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Argomento Selezionato: Difesa
anteprima logo RID L’Italia non ritira il contingente in Libia

Fonti della Difesa hanno smentito a RID le voci circolate in mattinata sull’avvio del ripiegamento del contingente italiano in Libia, presente nel Paese attraverso la missione bilaterale MIASIT (Missione Bilaterale di Assistenza e Supporto in Libia ). L’Italia pertanto non segue per il momento l’esempio degli USA che hanno avviato un (parziale…) ritiro dei propri assetti d’intelligence e di forze speciali dal Paese. MIASIT, che ha una forza autorizzata di 400 unità, ha l’obbiettivo di sostenere le autorità libiche nell'azione di stabilizzazione del Paese e nel rafforzamento delle attività di controllo e contrasto all'immigrazione illegale, ai traffici illegali ed alle minacce alla sicurezza. Nel dettaglio i compiti sono i seguenti: - fornire assistenza e supporto sanitario, garantendo anche la possibilità di trasferire in Italia i pazienti che dovessero richiedere cure altamente specialistiche;  - condurre attività di sostegno a carattere umanitario e a fini di prevenzione sanitaria attraverso corsi di aggiornamento a favore di team libici impegnati nello sminamento;  - fornire attività di formazione, addestramento, consulenza, assistenza, supporto e mentoring a favore delle forze di sicurezza e delle istituzioni governative libiche, in Italia e in Libia, al fine di incrementarne le capacità complessive;  - assicurare assistenza e supporto addestrativi e di mentoring alle forze di sicurezza libiche per le attività di controllo e contrasto dell'immigrazione illegale, dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza della Libia;  - svolgere attività per il ripristino dell'efficienza dei principali mezzi terrestri, navali e aerei, comprese le relative infrastrutture, funzionali allo sviluppo della capacità libica di controllo del territorio e al supporto per il contrasto dell'immigrazione illegale;  - supportare le iniziative, nell'ambito dei compiti previsti dalla missione, poste in essere da altri Dicasteri (in particolare Esteri e Interni);  - incentivare iniziative di capacity building e collaborare al loro sviluppo;  - effettuare ricognizioni in territorio libico per la determinazione delle attività di supporto da svolgere;  - garantire un'adeguata cornice di sicurezza/force protection al personale impiegato nello svolgimento delle attività/iniziative previste dalla missione.  Il contingente comprende: personale sanitario, unità per assistenza e supporto sanitario, unità con compiti di formazione, addestramento consulenza, assistenza, supporto, e mentoring, Mobile Training Team, unità per il supporto logistico generale, unità per lavori infrastrutturali, unità di tecnici/specialisti, squadra rilevazioni contro minacce CBRN, team per ricognizione e per comando e controllo, personale di collegamento presso dicasteri/stati maggiori libici e unità con compiti di force protection. Per quanto riguarda, invece, la situazione sul campo, il blitz del Generale Haftar contro Tripoli al momento è sostanzialmente fallito grazie all’intervento a difesa della capitale delle milizie di Zintan e Misurata – risultate decisive già a settembre 2018 per arginare l'offensiva delle milizie di Tarhouna dei fratelli Kani – e la situazione sembra avviata verso una sorta di stallo. Uno stallo che servirà al Generale per raggruppare le forze e attendere che il fronte filo-Serraj inizi a smottare, come potrebbero anche indicare le dimissioni di oggi di Ali Faraj Qatrani, uno dei Vice di Serraj passato dalla parte di Haftar, ma anche agli attori esterni per giocare le loro carte.

