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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID Osservatori turchi alla VOSTOK

Dopo averlo anticipato ieri su queste colonne, oggi sono arrivate le prime conferme. Secondo la stampa turca, Ankara prenderà parte alla grande esercitazione russa VOSTOK 18 inviando degli osservatori. Dunque, niente truppe - del resto la Turchia è pesantemente impegnata nel quadrante siro-iracheno per il contrasto alle spinte autonomiste curde e per il contenimento della crescente influenza iraniana - ma, appunto, solo osservatori. Il segnale politico ci sarebbe però tutto, e sarebbe estremamente significativo, poichè giungerebbe nel pieno della crisi turco-americana dovuta alla scelta di Ankara di riavvicinarsi a Mosca e dotarsi del sistema missilistico sup-aria S-400. Scelta che ha portato alla risposta di Washington con il blocco dei trasferimenti di F-35 alla Turchia.

anteprima logo RID Nuova base russa in Eritrea?

E’ un “grande gioco” lungo una via d’acqua importante, quella del Mar Rosso. In un quadrante ristretto cresce la presenza internazionale mentre sull’altra costa divampa la crisi yemenita. A fine agosto il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha annunciato un’intesa con l’Eritrea per l’apertura di un hub logistico nel Paese africano. C’è incertezza su estensione e tempi, ma non sulla volontà di Mosca di farsi largo in un’area dove sono in gara molti concorrenti. L’iniziativa del Cremlino, animata da interessi economici e strategici, conferma inoltre l’impegno in Africa, già dimostrato dall’accordo con la Repubblica Centro-africana. La collaborazione dei Russi con Asmara accompagna una presenza massiccia di altri attori. In passato si è parlato di soste negli scali eritrei di navi iraniane mentre sono ben noti i rapporti tra le autorità locali e Israele. Indiscrezioni – più svolte smentite – hanno indicato possibili punti d’ascolto e sorveglianza israeliani tra Massawa e Amba Soira. Gerusalemme userebbe la lunga amicizia con l'Eritrea per sorvegliare lo Stretto e vigilare sulle mosse di Teheran. Anche di recente fonti di alto livello hanno lasciato spazio a possibili interventi nel caso i Pasdaran volessero interrompere il traffico marittimo. Molto più evidenti le attività degli Emirati Arabi Uniti – insieme a quelle saudite - che hanno costruito un paio di basi, schierato elicotteri e aerei, e creato campi d’addestramento per forze amiche (dai Sudanesi ai Somali). Assab è diventato così il trampolino per lanciare operazioni contro i ribelli sciiti Houti nello Yemen. Lo “sbarco” di potenze straniere in Eritrea ricorda quanto sta avvenendo poco a più a sud, a Gibuti. In cambio di robusti affitti, le autorità hanno autorizzato l’apertura di installazioni militari: ai 1450 francesi, sempre di casa a Camp Lemonnier, si sono aggiunti nel tempo gli Stati Uniti (4000 soldati), l’Italia (90) e il Giappone (180). Infine, la Cina (1000), ultima arrivata, ha realizzato una grande caserma, strutture portuali e, sembra, enormi depositi sotterranei. 

anteprima logo RID Si placano (per ora) gli scontri a Tripoli

Sembrano per il momento placarsi gli scontri a Tripoli dopo l’escalation degli scorsi giorni. L’ingresso in forze delle milizie “ufficiali” di Misurata nella capitale, dove a dar man forte a Serraj erano già giunti gli uomini di Zintan, ha permesso di consolidare le difese e di dissuadere l’ulteriore avanzata dei miliziani ribelli dei fratelli Kani e del Misuratino “rinnegato” Salah Badi. In queste ore nella battaglia ha fatto il suo ingresso anche la RADA, la milizia salafita di Abdel Rauf Kara, inizialmente “tiepida” di fronte all’escalation e preoccupata per il ritorno degli Zintani nella capitale. Di sicuro, l'ingresso in grande stile dei Misuratini a Tripoli è una buona notizia per l’Italia che da sempre ha ottimi rapporti con le forze della città autonoma sulla costa libica e che giustamente considera gli stessi Misuratini più affidabili della “cupola” cittadina – formata da un coacervo di milizie salafite e personalistico-mafiose – che regge Serraj.

anteprima logo RID Missili iraniani (anche) in Iraq

Gli Hezbollah e le milizie sciite irachene continuano a rafforzare il loro arsenale. I primi ricevono il materiale via Siria, una rotta colpita più volte da Israele con una serie di raid per neutralizzare materiale strategico, ma anche le seconde – stando a rivelazioni della Reuters – avrebbero ottenuto di recente un buon numero di missili di produzione iraniana, con una portata compresa tra i 200 e i 700 chilometri. Armi che potrebbero essere usate in eventuali scontri con Israele e Arabia Saudita. La strategia perseguita da Teheran è quella di dotare i propri alleati regionali di strumenti in grado di garantire forme di rappresaglia. L’impatto bellico è relativo, ma certamente è più consistente quello politico perché consente allo schieramento sciita di poter comunque ingaggiare gli avversari, incidendo in particolare sul “fronte interno”, ossia città e insediamenti. Una scelta, quella dell’Iran, consolidatasi dopo le esperienze del conflitto libanese del 2006, i combattimenti a Gaza e la campagna nello Yemen: una salva di razzi permette di tenere in scacco i civili, uno SCUD risponde all’attacco dell’Aviazione. Inoltre, da mesi, i tecnici iraniani stanno sviluppando dei kit che renderebbero più precisi gli ordigni. Le indiscrezioni sulle forniture alle formazioni irachene hanno innescato l’immediata reazione di Gerusalemme. Il Ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha affermato che lo Stato Ebraico non pone limiti al suo raggio d’azione, dunque potrebbe – in caso di minaccia – cercare di neutralizzare i “pezzi” giunti in Iraq. Un’estensione di quanto gli israeliani hanno compiuto, in questi anni, nel quadrante siriano. L’ultima incursione sarebbe avvenuta nel fine settimana nella zona dell’aeroporto di Damasco ed avrebbe interessato un deposito. 

anteprima logo RID Tour dell’Armee de l’Air nell’Indo-Pacifico

Durante l’estate la Francia rischiererà un distaccamento di aerei da combattimento nella regione indo-pacifica per partecipare alla grande esercitazione aerea multinazionale PITCH BLACK (140 aerei provenienti da 16 nazioni), che si svolgerà ad agosto in Australia, e per incrementare le interazioni e le attività congiunte con le aviazioni asiatiche, in vista di un aumento della presenza francese nella regione. 

anteprima logo RID Attacco alla Siria: prime valutazioni

A 72 ore dall’attacco missilistico congiunto, effettuato da USA, Regno Unito e Francia ai danni delle strutture per la produzione e lo stoccaggio di armi chimiche presenti in Siria, emergono diversi dettagli, riguardanti numeri ed assetti impiegati.

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