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Argomento Selezionato: Mare
anteprima logo RID FREMM, dopo l'Indonesia si guarda a Grecia e Marocco, ma non solo

La FREMM si è ormai affermata come prodotto di riferimento per il mercato mondiale delle fregate. Il recente successo in Indonesia – con la vendita di 6 unità, 4 da prodursi in Italia e 2 nei cantieri indonesiani PT-Pal – ha fatto salire a 20 il numero delle unità, tra ordini e opzioni, del modello prodotto dalla “nostra” Fincantieri:10 per la Marina Americana, 2 + 2 per la Marina Egiziana – a proposito: le 2 opzioni egiziane sono in variante antisom – e le 10 (8 già in servizio più le 2 sostitutive di quelle cedute all’Egitto già in costruzione) per la Marina Militare. Ma le buone notizie per le FREMM non finiscono certo qua. Il Marocco che, ricordiamolo, ha in servizio una FREMM francese, vorrebbe acquistare altre 2 unità, ma questa volta in configurazione italiana (antisom). L’interesse è concreto e le discussioni con Fincantieri sono in corso. Poi c’è la gara in Grecia, alla quale Fincantieri prende parte, per 4 fregate “subito” e fino ad un totale di 12. Ma anche il Canada ha fatto un pensiero alle FREMM – sull’onda della vittoria nella gara per l’US Navy – ed ha chiesto più di un’informazione a Fincantieri. Insomma, ad Ottawa si guardano intorno dopo un vertiginoso aumento dei costi del programma Global Combat Ship, basato sul design delle britanniche Type 26. Il Parlamento non è per nulla contento, e non vuole un bagno di sangue per il contribuente canadese. In casa BAE Systems c’è grande preoccupazione...Dettagli e approfondimenti su RID 7/21.

anteprima logo RID La US Navy armerà gli ZUMWALT con 12 missili ipersonici

Con la presentazione al Congresso del suo nuovo piano di costruzione navale a lungo termine, la US Navy ha reso noto maggiori dettagli riguardo la già anticipata volontà di imbarcare armi ipersoniche sugli incrociatori ZUMWALT, già a partire dal 2025. Il progetto relativo alle armi ipersoniche della Marina Americana, definito ufficialmente Conventional Prompt Strike (CPS), riguarda lo sviluppo, in cooperazione con l’US Army, di un missile ipersonico basato su un motore razzo “acceleratore” ed un glide ipersonico, quest’ultimo sviluppato, appunto, in cooperazione con l’US Army. Nel nuovo documento presentato viene riportato che, vista la non idoneità degli attuali lanciatori verticali dello ZUMWALT, da 25 e 28 pollici, nell’ospitare il nuovo sistema d’arma, si procederà presto alla rimozione dei 2 sistemi Advanced Gun System prodieri per fare posto ad un nuovo “Advanced Payload Module” (APM). Quest’ultimo, idoneo ad ospitare il CPS e il suo razzo da 34,5 pollici, sarà composto da diverse celle in grado di ospitare fino a 12 missili ipersonici. La rimozione dei 2 cannoni di precisione a lungo raggio prodieri non rappresenta una grossa perdita per lo ZUMWALT, dato che con il taglio del numero totale delle unità da 30 a 3, il costo di ogni singolo proiettile “speciale” per il sistema d’arma era arrivato a sfiorare quello di un missile da crociera TOMAHAWK. Inoltre, la modifica prodiera non provoca nessuna ripercussione sugli esistenti 80 ulteriori “pozzi” verticali che l’incrociatore utilizza per gli altri sistemi missilistici. Lo stesso documento programmatico rivela che lo stesso sistema di lancio APM verrà imbarcato anche sui sottomarini classe OHIO e VIRGINIA a partire dal 2028.

anteprima logo RID L’US Navy vuole ridurre i numeri delle navi e puntare sul non pilotato