anteprima logo RID L’Italia e i 70 anni della NATO

A 70 anni dal Trattato di Washington, firmato proprio il 4 aprile 1949, la NATO si è adattata ai cambiamenti del contesto internazionale, rimanendo necessaria e importante per l’Italia (e non solo) per diversi motivi. I governi italiani durante e dopo la Guerra Fredda hanno infatti trovato il modo di declinare gli interessi nazionali nel quadro dell’Alleanza Atlantica con una certa continuità, in almeno 4 direzioni. In primo luogo, nel quadro euro-mediterraneo, la NATO ha costituito quel forum multilaterale nel quale l’Italia, avendo di default un posto al tavolo decisionale ai vari livelli, ha potuto portare le proprie istanze per cercare il sostegno dei partner europei e nordamericani. Dall’allargamento dell’Alleanza verso i Balcani all’istituzione del Dialogo Mediterraneo già nel 1994, dalle missioni navali nel Golfo di Aden contro la pirateria e nel Mediterraneo in funzione anti-terrorismo, a quelle terrestri di stabilizzazione in Bosnia, Kosovo e Macedonia, fino alle recenti attività di defence capacity building in Tunisia, la NATO è stata un utile struttura – così come l’UE per altri versi - nel quale sviluppare iniziative politico-militari in linea con gli interessi italiani. Persino nell’ora più buia dei rapporti con gli alleati occidentali, quando nel 2011 Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti decidevano una campagna aerea contro la Libia di Gheddafi, il subentro da parte NATO nella gestione delle operazioni con la missione UNIFIED PROTECTOR è servito all’Italia per limitare i danni ai propri assetti nazionali in territorio libico, e per partecipare alla direzione politico-militare della campagna accreditandosi così con la nuova leadership che stava emergendo a Bengasi. Senza l’affidamento dei bombardamenti al comando militare integrato NATO, chiesto e ottenuto da Roma in cambio della messa a disposizione delle basi sul proprio territorio nazionale, una campagna aerea portata avanti dai comandi nazionali di Parigi, Londra e Washington avrebbe portato a risultati peggiori per gli interessi italiani. In secondo luogo, a livello transatlantico, la NATO è stato un modo per rafforzare il dialogo con gli Stati Uniti, ritenuti un alleato fondamentale per la sicurezza dell’Europa e del Mediterraneo, nonché per il posizionamento strategico dell’Italia rispetto agli altri grandi Paesi europei – Francia e Germania in primis. Tramite l’impegno nelle missioni internazionali, le posizioni di vertice e mediane occupate da militari e civili italiani nelle strutture dell’Alleanza, e infine con l’ospitare in Italia basi e comandi NATO, il sistema-Paese ha stretto legami più forti e ampi con gli interlocutori statunitensi, che si sono rivelati utili per la politica estera e di difesa italiana. Non a caso, sia nell’intervento in Kosovo del 1999 che in quello in Afghanistan dal 2003 in poi, la dimensione americana della NATO è stata importante per l’Italia. In un contesto internazionale segnato da un crescente multipolarismo, da tensioni regionali e alleanze di convenienza e temporanee – come nei casi libico e siriano - l’Alleanza rimane un ancoraggio importante per Roma rispetto a Washington, e funge da elemento stabilizzatore rispetto a spinte bilaterali come quella recente impressa verso la Cina. Se la Brexit dovesse davvero portare ad un’uscita traumatica della Gran Bretagna dall’UE, la NATO sarà ancora più importante per sviluppare il partenariato con Londra e mantenerla coinvolta nella cooperazione europea sulla difesa. In terzo luogo, rispetto alla Russia, la NATO fornisce un ombrello di sicurezza tanto sottovalutato in Italia quanto importante per la sicurezza nazionale. Per una serie di motivi storici, geografici, economici, commerciali, energetici e culturali, una parte significativa dell’Italia non ha considerato Mosca come un nemico durante la Guerra Fredda, e tutti i governi italiani dal 1991 in poi hanno sostenuto una partnership