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Notizie a cura di RIDlogo RID
anteprima logo RID L’AM acquisirà il SAMP-T NG

L’Aeronautica Militare acquisterà il sistema atniaereo e antimissile sup-aria SAMP-T NG. Dopo l’anticipazione di RID, sulla base di quanto dichiarato in audizione parlamentare dall’AD di MBDA Italia Lorenzo Mariani, ieri è arrivata anche la conferma del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Enzo Vecciarelli, intervenuto al Webinar dello IAI sulla difesa antimissile di cui parliamo a fianco.

anteprima logo RID Colpita nave iraniana Saviz

Nelle prime ore della mattina del 6 aprile, la nave mercntile iraniana Saviz è stata danneggiata durante la navigazione nel Mar Rosso, nel braccio di mare che separa l'Eritrea dallo Yemen.

anteprima logo RID FCAS, accordo tra Airbus e Dassault

La Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato francese ha annunciato che Dassault e Aribus hanno trovato un accordo sul programma FCAS per proseguire con la fase di dimostrazione denominata 1B. Fase che dovrà essere approvata in via ufficiale prima che il parlamento tedesco venga sciolto in vista delle elezioni del prossimo autunno. Nelle intenzioni, l’accordo dovrebbe chiudere tutte le polemiche e le dispute, andate in scena negli ultimi mesi tra le industrie dei 2 Paesi, che avevano portato allo stallo del programma e che avevano riguardato la sovranità su alcune tecnologie ritenute critiche - a cominciare, per esempio, da quelle sviluppate da Dassault nel programma NEURON - e le quote di partecipazione industriale. Vedremo nelle prossime settimane se l’annuncio del Senato francese è stato fatto solo per mettere pressione al partner tedesco o se, al contrario, le divergenze sono state effettivamente ricomposte. Rispetto al concorrente TEMPEST, il FCAS ha una calendarizzazione più ravvicinata considerando che le Aeronautiche di Francia e Germania non hanno velivoli di Quinta Generazione, a differenza di UK ed Italia che operano già da tempo con l’F-35.

anteprima logo RID Donbass, NATO ed USA preoccupate

Continuano le discussioni tra i vertici militari americani e della NATO riguardo i movimenti di truppe e sistemi d’arma russi al confine con l’Ucraina, in particolare nell’area del Donbass, come dichiarato dal Dipartimento di Stato Americano. Il portavoce del Dipartimento di Stato Americano, Ned Price, ha pubblicamente accusato la Russia di aver provocato la morte di 4 soldati ucraini la scorsa settimana e di condurre un’indiscriminata campagna di disinformazione tesa ad animare le minoranze russe nella regione; in particolare, accusando ripetutamente le Forze Armate Ucraine di continue violazioni del cessate il fuoco senza però presentarne le prove. Non si è fatta attendere la reazione di Mosca che, tramite il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha sostenuto fermamente la completa libertà di muovere le proprie truppe all’interno del territorio nazionale, senza minacciare direttamente, ed in maniera specifica, nessun Paese. Nonostante tali dichiarazioni, sui siti governativi e delle Forze Armate Russe non si registrano esercitazioni militari in tale settore, nonostante siano ormai di pubblico dominio le informazioni che vedono un notevole movimento di mezzi, tramite convogli ruotati e su rotaia, e l’ammassamento sul confine sud tra i 2 Paesi. Tra questi mezzi sono stati avvistati anche sistemi d’arma di prim’ordine come i sistemi da difesa aerea S-300 e PANTSIR S-1, oltre a un sensibile numero di BMP e di lanciarazzi pluritubo (TOS-1A). Gli osservatori dell’OSCE presenti nell’area hanno inoltre riportato il trafugamento di sistemi d’artiglieria (BM-21 GRAD da 122 mm e 2A65 MSTA-B da 152 mm) da alcuni depositi nell’area di Luhansk controllata dai separatisti filo-russi. La NATO, ed in particolare gli Stati Uniti, continuano a monitorare la regione tramite l’utilizzo di UAV RQ-4 GLOBAL HAWK e missioni ISR svolte da velivoli P-8A POSEIDON in volo sul Mar Nero. Il Segretario della Difesa Americano, Lloyd Austin, ha inoltre ribadito che gli USA confermano gli impegni presi nel fornire l’addestramento alle truppe Ucraine con lo scopo di “renderle in grado difendersi da possibili aggressioni russe”; sono oltre 2 miliardi di dollari i fondi americani che sono già stati destinati a questo scopo a partire dal 2014.

