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anteprima logo RID Cala la spesa militare americana

Quasi un pò a sorpresa, forse in vista di eventuali future frenate dell'economia globale, ma anche per stornare dei fondi verso la realizzazione del Muro con il Messico, il budget della Difesa americano cala rispetto all’anno scorso. E’ la prima volta da quando Trump è Presidente. Il Pentagono ha infatti presentato una richiesta di budget per l’anno fiscale 2021 pari a 705 miliardi di dollari, in riduzione rispetto al budget 2020 approvato al Congresso, che è stato pari a 712 miliardi di dollari, ed alla richiesta del Pentagono per lo stesso anno, pari a 718 miliardi di dollari. Al bilancio base bisogna poi aggiungere i 69 miliardi di dollari per le operazioni all’estero, che crescono di 3 miliardi di dollari rispetto al 2020. A giudicare dai numeri, dunque, l’impegno militare americano all’estero non cambia a conferma di un trend, già iniziato con il secondo mandato di Obama, di minimizzazione della presenza USA fuori area. In generale, le scelte del Pentagono paiono quest’anno caratterizzate da una razionalizzazione delle spese, con una revisione che dovrebbe portare oltre 5 miliardi di dollari di risparmi, mentre si chiede al Congresso un incremento del 3% dei salari del personale. L’investimento sulla prontezza operativa, ovvero su training, manutenzione, supporto, ecc. è in linea con il 2020, così come l’investimento sulla modernizzazione dello strumento militare nell'ottica del contrasto ad avversari “peer” o “near peer”. Per quanto riguarda gli investimenti, al comparto nucleare vanno 28,9 miliardi di dollari, tra cui spiccano i 2,8 miliardi di dollari per il bombardiere strategico B-21 RAIDER, che ha però anche capacità convenzionale, i 7 miliardi di dollari per il miglioramento della struttura di comando, controllo e comunicazione, ed i 4,4 miliardi di dollari per il procurement del primo SSBN COLUMBIA. Da menzionare anche i 474 milioni di dollari per il nuovo missile cruise aviolanciato con capacità nucleare Long-Range Stand-off (LRSO) e 1,5 miliardi di dollari per il nuovo missile balistico intercontinentale Ground Based Strategic Deterrent (GBSD), i cui fondi più che raddoppiano rispetto al 2020. Alla difesa antimissile vanno 20,3 miliardi di dollari, fondi che serviranno anche a finanziare lo sviluppo (664 milioni di dollari) del nuovo intercettore NGI (Next Generation Intercpetor) che affiancherà e poi rimpiazzerà gli attuali GBI (Groud Based Intercepotr) basati a Fort Greely e a Vandenberg. Massiccio anche l’investimento per la creazione della nuova Forza Spaziale, con il relativo Comando, che è pari a 15,4 miliardi di dollari, e per la cyber sicurezza e le cyber operazioni alle quali “toccano” 9,8 miliardi di dollari. Per quanto riguarda le forze aeree, la richiesta del Pentagono è pari a 56,9 miliardi di dollari. La parte del leonae la fa l’F-35 con il procurement di 79 velivoli (48 CTOL per l’USAF, 10 STOVL per i Marines 2 21 CV per Navy/Marines) per una spesa di 11,4 miliardi di dollari. Lo scorso anno, ricordiamolo, era stato finanziato il procurement di 98 F-35 per 12,6 miliardi di dollari. Da evidenziare anche l'acquisizione di 12 F-15EX, al costo di 1,6 miliardi di dollari, - il programma ha dunque superato lo scoglio parlamentare – e di 24 SUPER HORNET della Marina, per i quali vengono stanziati 2,1 miliardi di dollari. Il resto va ad elicotteri da combattimento AH-64E GUARDIAN, aereocisterne KC-46A, ecc. Al futuro caccia di sesta generazione va invece un miliardo di dollari “tondo tondo”, una cifra “white” già particolarmente significativa... Per le forze navali ci sono 32,3 miliardi di dollari. L’investimento piu’ importante riguarda il programma per l'acquisizione degli SSN classe VIRGINIA, 4,7 miliardi di dollari, seguito dai 3,5 MILIARDI PER il procurement di 2 DDG ARLEIGH BURKE e dai 3 miliardi di dollari per il programma relativo alle nuove portaerei a propulsione nucleare classe FORD. Da segnalare anche 1,1 miliardi di dollari per le nuove fregate FFG(X) – programma di cui quest’anno dovrebbe uscire il vincitore (che ci auguriamo sia la nostra Fincantieri). Tuttavia, il fatto a nostro avviso piu’ importante è la richiesta di 464 milioni di euro per lo sviluppo delle prime 2 Unmanned Surface Vessels (USV) (Large), che vengono così confermate dopo i primi stanziamenti del 2020. Si tratta delle unità sena pilota che nei contesti delle operazioni marittime distribuite dovranno operare come navi “porta missili”. Molto piu’ limitato l’investimento per le forze terrestri che è pari a 13 miliardi di dollari. Tra questi, spiccano i 521 milioni di dollari per l'acquisizione di 72 blindati anfibi ACV per i Marines, un’ottima notizia per la nostra Iveco DV, 1,4 miliardi per il procurement di 4.247 veicoli tattici Joint Light Tactical Vehicles e 1,5 miliardi di dollari per l’ammodernamento di 89 carri M1 ABRAMS. Nell’ottica delle operazioni multi-dominio ad ampio spettro è evidente che il comparto terrestre viene penalizzato rispetto a quello aeronavale e spaio-cibernetico. Per il settore munizionamento la richieta è di 21,3 miliardi di dollari, che servono a finanziare l'acquisizione di bombe a guida satellitare JDAM, SDB II, missili leggeri polivalenti aria-superficie HELLFIRE, razzi guidati per i lanciarazzi campali MLRS, ecc. Infine, ci sono gli investimenti rilevanti nel campo delle tecnologie cosiddette disruptive, necessarie per mantenere la superiorità strategica rispetto a concorrenti, come la Cina, sempre piu’ agguerriti in questo campo. Allo studio ed agli sviluppo nel campo delle armi ipersoniche vengono assegnati ben 3,2 miliardi di dollari, alla microelettronica 1,5 miliardi di dollari e 1,7 miliardi vanno invece ai sistemi autonomi. E poi ci sono 841 milioni di euro per l’Intelligenza Artificiale. Nel complesso la spesa in ricerca di base del Pentagono è pari a 14 miliardi, di cui 3,5 costituiscono il budget della DARPA. Ulteriori dettagli e approfondimenti su RID 3/20.