strategica con la Russia. Tuttavia, l’Unione Sovietica ha rappresentato davvero una minaccia per l’Occidente durante la Guerra Fredda, e l’Alleanza Atlantica ha avuto il merito di proteggere dal Patto di Varsavia anche l’Italia nonostante le diverse percezioni di casa nostra al riguardo. Dopo la dissoluzione dell’URSS, con l’Atto fondativo del 1997 e poi l’istituzione nel 2002, non a caso a Pratica di Mare, del Consiglio NATO-Russia, l’Alleanza ha fornito di nuovo quel quadro multilaterale per un dialogo con Mosca che ha garantito fino al 2014 da un lato la sicurezza europea ed italiana, e dall’altro il margine di manovra nazionale per stringere accordi commerciali con la Russia avendo le spalle coperte dalla difesa collettiva NATO. Dopo l’invasione russa della Crimea, nel ritorno delle tensioni tra Occidente e Russia, l’Alleanza rappresenta l’unico framework per assicurare la deterrenza e la difesa dell’Europa, un compito che certo non può svolgere l’UE senza il deterrente convenzionale e nucleare americano – e forse senza neanche quello britannico. Deterrenza e difesa che nell’ottica italiana per quanto necessarie non sono l’obiettivo ultimo, ma un passo intermedio per sedersi di nuovo al tavolo negoziale con Mosca da una posizione di forza, magari proprio attraverso il Consiglio NATO-Russia che ha continuato a riunirsi anche dopo il 2014, per imbastire una nuova architettura di sicurezza pan-europea. Di nuovo, un grand bargain politico strategico che l’UE non ha la forza per ottenere da sola, e che l’Italia potrebbe portare accortamente avanti solo in ambito transatlantico. Infine, a livello operativo la NATO ha rappresentato la stella polare per le Forze Armate italiane in termini di sviluppo dottrinale, di pianificazione capacitiva, di interoperabilità, modernizzazione e avanzamento tecnologico. I grandi passi in avanti compiuti negli ultimi 3 decenni verso uno strumento militare professionale, regional full spectrum, dispiegabile e sostenibile in teatro in operazioni joint e combined, sono avvenuti anche su spinta dell’evoluzione dell’Alleanza Atlantica, nonché dell’esperienza nelle sue missioni, dai Balcani all’Afghanistan. Anche alla luce di tutto ciò, al più alto livello politico-militare, l’ispirazione NATO era evidente, assieme a quella UE, anche nel Libro Bianco sulla sicurezza internazionale e la difesa del 2015. In altre parole l’Alleanza ha rappresentato, ed è stata sfruttata da parte italiana, come un motore per il miglioramento dello strumento militare. Allo stesso tempo, è servita come un freno alla tendenza domestica a ridurre le spese nella difesa e concentrarle sul personale. Infatti, per quanto l’Italia non raggiungerà l’obiettivo di spendere il 2% nella difesa entro il 2024 - impegno sottoscritto da tutti i capi di stato e di governo alleati nel vertice in Galles del 2014 - la spinta NATO e americana verso questa soglia serve perlomeno a bilanciare quella politica interna verso ulteriori tagli, mantenendo così la spesa italiana nella difesa attorno al 1,15% del PIL. All’interno di quest’ultima, l’obiettivo NATO di spendere almeno il 20% in investimenti in equipaggiamenti e ricerca tecnologica – poi ripreso anche dall’UE nella Permanent Structured adeguato – è servito alla parte più lungimirante dei decision-makers italiani per salvaguardare un livello minimo di capacità militare, industriale e tecnologica nazionale, a fronte di una spesa per il personale saldamente attestata intorno al 70% (e pericolosamente in netta crescita nell’ultimo anno e mezzo) e ben lontana dall’optimum del 50% del bilancio della Difesa. In conclusione, il 70° anniversario della fondazione della NATO dovrebbe rappresentare anche l’occasione per l’Italia per riflettere sui benefici che ha tratto dal suo impegno nell’Alleanza, sugli obiettivi raggiunti e gli interessi perseguiti, al fine di continuare a giocare un ruolo attivo a favore della sicurezza euro-atlantica e degli interessi nazionali.