anteprima logo RID Test con drone dal gregario XQ-58A Valkyrie 

Durante il suo sesto test in volo, effettuato nell’area del poligono di Yuma, Arizona, l’UAV gregario Kratos XQ-58A VALKYRIE ha rilasciato un piccolo drone ALTIUS-600 dalla sua baia interna. L’ALTIUS-600, prodotto dall’azienda georgiana Area-I, può essere impiegato per svariate tipologie di missioni: guerra elettronica, ISR, “suicide”, ecc. Il drone - testato anche nell’ambito del programma Future Vertical Lift per il requsiti ALE (Air Launched Effects), ovvero i droni che dovranno essere lanciati dalle baie laterali apribili dell’elicottero FARA (Future Attack Reconnaissance Aicraft) – ha un peso di poco più di 12 kg ed un payload installato nel suo musetto di 2,7 kg. Il test doveva in particolare verificare il rilascio e la separazione in sicurezza del drone dalla baia del VALKYRIE.

anteprima logo RID Le armi leggere subacquee russe

L’Unione Sovietica prima e la Federazione Russa poi, hanno studiato e sviluppato con continuità un gran numero di armi leggere subacquee. Benché le dottrine di impiego delle Forze Speciali russe in acqua e, soprattutto, sott'acqua si siano evolute in modo analogo a quanto accaduto in Occidente, Mosca ha posto grande attenzione nello sviluppo di questa categoria di armi, un aspetto quest'ultimo unico e originale e che merita senza dubbio un approfondimento. Per capire come mai le realizzazioni sovietiche/russe nel campo delle armi subacquee siano molto più numerose rispetto a quelle occidentali (sostanzialmente limitate alla pistola H&K P-11) è necessario accennare brevemente a ciò che accadde al termine della Seconda Guerra Mondiale. Innanzi tutto, nel corso del suddetto conflitto, l’Unione Sovietica rimase impressionata dai risultati conseguiti dagli affondatori italiani della Decima Mas: anche i Sovietici utilizzarono sommozzatori da combattimento, ma in maniera molto più limitata (e in contesti tattici più che strategici) rispetto a quanto fatto dall’Italia. Come detto, nel dopoguerra, vi furono numerosi episodi che portarono la Russia ad investire nel campo degli “uomini rana”. Ne vogliamo ricordare alcuni, anche se, quasi certamente, furono molto più numerosi. Innanzi tutto, nel 1954, sulla spiaggia prospiciente un sanatorio frequentato dall’élite politica sovietica, vennero rinvenute impronte riconducibili a quelle di sommozzatori o incursori venuti dal mare: un episodio che provocò allarme tra i militari ed i politici e che accelerò la nascita di unità di “sommozzatori da combattimento”. L’anno dopo si verificò l’oscuro episodio dell’affondamento della corazzata NOVOROSSIJSK: la nave, che era in rada a Sebastopoli, colò a picco il 28 ottobre 1955 a causa di una violenta esplosione sottomarina. Ricordiamo che l'unità era l’ex corazzata italiana GIULIO CESARE, ceduta all’Unione Sovietica nel 1949 in conto danni di guerra. La versione ufficiale accreditò l’ipotesi di una mina tedesca (residuato bellico), esplosa accidentalmente sotto la chiglia. Teorie successive, parlarono invece di un sabotaggio effettuato da elementi della Decima MAS per vendicare l’onore dell’Italia; tale operazione, secondo altri, aveva avuto addirittura l’avvallo della NATO. Di certo, i militari sovietici nutrirono questi sinistri dubbi per molti anni. Nel 1956 vi fu poi il famoso “caso Crabb”, relativo a Lionel Crabb, un famoso sommozzatore della Royal Navy arruolato nell’MI6 al termine della Seconda Guerra Mondiale. La notte del 19 aprile 1956 Crabb scomparve durante un'ispezione subacquea della chiglia dell’incrociatore sovietico ORDZHONIKIDZE, ancorato nel porto britannico di Portsmouth durante una missione diplomatica. Pare che Crabb dovesse studiare le eliche della nave oppure installare un sistema di rilevamento. Quattordici mesi dopo, il suo corpo decapitato e senza mani emerse dal mare, dando inizio ad una infinita serie di speculazioni sulla reale identità di quel cadavere e sulla sua fine: un mistero che perdura ancora oggi. Naturalmente, i Russi negarono qualunque legame con la sua morte. Di certo, l’MI6 non era nuovo a questo tipo di “ispezioni” subacquee: nel 1955 lo stesso Lionel Crabb "ispezionò", insieme al collega Sydney Knowles, la chiglia dell’incrociatore russo SVERDLOV, scoprendo dei bow thruster (eliche di manovra) nello scafo, un sistema fino ad allora sconosciuto (e mai riscontrato in precedenza su altre navi dell'URSS).

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