anteprima logo RID Vicina la IOC per la nuova munizione STORMBREAKER

L’USAF dovrebbe ufficializzare il raggiungimento della capacità operativa iniziale per la nuova bomba planante GBU-53/B STROMBREAKER sui propri cacciabombardieri F-15E STRIKE EAGLE entro la prima metà del 2020. La STROMBREAKER, prodotta dalla Raytheon e precedentemente identificata come Small Diameter Bomb II, rappresenta un ordigno planante aviolanciato - con alette a scomparsa alloggiate all’interno della struttura centrale - appartenente alla classe SDB da 250 libbre (113 kg), caratterizzata da un’elevata precisione anche in caso di utilizzo contro bersagli mobili su lunghe distanze (70/75 km, mentre la distanza aumenta fino a 100/110 km in caso di bersagli fissi) e in ogni condizione meteo. Tali caratteristiche sono garantite dal sistema di guida terminale basato su un seeker trimodale che combina un radar attivo ad onde millimetriche, sensore all’infrarosso e canale laser semi-attivo (per utilizzo integrato con designatore laser aereo o terrestre), unitamente ad un sistema di navigazione a doppio canale inerziale e satellitare. Durante la planata iniziale e nella fase di mid-course, l’arma utilizza il sistema di navigazione e il sistema di ricezione dati bidirezionale e a doppia banda TacNet della Rockwell Collins (che consente la connessione col velivolo in Link-16, tramite il JTIDS, e con eventuale designatore terrestre/JTAC tramite connessione UHF) per le correzioni di rotta, gli aggiornamenti sulla posizione dell’obiettivo, l’eventuale re-targeting in volo e il possibile annullamento/aborto dell’attacco. La testata della STORMBREAKER, pari 47,6 kg, è doppia – a frammentazione ed esplosiva – e può essere attivata all’impatto, ad un’altezza preselezionata o esplodere “in differita” ed è in grado di perforare obiettivi corazzati, carri armati inclusi. Tutto ciò a fronte di dimensioni abbastanza contenute dell’arma (177 cm di lunghezza per 17,8 cm di diametro e peso complessivo di 94,3 kg). Attualmente, il programma di integrazione dell’ordigno sta per entrare nella fase immediatamente precedente alla IOC, denominata RAA (Required Assets Available), che impone alla Raytheon di fornire la disponibilità di un numero sufficiente di bombe per armare 12 STRIKE EAGLE - con 8 STORMBREAKER ciascuno – impiegabili con un rateo di 1,5 sortite ad aereo (18 missioni complessive, quindi 144 ordigni totali). Oltre all’imminente IOC a bordo degli F-15E dell’USAF, che possono imbarcarne fino ad un massimo di 28, suddivise su 7 travetti/sistemi di eiezione pneumatici BRU-61/A da 4 bombe ciascuno, la STORMBREKER è in corso si integrazione anche a bordo degli F-16 e degli F-22 dell’Aeronautica, degli F/A-18E/F SUPER HORNET della US Navy, mentre per il loro impiego sugli F-35 (tutte le varianti) bisognerà attendere la release Block 4 del software.

