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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID Altri 36 TH-73A per l’US Navy

Il Pentagono ha annunciato l’esercizio dell’opzione di acquisto, del valore di 171 milioni di dollari, per altri 36 elicotteri leggeri monoturbina TH-73 A per l’US Navy. La macchina rappresenta una variante customizzata dell’AW-119 KOALA, realizzata da Leonardo nello stabilimento di Philadelphia. Produzione e consegne saranno completate entro il dicembre 2022. A gennaio di quest’anno, Leonardo si era aggiudicata un primo contratto del valore di 176 milioni di dollari per la produzione e la consegna di 32 elicotteri TH-73A, unitamente a un pacchetto iniziale di parti di ricambio, supporto ed equipaggiamento dedicato oltre a servizi di addestramento per piloti e tecnici addetti alla manutenzione.

anteprima logo RID F-35 e REAPER per gli EAU

Il Dipartimento di Stato americano ha approvato la vendita agli Emirati Arabi Uniti di 50 F-35A, 18 UAV super-MALE armati MQ-9B REAPER, con misisli HELLFIRE, bombe a guida satellitare JDAM e bombe a guida laser PAVEWAY II, e di un pacchetto di armamenti per gli stessi F-35. La commessa, che dovrà essere approvata dal Congresso, ha un valore di 23,3 miliardi di dollari: 10 per gli F35, altrettanti per gli armamenti (che comprendono JDAM, AMRAAM, SDB, AARGM, JSOW e bombe a caduta) e circa 3 per i REPAER. Gli USA rafforzano così un importante pilastro anti-iraniano e lo “premiano” per gli accordi di pace con Israele. Sarà interessante evdere come un sistema d’arma così complesso, e “smart”, come l’F-35 potrà essere gestito da un Paese arabo che, come dimostrato dalla guerra in Yemen, non brilla certo in quanto ad organizzazione militare, dottrine, gestione e così via. A ciò aggiungiamo il fatto che gli F-35A EAU saranno sicuramente depotenziati e che gli Emiratini non avranno nessun tipo di accesso al sistema considerando il fatto che gli stessi EAU ancora non rientrano tra i “Major non-NATO ally”.

anteprima logo RID Capacità antisom per i Marines

Il Generale David Berger, Comandante dei Marines americani, ha deciso che il Corpo dovrà dotarsi di capacità antisom nell'ottica del nuovo concetto delle operazioni marittime distribuite. In pratica, alla luce dei nuovi scenari peer-to-peer in Asia Pacifico e nell’Atlantico del Nord, i Marines dovranno dare un contributo tanto alla lotta anti-nave – da qui l'acquisizione del missile antinave NSM e del Maritime Strke TOMAHAWK – quanto alla lotta antisom. Il Generale ha poi precisato che tale capacità dovrà essere articolata a partire dalle EAB (Expeditionary Advanced Base), da dove i Marines potranno operare UAV equipaggiati con sensori ASW, e/o dispiegare reti di boe sonore acustiche attive o passive o, ancora, operare aeromobili equipaggiati con siluri leggeri. In aggiunta, sulle EAB potrebbero essere basati pure nuove tipologie di lanciatori per missili ASW. Questo nuovo concetto operativo, appunto rientrante nel più ampio concetto di DMO (Distributed Maritime Operations), potrebbe applicarsi tanto allo scenario Asia-Pacifico, con un focus specifico sui “mari regionali” cinesi e sull’aera delimitata dalla cosiddetta Prima Catena di Isole, quanto all’Atlantico del Nord, in supporto ad una potenziale barriera ASW, di “guerra fredda memoria”, attraverso il GIUK (Greenland–Iceland–United Kingdom) gap. Ulteriori dettagli su RID 12/20.

