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Argomento Selezionato: Geostrategia
anteprima logo RID I Marines puntano a un sistema di lancio per droni

Prosegue l’iter per l’acquisizione di un sistema portatile adibito al lancio di sciami di droni e di munizioni circuitanti per i Marines. All’inizio di novembre il Marine Corps System Command - l’ufficio adibito all’acquisizione di nuovi sistemi per la Forza Armata - ha pubblicato una richiesta di informazioni che specificava in maniera più dettagliata le caratteristiche relative ad uno dei sistemi previsti dal requisito OPF-I (Organic Precision Fire-Infantry), presentato nell’aprile del 2018. Nello specifico, i Marines sono alla ricerca di un dispositivo terrestre portatile e utilizzabile da un singolo operatore di fanteria non limitato al lancio di droni spendibili, ma comprendente altresì la possibilità di impiego di munizioni circuitanti anti materiale e anti personale. Tale sistema dovrebbe garantire l’impiego di droni/munizioni con una gittata non inferiore ai 20 km (nella richiesta di proposte dell’aprile 2018, concernente un generico sistema di supporto di fuoco a lungo raggio, la gittata desiderata era tra i 40 ed i 60 km), capacità di permanenza sul bersaglio per circa 90/120 minuti e di raccolta dati e/o acquisizione di eventuali bersagli. Inoltre, viene specificato che il sistema sia formato da canister/tubi di lancio di dimensioni non superiori ai 10 pollici di diametro e agli 8 piedi di lunghezza (2,43 m). Il requisito per il suddetto sistema portatile terrestre OPF-I è stato affiancato, dal febbraio 2019, da una richiesta per un identico dispositivo che sia integrabile a bordo di veicoli LAV (e, presumibilmente, del loro futuro sostituto ARV) - secondo quanto previsto dal programma OPF-M (Organic Precision Fires-Mounted) – per incrementare le capacità di fuoco indiretto dei battaglioni LAR (Light Armored Reconnaissance). La principale differenza starebbe nelle possibilità d’impiego, da parte del sistema montato su veicolo, di disporre di UAV “convenzionali” per la ricognizione, sorveglianza e acquisizione bersagli, la presenza di un sistema C2 digitalizzato e di una gittata di 40 km. Ulteriori dettagli su RID 1/21.

anteprima logo RID La Heritage boccia US Navy e Marines

Con il “2021 Index of U.S. Military Strenght” il think thank conservatore americano Heritage Foundation ha bocciato sia la US Navy che il Corpo dei Marines con il giudizio finale di “marginalmente capaci” di rispondere alle necessità della sicurezza nazionale USA e sostenere i loro interessi strategici nel mondo. Tenendo in considerazione i possibili avversari mondiali, Cina e Russia, e i possibili regionali, Corea del Nord e Iran, la famosa Fondazione americana ha effettuato un’analisi di tutte le Forze Armate americane (Army, Navy, Air Force, USMC, Space Force e Nuclear) basata sulla loro abilità di compiere la missione assegnata. Nel rapporto sono state valutate tutte le componenti della Difesa USA in base a 3 fattori: composizione, capacità e prontezza operativa; con una scala di valori da “very weak” a “very strong”. Il Corpo dei Marines ha ricevuto un giudizio di “marginal”, in tutte e 3 i singoli fattori e nel giudizio finale, anche se il giudizio è da considerarsi sovradimensionato rispetto alla realtà, considerando che nella “composizione”, su 36 battaglioni richiesti è stato tenuto in considerazione che il Corpo dei Marines ne ha 30 allo stato attuale, quando in realtà è già in corso la ristrutturazione richiesta dal Generale Berger, che vede il Corpo ridisegnato su 21 battaglioni. Ad affossare le valutazioni dei Marines contribuisce anche l’età avanzata di alcuni sistemi d’arma e piattaforme, come gli AAV-7 e i CH-53E SUPER STALLION, la cui sostituzione procede più lentamente rispetto alle effettive necessità del Corpo. Anche la readiness generale di quest’ultimo è stata penalizzata dal fatto che l’elevata prontezza delle unità in operazioni, o in preparazione alle operazioni, è possibile solo a svantaggio del resto dell’organizzazione in termini di risorse, in particolare finanziarie. Anche la U.S. Navy esce notevolmente malconcia dalle valutazioni del rapporto, con un pesante giudizio negativo (“weak”) in termini di composizione e numeri, ma anche le capacità vedono un trend giudicato “marginal”, che in realtà è tendente anch’esso al “weak”. I motivi sono noti, il rapporto sostiene la necessità di avere una Marina di 400 navi da combattimento, quando lo stato attuale è inferiore alle 300, allo stesso tempo il loro invecchiamento procede in maniera più veloce rispetto agli avversari. Questi dati sono molto più evidenti se si focalizza l’attenzione sul Pacifico, con una flotta americana capace di schierare in mare, in tempi brevi, circa 60 unità navali contro le possibili 350 unità cinesi, la cui maggioranza è rappresentata da unità di nuovissima costruzione e da capacità ogni giorno più letali.