anteprima logo RID EA-18G GROWLER formano team Manned – Unmanned

Durante l’Annual Fleet Experiment (FLEX) del Navy Warfare Development Command, l’US Navy e Boeing hanno portato a termine un ambizioso esperimento di Manned – Unmanned Teaming (MUM-T) che ha visto l’equipaggio di un velivolo da guerra elettronica EA-18G GROWLER comandare in remoto altri 2 esemplari dello stesso velivolo. Due GROWLER, velivoli biposto molto complessi in virtù della loro delicata missione EW, sono stati trasformati in velivoli senza pilota (in realtà, per ragioni di sicurezza, ogni velivolo aveva a bordo un pilota pronto a prendere i comandi in caso di emergenza) e comandati dal terzo EA-18G. Nel corso dell’esperimento, nell’arco di 4 missioni, sono stati verificati 21 diversi test point, non pubblicamente specificati. Le principali domande da porsi riguardo questo esperimento riguardano non tanto la capacità di far volare i 2 EA-18G remotamente, poiché questo è ormai relativamente facile, ma piuttosto la capacità di operare remotamente i sistemi EW di missione e i sensori di bordo. Questa è la vera sfida e la vera fonte di nuove possibilità operative, ma anche, come facilmente intuibile, potenzialmente causa di un aumento esponenziale del carico di lavoro sull’equipaggio del velivolo controllore di missione. In ogni caso, la cooperazione Manned – Unmanned è sempre più cruciale nel futuro della guerra aerea e questo esperimento è un altro passo in quella direzione. I GROWLER potrebbero presto avere compagni di missione unmanned grazie anche al programma REMEDY, che coinvolge Northrop Grumman ed è incentrato su piccoli droni-sensore che potrebbero essere trasportati in pod sotto le ali degli EA-18G e rilasciati in volo per fare da avanguardia durante le missioni. Ulteriori approfondimenti su RID 3/20.

anteprima logo RID L’Italia verso Hormuz

L’Italia si sta apprestando a prendere parte alla missione europea a guida francese per il monitoraggio e la sorveglianza dello Stretto di Hormuz. A tal proposito, la scorsa settimana è stata presentata alla Camera, primo firmatario On. Giovanni Russo, Capogruppo dell’M5S in Commissione Difesa, una mozione che impegna il Governo “a valutare l’opportunità di avviare ogni iniziativa di propria competenza affinché nei tempi e nelle modalità ritenute ... sia garantita la sicurezza degli interessi nazionali nell’area dello Stretto di Hormuz”. Quest’ultimo è uno dei “colli di bottiglia” più importanti, visto che attraverso di esso passa il 21% di tutti il petrolio trasportato nel mondo, ed è cruciale per l’approvvigionamento energetico dell’Europa. La missione, che a quanto risulta avrebbe anche una componente di naval diplomacy e di defence capacity building nei confronti dei partner locali, potrebbe vedere l’Italia dispiegare 2-3 unità navali.

anteprima logo RID All'Aeronautica il terzo F-35B

Secondo quanto raccolto da RID, il terzo F-35B italiano (nella foto il primo esemplare della Marina durante il trasferimento negli USA scortato da un TYPHOON dell'AM) sarà preso in carico dall'Aeronautica Militare.

anteprima logo RID FREMM all’Egitto, il punto

Al momento, a quanto risulta a RID, la commessa per la fornitura di 2 fregate tipo FREMM all’Egitto sembra confermata, anche se non è ancora scontato che si finalizzi. Le navi in questione sarebbero la nona e la decima per la Marina Militare – SPARTACO SCHERGAT ed EMILIO BIANCHI, entrambe General Purpose – che verrebbero a questo punto trasferite alla Marina Egiziana. Fincantieri e la Marina Militare non hanno tuttavia confermato la notizia L’operazione avrebbe ricevuto il via libera a livello di Presidenza del Consiglio dei Ministri con la definizione della parte finanziaria, compresa la garanzia da parte della SACE. Vedremo se e come la Marina Militare verrebbe compensata qualora la commessa dovesse effettivamente concretizzarsi. Un’ipotesi, che circola da tempo, potrebbe essere l'integrazione della flotta con l’acquisizione di 2 nuove FREMM in configurazione ASW (Anti Submarine Warfare) – visto anche l’esponenziale incremento della minaccia sottomarina nel Mediterraneo, e non solo – tenendo pure presente il fatto che la MM deve ancora esercitare l’opzione per gli ulteriori 3 PPA. Nessuna conferma ufficiale però a riguardo.

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