La US Navy ha presentato al Congresso il suo piano di costruzioni navale a lungo termine, per i futuri 30 anni, che rappresenta, almeno formalmente, un passo indietro rispetto alla tanto pubblicizzata richiesta di avere i fondi per la costruzione di 355 unità combattenti.. Il documento presentato, in linea con il bilancio corrente, le capacità cantieristiche attuali e il concetto di Future Distributed Naval Force, stabilisce il futuro requisito minimo a 321 navi da guerra con equipaggio. La riduzione nei numeri però, molto probabilmente, non corrisponderà ad una riduzione delle capacità della Marina Americana. Nello stesso documento infatti viene riportato che le unità con equipaggio verranno supportate da un non stabilito numero di navi non pilotate, compreso tra le 77 e le 140. Come risultato, quindi, il numero totale delle unità della US Navy dovrebbe essere compreso tra le 398 e le 512, con equipaggio e senza. L’ardita decisione di tendere sempre di più verso l’unmanned, pur rappresentando un’intelligente mossa per ridurre i costi di gestione ed incrementare la protezione dell’elemento umano, rappresenta un rischio d’investimento significativo. Considerando infatti i lenti progressi effettuati nel campo dei battelli unmanned, di superficie e sotto la superficie del mare, sono ancora molti i dubbi che ruotano intorno ai prototipi e ai test effettuati finora, se comparati ai requisiti operativi richiesti. Molti i rischi associati alla decisione dei vertici del Dipartimento della Marina, non solo legati al fatto se i risultati riusciranno ad essere in linea con quanto richiesto, ma soprattutto se questi risultati non richiederanno addirittura un maggiore investimento, o spese di gestione, rispetto ad una flotta “tradizionale”. Il documento di pianificazione trentennale continuerà ad essere presentato dall’US Navy annualmente, di conseguenza, nonostante il sensibile e notato “cambiamento di rotta”, sarà possibile effettuarne un aggiornarmento con un relativo tempismo. Il documento del 2021 sottolinea inoltre quanto sia importante proteggere ed espandere l’attuale vantaggio di cui gode la Marina Americana nell’ambito della lotta sotto la superficie del mare. Nessuna novità, invece, riguardo la tanto discussa situazione delle portaerei: viene infatti semplicemente confermato che procedono gli studi e le valutazioni di progettazione delle future portaerei “light”.

anteprima logo RID Un gruppo navale iraniano verso il Mediterraneo Orientale

A differenza di quanto da molti sostenuto, le 2 unità navali iraniane partite lo scorso 10 maggio e dirette verso l’Atlantico, con ipotizzata destinazione Venezuela, in realtà sarebbero dirette verso il Mediterraneo Orientale. Sebbene al momento non esistano conferme ufficiali, in tale area, in particolare quella situata al largo delle coste siriane, il gruppo navale della Marina iraniana dovrebbe effettuare attività addestrative congiunte con le unità della Marina russa di stanza a Tartus. Il 77° Gruppo Navale – questa la denominazione ufficiale data dalla Marina Iraniana – è costituito dall’ex petroliera italiana convertita in base galleggiante expeditionary, MAKRAN, e dalla corvettona (per quanto venga definita fregata dagli iraniani) SAHAND, appartenente alla classe MOWJ. A tali navi dovrebbero affiancarsi la corvetta ALBORZ classe ALVAND e un’ulteriore unità ausiliaria, che si uniranno nel Mediterraneo attraversando il Canale di Suez nei prossimi giorni. Alla spedizione avrebbe dovuto prender parte anche l’unità ausiliaria/rifornitrice di squadra KHARG, affondata lo scorso 2 giugno nel Mare dell’Oman. La rotta d’andata seguita da MAKRAN e SAHAND prevede, effettivamente, la circumnavigazione dell’Africa - scelta volta ad evidenziare le capacità della Marina Iraniana di effettuare rischieramenti a lungo raggio senza necessità di effettuare soste intermedie - elemento che ha spinto ad ipotizzare un loro arrivo in Venezuela, Paese “amico” della Repubblica Islamica. Proprio l’invio di eventuali rifornimenti di armi/mezzi/equipaggiamenti a Caracas – tra cui 6/7 unità motomissilistiche/motosiluranti stealth ZULFIQAR/PEYKAAP III imbarcate sulla MAKRAN – sembrava confermare ulteriormente tale ipotesi. Tuttavia, secondo un media briefing tenuto dallo Stato Maggiore della Marina, il percorso delle navi – attualmente in navigazione tra l’Angola e l’Isola di Sant’Elena - prevede l’attraversamento dello stretto di Gibilterra e il successivo rientro verso l’Iran tramite il Canale di Suez. È possibile che le suddette unità veloci ZULFIQAR – appartenenti alla Marina dei Pasdaran – prendano parte all’esercitazione, mentre appare improbabile una loro cessione alla Siria, tenuto conto dell’importanza che rivestono nelle operazioni navali di diniego d’area iraniane.