anteprima logo RID Intervista al Generale Alberto Rosso

In questi giorni ricorreva il 96° anniversario dell'Aeronautica Militare e l'occasione ci sembrava propizia per parlare con il Capo di Stato Maggiore della Forza Armata, Gen. Alberto Rosso, "fresco" peraltro di un'audizione parlamentare molto importante,

anteprima logo RID Un seeker AESA per il TESEO EVO

MBDA Italia e Leonardo hanno raggiunto un accordo per sviluppare un seeker di nuova generazione a scansione elettronica attiva (AESA) per il missile antinave TESEO MK/2E (TESEO "EVO"). In particolare MBDA Italia avrà la design autority sul seeker e Leonardo sarà fornitore strategico. Nessun dettaglio è stato rilasciato finora sulla banda. Nelle intenzioni di MBDA Italia il TESEO EVO rappresenta un ponte capacitivo verso il futuro missile cruise europeo – FC/ASW (Future Cruise/Anti-Ship Weapon) – in grado di consentire all’azienda di portare, appunto, un’importante dote tecnologica all’FC/ASW, programma quest’ultimo collocato più avanti nel tempo e che presto potrebbe essere allargato anche all’Italia. Il TESEO EVO rimpiazzerà con la Marina Militare il TESEO MK2/A (nella foto) ed avrà pure una capacità land attack secondaria e una portata presumibilmente più che doppia.

anteprima logo RID FCAS o TEMPEST, studio IAI sul futuro velivolo da combattimento europeo

Si è svolta oggi, nella sede dell’Istituto Affari Internazionali a Roma, la presentazione in anteprima dello studio “Europe and the Future Combat Air System” sul futuro dei velivoli da combattimento in Europa, con un focus particolare sulle iniziative franco-tedesca (FCAS) e britannica (TEMPEST).

anteprima logo RID Il segretissimo missile LRSO sui B-52H

L’Ufficio armi nucleari dell’USAF ha siglato un accordo del valore di 250 milioni di dollari con la Boeing per l’integrazione del nuovo missile aria-sup a lungo raggio LRSO (Long Range Stand-Off) a bordo dei 76 bombardieri strategici B-52H. Il contratto copre la fase di test del missile dalle baie interne aggiornate nell’ambito del programma 1760 IWBU – che permette ai B-52H di trasportare internamente bombe JDAM, missili JASSM/JASSM-ER ed “esche” MALD e MALD-J - nonché lo sviluppo di un software dedicato all’utilizzo del LRSO, con termine previsto per il 31 dicembre 2024. Tale accordo fa seguito a quello siglato nell’agosto del 2017, quando l’Air Force siglò 2 contratti separati con Lockheed Martin e Raytheon – del valore ufficioso di 900 milioni di dollari l’uno – per lo sviluppo, entro il 2022, di 2 concept del missile, uno dei quali verrà selezionato lo stesso anno per il passaggio alla fase di progettazione, produzione e sviluppo. L’LRSO - armabile con testata sia convenzionale che nucleare W80 mod. 4 – avrà il compito di sostituire l’attuale missile cruise subsonico AGM-86 ALCM per la penetrazione in profondità di ambienti caratterizzati da sistemi di difesa aerea integrati e stratificati e potenzialmente inaccessibili anche a velivoli a bassa segnatura radar (le cosiddette bolle A2/AD), e l’eliminazione dei bersagli di alto valore strategico situati al loro interno da distanza di sicurezza. Il nuovo missile – che a differenza del predecessore, sarà utilizzabile anche da almeno un altro velivolo (sicuramente dal futuro B-21, mentre è dubbia la loro integrazione su B-1 e, soprattutto, B-2 vista la loro radiazione prevista pochi anni dopo la prevista entrata in servizio del LRSO, rispettivamente 2037 e 2033) rappresenterà la componente aviolanciata richiesta dalla recente Nuclear Posture Review, nella quale si inserisce anche la richiesta di un nuovo missile da crociera nucleare lanciabile da sommergibili, in cui il Pentagono mira ad ampliare le possibilità di utilizzo del deterrente nucleare. Secondo i programmi dell’Aeronautica americana, l’LRSO, che va ricordato essere ancora in fase “concettuale”, sostituirà gli ALCM a partire dal 2028/2029 quando questi ultimi, in servizio dalla prima metà degli anni 80, inizieranno ad avvicinarsi alla fine della propria vita operativa, prevista nei primi anni ’30. Ulteriori dettagli e approfondimenti su RID 5/19.

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