anteprima logo RID L3Harris per i SIGINT italiani

RID ha ottenuto la conferma che l’integratore ed il fornitore della suite sensoristica e di missione dei 2 G550 Gulfstream in acquisizione da parte della Difesa italiana per compiti SIGINT e di sorveglianza dello spazio di battaglia - AISREW (Airborne Intelligence Surveillance Electronic Warfare) - è l’americana L3Harris. La commessa avverrà tramite canali FMS e garantirà un offset fino al 95% del valore del contratto, con l’industria nazionale, in particolare Leonardo, che dovrebbe essere coinvolta nel campo delle comunicazioni e della trasmissione dei dati. La L3Harris sta fornendo dei G550 analoghi all’Australia nell’ambito del programma PEREGRINE. Tutti i dettagli su RID 1/21.

anteprima logo RID Etiopia, i governativi prendono Mekelle

Il 30 novembre, il Premier etiope Abiy Ahmed ha dichiarato conclusa l’operazione militare nel Tigrè all’indomani della conquista governativa della capitale regionale Mekelle. Tuttavia, nonostante il trionfale ingresso in città dei reparti di Addis Abeba, proseguono i combattimenti tra esercito e milizie ribelli del Fronte per la Liberazione del Popolo Tigrino (FLPT) nella periferia settentrionale. Inoltre, i gruppi armati tigrini hanno annunciato di aver ripreso il controllo di Axum e dei villaggi rurali nelle sue immediate vicinanze e di aver abbattuto un MIG-23 dell’Aeronautica Etiope. Nonostante i toni trionfalisti di Ahmed, la presa di Mekelle non è stata semplice ed ha necessitato di oltre 2 giorni di intensi bombardamenti di artiglieria per preparare l’ingresso delle truppe governative. I combattimenti all’interno della città sono stati limitati, poiché le milizie tigrine, come fatto per tutto il corso del conflitto, hanno preferito ripiegare nelle aree rurali e non ingaggiare frontalmente l’Esercito di Addis Abeba. Benché la conquista di Mekelle rappresenti un indubbio successo militare e propagandistico per Ahmed, difficilmente segnerà la fine del conflitto tra Governo centrale e Stato federale del Tigrè. Infatti, non solo la leadership del FLPT è ancora libera, ma presumibilmente ha iniziato i preparativi per una lunga campagna di guerriglia tesa ad alzare i costi politici, economici e militari dell’impegno di Addis Abeba. Parallelamente, cresce la preoccupazione interna ed internazionale riguardo il rischio di rastrellamenti ai danni dei Tigrini e di altri gruppi ad essi vicini nella lotta contro il governo di Ahmed. Il timore dell’attuazione di attività di pulizia etnica da parte delle Forze Armate e di polizia fedeli ad Addis Abeba è stato espresso con vigore dall’Unione Africana, che continua ad invocare, sinora senza successo, la cessazione delle ostilità e l’avvio di negoziati tra governo e insorti.

anteprima logo RID Il Brasile potenzia la Fanteria di Marina

La Marina Brasiliana ha deciso di avviare un importante progetto per modernizzare la propria Fanteria, il Corpo de Fuzileiros Navais, unendo un certo numero di progetti minori in un unico programma definito Programa de Meios de Fuzileiros Navais (PROADSUMUS). Lo scopo di quest’ultimo è quello di aumentare gli organici e le capacità principalmente della componente anfibia in supporto alla flotta operativa, ma anche dei Battaglioni per le operazioni fluviali e i Distretti territoriali entro il 2040. L’obiettivo stabilito è quello di permettere alla Fanteria di marina brasiliana di svolgere l’intero spettro delle operazioni anfibie su ogni specchio d’acqua, dolce o salata, in Madre Patria come su isole e arcipelaghi, comprensivo delle operazioni in supporto alla popolazione civile (HA/DR) o di peacekeeping. Tale ambizioso progetto interesserà l’intera organizzazione del Corpo, sia dal punto di vista dei Comandi, delle infrastrutture ma soprattutto per quanto riguarda l’acquisizione di nuovi equipaggiamenti e sistemi d’arma. E’ infatti molto lunga la “lista della spesa” presentata: carri armati, veicoli blindati multiruolo 4x4, un nuovo sistema di artiglieria campale, nuovi mortai da 120 mm, veicoli logistici e utility leggeri e pesanti, un nuovo sistema di difesa aerea inclusivo di radar di scoperta e sistemi missilistici anti-carro. Non noti ancora i numeri relativi agli ordini e i fondi destinati al programma.

