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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID La Francia all'attacco nel Sahel

Domenica 3 febbraio caccia MIRAGE 2000D francesi, presumibilmente provenienti da N’Djamena, hanno attaccato un convoglio di 40 veicoli armati che dalla Libia era entrato in Ciad. L’intervento è stato richiesto dalle autorità ciadiane ed ha visto prima un passaggio a bassa quota dei velivoli a fini di show of force e deterrenza e poi l’attacco dopo che il convoglio aveva proseguito la sua marcia. Non si è trattato però, sembra, di una colonna di jihadisti, bensì di una colonna di ribelli dell’Union of Resistance Forces (UFR) come dichiarato da un portavoce del gruppo che ha accusato Parigi di ingerenza negli affari interni del Ciad. Non sarebbe, del resto, la prima volta visto che anche nel 2008 la Francia aiutò il Presidente Deby a respingere l’attacco dei ribelli appoggiati dal Sudan che erano giunti sino nella capitale N’Djamena. Negli ultimi tempi si è registrata una vera e propria escalation delle attività del contingente militare francese nel Sahel (Operazione BARKHANE), in particolare in Burkina Faso e Mali dove i grupopi jihadisti hanno aumentato la loro pressione sia contro le forze di sicurezza locali sia contro obbiettivi civili. In Burkina Faso è stato dichiarato lo stato di emergenza in 14 provincie su 45, mentre il Presidente Christian Kaborè ha silurato nel giro di pochi giorni il Ministro della Difesa ed il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. I Francesi sono intervenuti in diverse occasioni in supporto delle forze burkinabe e maliane – che hanno riportato diverse perdite - impiegando elicotteri, aerei e muovendo pure i loro gruppi tattici in Mali. Nel solo periodo tra il 23 e 29 gennaio, i velivoli francesi dell'Operazione BARKAHNE avrebbero effettuato 36 sortite d’attacco e passaggi deterrenti a bassa quota, 15 sortite di rifornimento e sorveglianza/ricognizione e 44 sortite di trasporto e movimento mezzi/uomini. Attualmente, la Francia mantiene nel Sahel un dispositivo militare forte di oltre 4000 uomini.

anteprima logo RID La Cina rivela il DF-26 "carrier killer"

I media di stato e gli esperti cinesi sostengono che il nuovo video sia la prova della capacità del DF-26 di colpire anche le portaerei americane in pieno Oceano Pacifico, ma i dubbi restano.  

anteprima logo RID Venti di guerra nel Donbass

L’incidente nello stretto di Kerch, che ha visto lo scontro tra unità navali ucraine e pattugliatori della Guardia Costiera russa, ha causato un innalzamento della tensione in Crimea ed in Ucraina ed un conseguente incremento nel numero delle esercitazioni militari di prontezza operativa sia delle forze ucraine che di quelle russe, nonché il rischieramento/spostamento di assetti strategici e tattici. 

anteprima logo RID I contractors tornano in Mozambico

Cabo Delgado, provincia settentrionale del Mozambico. Da mesi è teatro di attacchi portati da gruppi armati: colpiti villaggi, posti di polizia, installazioni. Centinaia le vittime in una serie di incursioni devastanti. Gli esperti hanno idee diverse su chi abbia organizzato gli assalti: una parte accuse nuclei di militanti di ispirazione jihadista, altri puntano su bande di criminali, altri ancora ipotizzano legami con gli Shebab somali. Magari c’è un mix di diversi fattori e componenti che tuttavia hanno creato grande allarme. Il governo ha chiesto la solidarietà internazionale per parare la sfida, ma al tempo stesso – secondo fonti citate – ha sondato la possibilità di farsi assistere da compagnie di sicurezza private. Sembra che i rappresentanti di una società statunitense abbiano offerto la loro consulenza in cambio di contratti e petrolio. La “ditta” ha promesso una risposta rapida e risolutiva nel contrasto degli insorti, ma nel potenziale affare si sono inseriti anche concorrenti russi, già presenti in Ucraina, Siria e, di recente, in Centro Africa. Nulla di nuovo sotto il sole del continente dove per decenni hanno agito i soldati di ventura. Dai “terribili” nel conflitto congolese ai veterani coinvolti nei golpe alle Comore. Poi, più di recente, l’intervento al fianco di truppe nigeriane contro i tagliagole di Boko Haram, oppure nella guerra in Sudan. Le difficoltà degli eserciti locali davanti a nemici determinati aprono prospettive “interessanti” che, a volte, si tirano dietro ben altro. L’arrivo dei contractors è una testa di ponte per creare altri affari.

