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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID La NATO pronta a dire no al nucleare basato a terra in Europa?

Nonostante nessun accenno durante il Summit di Bruxelles, secondo alcune fonti i Paesi della NATO sarebbero pronti a prendere la decisione di non schierare missili nucleari sul territorio europeo a seguito della fine del Trattato INF. La possibile mossa viene vista dalla stampa americana come un possibile gesto di distensione nei confronti di Mosca, in vista dell’avvio di un nuovo dialogo per il controllo degli armamenti tra Stati Uniti e Russia. Le voci sono collegate inoltre a notizie provenienti da Mosca, secondo le quali la Russia sarebbe pronta a proporre una nuova moratoria per il dispiegamento di missili a medio e corto raggio basati a terra in Europa. La notizia di tale moratoria però è stata accolta con molto scetticismo da parte degli ambienti politico-militari della NATO dato che non si registrano movimenti retrogradi dei sistemi SSC-8, il cui raggio d’azione è ancora in grado di colpire l’Europa, ed il cui dispiegamento è stata la causa del ritiro americano dall’Intermediate-Range Nuclear Forces (INF) Treaty del 1987. La precedente moratoria proposta dalla Russia nel 2019 fu rifiutata dagli USA e dalla NATO proprio per questo motivo. Senza prove concrete che il Cremlino stia effettuando un rapido ripiegamento o distruzione delle batterie dell’SSC-8, è molto difficile che l’intenzione della NATO e la moratoria russa possano tradursi in un accordo ufficiale.

anteprima logo RID Afghanistan, il ripiegamento della NATO e del contingente italiano

Lo scorso 8 giugno, RID ha avuto la possibilità di visitare Camp Arena, la base italiana ad Herat in Afghanistan, in occasione del simbolico ammainabandiera nell’ambito del ritiro del contingente dal Paese.

anteprima logo RID La Turchia rischiera UAV BAYRAKTAR a Cipro Nord

Negli ultimi mesi la Turchia ha ripristinato l’aeroporto militare in disuso di Gecitkale/Lefkoniko - situato nella parte settentrionale di Cipro, area occupata dal 1974 dai turchi – trasformandola in una nuova base aerea destinata ad accogliere, su base semipermanente, velivoli a pilotaggio remoto.

anteprima logo RID Gli USA rimuovono le restrizioni ai sistemi d’arma di Seoul

I Presidenti di USA e Corea del Sud hanno annunciato la fine delle restrizioni sulla costruzione di sistemi missilistici imposti al Governo di Seoul nel 1979. In quel periodo la Corea del Sud cercó di acquistare tecnologia americana per la costruzione di missili locali ma, dietro protesta delle altre nazioni asiatiche, Washington si limitò alla vendita dei propri sistemi d’arma con portata non superiore ai 180 km e massimo carico pagante limitato a 500 Kg. Nel corso degli ultimi 42 anni tali severe restrizioni hanno visto dei ritocchi con aumento di distanze e peso ma mantenendo alcune caveat in termini di passaggio di know-how relativo alla produzione di propellente solido per missili in grado di viaggiare nello Spazio. Con l’annunciata rimozione di tutte le restrizioni, la Corea del Sud sarà in grado di sviluppare una capacità di lancio balistica che potrà andare ben oltre la penisola coreana. A tal proposito è ipotizzabile che il primo progetto che verrà portato a termine sarà quello relativo allo sviluppo di un missile balistico a portata intermedia (tra i 1.000 e i 1.500 km), ma sono ben note le mire sudcoreane anche per lo sviluppo di missili balistici a lungo raggio lanciabili da sottomarini (SLBM) o l’avvio di un programma per dotarsi di armi ipersoniche, seguendo la scia del Giappone. Allo stato attuale il sistema d’arma sudcoreano a maggiore gittata è rappresentato dal missile balistico HYUNMOO-4, sviluppato dalla Hanwha e dalla LIG Nex1, in grado di trasportare un carico pagante fino a 2 t ad una distanza massima di 800 km. Il Presidente sudcoreano Moon Jae-in, durante l’annuncio della rimozione delle restrizioni alla Casa Bianca, ha precisato che tale azione dimostra la solidità dei rapporti tra USA e Corea del Sud ed è un primo passo significativo per un nuovo accordo militare bilaterale tra i 2 Paesi che riguarderá, oltre alla fornitura di nuovi sistemi d’arma, la rimodulazione della presenza militare delle truppe a stelle e strisce nella penisola. Da parte Americana, tale nuova pagina nelle relazioni bilaterali tra i 2 Paesi rientra nella strategia di contenimento delle mire espansionistiche cinesi nella regione.

