’arma desiderato dalla US Navy per l’esecuzione delle cosiddette operazioni navali distribuite (DMO). Proprio al fine di implementare tale concetto, lo scorso 2 settembre la Marina Americana ha eseguito un test di lancio di un missile SM-6 alloggiato in un lanciatore quadruplo containerizzato situato a bordo dell’unità di superficie a pilotaggio remoto (USV) sperimentale RANGER. La nave è una delle 2 unità che costituiscono la cosiddetta “Ghost Fleet” rientrante nell’ambito del programma OVERLORD volto a definire i concetti operativi e le capacità/caratteristiche delle USV nell’ottica delle già menzionate DMO. La scelta di utilizzare il missile SM-6 va letta tenendo conto della sempre maggior versatilità garantita dallo stesso, nato sì per il contrasto di minacce aeree e missilistiche (anche balistiche), ma che ha dimostrato secondarie ma eccellenti capacità di attacco stand-off contro bersagli navali e terrestri (in tale ottica, peraltro, verrò acquisito dall’US Army). Queste caratteristiche, in aggiunta all’elevata velocità ed alla modalità di attacco semi-balistico nella fase terminale che ne rendono estremamente complessa l’intercettazione, oltre alle capacità di comunicazione/networkizzazione del missile che gli consentono di ricevere informazioni sul targeting da sensori presenti su piattaforme diverse da quella di lancio (navi di superficie, velivoli, satelliti, secondo la cosiddetta capacità cooperativa di ingaggio), rendono l’SM-6 una componente fondamentale delle DMO. Lo stesso lanciatore modulare containerizzato, che dalle immagini appare molto simile se non identico a quello utilizzato per il recente lancio di prova del TOMAHAWK land-based, potrebbe essere integrato con armamenti compatibili con i sistemi di lancio verticale Mk41 (tra cui, appunto, i missili da crociera TOMAHAWK), ampliando la flessibilità operativa delle USV e di qualsiasi unità di superficie che ne imbarca uno. Ciò include navi di supporto/rifornimento, logistiche, anfibie, nonché navi commerciali o i futuri rompighiaccio della Guardia Costiera USA, che si troveranno ad operare nel sempre più contestato scenario Artico.

anteprima logo RID Le fregate tedesche F124 saranno dotate di capacità ABM

Le 3 fregate da difesa aerea F124 classe SACHSEN della Marina tedesca verranno equipaggiate con un nuovo sistema radar ottimizzato per il rilevamento e tracciamento di minacce balistiche. 

anteprima logo RID Mar Cinese Meridionale, la Cina aumenta la pressione approfittando della “distrazione” afghana

