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Viaggi RID
Argomento Selezionato: Cielo
anteprima logo RID B-21: primo volo nel 2022

Per il B-21 RAIDER roll-out ad inizio 2022 e primo volo a metà 2022. In tal senso si sarebbe espresso Randall Walden, Director of the Air Force Rapid Capabilities Office (dell’USAF), in un intervista sull’AirForce Magazine, organo dell’Air Force Association. In parallelo è partita, presso lo stabilimento di Northrop Grumman a Palmdale, in California, la costruzione del secondo esemplare del bombardiere tutt’ala. Ricordiamo che il B-21 RAIDER dovrebbe entrare in servizio nel 2026 o nel 2027: in tal senso si era espresso il 14 gennaio scorso, il Tenente Generale James C. Dawkins, Jr., Deputy Chief of Staff for Strategic Deterrence and Nuclear Integration (USAF).

anteprima logo RID Altri 12 RAFALE per la Francia

I 12 caccia multiruolo RAFALE che la Francia ha ceduto alla Grecia, nell’ambito del contratto di acquisto per 18 aerei (6 di nuova produzione e 12 di seconda mano), verranno integralmente rimpiazzati da altrettanti RAFALE di nuova produzione.

anteprima logo RID G550 e PATRIOT per il Marocco

Secondo quanto pubblicato dalla International Trade Administration statunitense ha ufficialmente confermato la vendita di velivoli Gulfstream G550 – ordinati nel 2018 – e di sistemi antiaerei e anti missile MIM-104 PATRIOT al Marocco.

anteprima logo RID Primo volo per l’F-15 EX

Il primo cacciabombardiere F-15 EX ha effettuato il volo inaugurale dallo stabilimento Boeing di St. Louis. Il volo ha avuto una durata di 90 minuti ed ha consentito di svolgere un primo check dell’avionica, del sistema di missione e del software. Boeing, che di recente ha ottenuto l’autorizzazione del Governo americano ad offrire il velivolo all’India, ha ricevuto un contratto del valore di 1,2 miliardi di dollari per la fornitura dei primi 8 F-15EX all’USAF, che ha un requisito per 144-200 velivoli. Ulteriori dettagli su RID 3/21.

anteprima logo RID Gli UAV fanno sul serio

Capita talvolta che dei conflitti regionali, limitati nel tempo e nello spazio anche se non per intensità (almeno dal punto di vista dei partecipanti), dimostrino in modo drammatico la terribile efficienza di certi sistemi d’arma, che in precedenza erano ignorati o sottovalutati. Queste dimostrazioni “in corpore vili” valgono come lezioni per tutti, portando con sé l’urgente necessità di adeguate contromisure sotto i 2 aspetti di nuove soluzioni tecnologiche da un lato, e di una profonda revisione delle dottrine operative dall’altro. I 2 casi più noti sono certamente quelli relativi all’affondamento del cacciatorpediniere israeliano EILAT ad opera di missili antinave P-15 TERMIT (SS-N-2 STYX nel codice NATO) lanciati da motovedette egiziane tipo KOMAR il 21 ottobre 1967, e le fasi iniziali della Guerra del Kippur nell’ottobre 1973, quando le squadre anticarro egiziane munite dei missili 9M14 MALYUTKA (AT-3 SAGGER) inflissero durissime perdite alle forze corazzate israeliane. In ambedue i casi, questi sistemi sovietici erano già noti (il MALYUTKA era stato usato per la prima volta in combattimento l’anno prima in Vietnam), ma non si era ben compreso tutto il loro valore operativo. Le dure esperienze di quei conflitti Arabo-Israeliani hanno quindi progressivamente portato in tutto il mondo a tutta una serie di fondamentali mutamenti nella guerra navale di superficie e in quella corazzata, che sono ancora validi. Vi sono ottime ragioni per ritenere che ci si trovi oggi di fronte ad un processo del genere, in quanto il conflitto nel Nagorno-Karabakh tra le Forze Armate dell’Azerbaijan e i separatisti Armeni della Repubblica dell’Artshak (1) ha dimostrato, in modo inequivocabile, il ruolo fondamentale che gli UAV (Unmanned Air Vehicles), velivoli senza pilota (più propriamente UAS se si vuole sottolineare come la stazione di controllo sia parte integrante del sistema d’arma, o “droni armati” se preferite (ma non mi si costringerà a parlare di “droni” nemmeno con la tortura), sono in grado di svolgere nella guerra moderna. Gli UAV non sono certo un’assoluta novità, e anzi se ne è visto un uso abbastanza esteso e intenso già da diversi anni. Però sino ad un passato molto recente, questo uso riguardava soprattutto i conflitti asimmetrici e di “counter insurgency” (nonché gli assassini mirati), in cui i bersagli – il membro di Hamas nella sua camera da letto, il camioncino fuoristrada dell’ISIS, il gruppo di Talebani sui loro somarelli, di tanto in tanto la festa di matrimonio – non avevano per definizione la benché minima possibilità di difendersi, e anzi nemmeno di accorgersi dell’imminente minaccia. Ma le cose si sono adesso spostate su un piano del tutto diverso.

anteprima logo RID OSPREY 50 sui G550 SIGINT italiani e nuovi dettagli

Come confermato da documenti governativi americani, e anticipato da RID, sui 2 G550 SIGINT italiani – G550 AISREW ( Airborne Intelligence, Surveillance, Reconnaissance, and Electronic Warfare ) - sarà installato il radar AESA di sorveglianza Leonardo OSPREY 50. Quest'ultimo è l’evoluzione più prestante e performante della famiglia di radar AESA OSPREY, caratterizzata dall’adozione di antenne a facce piane fisse distribuibili sulla superficie di un velivolo. Per esempio, l’OSPREY 30 in uso sugli elicotteri AW-101 SAR norvegesi è dotato di 3 antenne del genere. Il sensore consentirà di scoprire e tracciare bersagli terrestri e marittimi, ma anche aerei, compresi quelli più difficili e piccoli fornendo al contempo, per ciò che concerne la sorveglianza terrestre, immagini SAR ad altissima risoluzione. Oltre a questo dato, è confermato che i velivoli saranno equipaggiati anche con una torre elettro-ottica a lungo raggio ed alta potenza Wesacam, MX-20HD, dispenser chaff and flare AN/ALE-47, Missile Warning System e con il sistema COMINT RIO, sviluppato dalla stessa L3/Harris. Ulteriori dettagli su RID 3/21.

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