anteprima logo RID La portaerei QUEEN ELIZABETH ad Augusta

Ha varcato le ostruzioni del porto di Augusta alle ore 08:50 di ieri, 9 giugno, la portaerei HMS QUEEN ELIZABETH della Royal Navy, ormeggiandosi poco dopo presso la banchina dello scalo commerciale, grazie all’assistenza di 5 rimorchiatori. È stato questo il primo approdo dell’unità in un porto europeo nel corso della sua prima missione in Mediterraneo dopo la partenza dal Regno Unito. L’unità partita da Portsmouth il 22 maggio scorso al comando del Captain Angus Essenhigh e accompagnata da altre 4 unità, sta effettuando una sosta operativa ad Augusta nel corso del suo lungo viaggio di trasferimento nell’aria dell’Indo-Pacifico (26.000 miglia nautiche), dove prenderà la guida di un complesso Carrier Strike Group (CSG) che compirà esercitazioni con l’US Navy e le Forze di Autodifesa Marittima giapponese; una fregata olandese e un cacciatorpediniere americano si sono altresì uniti al gruppo in rotta verso il Mar Cinese Meridionale. Tra il 20 ed il 28 maggio la QUEEN ELIZABETH aveva operato al largo del Portogallo assieme alle unita NATO componenti la Standing NATO Maritime Group One (SNMG1) e la Standing NATO Maritime Group Two (SNMG2) partecipando all’esercitazione STEADFAST DEFENDER 2021, presente per la MM il cacciatorpediniere ANDREA DORIA. Quest’ultimo nelle acque italiane si è unito al CSG per lo svolgimento di attività addestrative volte a rafforzare la collaborazione bilaterale tra le 2 Marine. Deve osservarsi infatti che Regno Unito e Italia sono gli unici 2 membri europei della NATO che operano con l’F-35B, sicché questo elemento condiviso offre più che comprensibili opportunità di addestramento e collaborazione tra le due Marine. Altre esercitazioni sono state anche svolte dalla QUEEN ELIZABETH durante il transito nelle acque territoriali francesi con la portaerei CHARLES DE GAULLE. La missione della QUEEN ELIZABETH rimarca il ruolo di rilievo che il Regno Unito vuole svolgere per la sicurezza europea ed in ambito NATO a livello mondiale,  più che efficace dimostrazione del concetto di “Global Britain” da sviluppare attraverso la bandiera mostrata in acque lontane dalla madre patria, così come espressamente e chiaramente ribadito dal Governo britannico. La QUEEN ELIZABETH rimarrà ad Augusta sino al 14 giugno prossimo.

anteprima logo RID Fincantieri supporterà DSME nel design delle nuove portaerei sudcoreane

E’ la giornata della grandi notizie in casa Fincantieri. Dopo il successo con le FREMM in Indonesia, l’azienda guidata dall’AD Giuseppe Bono ha firmato un contratto con Daewoo Shipbuilding & Marine Engineering (DSME) per il supporto alla fase concettuale di design delle nuove portaerei CVX della Marina Sudcoreana. Il programma relativo all’unità capoclasse prevede la gara per il Basic Design a partire dalla seconda metà del 2021, mentre la progettazione di dettaglio e la costruzione prenderanno avvio negli anni successivi. La firma è avvenuta tra Jung Woo Sung, Vice President Naval & Special Ship Marketing Division di DSME, e Marco Cerruti, Regional Sales Manager di Fincantieri, alla presenza di Federico Failla, Ambasciatore d’Italia a Seul, dell’Ammiraglio di Squadra Dario Giacomin, Vice Segretario Generale e Vice Direttore Nazionale degli Armamenti, e dell’Ammiraglio di Divisione Antonio Natale, Advisor del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare. Fincantieri fornirà a DSME una consulenza sulla base dell’esperienza maturata con la costruzione della LHD (Landing Helicopter Dock) TRIESTE, che verrà consegnata il prossimo anno alla nostra Marina Militare. Con questo accordo Fincantieri rafforza la propria presenza nel Paese, dove la controllata Seastema collabora alla realizzazione delle 8 nuove fregate classe DAEGU (FFX-II), fornendo il sistema di gestione integrato della piattaforma SEASNAVY. Con la firma di questo contratto Fincantieri compie un passo importante per stabilire una cooperazione strategica con DSME, che in un Paese con elevate capacità costruttive navali militari potrebbe assicurare rilevanti forniture per questa unità e in futuro potrebbe essere estesa ad altri prodotti o altri ambiti. Nave TRIESTE nasce da un design che rappresenta lo stato dell’arte per questa categoria di unità, oltre ad essere un prodotto well-proven che soddisfa pienamente i requisiti operativi della Marina coreana. Con la LHD, infatti, Fincantieri ha dimostrato la propria capacità di progettare e costruire unità altamente innovative che diventano un riferimento nello scenario internazionale.

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