La Cina, con una mossa del tutto inattesa, a partire dal 1° settembre 2021, pretende che tutta una serie di navi comunichino i propri dati alla propria Guardia Costiera (MSA, Maritime Safety Administration) prima di entrare nel Mar Cinese Meridionale. Si tratta di un’area molto vasta, racchiusa in quella che è nota come la “linea dei nove tratti”: uno spazio marittimo che lambisce le coste di diversi Paesi, e che la Cina considera come proprie acque territoriali, invece che come acque internazionali. Da notare che la Cina parla proprio di acque territoriali, uno spazio che secondo la Convenzione sul Diritto del Mare (UNCLOS) si può estendere fino ad un massimo di 12 miglia dalla costa, non centinaia di miglia. La nuova disposizione, emanata a sorpresa in un momento in cui l’attenzione dei governi di tutto il mondo è concentrata sulla questione afghana e sull’emergenza pandemica, prevede che tutti gli operatori, commerciali o militari, di alcune tipologie di navi (sottomarini, navi a propulsione nucleare, navi che trasportino materiale radioattivo, navi che trasportino petrolio, prodotti chimici, gas liquefatto, o materiali pericolosi), prima di entrare nell’area in questione debbano preventivamente informare la MSA della posizione, della destinazione (anche se non dirette ad un porto cinese, ma solo in transito nel Mar Cinese Meridionale), della natura del loro carico, e che almeno ogni 2 ore aggiornino la loro posizione, o mantenendo attivo l’AIS, oppure con comunicazioni specifiche. Secondo l’UNCLOS queste sono acque internazionali, e come tali soggette al libero transito, senza alcuna limitazione. Nel 2016, a seguito di una contesa giudiziaria tra Cina e Filippine, una corte arbitrale indipendente ha stabilito che la Cina non ha alcun diritto su quelle acque, e che la quasi totalità delle risorse economiche della fascia meridionale di quella zona reclamata dalla Cina appartiene invece alle Zone Economiche Esclusive degli stati costieri (Brunei, Malesia, Indonesia, Vietnam, Filippine). La risposta ufficiale della Cina è stata sprezzante: un comunicato ha definito la sentenza come “nient’altro che un pezzo di carta straccia”. La Cina ha occupato diverse isolette, e atolli, provvedendo a ingrandirli e a trasformarli in presidi permanenti, talvolta dotati di moli di ormeggio, piste di atterraggio, bunker, alloggi, radar, piazzole per missili, ecc. Finora la Cina ha cercato di imporre la propria presunta sovranità solo in alcuni casi di sfruttamento delle risorse economiche. Ad esempio intervenendo in modio massiccio con dozzine di pescherecci della cosiddetta “milizia marittima” per ostacolare le altrui attività di prospezione, o il pattugliamento di navi di guardie costiere straniere. Altrettanto sono state compiute manovre di disturbo o di vibrata protesta diplomatica nel caso di presenza di navi militari impegnate in operazioni FON (Freedom Of Navigation) col transito ai limiti delle 12 miglia dalle isolette cinesi. È quindi ancora tutto da capire se, come e quando la Cina intenderà imporre il rispetto della propria ordinanza, anche se il documento ribadisce che “la MSA dispone dell’autorità e del potere per respingere l’ingresso di una nave nelle acque territoriali cinesi, se si dovesse accertare che questa rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale cinese”. È ovviamente importante capire cosa si vuol esattamente intendere con “rappresenta un rischio”. Già nel 2013 la Cina aveva istituito la Air Defense Identification Zone (ADIZ) sul Mar Cinese Orientale; una zona che si sovrappone ad ampie fasce dello spazio aereo di Taiwan, Corea del Sud e Giappone. Ovviamente tutti I vettori aerei commerciali si sono immediatamente adeguati alla richiesta cinese, per non rischiare pericolose intercettazioni e/o sanzioni. È quindi molto verosimile che gran parte, se non tutti, gli operatori marittimi si adegueranno a tali richieste, a prescindere dalla nazionalità dell’armatore, al fine di evitare problemi. Facendo così, si fornirà un’ulteriore patina di legittimità alle pretese cinesi. Il prossimo annuncio, ormai dato per scontato, è l’istituzione di una ADIZ nel Mar Cinese Meridionale. Ed è presumibile che i Cinesi non si faranno molto impressionare da qualche altra FON o dal transito di una portaerei nei pressi di Taiwan. Questo approccio deve essere visto come una parte di una ben più ampia strategia a lungo termine: la si può chiamare Guerra Ibrida, o Grey Zone, oppure Tattica del Salame (si accetta controvoglia che l’avversario tagli una fettina, perché una risposta armata sarebbe eccessiva, poi ne viene tagliata un’altra, e poi un’altra ancora, fino a che del salame non resta più nulla…). La strategia cinese mira ad acquisire nel lungo periodo un vantaggio strategico, senza il rischio di un conflitto, e quindi operando ben al di sotto della soglia di un confronto armato.

anteprima logo RID Il primo F-35B della Marina apponta sulla portaerei CAVOUR

Il 30 luglio il primo F-35B della Marina Militare è appontato sulla portaerei CAOVUR. Si tratta del terzo aereo assegnato alla Marina, proveniente direttamente dallo stabilimento di assemblaggio di Cameri (NO), mentre i primi 2 esemplari restano negli Stati Uniti per supportare l’addestramento dei piloti della Forza Armata. L’arrivo del velivolo rappresenta una tappa fondamentale nel processo di sostituzione degli AV-8B HARRIE PLUS. La Marina Militare conta di ottenere entro il 2024 la capacità operativa iniziale (IOC) e, successivamente la Final Operational Capability – FOC, dopo la consegna dell’ultimo F-35B. L’arrivo a bordo del velivolo consente di iniziare a breve l’addestramento per i piloti all’acquisizione della cosiddetta “Caratteristica Bravo”, ovvero l’abilitazione all’appontaggio e al decollo dai ponti di volo delle navi della Marina, che nel caso dei velivoli ad ala fissa che operano da portaerei (Aircraft Carriers), prende il nome di Carrier Qualification (CQ).

anteprima logo RID Le nuove fregate francesi FDI entreranno in servizio con EW degradata o assente

Le prime 3 nuove fregate da difesa ed intervento FDI (ex FTI) destinate alla Marine Nationale e in gara per la commessa greca, entreranno in servizio con la suite di guerra elettronica degradata o assente. 

anteprima logo RID Varato il primo caccia DDG-51 Flight-III con il radar SPY-6

Il cacciatorpediniere JACK H LUCAS, DDG-125, è stato varato nei cantieri Huntington Ingalls. 

  1 2 3 4 5 6 7 8 Next >>