anteprima logo RID  Gli USA riarmano Taiwan

Negli ultimi tempi, gli Stati Uniti hanno deciso di rafforzare notevolmente le difese di Taiwan in chiave anticinese. L'ultimo passo in questa direzione è stato dato con il via libera alla vendita di 4 UAV super-MALE armati MQ-9B REPAER. Nelle scorse settimane, invece, la “luce verde” aveva riguardato la fornitura di 100 lanciatori da difesa costiera per missili antinave HARPOON Block II, di 11 lanciatori mobili HIMARS per missili balistici tattici ATACMS (con 64 missili), e di 135 missili aria-superficie standoff SLAM-ER per equipaggiare i caccia F-16. Per non dimenticare la vendita di 66 nuovi F-16 Block 70/72 approvata nel 2019 e partita, senza troppi clamori, questa estate con la concessione del relativo contratto a Lockheed Martin.

anteprima logo RID Cinquanta F-35A per gli EAU?

Il Dipartimento di Stato americano avrebbe già inoltrato informalmente al Congresso la richiesta da parte degli Emirati Arabi Uniti per la fornitura di 50 F-35A. In caso di notifica formale, il Congresso avrebbe poi 30 giorni per dare o meno la sua approvazione. L’eventuale commessa, che a questo punto sembra ormai imminente, suggella un po' la relazione triangolare tra Israele, EAU ed Arabia Saudita – relazione “di fatto” in piedi da anni in funzione anti-iraniana – rispetto alla quale in ogni caso gli Americani continueranno a garantire il “qualitative edge” dello Stato Ebraico. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, sembra scontato che la variante emiratina degli F-35A sia depotenziata, sin particolare per ciò che concerne le capacità e le librerie elettroniche, senza dimenticare che in qualunque momento gli stessi Americani potrebbero limitarne l'operatività considerando la natura “tutta software” dell'aereo del suo sistema logistico integrato di supporto.

anteprima logo RID La corsa agli armamenti ipersonici

Per alcuni decenni gli Stati Uniti sono stati impegnati militarmente nelle cosiddette “guerre minori”, dall’Iraq all’Afghanistan. La Russia, caduta l’Unione Sovietica nel 1989, non ha più rappresentato un reale pericolo militare, se mai, dopo l’avvento di Putin, una nazione rivale a livello politico con capacità di proiezione di potenza in varie zone del globo (ma non più "il nemico" per motivi di ideologia politica). La Cina, pur essendo un gigante, è sempre stata vista, almeno fino a tempi recenti, come tecnologicamente arretrata, con Forze Armate molto numerose ma con potenzialità tecniche modeste e con capacità di proiezione di potenza solo locali (a parte il caso estremo del potenziale impiego, puramente teorico, di missili balistici a testata nucleare). Oggi le cose sono completamente cambiate, la Russia ha rialzato la testa e sta recuperando le sue capacità militari e tecnologiche. La Cina, apparentemente in modo inaspettato, ma in effetti prevedibile, e grazie anche al contributo economico e tecnologico indiretto ma fortissimo fornito dall’Occidente (USA ed Europa in testa) è diventata un nemico, o meglio “il nemico”, del massimo livello in tutti sensi. Le capacità militari e tecnologiche di Pechino sono ormai notevoli. In più la possibilità cinese di proiezione di potenza a livello globale, sia commerciale che economica, è molto preoccupante. Essa si manifesta, ad esempio, con l’espansione in Africa, ma anche in Europa. Sul versante militare la crescita tecnologica di Pechino si sta manifestando con armamenti aeronautici, navali e terrestri di notevole valore tecnologico. Ma è nel settore delle armi missilistiche, a breve, media e lunga portata, che i progressi sono stati più marcati tanto da rappresentare la minaccia più sentita per l’Occidente. Negli ultimi anni in tale settore si sono aggiunte le armi ipersoniche, una categoria di sistemi nei quali la Cina, e pure la Russia, sembra abbiano acquisito una posizione di vantaggio rispetto agli USA. Posizione che, però, gli Stati Uniti stanno provando a recuperare.

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