anteprima logo RID L’esercitazione NATO CYBER COALITION

Grazie ad un press tour virtuale organizzato dalla NATO, abbiamo potuto dare uno sguardo all’esercitazione CYBER COALITION, il principale evento addestrativo dedicato alla difesa informatica dell’Alleanza, che si è tenuto dal 16 al 20 novembre. CYBER COALITION è una delle più grandi esercitazioni informatiche al mondo, con uno scenario realistico che consente ai partecipanti di testare dottrina e tattiche per l’ottenimento della consapevolezza della situazione nel cyberspazio, la raccolta di intelligence e la risposta rapida agli incidenti e/o attacchi informatici. Al contempo, le esercitazioni di questo genere consentono di sperimentare nuove strategie per lo sviluppo della guerra nel cyberspazio, con un occhio particolare alle nuove capacità. All'esercitazione hanno partecipato circa 1.000 persone provenienti da tutta l'Alleanza, da 4 nazioni partner (Finlandia, Irlanda, Svezia, Svizzera) e dall'Unione Europea (EU Military Staff ed EU Computer Emergency Response Team). Diretta dall'Allied Command Transformation (ACT) della NATO, CYBER COALITION è alla sua tredicesima edizione, quest’anno condotta in modo completamente virtuale per la prima volta. L'esercitazione testa e addestra i “difensori informatici” di tutta l'Alleanza nella loro capacità di difendere la NATO e le reti nazionali. L'esercitazione mira a migliorare la collaborazione tra gli Alleati così come con i principali partner (Finlandia, Irlanda, Svezia, Svizzera e Unione Europea) per quanto riguarda la conduzione di operazioni articolate nel cyberspazio. Tra i Paesi organizzatori figurano Estonia, Repubblica Ceca, Portogallo, Romania e Stati Uniti, coadiuvati da numerosi reparti e comandi NATO, tra cui il NATO International Military Staff (IMS), la NATO Emerging Security Challenges Division (ESCD), l’ACT Cyberspace Branch, gli SHAPE Cyber Operations Centre (CyOC) e NATO Communication & Information Systems Group (NCISG, Belgio), la NATO Communications and Information (NCI) Agency ed il suo NATO Cybersecurity Centre (Belgio), il NATO Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence  (CCDCOE, Estonia), il Joint Warfare Centre (JWC) di Stavanger (Norvegia) e il Joint Force Command (JFC) di Brunssum (Olanda). Formatori e partecipanti erano collegati all'evento attraverso il Cyber Security Exercises and Training Centre CR14 estone (richiamo al 2014, anno della fondazione). Il centro estone permette l’addestramento delle FA nazionali e NATO, soprattutto attraverso il Cyber Range, spesso considerato il più avanzato al mondo. Gli scenari simulabili comprendono attacchi a infrastrutture critiche, intrusione nella rete, spionaggio, minaccia da parte di insider, esfiltrazione di informazioni, manipolazione dei dati e altro ancora. Sebbene CYBER COALITION sia l’evento più visibile, il CR14 collabora con tutti i reparti NATO dedicati e con i Paesi alleati su base continua, con incontri e videoconferenze settimanali. Oltre all’addestramento puro, l’obiettivo è quello di costruire un network di professionisti del cyberspazio, in grado di intervenire prontamente quando l’Alleanza lo richieda. Oltre che per esercitarsi alla risposta coordinata, nel corso di CYBER COALITION 2020 sono state svolte 3 sperimentazioni chiave per sviluppare le capacità future. La prima era dedicata alla validazione delle cosiddette “deception platforms” come strumenti per carpire informazioni sull’attaccante – ricordiamo che il problema della certezza di attribuzione degli attacchi rimane l’aspetto più critico della sicurezza informatica – nonché come strumento di difesa contro attacchi complessi. La seconda era volta alla validazione dei pattern analitici che permettono di sfruttare le informazioni presenti nel cyberspazio – sebbene dominio in continua evoluzione – per permettere ai comandi NATO di prendere decisioni informate. Infine, la terza sperimentazione ha testato la validità di strumenti dedicati al monitoraggio dei social media (per esempio dei text analyzer e sentiment analyzer) per l’individuazione delle campagne di disinformazione in atto, nonché per contribuire anche in questo caso alla completa consapevolezza della situazione da parte dei comandanti NATO. Come ribadito dagli organizzatori, l’esercitazione CYBER COALITION e le attività correlate si collocano nel quadro delineato dal Segretario Generale Jens Stoltenberg in merito alla cybersecurity. Nello specifico, la NATO è chiamata a svolgere oggi 3 ruoli chiave nel cyberspazio: guida per i Paesi dell’Alleanza, hub per la condivisione di informazioni, competenze e capacità, e difesa attiva delle reti NATO.

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