anteprima logo RID Yemen: scenari navali

Nello Yemen la guerra terrestre si trascina peggiorando la situazione di migliaia di civili mentre sul fronte navale crescono i timori per le sortite dei ribelli Houti. I guerriglieri sciiti hanno diffuso un video, forse girato da un drone, per rivendicare l’affondamento, un anno fa, di un cacciamine classe FRANKENTHAL degli Emirati Arabi Uniti nel porto di al Mokha. Solo uno degli episodi di attacchi a navi della coalizione condotti dai ribelli. Con altre foto hanno documentato anche l’addestramento dei loro uomini rana, l’uso di battelli veloci e l’impiego di mine (alcune di fabbricazione artigianale). La minaccia è temuta dalla coalizione a guida saudita: oltre al pericolo degli ordigni c’è quello dei barchini-bomba guidati da un GPS. Infatti proprio davanti ad al Mokha è stata eretta una sorta di barriera, forse per rallentare questo tipo di incursioni. Sempre attivo nella zona del Mar Rosso anche il mercantile iraniano SAVIZ, una sorta di nave madre. C’è il sospetto che il cargo appoggi l’azione degli insorti sciiti e immagini TV hanno mostrato la spola di piccole imbarcazioni che avrebbero caricato materiale. La presenza della nave è stata al centro di molte speculazioni, notizie spesso legate al duello di propaganda condotto dai 2 schieramenti.

anteprima logo RID La Turchia entra in scena a Idlib?

Dopo il mancato accordo nel vertice tripartito di Teheran sul destino della provincia di Idlib, la Turchia sembra aver intensificato le forniture di armi ai miliziani che resistono nell’ultima provincia ribelle siriana. In particolare, Ankara avrebbe incrementato negli ultimi giorni le forniture di sistemi anticarro e razzi campali pluritubo al Turkistan Islamic Party in Syria (TIP) ed a ciò che resta del Free Syrian Army, gruppi che, assieme ai qaedisti di Hayat Tahrir al-Sham, si apprestano a fronteggiare l’annunciata offensiva dei governativi. E proprio tra ieri ed oggi cittadine nel nord di Latakia sono state più volte colpite dai razzi lanciati dal miliziani ribelli. Nel frattempo, Assad sta continuando ad ammassare truppe nell’area e da giorni aerei russi e siriani colpiscono le postazioni ribelli a Idlib, mentre le potenze occidentali avvertono Damasco sulle conseguenze che potrebbe avere un nuovo raid “non convenzionale”. L’obbiettivo dei governativi è quanto meno mettere in sicurezza la città di Aleppo ed il nord della storica roccaforte governativa di Latakia, sempre sotto la minaccia, appunto, dei gruppi jihadisti e filo-turchi che operano ad Idlib. Uno scenario, questo, che coinvolgerebbe solo alcune parti della provincia ribelle e che potrebbe risultare accettabile anche per la Turchia, ma è chiaro che Ankara non sembra disposta ad uscire completamente da Idlib senza aver garanzie certe sulla propria presenza nel cantone di Afrin e nel triangolo di Azaz, fondamentale per contenere le spinte autonomistiche dei Curdi siriani. In assenza di queste garanzie, il pragmatico Erdogan non rinuncia a far valere il suo peso nell’ultima (forse) battaglia della lunga guerra civile siriana.

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