anteprima logo RID Bombardieri Tu-22 in Siria, una minaccia per il fianco sud della NATO

Per la prima volta, l’Aeronautica Russa (VKS) ha rischierato 3 bombardieri a lungo raggio Tu-22M3 BACKFIRE-C sulla base siriana di Jableh/Khmeimim. Pur avendo partecipato, tra 2015 e 2018, a 369 missioni d’attacco contro bersagli del Daesh situati in territorio siriano, in tali occasioni i suddetti aerei avevano sempre operato dalla base russa di Mozdok, con alcuni casi di soste per rifornimento carburante effettuate presso la base iraniana di Hamedan. L’arrivo e la permanenza dei Tu-22M3 a Jableh rappresentano elementi che sanciscono l’avvenuto completamento dei lavori di allargamento della suddetta base, effettuati proprio per permetterle di accogliere l’intera flotta di velivoli strategici delle VKS (bombardieri Tu-95MS e Tu-160, aerei da trasporto An-124 ed aerocisterne Il-76/78, oltre ai Tu-22). I lavori, infatti, hanno, riguardato l’allungamento di circa 300 m della pista occidentale – 150 m per ognuno dei 2 lati – che ora dovrebbe misurare 3.200 m, il rifacimento del manto bituminoso della stessa, l’installazione di un nuovo sistema di illuminazione e di comunicazione, nonché l’allargamento dell’area di parcheggio orientale, destinata ad accogliere aerei di dimensioni anche superiori a quelle dei BACKFIRE. Più che per un loro diretto coinvolgimento nel conflitto siriano, dove al momento un utilizzo dei Tu-22 apparirebbe sproporzionato, è verosimile ritenere che Mosca ne abbia deciso il rischieramento per altri 2 motivi, che dovrebbero generare apprensione anche in sede NATO e in Italia. Il primo riguarda la volontà di impiegare i BACKFIRE in compiti di pattugliamento del Mediterraneo Orientale per consentire agli equipaggi di abituarsi ad operare in un’area geografica differente da quella abituale, ma anche di “marcare” il territorio – alcune immagini ritraggono uno degli aerei armato con un missile supersonico antinave Kh-22/32 - ed in qualche modo “rispondere” ai frequenti pattugliamenti di bombardieri strategici americani sul Mar Artico, Baltico e Nero. L’arrivo dei Tu-22, peraltro, coincide con quello del CSG della nuova portaerei britannica QUEEN ELIZABETH che dovrebbe giungere in zona nelle prossime ore. In secondo luogo, sebbene i velivoli inviati in Siria siano esemplari della variante non aggiornata dei BACKFIRE, è molto probabile che, in un futuro prossimo, Jableh possa ospitare i Tu-22 aggiornati all’ultima configurazione M3M al fine di testarne le capacità in teatro operativo. In ogni caso, il loro - temporaneo - rischieramento siriano, potrebbe essere il primo di altri che, indipendentemente dalle sorti del conflitto in Siria, potrebbero vedere il coinvolgimento dei bombardieri strategici Tu-95MS BEAR e Tu-160 BLACKJACK e consacrare la base di Jableh come fondamentale avamposto strategico per la proiezione del potere aereo russo nell’area mediorientale e mediterranea e, dunque, nel perimetro del fianco sud della NATO.

anteprima logo RID IRINI, a difesa del fronte sud

Molte volte la missione dell’EUNAVFORMED IRINI, e prima di esse SOPHIA, di cui IRINI ha preso il posto a partire da fine marzo 2021, è stata criticata. Secondo molti, la missione sarebbe figlia del tipico approccio poco muscolare e molto soft dell’Unione Europea e non avrebbe risolto i problemi di stabilità del Mediterraneo Centrale e della Libia in particolare. Anzi, i più cattivi l’avrebbero additata sostanzialmente di essere in balia degli eventi e dell'assertività dei, secondo loro, nuovi padroni di quello che fu il Mare Nostrum, ovvero Russia e Turchia. In realtà, la questione è molto più complessa ed IRINI, così come SOPHIA, ha ottenuto dei risultati che non possono essere sottovalutati. Non è un caso che si sia guadagnato un rinnovo del mandato fino alla primavera del 2023. Evidentemente, IRINI ha funzionato e la sua attività è stata estesa per altri 2 anni. Per fare un po' il punto della situazione sullo stato dell’arte e le prospettive della missione, abbiamo fatto una chiacchierata con il suo Comandante, il Contrammiraglio della Marina Militare Fabio Agostini.

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